THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

14 April 2013

La Milano del futuro riavrà i Navigli e le sue chiuse. Solo così potrà essere una città veramente moderna, attraente e completa

Angelo Inganni, "Il Naviglio, presso la chiesa di San Marco"- 1830


Tra breve  potrà  tornare  ad essere così ?
Non è poi così utopico quanto siamo indotti a pensare



 Nuova bellezza e prosperità d'una Milano capace di ridare futuro al suo passato, 
riportando in vita i suoi Navigli

di Enrico Mercatali


Il naviglio Grande attraversa il territorio del Comune di Robecco S/N, 
presso villa Gromo e la "Sirenella"



I leonardeschi congegni idraulici del trasporto economico, quasi integralmente demoliti tra il 1929 e il 1960 da insipienza e cecità, possono trasformarsi in bellezza e prosperità per la città di domani


La carrellata qui sotto riportata di vecchie fotografie in bianco e nero, che ci illustrano alcune parti della città di Milano tra '8 e '900 nelle quali dominavano tratti di Naviglio, con la loro serenante presenza d'acqua che lentamente scorre da nord a sud, muove sì sentimenti di nostalgia, così come del resto fanno anche i numerosi dipinti pervenutici da pittori illustri e meno illustri, i quali ancor più delle fotografie riescono a commuoverci con le loro attente descrizioni di momenti di vita, generalmente povera, che vi si svolgeva lungo le rive. 

(Continua)
...






Vecchie fotografie di scorci milanesi col Naviglio. Dall'alto 1. via Senato, 2. via Fatebenefratelli, 3. via Conca del Naviglio, 4. Bastioni di Porta Nuova (oggi angolo via Melchiorre Gioia), 5. via San Damiano, (al ponte delle Sirenette) 6. via Conca del Naviglio (isullo sfondo la cupola di San Lorenzo), 7. Tumbin de San Marc al Pontaccio, 8. Chiuse di via Senato, 9. Inizio del Naviglio Martesana al Tombone di San Marco, 10. Naviglio Grande a San Cristoforo.



Guido Ricci, barconi al Tombone di San Marco (collezione privata)

Tra breve  potrà  tornare  ad essere così ?
Non è poi così utopico quanto pensiamo 
 


Ma non deve trarre in inganno tale genere di riferimenti iconografici con l'idea che da più parti si rifà viva oggi, di riaprire, se non tutta, almeno una parte dei vecchi Navigli di Milano, non certo per rituffarci soltanto nel passato, e tanto meno ancora, nostalgicamente in quel passato cercando di ritrovarlo intatto. Di certo non è così che questo odierno desiderio, di rivivere almeno una parte di quel passato, deve e può essere affrontato, ed ancor meno intrapreso attraverso forme di progettazione che promuovessero tal genere di "ricostruzione". Non è questo che potrebbe oggi apparire possibile, ma neppure, credo, auspicabile, sotto diversi punti di vista. Perchè risfogliare perciò le vechi fotografie un po' consunte? E perchè riguardare allora quelle tele come se fossero ancora possibili i fatti che in essi vengono narrati? Dobbiamo porci queste domande e dare certamente risposte convincenti, le quali devono fare i conti con la differente realtà che oggi si presenta ai nostri occhi, e che è frutto di scelte passate e più recenti, le quali, per cieche che siano state, sono pur sempre state fatte, e dalle quali perciò non possiamo prescindere. Nonostante tutto ciò però non è il sentimento di uno scoramento che ci deve guidare, da cittadini o amministratori della città, o di rinuncia inevitabile, quanto invece da un pragmatico senso della storia che sappia suggerire i livelli di intervento giusti, possibili, necessari, utili che trovino il giusto compromesso tra ciò che è possibile e ciò che più non è, tra ciò che con coraggio si può fare, e ciò che solo un mix di utopia e nostalgia potrebbe suggerire.



Sopra: Angelo Inganni: "Il ponte delle Sirenette sul Naviglio di San Damiano" (il ponte in ghisa è oggi perfettamente conservato al Parco Sempione, presso il Castello Sforzesco). Sotto: Ignoto: "Ponte di Porta Romana con la statua di San Giovanni Nepomuceno"  (collezione privata)


Dobbiamo partire, in tutto ciò, da un dato inequivocabile: è anche vero che una nuova spinta collettiva sta nascendo, e non soltanto milanese, alla rinascita della "Milano, città d'acqua", proprio ora che il vecchio centro della città sta rimuovendo quanto più possibile dal suo interno quella circolazione stradale che fu proprio causa prima, nei primi decenni del secolo scorso, della abolizione dei Navigli, e proprio ora che i cittadini avvertono il senso di riappropriazione da parte dei pedoni, e delle biciclette, delle strade e delle piazze, e della dimensione tutta d'una cittadinanza più umana. 



Sopra: Angelo Inganni, Ignoto, "Il ponte Marcellino con la Chiesa di Sam Marco"
In mezzo: Ignoto, "Il Naviglio di San Marco, presso il Tombone e il Pontaccio"
Sotto: Angelo Inganni, "Il Naviglio di via Vittoria" (collezione privata)

Tra breve  potrà  tornare  ad essere così ?
Non è poi così utopico quanto pensiamo



Ed è in questi frangenti proprio che nascono le nostalgie, ovvero quelle proiezioni della mente di ciascuno, specie nel confronto con i centri urbani europei che hanno saputo preservare il meglio delle loro originarie strutture, senza dover andare verso la "ricerca del tempo perduto", le quali non devono corrispondere necessariamente, nelle loro possibile forme, ai quadri ambientali così doviziosamente descritti da pittori quali Angelo Inganni, Giuseppe Barbaglia o Carlo Pizzi,  ma più semplicemente, portando nuova acqua là dove era prima, allontanando ancor più i veicoli, restituendo vivibilità e salubrità agli scorci ambientali dell'oggi, in parte antichi ed in parte rifatti, unendole alla nuova visione di qualche vecchia o nuova imbarcazione, dentro a un uso totalmente diverso, più umano, più lento, ma anche assai più deliziante le vite d'ognuno, che è la cosa che più conta.  



Giuseppe Barbaglia: "Il Naviglio presso il Ponte delle Gabelle" 
(oggi Porta Nuova, collezione privata) 


Tra breve  potrà  tornare  ad essere così ?
Non è poi così utopico quanto si possa pensare!




Una dimensione nuova, andrà ricercata nel predisporre la ricostruzione di alcune importanti tratte centrali dei vecchi Navigli, che, nella maggiore semplicità possibile del pur complesso quadro urbanistico, e quindi ingegneristico, della loro riproposizione, dovrà facilitare i grandi sbocchi del nuovo uso complessivo della città, da parte dei suoi cittadini residenti, e da parte dei turisti, nelle previsioni di una economia urbana fortemente tesa ad incrementare tali flussi, principalmente legati alle tradizionali e odierne risorse offerte dalla città, nonchè alle future proiezioni che la vedono integrata ad una rinnovata rete delle acque, che la collega da un lato alla svizzera e alla mitteleuropa, e dall'altra a Venezia, Trieste, l'Istria e la Dalmazia.

Questo articolo, nato da una originaria nostra grande passione per la Milano dei Navigli, che da sempre ci ha visti attenti collezionisti di mappe e stampe, di libri e documenti che raccontano la "Città perduta", e stimolato dai recenti sussulti di rinnovato interesse da parte non più soltanto di privati, ma perfino di pubblici amministratori, docenti e ricercatori (quali quello recenemente presentato da un gruppo di politici e docenti del Politecnico di Milano alla stampa, presente il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ora allargatosi in un seminario previsto all'Urban Center) che ci vede attenti osservatori nonchè attivi divulgatori, non vuole entrare a far parte del coro delle ormai numerosissime voci provenienti dal settore tecnico, bensì promuoversi in parallelo col fine di fare una adeguata promozione, soprattutto psicologica, nei confronti delle comunità cittadine e territoriali che, la scelta di riaprire i Navigli, saranno chiamate a  breve a sostenere. E' necessario infatti oggi una doppia azione, volta da un lato a dare pieno e adeguato sviluppo ai progetti, e dall'altro a sostenerne ad ampio raggio le spinte operative, cercando di costruire un largo consenso. Una battaglia politica, certamente, ma non solo politica, tesa a radunare pezzi di società coinvolti in un quadro di comuni finalità, di generali conquiste, di condivise aspirazioni.



Pianta idrografica dell'Ing Bignami. In essa si può vedere come nella Milano del 1866 fossero ancora presenti numerosissimi corsi d'acqua e rogge all'interno delle mura spagnole


Si sostiene, nella pubblicazione "Riaprire i Navigli si può - Un grande progetto per Milano", a cura di Roberto Biscardini e Andrea Cassone per le edizioni Biblion, distribuito nel corso della presentazione sopra citata: "I Navigli sono stati un plurisecolare scenario della vita urbana, anche in senso teatrale. La loro riapertura avrà effetti positivi per tutta la città. Lungo e intorno ai Navigli ci si potrà muovere in battello, in bicicletta e a piedi. La riapertura solleciterà la formazione di nuove zone pedonali che, integrate alle esistenti, comporranno la trama di reti di mobilità alternative all'automobile: Il servizio di trasporto che si effettuerà con battello lungo i Navigli rappresenterà una integrazione dell'offerta di forme di mobiloità alternative:"
E ancora il documento continua: "Il disegno urbano dei Navigli, delle alzaie e di alcune aree circostanti sarà ispirato da criteri di semplicità e funzionalità. I Navigli formeranno un corridoio ecologico, occasione di arricchimento biologico della vita urbana. Un'opera ecologica importante anche per gli effetti che avrà sul microclima e sull'abbattimento delle polveri, sottraendo ampie zone della città al traffico veicolare."




Vengono inoltre enumerate e descritte alcune soluzioni impoirtanti in zone tipiche della città: "Alberate e gruppi di esmplari arborei e arbustivi d'origine autoctona rinverdiranno le parti di città attraversate dai Navigli e forniranno una linea verde di collegamento dei parchi che s'aprono lungo il tracciato, da Nord a Sus, da Crescenzago a Corsico e a Chiesa Rossa. Il parco dei Martiri Iracheni, il parco di Villa Finzi, il verde di Gorla, il Giardino pubblico di Cassina de' Pom, il verde di Viale Lunigiana e Piazza Carbonari, la Biblioteca degli Alberi di Garibaldi-Repubblica, i giardini attorno a Conca dell'Incoronata costituiranno altrettante occasioni per la sosta nel verde pubblico. Sulla Cerchia dei Navigli s'apriranno o si potranno raggiungere a breve distanza gli spazi verdi di via dei Giardini, dei Giardini Pubblici, dei Boschetti di via Marina, il giardino di Villa Necchi, il verde privato dei giardini di via San Damiano, il recuperato giardino di Palazzo Sormani, il Giardino della Guastalla, i Cortili della Ca' Granda, il Parco delle Basiliche, le alberate di via Conca del Naviglio e l'area archeologica di via Arena. Dalla Darsena si potrà "spaesarsi" verso il grande Parco Sud, verso la viva agricoltura milanese, il giardino Baden Powel, le alzaie, gli spazi verdi di Chiesa Rossa, con i bellissimi esempi di opere di igegneria e tecnica idraulica delle chiuse e delle conche."
Infine un riferimento all'Expo: "La forte relazione che è possibile stabilire tra la riapertura dei Navigli e i contenuti di Expo 2015 si fonda sulla valorizzazione del Parco Agricolo Sud Milano che il progetto comporta. Il Parco Agricolo Sud Milano è un baluardo della resistenza dell'antica vocazione agricola, la sua valorizzazione è una fondamentale occasione per promuovere una nuova agricoltura, che possa rapportarsi al tessuto urbano attraverso i suoi prodotti, i punti di consumo e di ristorazione."




Taccuini Internazionali, nella sua ormai consolidata tradizione, circa tutti i temi, o i progetti, che considera illuminati e illuminanti per un equilibrato futuro del nostro Paese, quale quello qui descritto, non rinuncia a divulgarne gli aspetti preminenti, le caratteristiche salienti e le prospettive che da essi si diramano, promuovendone particolarmente la profonda incidenza che essi potranno determinare sul turismo, che continuiamo a considerare la maggiore tra le nostre industrie, oltre che naturalmente sull'intera vita civile da cui il nostro futuro si alimenterà. Riteniamo perciò di dover seguire, ponendovi la necessaria nostra collaborazione per quanto ci compete, le grandi prospettive che questo avvenimento apre, ed in particolare, tutte le necessarie fasi di creazione del consenso, premessa senza la quale tutto diventerebbe meno facile. Ora che attorno ad esso si sono ben coagulate importanti componenti della comunità cittadina, è necessario farvi convergere il convincimento di tutti che dalla riapertura dei Navigli  di Milano non potranno che nascere migliori prospettive per la società cittadina tutta e per i territori coinvolti, che travalicano perfino i confini nazionali. Un'opera di rilancio del nostro Paese, quindi, della sua immagine nel mondo, ad un costo assai meno impegnativo di quanto si possa pensare. 



Tra un paio di anni sarà pronto il tratto d'idrovia che da Locarno (CH) porterà a Malpensa e al sito di Expò così che si siano poste le basi per l'intera tratta del progetto Svizzera-Venezia, via Milano-Po. Il sistema delle idrovie padane, a grande valenza turistica, ma anche di trasporto persone-merci, integrerebbe l'intera metropoli al sistema dei Navigli milanesi, arricchendolo di significato e di prospettive d'uso.


Enrico Mercatali
Lesa-Lago Maggiore, 30 marzo 2012
(Ripubblicato il 14 aprile 2013)


2 comments:

  1. BELLISSIMO !! UN SOGNO CHE RINCORRO DA SEMPRE ! UN SOGNO CHE STA DIVENTANDO REALTA' !RIPRENDIAMOCI QUELLO CHE CI APPARTIENE !!

    ReplyDelete
  2. Certo elimiamo le auto !
    Cosi facendo Pisapia ha ucciso la città che diventerà una veloce tappa dei turisti dello shopping e dei sinistri ciclisti.

    ReplyDelete