THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

21 July 2016

E S C H E R dall'ispirazione geometrica del paesaggio italiano ai giocosi paradossi tridimensionali





E     S     C     H     E     R




dall'
ispirazione geometrica del paesaggio italiano
ai
giocosi paradossi tridimensionali


attraverso
l'arte della tassellatura
 e le 
morphoevoluzioni grafico-matematiche





La mostra milanese a Palazzo Reale, sulla figura artistica di Mauritz Cornelis Escher ha il grande pregio di mettere in luce la straordinaria evoluzione della sua produzione, che lo ha portato, lungo il percorso della sua vita che si snoda tra i primi anni del Novecento fino ai primi anni '70, a movere i suoi primi passi entro i caratteri tipici dell'iconografia Deco fino alle più spericolate sperimentazioni moderniste della grafica d'avanguardia.

 


Qui sopra: Escher, veduta di Scilla, in Calabria, gennaio 1931, litografia. L'orografia del piccolo comune legato alle leggende mitologiche del mostro omerico che divorava le navi, riuscì ad ammaliare Escher, che lo ritrasse meticolosamente, mettendone in evidenza il perfetto connubio tra abitati, sperone roccioso e spiaggia con barche.

Più sopra: Escher, veduta di Morano Calabro, ottobre 1930, Xilografia. Il paese della Basilicata fu uno degli ultimi luoghi del lungo viaggio a piedi che l'autore fece in terra calabra. Qui la straordinaria tecnica incisoria già estremizzava geometricamente le forme dei singoli edifici e dell'interas collina a forma di cono, mostrando tutto l'interesse che l'autore poneva proprio in questo rapporto biunivoco tra la precisa stereometria delle realizzazioni umane ed il paesaggio circostante, definito quale sfondo.

Più sopra ancora, dopo il titolo, la veduta di Goriano Sicoli, luglio del 1929, litografia. Anche in questo paese d'Abruzzo Escher, in viaggio assieme all'amico Triverio, già sintetizzava il perfetto cono capace d'inscrivervi l'intero borgo. Talvolta, come in questo caso, il paesaggio veniva popolato da campi e figure capaci d'integrare perfettamente tra loro le geometrie complessive della composizione. Ciò che ora è solo un puro ed attento approccio analitico, diverrà nel tempo anche un più ampio reticolo di precisi rapporti matematici, capaci di regole combinatorie complesse e ricche di misterioso fascino.



Ma il pregio della mostra sta, non tanto nell'evidenziare i cambiamenti, anche molto marcati tra un periodo e l'altro della sua indagine, quanto nell'essere stata capace di trasmettere le invarianti di quel lungo e articolato percorso. Sono proprio queste permanenze a costituire l'ossatura potente del suo messaggio, tanto moderno quanto attualissimo ancora oggi. In cosa consistono tali caratteri permanenti e sempre presenti nel suo lavoro? 




La costanza, la perseveranza d'un metodo d'indagine, che sa tradursi in un mix personalissimo costantemente in bilico tra precisione tecnica e coerenza linguistica, tra scrupolosa traduzione grafica del dettaglio e didascalica intenzione concettuale. Questo approccio era fondato, fin dai primi tempi giovanili sull'attrattiva per il paesaggio italiano dei borghi medioevali, che lo portava, con scrupolo quasi maniacale, a riprodurne, in compagnia dell'amico Joseph Haas Triverio, gli aggregati di case e campanili in arditi scorci d'evidente interesse per le regolarità geometrico-spaziali. Ma successivamente a tale fase una indagine meno intuitiva e più scientifica è stata mediata dal gusto grafico decorativo, tipico di quell' epoca, per la tassellatura, ovvero per il gioco ad incastri puzzle di forme liberamente disposte sul piano. 





Qui sopra: Riempimento a mosaico (plan filling II), litografia del 1957. Una cinquantina di figure diverse si incastrano perfettamente l'una nell'altra. Escher è stato qui uno dei primi a dare una dimostrazione di particolare abilità. Tale gioco ha ispirato più tardi nel tempo molti analoghi "giochi" per ragazzi o pezzi di design "da tavolo": uno dei più noti, prodotto da Danese (Milano), è stato disegnato da Enzo Mari, sicuramente ispirandosi a questa litografia di Escher.
Più sopra: di Koloman Moser Forelenreigen, litografia pubblicata in V edizione di E.A. Seemanmer Sacrum, quaderno del 1899. Successivamente pubblicato nella più prestigiosa rivista della Secessione Viennese. Ben prima di Escher quindi il gusto dell'Art Nuveau aveva sperimentato le possibilità decorative della cosiddetta "tassellazione", ovvero degli incastri perfettamente combacianti tra figure diverse tra loro incastonate.




Più sopra: Escher, Cubic Space Division, 1952. Qui l'autore, costruendo un reticolo tridimensionale piuttosto inquietante, si ispira ad una decorazione rinascimentale che probabilmente aveva visto in un fregio della pavimentazione del Duomo di Siena (qui sopra).

Tale ricerca, se in un primo tempo trova il suo spunto nella piatta decorazione Art Noveau, successivamente evolve in più complessi giochi spaziali, il cui interesse travalica la pura forma deorativa per diventare indagine, fatta di regole ferree, della matematica e della geometria descrittiva, con continue divagazioni per il loro opposto, nell'attrattiva ludica della forma impossibile, per l'illusionismo fine a se stesso, per il paradosso. 


Famosa acquaforte di Giovanni Battistra Piranesi dal titolo "Carceri d'invenzione" XIV (1761). In questo disegno l'autore anticipa l'idea di oggetto impossibile, immaginandosi un arco gotico impossibile da costruire realmente, appoggiato com'è a due muri tra i quali è interposta una doppia rampa di scale.



Escher non inventa nulla: semplicemente sonda, analizza, estende,  amplifica, portando alle estreme conseguenze intuizioni di altri, in opere a lui precedenti. Esempi?: Le textures di Koloman Moser Forelenreigen, che già a cavallo tra l'800 e il 900 concepiscono patterns ad incastro di soggetto naturalistico floreale o animale. Oppure il reticolo spaziale di cubi ripreso da una decorazione pavimentale ad intarsio marmoreo dal Duomo di Siena, peraltro di modernissima concezione. Ancora, da Gian Battista Piranesi riprende una rappresentazione grafica di oggetti impossibili da costruire nella realtà (vedi "Carceri d'invenzione, XIV acquaforte del 1761).




Biglietto d'auguri tratto dal "Belvedere" di Escher (1958), opera di Sergio Borrini (1986). Nel collage è rappresentato il gruppo di architetti al quale l'autore di questo articolo apparteneva  (qui rappresentato al centro in basso).


Tra le opere realizzate tra i '50 e i '60 una delle più emblematiche, per la sua semplicità, è il Belvedere, del maggio 1958, basata sul cubo di Necker, ove colonne e scale si appoggiano a piani in modo del tutto impossibile nella realtà. Pur nel loro banale illusionismo tali grafiche escheriane hanno avuto grande fortuna sia di critica che di pubblico negli anni sessanta, tanto da interessare famose case editrici, case discografiche, periodici di grande diffusione nel mondo, nonchè una buona parte dell'arte pubblicitaria di quel periodo che ad esse ebbero ad ispirarsi.




Tema ricorrente nell'indagine morphogenetica di Escher è la deformazione sferica. Qui sopra, la copertina del catalogo della mostra milanese del 2016, la "Mano con sfera riflettente", del 1935, opera realizzata nello studio romano di via Poerio. Nel commentare ironicamente il suo autoritratto l'autore dice: " L'ego dell'artista è invariabilmente al centro del suo mondo". 

Più sopra: la deformazione sferica viene applicata al centro di un balconcino mediterraneo, appartemente ad una casa del centro abitato davanti al porto di Senglea a Malta (1936, lo schizzo sul taccuino di viaggio). Del 1945, invece, è il disegno con la deformazione sferica, tratto dal precedente schizzo


Enrico Mercatali
21 luglio 2016

20 July 2016

R1 Il vostrto Robot




Eccomi qui!


Sono R1
il vostro ubbidiente Robot





Questo Robot personale, messo a punto dall'IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, sarà in quasi tutte le nostre case, al massimo tra quindici anni, così come è accaduto per il telefonino. Esso, concentrato di alta tecnologia oggi sul mercato all'importante cifra di 50.000 euro, diverrà presto alla portata di molti, e, ad un prezzo di 3-4.000 euro sarà in grado di lavorare per noi, in casa nostra, fino a 15 -16 ora al giorno, instancabilmente fornendoci servizi e sussidi, lavoro ed aiuto sia nelle faccende domestiche che nella cura della nostra persona.



La domanda che sorge spontanea è: riuscirà questo personaggio dalle fattezze umane, perfino accattivante e simpatico nella sua presenza, una volta entrato nel vivo della società che ci appartiene, ad attentare all'occupazione di molte persone, al lavoro di chi opera oggi in attività semplici ma essenziali al servizio dell'uomo?  Sembra che sì: il genietto riuscirà, utilizzando la sua intelligenza artificiale e la sua "cognitive computing" d'avanguardia, a fare molte cose che oggi fanno le persone dedite all'assistenza ospedaliera o casalinga, inferimiere di basso livello e badanti, o ai servizi di ristorazione, dalla manipolazione delle materie prime del cibo all'attività di servizio in sala. Non riuscirà invece ancora ad assumere ruoli di meneging o di ausilio creativo in quanto le sue facoltà logiche sono ancora ad uno stadio rudimentale. C'è quindi molta preoccupazione oggi in chi si vedrebbe scavalcato dalle prestazioni dell'umanoide. Ma, come ci assicurano oggi gli scienziati dell'IIT, presto si giungerà ad elevare le sue capacità, facendo sì, però, che esse siano sempre di aiuto, e non di preoccupazione per l'essere umano nel suo complesso.
Possiamo intanto, noi italiani, vantare il primato d'essere stati i primi ad aver realizzato il primo robot commerciale al mondo.






Parecchi decenni orsono la letteratura e il cinema di fantascienza analizzavano con attenzione i nuovi fenomeni, frutto ancora più della fantasia che della realtà tecnologica, e si mostravano preoccupati per l'incidenza che l'ipotetico avvio della robotica avrebbe avuto sull'uomo. Molta saggistica sociologica anche aveva avviato studi e ricerche in proposito, avanzando anche non poche allarmistiche previsioni circa l'impatto sulla società, oltre che, naturalmente, anche sulla psiche umana. Oggi, che siamo giunti al punto d'avere materializzato quello che è stato per alcuni un sogno, per altri un incubo, sembra che i più accolgano con interesse l'evolversi reale del fenomeno. Ma nessun dibattito sembra essere nato attorno alle fasi iniziali di esso e, mentre la notizia che questo pupazzetto tuttofare sta per entrare concretamente nelle nostre case, non sembra proprio aver destato particolari emozioni.

Alcuni già si chiedono: "Ma saremmo davvero contenti d'avere per casa questo alter-ego tutto per noi disponibile?", o non preferiremmo invece una voce talvolta dissenziente, o comunque colloquiale, attorno a noi? Molti però già pregustano l'esperienza d'avere per casa una cyber-colf pronta a portare loro il caffè a letto, a riempire ed avviare la lavastoviglie, a prepararci il bagno coi sali, gli shampoo, l'accappatoio sullo scaldasalviette, oppure a tenere l'orto in perfette condizioni, senza più dover dare stipendi o pagar contributi allo Stato.

Ma noi pensiamo che non sarà così! Certamente avremo parecchi "dazi" da versare a parte, ma soprattutto, tempi ben più lunghi di quelli promessi da attendere ancora, perchè le operazioni qui sopra elencate non sono affatto facili da gestire a volte neppure per un umano in carne ed ossa...figuriamoci per un umanoide, le cui azioni potrebbero essere talmente maldestre da farci venire l'ulcera al momento di doverle sopportare!!


Enrico Mercatali
20 luglio 2016

07 July 2016

Christo sulla acque dell'Iseo







Christo sulle acque dell' Iseo
uno
 
Scampolo di Cronaca
Subito divenuto Storia


___



Arte per una

Visione Umana Positiva
 





L'artista in persona ha finanziato la realizzazione attraverso la vendita dei disegni. 18 milioni di euro il costo complessivo dell'operazione. Egli ha ingolosito, e poi coinvolto, le Amministrazioni in un progetto totalmente gratuito. La parte pubblica ha pagato unicamente i servizi sanitari, la vigilanza, i trasporti supplementari. Il progetto in sè, oltre che grandioso, è stato eccellente sotto ogni profilo artistico e culturale. 

Le persone che lo hanno visto e sperimentato sulla propria pelle ne hanno constatato totalmente la lungimiranza, la modernità, la spregiudicatezza, l'utopia ed il realismo, la visione, immergendosi in quella folla umana gaudente e consapevole che attraversava il lago sulle acque ondose e un poco instabili del lago, provando l'ebbrezza d'appartenere ad uno scampolo di Storia, tanto unico quanto irripetibile, d'una Visione Umana Positiva. 

Il ritorno sul piano dell'immagine mondiale sarà incommensurabile e durevole nel tempo.



Enrico Mercatali
luglio 2016
(fotografie di Enrico Mercatali)

03 April 2016




Una installazione d'arte 
come questa di Christo all'Iseo
può attrarre più turisti stranieri in Italia che
 San Pietro a Roma o il Duomo a Milano




"Camminare sull'acqua" con Christo
sul Lago d'Iseo
Incontriamo il famoso artista nordamericano  
dal 18 giugno al 3 luglio 2016
 

"The The Floating Piers" si chioama il progetto che l' artista newyorchese Vladimirov Yavachev Christo ha dato alla sua installazione italiana del 2016.

Un ponte verrà provvisoriamente appoggiato, e lasciato flottare, sulle acque del lago d'Iseo, unendo per la prima volta nella storia, la sponda bresciana dell'Iseo a Montisola, a partire da da Sulzano. Si potrà perciò giungere Monte Isola per la prima volta a piedi. L'isola, la più grande del lago di Iseo, ha anche un primato notevolissimo: è anche l' isola lacustre più alta d' Europa.


Questo evento è ormai considerato dai critici e gli addetti al settore dell'arte che supporta il turismo tra gli avvenimenti più importanti del 2016 a livello mondiale. Non vi è testata d'arte e cultura turistica d'ogni paese del mondo che non vi abbia dedicato almeno un articolo. L'autorevole guida Lonely Planet, nella propria annuale classifica delle attrazioni temporanee più importanti al mondo, tra le prime dieci mete di viaggio per il 2016 vi ha posto il Floating Piers di Christo. In tale classifica l'Italia risulta al sesto posto.

L' artista, nel corso di una pubblica intervista ha dichiarato:
"Camminerete sulle acque, meglio se verrete senza scarpe....Sarà una passeggiata di tre chilometri, sentirete le onde sotto i vostri piedi.
La passerella sarà costituita da materiali riciclabili: finiti i 16 giorni di apertura, sarà abbattuta. Domanda: «Ma quindi non rimane niente, Christo, della sua opera?». L’artista risponde: «Essa rimarrrà nei vostri cuori»."
Enrico Mercatali
Lesa. 3 aprile 2016

13 May 2015

MUDEC – Museum of Cultures. A museum of knowledge for brotherhood among peoples Milan – Ansaldo area














MUDEC 





A museum of knowledge for 
brotherhood among peoples 





MUDEC - Museum of Cultures 

A museum of knowledge for brotherhood among peoples

Milan - Ansaldo Area







Even Milan has now its "Musée du quai Branly". A new half-private half-public institution has opened in Milan, in the Ex Ansaldo area, sponsored by both the municipality of Milan and 24 Ore Cultura. It is called MUDEC, an acronym for Museo delle Culture (Museum of Cultures). Its opening had been planned for a long time and the purpose is to gather many prestigious ethnographic collections, both private and civic, dating back to the 19th and 20th Centuries.

At last, the museum was opened and it now counts 7000 works: precious Japanese porcelains, Chinese lacquers, African masks, American clay idols, carpets, cloths, costumes and so on. The exhibition is equipped with cartographic and photographic documents of great value. 






The new site was committed to he world-renowned English architect David Chipperfield, who planned a beautiful building of 17,000 square metres. Controversies arose about the building’s floor, which apparently wasn’t realized according to the original project.


But despite the controversies, the results seem good and ready to be presented to the public. Some parts of the exhibition coming from private collections are not open to the public yet. However, visitors and critics have been exploring the spaces and services, the collections of the permanent part of the museum and the first two collateral exhibitions which were realized for the inauguration. One is focused on Africa and its spirit in the production of art and objects. It is entitled “Africa, la terra degli spiriti” (“Africa. The land of spirits”) and it is mainly centered on the topic of masks.





The other is dedicated to the historical international exhibitions that took place in Milan at the beginning of the new century. In their set-ups, especially in the exhibition of 1906, exotic elements appeared frequently: people were constantly looking for a characteristic style for that age, and they often referred to ancient epochs, to their styles and their connections with foreign cultures. These bonds had become real fashion trends, owing to an elite tourism which brought objects and collectible ornaments back home, as well as the first photographs. 



Foreign pavilions at the Universal Exposition of 1906 in Milan, in a postcard entitled “Il Cairo a Milano” (“Il Cairo in Milan”).

The permanent collections of Mudec include objects, furniture, jewels, carpets coming from countries which were literally “worshipped” by European explorers, who hunted collectible “trophies” and didn’t have any colonial aspiration. We would like to to mention Manfredo Settala, one of the most important collectors of the 15th Century, and his Wunderkammer, which is reproduced in the museum with 100 pieces divided into 3 sections: “naturalia”, “mirabilia” and “exotica”.


Some objects exhibited at MUDEC (from the top): African mask in painted wood and sorghum; a Knight in black wood from the Bamana Atelier in Segou, beginning of XX Century; “Headrest” from the Democratic Republic of Congo, end of XIX Century, in decorated wood with stone necklaces; stone case illustrating a dog, coming from eastern Asia, in varnished metal; cufflinks in wood and glass beads, Yoruba Atelier of Igbuke in Oyo, Nigeria, beginning of XX Century; African anthropomorphic pipe, in briar-root and ivory; statue for magic-religious use, in wood, fur, feathers, stone necklaces.




Set-up of the exhibition “Spirits of Africa” for the inauguration at MUDEC




Enrico Mercatali
Milan, 28th March 2015
(translated from Italian by Penelope Mirotti on May 10th 2015) 

Questo testo è di proprietà strettamente riservata. Esso può essere utilizzato, per intero o in parte, da chiunque, citandone la fonte, la data di pubblicazione, ed il nome dell'autore, e solo dopo aver acquisito il consenso dello stesso presso: info@bbcasabella.com 




01 May 2015

EXPO: "Confronto epocale" tra 144 paesi espositori in Expo - In sei mesi dovranno essere costruite e condivise politiche mondiali sul nutrimento dell'uomo e dell'ambiente. Una sfida da raccogliere con entusiasmo.





Apre oggi a Milano l'EXPO

C  O  N  F  R  O  N  T  O     E  P  O  C  A  L  E

tra  144 paesi espositori di Expo




In sei mesi 
dovrà essere costruita e condivisa una politica mondiale
 sul nutrimento dell'uomo e dell'ambiente.

Una sfida da raccogliere con entusiasmo






Stiamo arrivando quasi impreparati all'apertura ufficiale, che è avvenuta oggi, dell'evento forse più importante adesso nell'intero pianeta, ma certamente il più importante che mai sia stato trattato in una Esposizione Universale.
E' da quando esiste questa istituzione mondiale che i temi proposti, e poi trattati nelle diverse manifestazioni che si sono succedute a scadenze prefissate, sono stati scelti tra i più d'attualità rispetto al momento storico vissuto in ciascuna di esse, e quindi trattate mettendo a confronto gli interessi diversi, e a volte contrastanti, di ciascuno di essi. Ma mai come oggi invece il tema trattato, sintetizzato dallo slogan non banale "nutrire il pianeta - energia per la vita", che è di estrema attualità per tutti, sia se visto da occidente sia se approcciato da oriente oppure dal sud del mondo, ha basi scientifiche e conoscitive tali da doverci necessariamente accomunare, pur nella serrata e variegata discussione derivante dalle estreme differenze che ciascun paese vive rispetto agli altri, nel valore univoco della sopravvivenza stessa dell'uomo, e quindi alle condizioni estreme dell'ambiente con cui l'intero pianeta deve fare i conti per potersi dare un futuro.





Abbiamo trascorso questi mesi di preparazione dell'evento a parlare di tutto fuorchè dei contenuti da approfondire una volta che esso si fosse avviato, circa la localizzazione dell'area in cui ospitare i padiglioni, circa la loro simbolicità formale, circa i tempi di esecuzione che fino all'ultimo ci hanno costretto a fare scommesse su di una materia totalmente scivolosa e incerta, sul destino dei padiglioni una volta terminata la kermesse. Ma poco tempo si è dedicato a capire quali dovessero essere gli argomenti da portare al confronto coi governi dei paesi produttori, quali potessero essere le questioni da intavolare per giungere a risultati produttivamente e qualitativamente positivi con questo o con quell'altro paese. Poco si è discusso circa le politiche da affrontare per avere reale scambio di risultato coi paesi poveri del pianeta, i quali pur hanno, tra le loro produzioni, materie prime di alto interesse per le nostre tavole, e per dare loro una mano a migliorare quelle qualità che, in ultima analisi, avrebbero aggiunto qualità anche ai nostri scambi.







Il dibattito è ora "aperto" così da mettere a confronto idee e procedimenti, processi di produzione e dinamiche di distribuzione, concezioni e strategie, valori quantitativi e qualitativi, filiere e reti, ma anche, su di un piano meno teorico, questioni attinenti la biodiversità e gli ogm, legalità e illegalità, problemi di arretratezza e di innovazione, di donne e giovani al lavoro, produrre in alta montagna o in mare, ed infine anche di trattamento del cibo per evitare sprechi, per ampliarne la diffusione, per conoscerne meglio la sua conservazione e le proprietà nutritive.
Ogni paese ha ora, concentrate in un sol luogo (all'Expo di Milano) e per un lungo periodo di sei mesi, delegazioni pronte a dialogare e a fare affari, a promuovere i loro prodotti ed a conoscerne di nuovi, a confrontare tecniche di coltivazione e di maggiori rese quantitative e qualitative.
I temi più impellenti li ha posti in questi giorni, in maniera esemplarmente chiara, Carlo Petrini, che ha avvertito come oggi sia ancora in gioco una battaglia, veramente è il caso di definirla epocale, tra metodi industriali capitalistici e monopolistici, tendenti a dare massimo credito agli ogm, ed alle loro potenzialità ancora scarsamente verificate sia sul piano degli effetti salutistici che su quello delle capacità incrementative per quantità e qualità, ed i mondi produttivi estremamente variegati delle economie localiste, del cosiddetto chilometro zero, maggiormente orientate a preservare le biodiversità e le genuinità ambientali specifiche che possiedono i luoghi e le loro tradizioni. Oggi sono in gioco le risorse finite del pianeta e la loro capacità di sfamare popolazioni sempre più numerose, a fronte di tecniche produttive che a volte stentano a migliorarsi e ad adeguarsi alle nuove esigenze. Il più delle volte sono le stesse diversità culturali a rendere difficoltoso il ricorso a saperi più ampi perchè più aperti al confronto con altre culture. E' il riconoscimento della necessità di scambio e del non aprioristico rifiuto culturale dell'altro a determinare nuove possibilità e quini più ampie opportunità.




Expo-Milano 2015, per ora augura a tutti un buono e proficuo lavoro, lontano da diffidenze e tabu, ma più ancora da ideologismi precostruiti, per dare campo senza pregiudizi ad un confronto che solo più avanti sapremo meglio valutare. Alcuni dati servono solo a farci capire quale sfida attende oggi all'umanità intera:  nel 2050 la popolazione mondiale sfiorerà i 9,5 miliardi di persone. Il fabbisogno alimentare allora dovrà aumentare del 60% rispetto a quello odierno. La quantità di terreno coltivabile è passato dal 1960 ad oggi da o,4 a 0,2. Esso è quindi oggi la metà di quello di allora, ed il suo rendimento oggi è passato a 0,5-1% rispetto al 3% di quello di allora. Il fabbisogno di carne aumenterà nel 2050 del 75% rispetto a quello odierno. A questi dati piuttosto allarmanti, si contrappone una diversa e migliorata realtà per quanto attiene ai decessi per fame oggi registrati, rispetto a quelli di soli 15 anni fa, diminuiti di 100 milioni di unità. Occorre però sapere che un terzo dei terreni coltivabili è oggi impegnato esclusivamente alla produzione di mangimi per animali. Ecco perchè chi oggi propugna soluzioni più sostenibili per risolvere la fame nel mondo indica la strada del minor consumo di carne. Dati freddi e scarsamente valutabili sono quelli che leggiamo a volte sui giornali, che poco informano i non addetti alle politiche alimentari strategiche globali. E' solo all'interno di un quadro comparato di relazioni complesse e generali che possono essere individuati i punti-chiave cui collegare i necessari piccoli cambiamenti virtuosi dei comportamenti alimentari delle popolazioni, finalizzati a promuovere i grandi e attendibili mutamenti positivi sul piano globale. E' quanto ci si aspetta da Expo, dalla sua capacità di sensibilizzazione del pubblico ai temi visti da punti di vista meno privilegiati, da quanto emergerà dai suoi tavoli di incontro delle sue delegazioni diplomatiche e tecniche, dei diversi ministeri del commercio estero e dell'agricoltura che vi saranno coinvolti, dalla volontà che esse sapranno evidenziare e mettere in gioco, approfittando dell'occasione loro offerta,  per il raggiungimento di obbiettivi minimi di breve periodo o per la messa in campo di più ampie strategie di conoscenza e di reciproca interazione di sviluppo sostenibile.

Enrico Mercatali
Milano, 1 Maggio 2015