THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

22 March 2015

Colazione: Ineffabile e variegato rito mattutino dei popoli. Casabella-Lago Maggiore-B&B e le sue molteplici proposte







Colazione:

Ineffabile e variegato
rito mattutino, dal mondo






Casabella - Lago Maggiore - B e B
accontenta tutti



Sostiene Carlo Petrini, gastronomo e scrittore italiano, patron di Slow Food, che il rito della colazione "ci parla di chi siamo". In qualunque posto ci si trovi nel mondo, basta guardarsi attorno ed immergersi nell'ambiente nel quale ci si trova, per farsi un'idea delle diverse esigenze degli individui, ad incominciare proprio dal come nutrirsi, e dal come iniziare la giornata. Importante capire cosa cambia se fa freddo o se fa caldo, se il panorama è il mare o la montagna, se il luogo di lavoro è la campagna o la città, qiali ritmi governano la giornata lavorativa di chi si appresta, appena alzato, ad affrontare la sua routine di vita. Ed ecco che, ancora Petrini, cita alcuni esempi tra loro lontanissimi: la gioia d'essersi trovato davanti, in un hotel di Stoccolma, ad una gran vetrata sul mare e ad un generoso buffet dai vassoi colmi di aringhe, cotte o marinate in infiniti modi. Oppure lo stupore d'aver partecipato, alla fiera del bue grasso di Carrù, alla sontuosa colazione, che ha seguito le premiazioni iniziate fin dalle 5 del mattino, a base di bollito misto.




Colazione dell'italiano medio, consumata prevalentemente in piedi, al bar.


Se l'inglese, prima di tuffarsi nella sua complicata giornata tutta lavorativa, non si apprestasse a consumare la sua tranquilla colazione a base di uova e bacon, pane tostato e salsiccia con una mestolata di legumi cotti, non arriverebbe certo facilmente a sera. E così se il messicano non facesse altrettanto con i tipici prodotti della sua terra, a base di pollo, uova, tortilla di mais, pane e salse piccanti, qualche difficoltà avrebbe a reggersi in piedi fino a sera. E così anmche per l'americano medio, che in famiglia non avesse, accanto al suo succo di frutta, lo sciroppo d'acero per irrorare abbondantemente la sua pila di pancake, con uova e prosciutto.



Tipiche colazioni dalle più diverse culture: dall'alto 1) Inghilterra (pane tostato, uova, funghi legumi), 2) Cina (specie di porridge di riso, con bastoncini di pane fritto, detto "Congee"), 3) Messico (tringoli di tortillas di mais fritta, detta Chilaquiles,  con pollo, uova e salsa piccante), 4) Venezuela (focaccine di mais, ripiene di formaggio, pollo, uova e avocado), 5) Giappone (Zuppa di miso, tofu, sottaceti, prugne, pesce affumicato o bollito, riso, alghe nori), 6) Islanda  (fiocchi d'avena caldi con uvetta, zucchero di canna e caffè nero, detto Hafragrautur), 7) Francia (Croissant, the, latte, fette di pane e cioccolata), 8) Stati Uniti d'America (Pancake con sciroppo d'acero, uova, bacon e succo d'arancia), 9) Spagna - Catalogna (pane, pomodoro fresco o in salsa, olio extravergine di oliva e sale).



In giappone poi mangiano pesce, bollito o affumicato a colazione, con zuppe di miso e tofu, sottaceti e prugne, alghe nori e riso. In Cina la portata importante è costituita dal Congee, un porridge a base di riso servito con bastoncini di pane fritti. In Venezuela a colazione si mangiano focaccine di mais ripiene di pollo, uova, formaggio, avocado, insalata. In Spagna è quasi un delitto non trovarsi in tavola fette di pane tostato con pomodoro, crudo o in salsa, olio extravergine di oliva e sale, insomma qualcosa che molto assomiglia alle nostre bruschette. In Islanda è invece una prassi, appena svegli, mettersi in corpo una tazzona calda di fiocchi d'avena, con uvetta, caffè e zucchero di canna.




Ecco qui una carrellata veloce delle più tipiche colazioni offerti nei diversi paesi del mondo!



Latte fredo o caldo, e caffè nero sono però gli ingredienti che accomunano tutte le bevande calde del mondo, a qualsiasi lungitudine e latitudine. Il sapore del caffè, che si presenti espresso o filtrato, decaffeinato o liofilizzato in granuli, è ciò che fa la parte del leone in ogni colazione che si rispetti, almeno in ambito occidentale.

Pur sapendo che la prima colazione è momento tra i più attesi della giornata per tutti i turisti del mondo, gli alberghi stentano a proporre altro che non siano merendine preconfezionate, marmellative monoporzionate, succhi di frutta a bassissimo contenuto di frutta, brioches o biscotti incartati. Quelli che si industriano ad offrire di più, tra i quattro o cinque stelle, predispongono buffet con macchinette per la somministrazione self service di latte e caffè, formaggi fusi o prosciutti generalmente di spalla. Le uova, quando ci sono, vengono preparate presto e messe a riscaldare al vapore, mai fatte espresse.




Esiste in Italia una struttura turistica sul Lago Maggiore, nella regione Nord Occidentale detta Piemonte, Casabella si chiama, divenuta nota tra chi ne è stato avventore e chi ne ha letto le recensioni o le comunicazioni sui Baedeker, per le sue colazioni attente ad ogni palato. Esse sono a base di uova e verdure, bacon e parmigiano, formaggi freschi di capra, robiole o ricotte, capresi di mozzarella pomodoro e basilico, tutti piatti irrorati con latte e caffè di ogni tipo, lungo americano o espresso, decaffeinato o ginseng, d'orzo o liofilizzato, succhi d'arancia o pompelmo, e completati con pani tostati, burri e marmellate, torte al cioccolato fatte in casa o crostate di pasticceria, eventualmente con panna montata e frutta di stagione.

Le colazioni di CASABELLA - Lago Maggiore nascono dal duplice desiderio di far conoscere agli ospiti il gusto italiano ed al contempo di adattarne le preparazioni del mattino alle caratteristiche peculiari degli alimenti adottati nei loro diversi paesi d'origine. Esse sono servite in interni moderni e di design, entro una atmosfera familiare ricca d'arte e cultura, tra librerie, dipinti e disegni, avvolti dal sonoro d'una selezione musicale, buona ma non banale, capace di rendersi piacevole alle più molteplici orecchie. Ed è così che, partendo con il caffè e il latte, col pane tostato, il burro e le marmellate, si passa ai piatti al pomodoro fresco con basilico, alle capresi di mozzarella pomodoro e origfano, ai piatti di uova, sode o bollite, strapazzate e in omelette, fritte all'occhio di bue al tegamino, con o senza formaggi, bacon, e verdurine varie cotte in padella. Le torte, fatte in casa o di pasticceria costituiscono un supplemento alle brioches o ai dolcetti di frutta fatti al forno, cosparsi di zucchero al velo o miele. Non mancano mai, per chi li desidera, cereali o yogurth, e per finire frutta fresca di stagione.

Che Casabella riesca ad accontentare tutti lo dimostrano le recensioni dei suoi ospiti: http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g664171-d1235216-Reviews-Casabella-Lesa_Lake_Maggiore_Piedmont.html;
e poi:             http://www.bed-and-breakfast.it/pagina_recensioni.cfm?id=14483&IDRegione=12


Enrico Mercatali
Lesa, 22 marzo 2015

16 March 2015

Tamara "intima e segreta", icona Deco. A Torino (Palazzo Chiablese) 100 opere di Tamara de Lempicka.






Tamara
"intima e segreta"




Tamara de Lempicka, icona Deco
in mostra a Torino, Palazzo Chiablese



Molto di Tamara de Lempicka rimane a tutt'oggi oscuro. Perfino il suo Paese di nascita è tutt'oggi in discussione tra i biografi, perchè se l'ufficialità ancora la vuole polacca, qualcuno già azzarda, secondo una recente serie di scoperte, che sia nata in Russia. Certo è che ebbe vita assai travagliata proprio per il suo carattere incostante, improntato ad una personalità spiccatamente passionale, indipendente e soprattutto tendenzialmente trasgressiva. 





La sua arte, quella parte di Tamara che la rese più famosa, non tutto dice di lei, poichè alla pittura ella giunse tardi, forse per cercare una più intima essenza di sè e per placare il suo animo, dopo essere giunta al divorzio dal primo marito, Tadeusz Lempicki. Prima fu già famosa ed onnipresente sui rotocalchi parigini che ne seguivano l'animata e frizzante vitalità nei salotti più in vista, tra intellettuali ed artisti, tra fotografi, cineasti e letterati. In questo ambiente Tamara già si ritagliava uno spazio che la vedeva icona bohèmienne e personaggio eclettico, al centro della mondanità anni Venti, illustratrice e creatrice di moda per le più prestigiose riviste del mondo di allora. La sua stessa immagine, seducente e trasgressiva, veniva fotografata in abiti eccentrici,  cappellini e gioielli che ne facessero risaltare il corpo in pose sensuali.



 


Fu con la pittura però che il suo mondo di forme andava esprimendosi nel modo più compiuto, ispirata da una visione scultorea del nudo femminile ed alla sua prorompente sensualità. La sua  dichiarata bisessualità fece scandalo sui giornali dell'epoca che non mancavano di documentarne le tappe, le mostre, la vita mondana, le acclamazioni, gli amori, la vita attorno al mondo, Parigi, New York, Hollywoos, il cinema, il divorzio. E noi possiamo dire che non ha ancora terminato, la sua arte, di dare scandalo, seguendo le cronache di oggi.
La mostra di palazzo Chiablese, per la curatela di Gioia Mori, si propone di indagare e approfondire proprio questa dimensione più privata, di Tamara de Lempicka, "intima e segreta", come annuncia il sottotitolo, proponendosi in sezioni peculiari nella vita dell'artista: I mondi di Tamara, Natura morta, Devozione, Ritratti, Nudo, Moda.



 
I mondi di Tamara sono l’Europa e l’America, e la mostra vi esplora, attraverso dipinti e fotografie, le sue numerose case ed quadri che ne riproducevano gli interni.
La natura morta è stato il primo genere cui l'artista si è dedicata, ed in tale sezione vi sono appunto i quadri giovanili.
La terza sezione, dedicata alla piuttura devozionale, mostra un lato meno noto ma ugualmente importante nello scandagliare la personalità ambigua e ambivalente di Tamara, donna dalla natura trasgressiva ma insospettabilmente attratta dalla tematica religiosa.
La ritrattistica, tema dominante della sua pittura, venne ispirata, cos' propone la curatrice, da un acquerello di Hayez, messo a confronto con numerosi studi fatti dall'artista sull'arte antica. Vi si espongono ritratti dedicati alle “amazones”, ovvero alle amiche lesbiche, e confrontati con fotografie di Brassai. Altri ritratti sono dedicati all’amica Ira Perrot, tra i quali il famosissimo "Ritratto d’Ira Perrot con calle" ed i ritratti dedicati ai più piccoli, ed in particolare alla figlia Kizette.


 


La sezione dedicata al nudo propone una tavola della metà del Cinquecento fiorentino quale probabile riferimento per alcune opere dell'artista. E' questa la sezione più indagata ed interessante:  molti disegni sono confrontati con fotografie di Albin-Guillot e Brassai che mostrano quanto la Lempicka si ispirasse agli ambienti da studio fotografico, ed ai relativi sistemi di illuminazione capaci di dare forza e intensità alle forme dei corpi.
Il rapporto della Lempicka con la moda viene indagato nell'ultima sezione: vi sono esposti, dal 1921 al 1950, diversi dipinti, disegni e fotografie scattate all'artista dai massimi fotografi dell’epoca, Maywald, d’Ora, Joffé.

Due poco conosciuti filmati d'epoca possono essere visti infine nella mostra, che riprendono Tamara de Lempicka all'interno degli ambienti ove si svolgono due sue mostre.


La mostra apre il 19 marzo e termina il 30 agosto 2015

Enrico Mercatali
Torino, 19 marzo 2015

06 February 2015

Portaluppi e la dimensione elettrica in Formazza






Portaluppi e la

LA DIMENSIONE ELETTRICA 
in Formazza


Sopra al titolo: Centrale idroelettrica di Crego (Premia - Verbania) - 1916-19, operadi Piero Portaluppi. Disegno originale del progetto (particolare).
Sotto al titolo: Centrale elettrica di Verampio (Crodo - Verbania, Frazione Verampio), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi:  la torre dell'orologio (foto di Enrico Mercatali)


Il tema di questo articolo è solo apparentemente lontano dalle tematiche turistiche, in quanto parrebbe trattare questioni molto specialistiche: la produzione di energia elettrica ai primi del '900. La questione inerente l'avvio del programma di industrializzazione della valle per lo sfruttamento delle sue abbondanti acque finalizzato alla elettrificazione non solo della valle ma di tuttoi i territori di pianura che le fanno da naturale sbocco, attorno alla regione dei grandi laghi prealpini italiani, è invece uno dei più affascinanti racconti le cui testimonianze oggi costituiscono una delle maggiori eccellenze da visitare per chi ama il rapporto tra natura e architettura, e per chi vuole scoprire l'affascinante epopea dei progressi tecnici della modernità.




Centrale idroelettrica di Crego (Premia - Verbania) - 1916-19, opera di Piero Portaluppi. Particolare della facciata.



Chi si vorrà infatti addentrare nella valle dell'Ossola e nelle sue adiacenti (Antigorio-Formazza, ecc.), anche solo per raggiungervi la sua parte finale ove la maggiore attrattiva è costutuita dalle cascate del Toce, od i parchi naturali dell'Alpe Devero e Veglia, si imbatterà facilmente nelle molte fascinose centrali elettriche realizzate dall'impresa elettrica Conti nei primi decenni del secolo XX, tanto ricche di tecnologia internamente, quanto architettonicamente fantasiose se viste dall'esterno, così simili a castelli, o a superbe dimore dei secoli che furono.



Dall'alto: Società Alberghi della Formazza: Albergo Cascata del Toce nel 1922, anno in cui si diede inizio al suo restauro ed alla sua ristrutturazione con ampliamento (1922-23), ad opera dell'architetto Piero Portaluppi di Milano;  Albergo Cascata del Toce nel 1929, appena terminati i lavori di ampliamento;  Wagristoratore: progetto di ampliamento con corpo centrale, ad opera dell'architetto Piero Portaluppi (1929-30);  Fase di collocazione del wagon-restaurant su pilastri (foto d'epoca).


Questi non sporadici eventi di bellezza, a contatto diretto con la roccia, coi torrenti, con i prati della valle ci rivelano subito quanto interesse sappiano suscitare, anche presso i non addetti ai lavori, e quanto ampio dispiegarsi d'intuizione e stile essi sappiano sprigionare.  Una serie di fortunate coincidenze, che descriviamo nell'articolo, ha saputo determinare questo concerto di capolavori, capaci, nel loro assieme, di connotare il paesaggio odierno delle valli, attraverso l'ampiezza di vedute che li hanno saputi determinare e gli stilemi che determinano un così forte impatto visivo su chi percorre quelle strade.



Centrale idroelettrica di Crevola d'Ossola (Verbania) - 1923-25, opera dell'architetto  Piero Portaluppi

L'avventura incomincia quando uno dei più promettenti professionisti milanesi dell'architettura, già molto richiesto disegnatore satirico, Piero Portaluppi, su incarico di Ettore Conti, figura di primo piano dell'imprenditoria elettrica italiana, avvia la propria carriera, solo due anni dopo la laurea, e a soli 24 anni, nella creazione dell'immensa impresa che creerà, tra il 1912 e il 1926 le centrali elettriche più importanti dell'alta italia. Le più spettacolari tra queste sorgono in Val Formazza, una valle che da Crodo, nell'Ossola, si estende a Nord fino alle cascate del Toce, e sono: a Verampio, a Crevola, a Vadarese, a Valdo. Solo l'anno dopo l'avvio dei lavori, nel 1913, Piero Portaluppi sposa la nipote di Conti, così divenendovi parente stretto. Contemporaneamente alla stesura dei progetti, ed al relativo avvio dei cantieri in Formazza, Piero Portaluppi, intraprende l'attività accademica presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano, della quale diventerà Preside, inizia la stesura e la pubblicazione di studi sull'architettura italiana del '400 e sul restauro dei monumenti, nonchè l'attività di urbanista con il Piano regolatore di Milano del 1927. Tutto ciò lo condurrà fino all'inizio della guerra, in un periodo che amplierà a tal punto la sua fama, da porre le basi, a partire dal dopoguerra, ad una foplgorante carriera che lo farà emergere tra i principali nomi dell'architettura italiana a cavallo tra tradizione e modernità, e ad essere definito, come farà Guido Canella, introducendo la prima importante raccolta della sua opera completa, "Un eroe del nostro tempo".




 

Centrale elettrica di Verampio (Crodo - Verbania, Frazione Verampio), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Dall'alto: vista dal giardino (in primo piano Ettore Conti); Villa per il direttore; Scorcio dal giardino.


Si creano così le condizioni, nel corso degli anni che vedono crescere le prime grandi centrali d'alta valle, affinchè si incominciasse a profilare l'idea di uno sviluppo turistico della zona, lungo la linea ferroviaria e stradale del Sempione, e le sue diramazioni, che vedevano la Formazza quale maggiore tra le valli. L'idea di promuovere l'avanzata del turismo dalla zona di fondovalle, presso Crodo, già famosa per le sue acque salutari e le sue Terme, fino all'alta valle ove il Toce formava la sua più ampia scenografica cascata, venne all'Impresa Girola, la quale, assieme alla Società Edison, che aveva assorbito da poco la Ettore Conti, ed assieme allo stesso Portaluppi, quali proprietari della Società Alberghi Formazza, commissionò a Piero la ristrutturazione, il restauro e l'ampliamento dell'Albergo Formazza, già Cascata del Toce. L'operazione diede grande impulso a tutta la vallata, nel momento in cui furono realizzati i collegamenti stradali tra Crodo e la Cascata del Toce, e dopo l'avvenuta ultimazione dell'ampliamento del grande complesso alberghiero, tuttora in funzione.




Centrale elettrica di Kastel (Formazza - Verbania, località Sottofrua), 1922-23. Opera dell'architetto Piero Portaluppi. Villa per il direttore.


Come nota a margine segnaliamo il sorprendente esperimento proposto da Piero Portaluppi, e parzialmente realizzato nei pressi dell'Albergo, ad oltre 2300 metri di altezza, intitolato Wagristorastore, che consisteva nella costruzione di un nuovo ristorante costituito dalla addizione ad un corpo centrale edificato di nuova costruzione di due vagoni: una carrozza-ristorante ed un vago-lit  delle ferrovie italiane, appoggiate queste ultime su pilastri di sostegno. L'operazione evidenzia, tra l'altro, la personalità estrosa e ironica del proprio autore, in parte debitore, in quel momento, qui realizzato come simbolico omaggio, nei confronti dell'Impresa Girola, realizzatrice, tra le altre cose, anche di tratti di strada ferrata sul Sempione, tra Domodossola e Iselle, ed in parte anche all'idea teorica, allora estremamente in voga, della lecorbusiana "machines à habiter". L'esperimento si è concluso accostando semplicemente tra loro le due carrozze ferroviarie, che per qualche tempo furono utilizzate dalle folte schiere composte dal turismo alpino motorizzato, in grado di raggiungere in proprio quelle alte zone montane, mentre mai fu realizzato il corpo centrale in muratura. Oggi restano sul sito unicamente i supporti in calcestruzzo.



Sopra: Centrale idroelettrica di Verampio (Crodo - Verbania), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Interno della sala macchine (foto dell'epoca).
Sotto: Centrale idroelettrica di Crego (Premia - Verbania) - 1916-19, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Interno della sala macchine.
Sotto: Centrale idroelettrica di Verampio (Crodo - Verbania), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi. Interno della sala macchine (foto odierna di Enrico Mercatali).




Le centrali funzionano tuttora a pieno ritmo. Nella centrale di Verampio è stato festeggiato nel 2013 il centenario dall'anno di costruzione, al quale abbiamo partecipato. Vi è stata posta una scultura, nel giardino, costituita da uno dei grandi rotori delle turbine, a memoria di quella straordinaria epopea, nella quale energici e geniali uomini hanno trovato modo di produrre lavoro coniugando tecnica e arte entro un unicum, capace di trasformare e dare lustro all'intera valle.



Centrale idroelettrica di Verampio (Crodo - Verbania), 1912-17, opera dell'architetto Piero Portaluppi.
Sopra: dettaglio di una delle fioriere del giardino (foto di Enrico Mercatali).
Sotto: Piero Portaluppi, studio per il Piano Regolatore di Allabanuel (1920) - prospettiva a volo d'uccello.
E' evidente il chiaro passaggio "dal cucchiaio alla città": dalla matita dello stesso autore, il modello suggerisce forme di dettaglio o di interi quartieri urbani.

Oggi vale la pena di soffermarsi, girovagando per la valle Formazza, a guardare, ed a fotografare, questi gioielli, oppure, per i più appassionati, è perfino possibile un tour tematico che comprenda le visite entro i recinti, approfondendone gli aspetti tecnologici ed architettonici.
Questi ultimi, in particolare, sono ricchi di spunti per lo studio del linguaggio eclettico e del passaggio tra questo e il modernismo. Nessuno, meglio di Piero Portaluppi, può segnare un così intenso periodo di grandi cambiamenti, se non di vere a proprie rivoluzioni.

Segnaliamo, per un approfondimento, un paio di articoli che Taccuini ha pubblicato su un'altra opera di Piero Portaluppi, la villa Necchi Campiglio, a Milano, oggi gestita dal  FAI (http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2010/11/una-visita-villa-necchi-campiglio.html) (http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2010/09/normal-0-0-1-1089-6209-51-12-7625-11.html).



Enrico Mercatali
Lesa,  febbraio 2015

23 January 2015

Musica dal Lager - Appuntamento commemorativo a Roma per il 70° anniversario dell'apertura del cancello di Auschwitz








 Musica 

dal lager




Sopra al titolo: alcuni spartiti originali prodotti dentro ai lager. Sotto il titolo: una immagine della grande sala Santa Cecilia presso l'Auditorium Parco della Musica a Roma, ove si svolgerà il concerto ideato e voluto dal musicista italiano Francesco Lotoro, appassionato raccoglitore e studioso di musica concentrazionaria.


Alla vigilia del giorno della memoria, del 70° anniversario dell'apertura del cancello di Auschwitz, lunedì 26 gennaio 2015, verrà commemorato all'Auditorium Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, con un programma musicale di elevato livello, intitolato "Tutto ciò che mi resta", dedicato ai brani che sono stati prodotti all'interno dei lager nazisti. L'evento,  che si svolgerà sotto l'egida dell' Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, intende raccontare non solo con la musica, ma con parole e immagini, le più salienti testimonianze relative al mondo sonoro creato e realizzato all'interno dei campi di concentramento dai numerosi suoi autori, già musicisti compositori o esecutori, provenienti dalle più diverse culture prima emarginate dal nazismo, e poi apertamente perseguitate fino all'olocausto.



Tre immagini, scattate all'interno dei campi di concentramento nazisti, nelle quali vengono colti altrettanti momenti di produzione musicale da gruppi di musicisti internati. Vi si intravedono anche alcuni gerarchi che assistono all'evento. Avveniva che da queste improvvisate formazioni musicali venissero eseguite anche musiche appositamente composte, le quali riflettevano tutta la mesta atmosfera che si viveva nei campi, ma anche quella immaginata per riuscire ad evadere, almeno con la fantasia, verso diversi e più umani mondi.


Il progetto di recupero minuzioso di tali testimonianze è opera unica e straordinaria di Francesco Lotoro, pianista e compositore contemporaneo, il quale, dell'universo concentrazionario, come egli definisce il campo di produzione delle poche e rare testimonianze vitali createsi all'interno dei luoghi dello sterminio nazista, ha fino ad oggi raccolto più di cinquemila manoscritti tra il '33 e il '53. Sono queste una preziosa documentazione di quanto, all'interno dei campi, nelle lunghe penose giornate che in essi gli internati trascorrevano, le meste, ma talvolta anche perfino allegre musiche che venivano prodotte per mantenere vivo almeno il piacevole ricordo della vita precedentemente trascorsa al di fuori di essi, egli ha studiato. Questi brani, quasi spontaneamente prodottisi nei più diversi contesti, erano frutto dell'incontro di numerosi e variegati mondi che venivano a contatto l'uno con l'altro, da quello delle tradizionali canzoni ebraiche a quello della musicalità tzigana, dalle voci yiddish e klezmer a quelle rom, dai balli popolari rurali, alla musica colta, dalla tradizione quacchera e quella sufi, dal cabaret al jazz.




Tre immagini del pianista e compositore Francesco Lotoro, autore della preziosissima raccolta musicale prodotta nei recinti dei campi di concentramento nazisti in diversi paesi europei tra il '33 e il '53.


Il Maestro Latoro sarà a Roma personalemte al piano, mentre si esibiranno, nel corso della manifestazione al Parco della Musica, voci celebri e meno note dell'universo musicale concentrazioario, dalla celebre interprete Ute Lemper, icona tedesca della musica di Weill e di Edith Piaf, alla voce yiddish di  Myriam Fuks e al violino rom di Roby Lakatos, dando tutti quanti assieme un saggio dell'enorme lavoro di Lotoro, già raccolto in 12 volumi con oltre 2 mila biuografie e cinquecento partiture, una mole di materiale prodotto da uomini appartenuti a bande di paese, musicisti da night club o bravissimi concertisti entro i recinti spinati dello sterminio. Era questa una musica generalmente nata in sordina e suonata in modo appena percettibile presso i forni crematori.

Era fatta od eseguita col solo intento di sopravvivere.



Dall'alto al basso, tre interpreti che proporranno all'ascolto del pubblico, nel corso del concerto intitolato "Tutto ciò che mi resta"che si terrà al Parco della Musica di Roma il 26 gennaio prossimi in occasione del 70° anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz,  alcune delle partiture raccolte da Francesco Lotoro: l'interprete tedesca Ute Lemper, la cantante yiddish Myrian Fuks e il violinista ungherese di musica rom Roby Lakatos, del quale qui sotto riportiamo un saggio di bravura zigana.




Enrico Mercatali
Lesa, 24 gennaio 2015