THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

06 February 2015

La dimensione elettrica in Formazza







LA DIMENSIONE ELETTRICA 
in Formazza


Sopra al titolo: Centrale idroelettrica di Crego (Premia - Verbania) - 1916-19, operadi Piero Portaluppi. Disegno originale del progetto (particolare).
Sotto al titolo: Centrale elettrica di Verampio (Crodo - Verbania, Frazione Verampio), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi:  la torre dell'orologio (foto di Enrico Mercatali)


Il tema di questo articolo è solo apparentemente lontano dalle tematiche turistiche, in quanto parrebbe trattare questioni molto specialistiche: la produzione di energia elettrica ai primi del '900. La questione inerente l'avvio del programma di industrializzazione della valle per lo sfruttamento delle sue abbondanti acque finalizzato alla elettrificazione non solo della valle ma di tuttoi i territori di pianura che le fanno da naturale sbocco, attorno alla regione dei grandi laghi prealpini italiani, è invece uno dei più affascinanti racconti le cui testimonianze oggi costituiscono una delle maggiori eccellenze da visitare per chi ama il rapporto tra natura e architettura, e per chi vuole scoprire l'affascinante epopea dei progressi tecnici della modernità.




Centrale idroelettrica di Crego (Premia - Verbania) - 1916-19, opera di Piero Portaluppi. Particolare della facciata.



Chi si vorrà infatti addentrare nella valle dell'Ossola e nelle sue adiacenti (Antigorio-Formazza, ecc.), anche solo per raggiungervi la sua parte finale ove la maggiore attrattiva è costutuita dalle cascate del Toce, od i parchi naturali dell'Alpe Devero e Veglia, si imbatterà facilmente nelle molte fascinose centrali elettriche realizzate dall'impresa elettrica Conti nei primi decenni del secolo XX, tanto ricche di tecnologia internamente, quanto architettonicamente fantasiose se viste dall'esterno, così simili a castelli, o a superbe dimore dei secoli che furono.



Dall'alto: Società Alberghi della Formazza: Albergo Cascata del Toce nel 1922, anno in cui si diede inizio al suo restauro ed alla sua ristrutturazione con ampliamento (1922-23), ad opera dell'architetto Piero Portaluppi di Milano;  Albergo Cascata del Toce nel 1929, appena terminati i lavori di ampliamento;  Wagristoratore: progetto di ampliamento con corpo centrale, ad opera dell'architetto Piero Portaluppi (1929-30);  Fase di collocazione del wagon-restaurant su pilastri (foto d'epoca).


Questi non sporadici eventi di bellezza, a contatto diretto con la roccia, coi torrenti, con i prati della valle ci rivelano subito quanto interesse sappiano suscitare, anche presso i non addetti ai lavori, e quanto ampio dispiegarsi d'intuizione e stile essi sappiano sprigionare.  Una serie di fortunate coincidenze, che descriviamo nell'articolo, ha saputo determinare questo concerto di capolavori, capaci, nel loro assieme, di connotare il paesaggio odierno delle valli, attraverso l'ampiezza di vedute che li hanno saputi determinare e gli stilemi che determinano un così forte impatto visivo su chi percorre quelle strade.



Centrale idroelettrica di Crevola d'Ossola (Verbania) - 1923-25, opera dell'architetto  Piero Portaluppi

L'avventura incomincia quando uno dei più promettenti professionisti milanesi dell'architettura, già molto richiesto disegnatore satirico, Piero Portaluppi, su incarico di Ettore Conti, figura di primo piano dell'imprenditoria elettrica italiana, avvia la propria carriera, solo due anni dopo la laurea, e a soli 24 anni, nella creazione dell'immensa impresa che creerà, tra il 1912 e il 1926 le centrali elettriche più importanti dell'alta italia. Le più spettacolari tra queste sorgono in Val Formazza, una valle che da Crodo, nell'Ossola, si estende a Nord fino alle cascate del Toce, e sono: a Verampio, a Crevola, a Vadarese, a Valdo. Solo l'anno dopo l'avvio dei lavori, nel 1913, Piero Portaluppi sposa la nipote di Conti, così divenendovi parente stretto. Contemporaneamente alla stesura dei progetti, ed al relativo avvio dei cantieri in Formazza, Piero Portaluppi, intraprende l'attività accademica presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano, della quale diventerà Preside, inizia la stesura e la pubblicazione di studi sull'architettura italiana del '400 e sul restauro dei monumenti, nonchè l'attività di urbanista con il Piano regolatore di Milano del 1927. Tutto ciò lo condurrà fino all'inizio della guerra, in un periodo che amplierà a tal punto la sua fama, da porre le basi, a partire dal dopoguerra, ad una foplgorante carriera che lo farà emergere tra i principali nomi dell'architettura italiana a cavallo tra tradizione e modernità, e ad essere definito, come farà Guido Canella, introducendo la prima importante raccolta della sua opera completa, "Un eroe del nostro tempo".




 

Centrale elettrica di Verampio (Crodo - Verbania, Frazione Verampio), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Dall'alto: vista dal giardino (in primo piano Ettore Conti); Villa per il direttore; Scorcio dal giardino.


Si creano così le condizioni, nel corso degli anni che vedono crescere le prime grandi centrali d'alta valle, affinchè si incominciasse a profilare l'idea di uno sviluppo turistico della zona, lungo la linea ferroviaria e stradale del Sempione, e le sue diramazioni, che vedevano la Formazza quale maggiore tra le valli. L'idea di promuovere l'avanzata del turismo dalla zona di fondovalle, presso Crodo, già famosa per le sue acque salutari e le sue Terme, fino all'alta valle ove il Toce formava la sua più ampia scenografica cascata, venne all'Impresa Girola, la quale, assieme alla Società Edison, che aveva assorbito da poco la Ettore Conti, ed assieme allo stesso Portaluppi, quali proprietari della Società Alberghi Formazza, commissionò a Piero la ristrutturazione, il restauro e l'ampliamento dell'Albergo Formazza, già Cascata del Toce. L'operazione diede grande impulso a tutta la vallata, nel momento in cui furono realizzati i collegamenti stradali tra Crodo e la Cascata del Toce, e dopo l'avvenuta ultimazione dell'ampliamento del grande complesso alberghiero, tuttora in funzione.




Centrale elettrica di Kastel (Formazza - Verbania, località Sottofrua), 1922-23. Opera dell'architetto Piero Portaluppi. Villa per il direttore.


Come nota a margine segnaliamo il sorprendente esperimento proposto da Piero Portaluppi, e parzialmente realizzato nei pressi dell'Albergo, ad oltre 2300 metri di altezza, intitolato Wagristorastore, che consisteva nella costruzione di un nuovo ristorante costituito dalla addizione ad un corpo centrale edificato di nuova costruzione di due vagoni: una carrozza-ristorante ed un vago-lit  delle ferrovie italiane, appoggiate queste ultime su pilastri di sostegno. L'operazione evidenzia, tra l'altro, la personalità estrosa e ironica del proprio autore, in parte debitore, in quel momento, qui realizzato come simbolico omaggio, nei confronti dell'Impresa Girola, realizzatrice, tra le altre cose, anche di tratti di strada ferrata sul Sempione, tra Domodossola e Iselle, ed in parte anche all'idea teorica, allora estremamente in voga, della lecorbusiana "machines à habiter". L'esperimento si è concluso accostando semplicemente tra loro le due carrozze ferroviarie, che per qualche tempo furono utilizzate dalle folte schiere composte dal turismo alpino motorizzato, in grado di raggiungere in proprio quelle alte zone montane, mentre mai fu realizzato il corpo centrale in muratura. Oggi restano sul sito unicamente i supporti in calcestruzzo.



Sopra: Centrale idroelettrica di Verampio (Crodo - Verbania), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Interno della sala macchine (foto dell'epoca).
Sotto: Centrale idroelettrica di Crego (Premia - Verbania) - 1916-19, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Interno della sala macchine.
Sotto: Centrale idroelettrica di Verampio (Crodo - Verbania), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Interno della sala macchine (foto odierna di Enrico Mercatali).




Le centrali funzionano tuttora a pieno ritmo. Nella centrale di Verampio è stato festeggiato nel 2013 il centenario dall'anno di costruzione, al quale abbiamo partecipato. Vi è stata posta una scultura, nel giardino, costituita da uno dei grandi rotori delle turbine, a memoria di quella straordinaria epopea, nella quale energici e geniali uomini hanno trovato modo di produrre lavoro coniugando tecnica e arte entro un unicum, capace di trasformare e dare lustro all'intera valle.



Centrale idroelettrica di Verampio (Crodo - Verbania), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi.
Sopra: dettaglio di una delle fioriere del giardino (foto di Enrico Mercatali).
Sotto: Piero Portaluppi, studio per il Piano Regolatore di Allabanuel (1920) - prospettiva a volo d'uccello.
E' evidente il chiaro passaggio "dal cucchiaio alla città": dalla matita dello stesso autore, il modello suggerisce forme di dettaglio o di interi quartieri urbani.

Oggi vale la pena di soffermarsi, girovagando per la valle Formazza, a guardare, ed a fotografare, questi gioielli, oppure, per i più appassionati, è perfino possibile un tour tematico che comprenda le visite entro i recinti, approfondendone gli aspetti tecnologici ed architettonici.
Questi ultimi, in particolare, sono ricchi di spunti per lo studio del linguaggio eclettico e del passaggio tra questo e il modernismo. Nessuno, meglio di Piero Portaluppi, può segnare un così intenso periodo di grandi cambiamenti, se non di vere a proprie rivoluzioni.

Segnaliamo, per un approfondimento, un paio di articoli che Taccuini ha pubblicato su un'altra opera di Piero Portaluppi, la villa Necchi Campiglio, a Milano, oggi gestita dal  FAI (http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2010/11/una-visita-villa-necchi-campiglio.html) (http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2010/09/normal-0-0-1-1089-6209-51-12-7625-11.html).



Enrico Mercatali
Lesa,  febbraio 2015

23 January 2015

Musica dal Lager - Appuntamento commemorativo a Roma per il 70° anniversario dell'apertura del cancello di Auschwitz








 Musica 

dal lager




Sopra al titolo: alcuni spartiti originali prodotti dentro ai lager. Sotto il titolo: una immagine della grande sala Santa Cecilia presso l'Auditorium Parco della Musica a Roma, ove si svolgerà il concerto ideato e voluto dal musicista italiano Francesco Lotoro, appassionato raccoglitore e studioso di musica concentrazionaria.


Alla vigilia del giorno della memoria, del 70° anniversario dell'apertura del cancello di Auschwitz, lunedì 26 gennaio 2015, verrà commemorato all'Auditorium Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, con un programma musicale di elevato livello, intitolato "Tutto ciò che mi resta", dedicato ai brani che sono stati prodotti all'interno dei lager nazisti. L'evento,  che si svolgerà sotto l'egida dell' Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, intende raccontare non solo con la musica, ma con parole e immagini, le più salienti testimonianze relative al mondo sonoro creato e realizzato all'interno dei campi di concentramento dai numerosi suoi autori, già musicisti compositori o esecutori, provenienti dalle più diverse culture prima emarginate dal nazismo, e poi apertamente perseguitate fino all'olocausto.



Tre immagini, scattate all'interno dei campi di concentramento nazisti, nelle quali vengono colti altrettanti momenti di produzione musicale da gruppi di musicisti internati. Vi si intravedono anche alcuni gerarchi che assistono all'evento. Avveniva che da queste improvvisate formazioni musicali venissero eseguite anche musiche appositamente composte, le quali riflettevano tutta la mesta atmosfera che si viveva nei campi, ma anche quella immaginata per riuscire ad evadere, almeno con la fantasia, verso diversi e più umani mondi.


Il progetto di recupero minuzioso di tali testimonianze è opera unica e straordinaria di Francesco Lotoro, pianista e compositore contemporaneo, il quale, dell'universo concentrazionario, come egli definisce il campo di produzione delle poche e rare testimonianze vitali createsi all'interno dei luoghi dello sterminio nazista, ha fino ad oggi raccolto più di cinquemila manoscritti tra il '33 e il '53. Sono queste una preziosa documentazione di quanto, all'interno dei campi, nelle lunghe penose giornate che in essi gli internati trascorrevano, le meste, ma talvolta anche perfino allegre musiche che venivano prodotte per mantenere vivo almeno il piacevole ricordo della vita precedentemente trascorsa al di fuori di essi, egli ha studiato. Questi brani, quasi spontaneamente prodottisi nei più diversi contesti, erano frutto dell'incontro di numerosi e variegati mondi che venivano a contatto l'uno con l'altro, da quello delle tradizionali canzoni ebraiche a quello della musicalità tzigana, dalle voci yiddish e klezmer a quelle rom, dai balli popolari rurali, alla musica colta, dalla tradizione quacchera e quella sufi, dal cabaret al jazz.




Tre immagini del pianista e compositore Francesco Lotoro, autore della preziosissima raccolta musicale prodotta nei recinti dei campi di concentramento nazisti in diversi paesi europei tra il '33 e il '53.


Il Maestro Latoro sarà a Roma personalemte al piano, mentre si esibiranno, nel corso della manifestazione al Parco della Musica, voci celebri e meno note dell'universo musicale concentrazioario, dalla celebre interprete Ute Lemper, icona tedesca della musica di Weill e di Edith Piaf, alla voce yiddish di  Myriam Fuks e al violino rom di Roby Lakatos, dando tutti quanti assieme un saggio dell'enorme lavoro di Lotoro, già raccolto in 12 volumi con oltre 2 mila biuografie e cinquecento partiture, una mole di materiale prodotto da uomini appartenuti a bande di paese, musicisti da night club o bravissimi concertisti entro i recinti spinati dello sterminio. Era questa una musica generalmente nata in sordina e suonata in modo appena percettibile presso i forni crematori.

Era fatta od eseguita col solo intento di sopravvivere.



Dall'alto al basso, tre interpreti che proporranno all'ascolto del pubblico, nel corso del concerto intitolato "Tutto ciò che mi resta"che si terrà al Parco della Musica di Roma il 26 gennaio prossimi in occasione del 70° anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz,  alcune delle partiture raccolte da Francesco Lotoro: l'interprete tedesca Ute Lemper, la cantante yiddish Myrian Fuks e il violinista ungherese di musica rom Roby Lakatos, del quale qui sotto riportiamo un saggio di bravura zigana.




Enrico Mercatali
Lesa, 24 gennaio 2015



17 January 2015

Elogio della informazione cartacea, ovvero la bella avventura di un edicolante milanese






Elogio della informazione cartacea


ovvero la straordinaria avventura
di un edicolante milanese



Sopra al titolo: Bella foto di Walter Vogel con edicola di giornali all'interno del centro storico di Genova, negli anni '60.
Sotto al titolo: Atrio di ingresso del New York Times Building, disegnato da Renzo Piano e completato nel 2013, con alle pareti l'installazione degli artisti Ben Rubin e Mark Hansen intitolata "Moveable Type" i cui 560 piccoli display digitali processano, continuamente i cambiamenti di contenuto del giornale appena arrivati in redazione e destinati all'ultima edizione digitale. Chi cerca a new York, di questo giornale, invece, una edizione cartacea, semplicemente se la deve scordare: se c'è, essa è talmente limitata da sembrare inesistente.


C'è una cosa che fa diverse le gradi città italiane e quelle americane: nelle prime pullulano ancora, agli angoli delle strade, le grandi edicole nelle quali si vendono quotidiani e riviste, mentre nelle seconde non si trova più un giornale neppure pagandolo più caro del prezzo di copertina.
La cosa che più mi ha deluso e stupito, l'ultima volta che sono giunto a New York, è stata proprio l'inesistenza dei giornalai, e l'impossibilità di trovare il mio caro quotidiano disponibile a ancora caldo di stampa ogni mattina. Abituato come sono ad avere in mano, durante la colazione del mattino, quel plico di pagine da sfogliare, e da conservare per una più attenta lettura pomeridiana o serale, non ho gradito affatto quello che, in un primo momento, mi era sembrato a New York un calo di civiltà, ma che, in un secondo momento, andavo classificando come un inevitabile effetto dell'era informatica, ad uno stadio assai più avanzato di quello ancora in atto nel nostro paese, anzi, nella nostra europa.



Una immagine dell'edicola di Largo Treves a Milano (ripresa pochi giorni fa e tratta dal giornale "La Repubblica") di proprietà del Sig. Fabrizio Prestinari, qui sotto nella foto, la cui moglie è al centro della fotografia qui sopra riportata. Sotto ancora l'edicola al centro della piazza, in una delle zone centrali della città, all'interno del quartiere di Brera. La sua collocazione in questa zona, abitata da volti noti della cultura, della moda e dello spettacolo, oltre alla particolarissima bravura del suo titolare, ha fatto la fortuna dell'attività, portandola, specie attorno all'anno 2000, ad offrire un servizio, agli abitanti del quartiere e all'intera città, di altissimo livello qualitativo.  
 
Sono convinto che sia ancora una fortuna poter usufruire, ad un livello di così ampia diffusione, di servizi informativi basati sulla carta stampata, così come avviene nella vecchia europa, anche se incominciano a vedersi i segni d'una crisi sopravanzante che rende sempre più difficile ed economicamente insostenibile tale stato, data la concorrenza spietata che la diffusione delle informazioni su base informatica sta compiendo in modo sempre più feroce. Ma a Milano, per esempio, il negozio di Rizzoli, presente in Galleria a pochi passi dal Duomo, è tuttora vivo e vegeto, anzi reduce da una operazione di completo restyling. Feltrinelli sta costruendo la sua nuova mega-sede a Porta Volta, su disegno di Herzog e De Meuron, nella quale continueranno ed essere presenti, oltre a tutti i profili informatici, anche quelli cartacei. Ma, più ancora di Rizzoli e Feltrinelli, voglio ricordare qui l'avventura dell'edicolante Fabrizio Prestinari che gestisce a Milano, dal 1990 in largo Treves, la sua straordinaria, fornitissima e aggiornatissima edicola.



Qui sopra ancora delle immagini dell'edicola di Largo Treves, a Milano, nel cuore del quartiere di Brera, ed una foto del suo titolare Fabrizio Prestinari, con la moglie.

Ricordo la sua simpatia ed anche la sua disponibilità all'ascolto degli interessi della clientela, quando io stesso ero suo cliente, e passavo da lui tutte le mattine, o alla sera prima di rincasare, per i quotidiani, ma soprattutto per le riviste di architettura e design, che non mancavano mai sui suoi stenders, comprese le edizioni di più difficile reperibilità, provenienti dai più diversi paesi del mondo. Io avevo la fortuna di abitare a due passi dalla sua edicola, che, a partire dall'anno della sua apertura, faceva ogni anno passi da gigante per ampliarsi e specializzarsi. Alla grande bravura commerciale e sensibilità umana del suo titolare doveva aggiungersi proprio la qualità di quella che io vivevo e sentyivo come la zona più bella della città. E non a caso in essa vi abitavano o lavoravano alcuni tra i più noti volti della cultura, dell'editoria, dell'arte e della moda. Clienti dell'edicola di largo Treves erano Ornella Vanoni, che vi abitava proprio di fronte, Giorgio Armani, Oriana Fallaci, Aldo Cibic, i Missoni, Ettore Mo, Matteo Thun, Antonio Citterio, gae Aulenti, Carolina di Monaco, Mariangela Melato, Paolo Mieli, tutta gente che certo di riviste e giornali si riempiva la casa.




Le foto qui sopra sono state scattate alla storica sede della libreria Rizzoli di New York al 1133 North Broadway (ingresso esterno ad interno al piano mezzanino), nota fino al 2014, anno della sua chiusura, come uno dei luoghi più sofisticati della città per i fans dell'editoria, gli amanti dei libri e di giornali e riviste. In essa si potevano trovare, esattamente come nell'edicola milanese di Prestinari, anche tutta la stampa quotidiana, settimanale e mensile del mondo. Grande perdita la sua chiusura!


Nonostante la crisi e la fatica che questo lavoro comporta (ad esempio quella d'alzarsi alle 4,30 ogni mattina) questo edicolante milanese è intenzionato a non mollare, a far continuare la sua attività in modi nuovi, più creativi e sempre diversi, così che soprattutto i giovani, parte assai difficile della sua clientela, possano ogni tanto lasciare la lettura sul web e lasciarsi attrarre dai prodotti sempre più fascinosi della carta stampata. Anch'io, come lui, sento una speciale attrazione per questo modo di continuare a leggere la stampa periodica, e avverto in me una istintiva avversione per la lettura in rete. Ricordando quel vuoto che ho sentito attorno a me nella città di New York l'ultima volta che vi sono stato e la bella epopea che vedeva le sue strade colme di "strilloni" che distribuivano le ultime notizie a passanti e automobilisti, non posso che auspicare che da noi invece regga l'immagine di una città cosparsa di libri e riviste ad ogni angolo delle sue strade, ove sui mezzi di trasporto i suoi cittadini brandiscano libri e riviste, qua e là, tra cellulari e tablets.
Che bello era stato trovare Eataly, l'anno scorso nella Grande Mela, in Madison Square, presso i cui ingressi si distribuivano gratuitamente copie fresche di stampa del quotidiano italiano "la Repubblica": cibo per il nostro palato!



Enrico Mercatali
Lesa (Lago Maggiore), 17 gennaio 2015

14 January 2015

L'artista tedesco Gunter Demnig installa a Meina 3 delle sue Stolpersteine (Pietre della Memoria)






L'artista tedesco Gunter Demnig
 installa a Meina (Lago Maggiore)
3 delle sue Stolpersteine







Le Pietre della Memoria ricordano le vittime più giovani 
della strage nazista di Meina



Si è svolta oggi a Meina (località sulla sponda piemontese del Lago Maggiore tra Arona e Stresa) la cerimonia organizzata per celebrare l'avvenuta posa del frammento meinese della mega-installazione internazionale, in fase di realizzazione, ideata dall'artista-performer e designer berlinese Gunter Demnig, consistente nell'incastonamento a pavimento di "Pietre d'Inciampo", o "pietre della memoria". Scopo dell'installazione in fieri, dalle dimensioni continentali, è quello di ricordare singole persone che, nei più diversi paesi europei, siano state vittime della follia nazista. Questo vasto programma di concreti interventi sul territorio di molti paesi europei, secondo l'intenzione del suo autore, è finalizzato alla scomposizione nei suoi innumerevoli ed individuali tasselli dell'idea planetariaria di olocausto che di questo grande male la storia ne ha dato, riattribuendo a ciascuna delle singole e personali storie la propria tragica ed univoca realtà. Ciascuna di queste pietre, rivestite da piastre di ottone, riporta nome e cognome della parsona data di nascita e data e luogo del tragico evento che ne ha spezzato la vita.
Nell'area attorno al Lago Maggiore 57 sono state le vittime del nazismo, la cui tragica morte, è avvenuta tra il 13 settembre e l'8 ottobre del 1943. Gunter Gemnig, con la sua grande opera già ampiamente avviata ma ben lungi ancora dall'essere completata, ne vorrebbe ricordare tutti i nomi, accanto ai luoghi da essi abitati. 22.000 sono le pietre che ad oggi egli ha già installato, in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi ed Italia. Queste che l'artista tedesco a posto in opera ieri a Meina sono le prime, di tutte le 57 oggi documentate. L'opera è certamente ciclopica, soprattutto se si pensa che il proprio autore, oltre a realizzarne i singoli pezzi, vuole essere lui stesso a porle in opera, come effettivamente, almeno fino ad oggi, è avvenuto. Se si pensa che le vittime dell'olocausto sono parecchi milioni (il numero esatto è impossibile da conoscere, ma recenti studi del Museo dell'Olocausto di Washington ci dicono che gli ebrei uccisi dai nazisti sono ben più dei 6 milioni di cui da tempo si parla. Tra i 12 e i 15 milioni oggi si dice. Di questi, 22.000 soltanto, si fa per dire, sono state già poste in opera).




Momenti della inaugurazione delle tre "pietre d'inciampo" posate sul lungolago di Meina il 10 gennaio 2015 alla presenza di autorità civili e religiose  (fotografie di Enrico Mercatali)


Nell'area attorno al Lago Maggiore 57 sono state le vittime del nazismo, la cui tragica morte, è avvenuta tra il 13 settembre e l'8 ottobre del 1943. Gunter Gemnig, con la sua grande opera già ampiamente avviata ma ben lungi ancora dall'essere completata, ne vorrebbe ricordare tutti i nomi, accanto ai luoghi da essi abitati. 22.000 sono le pietre che ad oggi egli ha già installato, in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi ed Italia. Queste che l'artista tedesco a posto in opera ieri a Meina sono le prime, di tutte le 57 oggi documentate. L'opera è certamente ciclopica, soprattutto se si pensa che il proprio autore, oltre a realizzarne i singoli pezzi, vuole essere lui stesso a porle in opera, come effettivamente, almeno fino ad oggi, è avvenuto. Se si pensa che le vittime dell'olocausto sono parecchi milioni (il numero esatto è impossibile da conoscere, ma recenti studi del Museo dell'Olocausto di Washington ci dicono che gli ebrei uccisi dai nazisti sono ben più dei 6 milioni di cui da tempo si parla. Tra i 12 e i 15 milioni oggi si dice. Di questi, 22.000 soltanto, si fa per dire, sono state già poste in opera).



"Even -Pietre" è un'idea di Cinzia Bauci e Pier Gallesi, in arte Stellerranti, due inquieti cantastorie del nostro tempo che sono stati chiamati a completare con il loro intenso spettacolo la giornata d'inaugurazione delle pietre meinesi di Gunter Demnig.
Il duo ha riproposto suggestioni e atmosfere tratte dal "cabaret berlinese" e dal teatro Yiddish moderno, in una intrigante mescolanza tra conferenza, declamazione, sacro e profano, teatro e musica. La performance è stata applaudita da un folto pubblico entro il Palazzo comunale di Meina nella giornata dell'11 gennaio 2015. Sopra due momenti dello spettacolo foto di Enrico Mercatali)  e sotto la copertina di un loro CD.

E' da Meina che si è svolto l'episodio più noto dei tragici eventi sul Lago Maggiore, descritto nel libro "Hotel Meina" di Marco Nozza e nell'omonimo film di Carlo Lizzani, in cui 16 ospiti dell'albergo sono stati arrestati, uccisi tra il 22 e il 23 settembre del 1943, e poi zavorrati e gettati nelle acque del lago. Pur essendo ebreo, il proprietario dell'Hotel Alberto Behar e la sua famiglia, di origine turca poterono salvarsi per intervento del Console di Turchia. Oggi è la figlia allora tredicenne di Alberto Behar a dare testimonianza di quanto accadde, così come non ha mai smesso di fare in numerose occasioni e pubblici incontri fino ad oggi, nella giornata meinese nella quale sono state poste le pietre dedicate a Jean, Robert e Blanchette  Fernandez Diaz, rispettivamente rimaste vittime della strage a soli  16, 13 e 12 anni.




Sopra: le varie fasi della posa delle "Pietre d'Inciampo" a Meina tra il 10 e l'11 gennaio 2015. E' l'artista stesso Gunter Demnig che pone a terra le sue pietre, alla cui posa è seguita una cerimonia, alla presenza di diverse autorità pubbliche e religiose.
Sotto: altre due immagini di repertorio dell'artista tedesco Gunter Demnig, nel corso della sua ripetitiva ma instancabile attività di posa delle Pietre della Memoria in giro per l'Europa.



L'iniziativa dell'artista Gunter Demnig ha avuto inizio a Colonia nel 1995 ed ha condotto il suo progetto, all'inizio del 2010, ad una installazione complessiva ad allora di oltre 22.000 "pietre" in vari paesi:  Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Italia.
Le pietre ricordano vittime ebree dell'olocausto, in memoria di singole persone, o di gruppi etnici e religiosi indesiderabili dalla dottrina nazista e fascista, quali gli omossessuali, gli oppositori politici, i Rom, i Sinti, gli zingari, i testimoni di Geova, i pentacostali, i malati di mente, ed i portatori di handicap.





Non pochi sono stati i problemi pratici sollevati dalla posa delle stolpersteine, da parte dell'artista tedesco che le ha ideate. Spesso è accaduto che esse non furono gradite, ed hanno dovuto perfino essere spostate dai luoghi nei quali erano state installate. Ma la maggior parte di esse viene invece accolta con il dovuto rispetto, oltrechè con l'emozione derivente dai loro racconti, così venendo a far parte di quella che è ormai una leggenda, quella di una delle installazioni più grandi e più sentite del mondo, di un'opera d'arte planetaria, frutto di una grande visione artistica, oltrechè culturale, che adesso è ancora soltanto agli inizi, ma che nell'arco forse di generazioni potrà essere portata avanti, così perpetuando e diffondendo il credo che, solo attraverso la memoria, potranno non ripetersi gli atti scellerati che tanto hanno degradato quella fase della storia dell'umanità.


Enrico Mercatali
Meina, 11 gennaio 2015