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02 January 2021

Enrico Mercatali, pittore e grafico italiano Anni Trenta, alla VII Triennale del 1940)



Enrico Mercatali, grafico italiano Anni Trenta, 
alla VII Triennale del 1940
 
 
 
Nel raro ed interessantissimo volumetto intitolato "Arredamenti per Ufficio", curato dagli architetti G.De Angeli, C. De Carli e M.Olivieri per le edizioni di Sperling e Kupfer di Milano, tra i diversi autori delle opere in esso pubblicate, compare il nome del pittore Enrico Mercatali, il quale risulta aver collaborato alla realizzazione di allestimenti per la Mostra dedicata agli Uffici della VII Triennale di Milano.


   

Agenzia in città della Società di Navigazione Italia. In primo piano il bancone per il pubblico e per gli impiegati addetti alle informazioni e alla vendita dei biglietti. Le decorazioni murali sono realizzate su bozzetto del pitttore Enrico Mercatali. I pavimenti sono in Linoleum a intarsio o a tinta unica, i mobili in rovere nazionale, la parete in masonite temperata lucida, le fotografie della Società di Navigazione, la lampada sulla scrivania è di Lumen.
 
 
Questa Triennale è stata realizzata nel prestigioso e nuovissimo Palazzo dell'Arte al Parco Sempione, che l'Arch. Giovanni Muzio ebbe terminato appena 6 anni. Dopo quella dell'inaugurazione, del '33, e quella successiva del '36, questa è stata la VII Triennale, svoltasi nel prima 1940. Eravamo nel pieno d'una guerra in corso ed in un periodo di enorme crisi economica per il nostro pease. Il libro è estremamente utile per chi oggi voglia inquadrare lo "stato della produzione industriale italiana", nella cornice storica di quel terribile periodo. Oggi potremmo dire che l'esposizione seppe contrapporre, all'enorme caos ideale e morale in cui versava in quel momento storico il nostro Paese, a due anni dal varo delle leggi razziali, una visione artistica e culturale netta e cristallina, perfino coraggiosa, dalla quale emerge il substrato d'una ricerca, stilistica oltre che materiale, del prodotto industriale che ha saputo imporsi sul mercato nonostante tutto, nonchè la prospettiva di una crescita che indubbiamente si sarebbe verificata a breve, che la capacità creativa italiana ha saputo esprimere sia nella produzione del mobile e dell'arredamento, che nelle attrezzature meccaniche indirizzate all'allestimento completo del settore-ufficio.
 
 
 
Ingresso della  MOSTRA DEGLI UFFICI  alla VII Triennale. Il progetto degli apparati decorativi parietali sono del pittore e grafico Enrico Mercatali. La grafica essenziale ed arguta, tipica dell'artista, sintetizza i momenti salienti del percorso creativo che il nostro Paese ha saputo esprimere, per condurci all'epoca moderna, che viene qui esaltata come suprema prova delle nostre eccellenze storiche.


Tutto il volume sa comporre un quadro d'alto livello qualitativo, circa la situazione della ricerca stilistica e della progettazione industriale italiana alla fine degli Anni Trenta, sia in campo meccanico (macchine per ufficio e strumentazione meccanica di precisione) che nell'arredamento (industrie del mobile, e materiali innovativi nell'edilizia e nell'interior decoration).
Una splendida carrellata di immagini, prodotte dalle industrie dell'epoca e presenti alla Mostra, ne comprovano l'eccellente risultato. Ne riportiamo qui, a titolo di esempio, alcune, che il libro citato in apertura riporta:
 

Per una Società di marmi: alcune immagini della sala del Consiglio di Amministrazione 
e dell'Ufficio di Contabilità.
 
 


Due immagini della Agenzia in città della Società di Navigazione Italia: in alto il retro-bancone per le informazioni e la vendita dei biglietti. Sotto: l'area di attesa. il pavimento è realizzato in "Linoleum" bianco, materiale autarchico, nel quale sono state intarsiate sagome di navi in colore nero.

Il libretto, edito da Sperling e Kupfer - Milano, presenta una splendida grafica complessiva, sia della impaginazione che della composizione, che utilizza font tipici dell'epoca piacevolmente distribuiti tra le pagine scritte che nelle Tavole. Gli autori scelgono di caratterizzare le pagine con motti capaci di interloquire subito col pubblico, fatto sia di esperti che di profani della materia, ben chiarendo quanto meglio i temi del mondo autarchico allora dominante possano illustrare, specialmente tra chi aveva responsabilità produttive e di ricerca. Proponiamo qui qualche esempio: 
  • caratterizzazione degli uffici
  • il benessere spirituale fattore di rendimento
  • personalità della scrivania
  • elasticità di pianta
  • affinità tra porte e pavimenti
  • fisionomia degli strumenti di lavoro
  • problemi generali sui rapporti tra un ufficio e l'altro
  • scrivania a pianta centrale
  • misure e limiti della scrivania longitudinale
  • possibilità di metamorfosi che offrono i buoni mobili di serie 

 

L'ufficio pubblicità di una industria tessile, da due distinti punti di vista
 

 Sono poi elencati gli argomenti che la Mostra analizza e illustra:

  • alcune poltroncine per scrivania
  • scrivania per dasttilografa
  • scrivania per dirigente
  • scrivania per disegnatore
  • l'ufficio di contabilità
  • mobiletto porta-telefono

  
Poltroncina per scrivania presente alla Mostra allestita in VII Triennale
 

e più dettagliatamente quanto esempi specifici sappiano illustrare:

  • la sala del Consiglio di una Società di marmi
  • l'ufficio vendita di una Società di marmi
  • l'agenzia di una Società di navigazione
  • la segretaria del direttore di una Società di leghe leggere
  • l'ufficio del direttore di una Società di leghe leggere
  • l'ufficio prova e studi di una industria tessile
  • l'ufficio pubblicità di una industria tessile  
  •  

 

Sopra: Nell'ufficio prove e studio di una industria tessile il mobile-scrivania a pianta centrale in rovere nazionale e cristallo temperato, poltroncine di rovere e pelle, pavimento di linoleum in tinta unita.     Sotto: l'ufficio del dirigente di una Società di leghe leggere: mobile Kardex Italiano, cristalli Vis (vetro italiano di sicurezza, rivestimento parziale dei mobili e pavimento in Linoleum, campionario profilati in leghe leggere di Montecatini, schedari Kardex Italiano e lampada Pollice

Tra gli autori del libro segnaliamo Carlo De Carli, che ben conosciamo nella sua qualità di Preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano nei "difficili anni della contestazione sessantottina", e già ordinario di "Architettura degli interni, arredamento e decorazione", succeduto alla cattedra che era stata prima di lui di Gio Ponti, professionista appassionato indagatore dell'etica insita nel difficile e complesso rapporto tra essere umano e spazio, quale origine stessa di ciò che possa definirsi architettura.

Enrico Mercatali (nipote di Enrico Mercatali, pittore e grafico Anni '30)

Lesa (Lago Maggiore) 4 gennaio 2021

11 October 2016

Renzo Mongiardino nel moderno - Quando l'architetto dei VIP opera nei BBPR







Renzo Mongiardino nel Moderno 

ovvero

quando l'architetto dei VIP opera nei  BBPR



e l'iconoclasta caparbiamente cerca
ritrovando l'oggetto che aveva distrutto
 nel solco d'una riscoperta memoria.




Ingresso con scala alla zona notte

Si tratta in questo articolo di un arredo siglato Renzo Mongiardino nei locali agli ultimi piani di un palazzo progettato a Milano dai BBPR (Belgioioso, Banfi, Peressutti e Rogers, gli architetti della Torre Velasca) negli anni '60 (vedi: http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2016/10/quando-io-iconoclasta-del-surreal-neo.html). Nel titolo se ne sintetizzano i contenuti, nei quali si racconta d'un cambio di destinazione d'uso dei locali (attico, superattico e giardino pensile) che ha comportato la demolizione dell'arredamento mongiardiniano per fare spazio ad una nuova configurazione architettonica degli interni che più corrispondesse alle nuove necessità abitative del proprietario. All'autore delle nuove sistemazioni, tra l'altro autore anche di queste note, a così tanti anni di distanza da quegli eventi demolitori, pare oggi, anno in cui una bella mostra al Castello Sforzesco  tratteggia la geniale figura di Renzo Mongiardino, d'essere stato complice d'una azione iconoclasta.


Il cerchio che chiude un personale raggiungimento di scopo
lascia comunque il vuoto d'un documento perduto
che può ritenersi oggi di ragguardevole valenza artistica



Ingresso con passaggio al soggiorno


Quegli arredi  griffati  Mongiardino, andati in demolizione alla fine dei '70 per raggiunti limiti di funzionalità d'un appartamento in uno stabile realizzato nel centro di MIlano una quindicina d'anni prima dai modernisti Belgioioso Peressutti e Rogers, era stato fotografato, poco prima di quell'evento, allo scopo non già di documentare un'opera che oggi vediamo almeno meritevole di memoria, quanto quello di rilevare, con intento puramente tecnico, tutti gli elementi fissi di quegli interni che potessero essere poi utili alla realizzazione della nuova progettazione. Alcune di quelle fotografie, che qui vogliamo mostrarvi, sono state realizzate dal sottoscritto, autore materiale anche di quella avvenuta demolizione oltre che della successiva riprogettazione, nel corso seconda metà degli anni settanta, e ben descrivono i caratteri di quella abitazione, i suoi stucchi e le sue modanature in gesso, gli encausti eseguiti in sito, le tappezzerie coordinate a parte della mobilia, le componenti lignee fisse e mobili,  le suppellettili selezionate personalmente dal loro augusto autore, gli intarsi pavimentali e quant'altro occorre a rendere unico e speciale il suo odierno dispiegarsi ai nostri occhi.



Il soggiorno



L'opera di Renzo Mongiardino insegna che
dalla storia possano attingersi infiniti linguaggi,
la cui attualità può dirsi eterna
sia che si tratti di una rappresentazione teatrale, 
 sia che si tratti di una perfetta rappresentazione di sè




Sala da pranzo


Queste fotografie, che illustrano l'area di ingresso alla casa, con la scala lignea rettilinea che conduce al piano superiore destinato alla zona notte, l'ampio soggiorno, lo studiolo annesso all'area living con la sua pregiata boiserie, la sala da pranzo, sono state a lungo ricercate negli archivi del loro autore tanto da costituire un vero e proprio scoop il loro recentissimo ritrovamento, così potendosi ora esse aggiungere all'ormai davvero cospicuo materiale documentale dell'opera mongiardiniana, la cui parte più significativa è stata in questi mesi raccolta nel bel libro di Officina Libraria dal titolo "Renzo Mongiardino Architettura da Camera".
Oggi quindi, nell'anno in cui decorrono i cent'anni dalla nascita di Renzo Mongiardino ed in cui il Comune di Milano ha dedicato una bella mostra documentaria alla sua ampia produzione artistica, sia come sapiente architetto di interni che come scenografo di grande talento, i documenti ora ritornati alla luce costituiscono un prezioso contribito di conoscenza e di omaggio al loro autore. Nelle cinque immagini qui riportarte leggiamo la mano sicura di uno dei maggiori maestri d'interior design del XX secolo, il quale, in una delle sue rare apparizioni in veste di scrittore, ha definito il suo stile "surreal neobarocco".



Lo studiolo



In questo scritto, riportato all'interno del catalogo della mostra milanese, il maestro dell'"architettura da camera" prende le distanze non solo dal modernismo, pur essendo egli stato allievo di Gio Ponti e, per un certo periodo giovanile, anche estimatore di le Corbusier, ma anche dal postmodernismo, il cui atteggiamento ironico denuncia un complesso d'inferiorità nei confronti dell'antico, che ne limita il libero dispiegarsi del linguaggio secondo formule maggiormente e totalmente creative. Se ne deduce che il suo fluido e spontaneo appoggiarsi alla storia, piuttosto che alle incognite di un futuro tutto ancora da inventare, sia per lui il veicolo d'una più libera ma anche più sicura interpretazione degli  intimi e talvolta occulti autentici desideri dei suoi committenti, il modo di creare uno sfondo alla loro personalità, fornendo loro un palcoscenico nel quale ben rappresentarsi.


Enrico Mercatali
Milano, 10 ottobre 2017

P.S.

L'ironia della sorte ha voluto che, se delle immagini della sistemazione mongiardiniana è avvenuto sia pure tanto tardivamente il ritrovamento, e la avvenuta loro pubblicazione, della sistemazione successiva, quella realizzata dal sottoscritto in quogo della precedente, non sono mai state ritrovate fotografie che ne potessero documentare quanto meno la riuscita del prodotto finale rispetto alle aspettative dei committenti, se non proprio la possibilità di un confronto tra un "prima" e un "dopo" così diversi tra loro.

E.M.
Lesa, 13/10/2016

05 October 2016

Il "surreal neobarocco" Renzo Mongiardino - Una storia d'iconoclastia






Quando io, iconoclasta
del "surreal neobarocco"

Renzo Mongiardino



Verso la fine dei settanta, senza averlo deciso di persona, tuttavia con un certo sensibile piacere, ho vissuto l'esperienza di ordinare la demolizione, entro una casa d'appartamenti costruita dai BBPR nel centro di Milano, di un arredamento su tre piani (con attico, superattico e giardino pensile) che qualche anno prima era stato realizzato, nientemeno che (così penso oggi) da Renzo Mongiardino.

Proprio ora Milano, al Castello Sforzesco, ne celebra la figura d'artista, architetto e scenografo in una mostra a lui dedicata nel centenario dalla nascita, la quale, come fa ogni buona mostra commemorativa, ne analizza e ne divulga le qualità. 

Quell'arredamento di cui ho accennato più sopra, spazzato via ormai quasi cinquanta anni fa, definitivamente cancellato dalla futura memoria, eseguito nello stile inconfondibile "surreal-neo barocco" del suo autore, come lui stesso amava definirlo, se fosse stato conservato dai suoi proprietari anzichè sostituito da un altro dallo stile totalmente diverso e per quel tempo in un certo senso assai più "accademico", del quale io stesso sono stato l'autore, sarebbe forse oggi anch'esso annoverato in quella mostra milanese, o pubblicato nell'ampio volume "Architettura da camera", che Officina Libraria ha pubblicato per l'occasione. 


massimo interprete del gradimento abitativo
delle più elevate classi sociali al mondo 



Sopra al titolo: Renzo Mongiardino a Potsdam nel 1991.
Qui sopra: allestimento della mostra dedicata a Renzo Mongiardino (Milano Castello Sforzesco, Cortile della Rocchetta,  28 settembre - 11 dicembre 2016). Espositore-zigurrat disegnato da Michele De Lucchi. Sullo sfondo un affresco recentemente scoperto e restaurato del Bramantino, al centro della sala lampadario disegnato dagli architetti BBPR per il restauro del Cortile della Rocchetta nel 1963. 


La mostra, dopo tanti anni di totale indifferenza critica, è stata allestita proprio al fine di omaggiare, restituendolo alla curiosità degli studiosi ed all'intera collettività professionale che fin lì lo aveva snobbato, colui che ha creato gli spazi dentro ai quali si sono così ben rappresentati tutti i personaggi d'altissimo bordo quali i Rotschild, gli Agnelli, i Thyssen-Bornemisza, gli Hearst, gli Heinz, che avevano affidato alle sue cure gli ambienti delle loro case. E così come questi anche gli Onassis (epoca Jacqueline Kennedy), e quindi poi anche Maria Callas, Gianni Versace, Giorgio Armani, Franco Zeffirelli e così via comprendendo Elisabeth Taylor e Richard Burton, Rudolph Nureyev, Valentino, e così dimenticandone chissà quanti altri. Gradimento da parte di una committenza tanto in vista che è divenuto esso stesso fattore discriminante, per l'alta peculiarità di status di quella committenza, ed attraverso le campagne di stampa all'uopo concepite, delle intrinseche qualità di un'opera così capabiamente convinta d'avere una propria legittimità, pur totalmente estranea come era allora al binario tracciato dalla storia del moderno nello scorcio del XIX secolo ed agli inizi del XX, ed una propria ragione, nel ritagliarsi uno spazio nel quale ha giustamente preteso di poter esistere, e che anche la critica d'oggi le assegna senza più traumi ideali nè reticenze.



fervente antagonista 
del percorso stilistico tracciato dalla modernità




Nello scorrere dei '70, dopo le avvenute battaglie di potere e di cultura dentro alle università, e dopo gli anni di piombo che hanno portato nelle strade molta volenza scaturita proprio dai forti elementi di contrapposizione che la società stava sempre più evidenziando, il giovane neolaureato quale io allora ero ha aderito con piacere all'idea, che l'occasione professionale sottendeva, di oltreppassare le "anticaglie" del maestro milanese proponendo tagli più moderni ed attuali degli spazi che Mongiardino aveva allestito per i medesimi committenti alcuni anni prima, totalmente estraniandosi dagli insegnamenti delle nuove leve dell'architettura che, dagli stessi BBPR avevano preso le mosse coniugando le avanguardie storiche alle nuove esigenze  urbane post-sessantottine. In quel clima, in una fase in cui ampia diventava sempre più la forbice che divideva gli strati sociali molto elevati da quelli medi, pochi si accorgevano dell'esistenza di artisti quali Mongiardino, che a quel tempo agivano silenziosi su di un segmento della scena internazionale, peraltro modesto in dimensioni, e totalmente privo di divulgazione teoretica massiva.




maniacale assertore di un decoro storico
che parli una lingua sempre attuale



Appartamento all'interno del palazzo Odescalchi, Roma, 1969. Sala da pranzo e salotto.



Poi, inviati alle discariche tutti quei preziosi manufatti in legni pregiati, a suo tempo realizzati dalla miglior artigianalità italiana oggi scomparsa, riccamente impreziosita da fregi scultorei dorati, dettagli decorativi realizzati su misura, diedi avvio alla realizzazione di un algida, razionalista e minimale veste a quegli spazi costruiti sulle istanze d'una funzionalità domestica tutt'affatto diversa ed estranea alle esigenze rappresentative di uno status griffato, quanto improntata alle più severe mode che l'interior design di quel periodo stava imponendo.

 e strenuo avversatore
dell'ironia post-moderna




Sala di lettura a finte tarsie della casa di Philip Sharp a New York,


ho cancellato una autorevole testimonianza 
d'una orgogliosa critica al moderno


L'opera mongiardiniana della quale avevo ordinato la demolizione, se fosse stata conservata anzichè definitivamente cassata da un appartamento del centro di Milano alla fine dei '70, oggi avrebbe certamente potuto arricchire la mostra che questa città ha dedicato al Maestro dell' "Architettura da Camera". Ma anche priva di quel contributo la mostra certamente riuscirà ad arricchire un dibattito, forse solo agli inizi, che renderà ragione al raggiungimento odierno d'una pluralità linguistica del messaggio architettonico, con buona pace anche dei più assertivi archistars del moderno. Questo, tra presente proiettato al futuro e passato quale materiale sempre vivo nel presente, può indicare ancor più compiutamente all'uomo di oggi la strada di un domani forse più confacente al suo spirito più profondo e alla sua reale e contestuale idea di benessere.


Enrico Mercatali
Milano, 1 ottobre 2016

20 July 2016

R1 Il vostrto Robot




Eccomi qui!


Sono R1
il vostro ubbidiente Robot





Questo Robot personale, messo a punto dall'IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, sarà in quasi tutte le nostre case, al massimo tra quindici anni, così come è accaduto per il telefonino. Esso, concentrato di alta tecnologia oggi sul mercato all'importante cifra di 50.000 euro, diverrà presto alla portata di molti, e, ad un prezzo di 3-4.000 euro sarà in grado di lavorare per noi, in casa nostra, fino a 15 -16 ora al giorno, instancabilmente fornendoci servizi e sussidi, lavoro ed aiuto sia nelle faccende domestiche che nella cura della nostra persona.



La domanda che sorge spontanea è: riuscirà questo personaggio dalle fattezze umane, perfino accattivante e simpatico nella sua presenza, una volta entrato nel vivo della società che ci appartiene, ad attentare all'occupazione di molte persone, al lavoro di chi opera oggi in attività semplici ma essenziali al servizio dell'uomo?  Sembra che sì: il genietto riuscirà, utilizzando la sua intelligenza artificiale e la sua "cognitive computing" d'avanguardia, a fare molte cose che oggi fanno le persone dedite all'assistenza ospedaliera o casalinga, inferimiere di basso livello e badanti, o ai servizi di ristorazione, dalla manipolazione delle materie prime del cibo all'attività di servizio in sala. Non riuscirà invece ancora ad assumere ruoli di meneging o di ausilio creativo in quanto le sue facoltà logiche sono ancora ad uno stadio rudimentale. C'è quindi molta preoccupazione oggi in chi si vedrebbe scavalcato dalle prestazioni dell'umanoide. Ma, come ci assicurano oggi gli scienziati dell'IIT, presto si giungerà ad elevare le sue capacità, facendo sì, però, che esse siano sempre di aiuto, e non di preoccupazione per l'essere umano nel suo complesso.
Possiamo intanto, noi italiani, vantare il primato d'essere stati i primi ad aver realizzato il primo robot commerciale al mondo.






Parecchi decenni orsono la letteratura e il cinema di fantascienza analizzavano con attenzione i nuovi fenomeni, frutto ancora più della fantasia che della realtà tecnologica, e si mostravano preoccupati per l'incidenza che l'ipotetico avvio della robotica avrebbe avuto sull'uomo. Molta saggistica sociologica anche aveva avviato studi e ricerche in proposito, avanzando anche non poche allarmistiche previsioni circa l'impatto sulla società, oltre che, naturalmente, anche sulla psiche umana. Oggi, che siamo giunti al punto d'avere materializzato quello che è stato per alcuni un sogno, per altri un incubo, sembra che i più accolgano con interesse l'evolversi reale del fenomeno. Ma nessun dibattito sembra essere nato attorno alle fasi iniziali di esso e, mentre la notizia che questo pupazzetto tuttofare sta per entrare concretamente nelle nostre case, non sembra proprio aver destato particolari emozioni.

Alcuni già si chiedono: "Ma saremmo davvero contenti d'avere per casa questo alter-ego tutto per noi disponibile?", o non preferiremmo invece una voce talvolta dissenziente, o comunque colloquiale, attorno a noi? Molti però già pregustano l'esperienza d'avere per casa una cyber-colf pronta a portare loro il caffè a letto, a riempire ed avviare la lavastoviglie, a prepararci il bagno coi sali, gli shampoo, l'accappatoio sullo scaldasalviette, oppure a tenere l'orto in perfette condizioni, senza più dover dare stipendi o pagar contributi allo Stato.

Ma noi pensiamo che non sarà così! Certamente avremo parecchi "dazi" da versare a parte, ma soprattutto, tempi ben più lunghi di quelli promessi da attendere ancora, perchè le operazioni qui sopra elencate non sono affatto facili da gestire a volte neppure per un umano in carne ed ossa...figuriamoci per un umanoide, le cui azioni potrebbero essere talmente maldestre da farci venire l'ulcera al momento di doverle sopportare!!


Enrico Mercatali
20 luglio 2016

14 April 2015

ART e FOOD - Quale cibo? ...ma soprattutto, come, dove e con chi. "Rituali dal 1851". Triennale apre le manifestazioni EXPO facendo storia del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico.





ART  e  FOOD
Quale cibo? 
...ma soprattutto, come, dove e con chi.



Rituali  dal  1851




Triennale apre le manifestazioni EXPO facendo storia del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico



Di come spazi ed evolva il dibattito sul cibo nel mondo durante Expo incominciamo già oggi ad averne un assaggio: anche in televisione incominciano i dibattiti e gli scontri sono duri, tra ottimisti e pessimisti, tra positivi e scettici, tra estimatori e contestatori dell'impostazione data all'esposizione universale di Milano, che aprirà i battenti il 1° maggio. Giornalisti e intellettuali non vedono che male ovunque si girino, mentra sponsors, aziende produttrici e distribitrici, organizzatori vedono tutto perfettamente a posto mentre in questi ultimi giorni di lavori si giocas tutta la partita della credibilità nazionale. Anche le istituzioni pubbliche incominciano a fare la loro parte: mentre Triennale e Comune di Milano ricostruiscono, contrariamente a ogni logica e discernimento, il Teatro Continuo di Burri, nel bel mezzo di Parco Sempione, vanificando il senso di uno degli assi visuali tra i più importanti d'Europa e del Mondo, la stessa istituzione milanese promuove l'ottimo restauro dei "Bagni Misteriosi" di De Chirico, proprio a ridosso dei suoi giardini esterni, restituendo all'opera tutta la sua vitale potenza cromatioca originaria, ed inaugura, nelle sale muziane, la gigantesca mostra curata da Germano Celant, "Art e Food - Rituali dal 1851", e allestita in modo un po' dispersivo da Italo Rota.



Una sequenza di immagini prese a caso dalle sale della mostra che dimostrano quanto essa sia stata costruita mescolando generi, materiali, pezzi unici e seriali, epoche, concetti, progetti e oggetti. Dai manifesti anni '50-'70 dello Studio Armando Testa, biciclette per trasportare il latte,un modulo di autosussistenza, il pesce-cucina di Gehry, il primo VolksWagen d'autosufficienza viaggiante, le 10 Campbells soups di Warhol, un modulo espositivo urbano, il Punt e Mes di Armando Testa, contenitori e stoviglie in plastica anni '60, vetrina Depero.


Anche questa mostra, attraverso la sua inconsueta dimensione e la sua fin troppo vasta sfaccettatura del panorama tematico, vorrebbe sollevare un ampio dibattito sui molteplici significati che hanno avuto, nelle diverse stagioni degli ultimi 15 decenni, i rituali della consumazione del cibo, nelle diverse situazioni sociali, nelle più svariate circostanze comportamentali dettate dalle mode, ma anche dai bisogni, dalle esigenze rappresentative o solo semplicemente funzionali, dai climi o dalla pura risposta a modelli predefiniti dagli ambiti produttivi, sia del prodotto preconfezionato destinato alle tavole, sia dei prodotti suggeriti, prima dagli stili artistici o architettonici, ed in seguito anche dal design del prodotto mobiliero, degli articoli per la casa, e perfino dalle case automobilistiche.



Angelo Morbelli, "Asfissia", 1884


La mostra è costituita, secondo lo stile del suo curatore, da un assemblaggio di pezzi autentici della produzione industriale, artigianale, pubblicitaria, artistica, visuale, progettuale architettonica grafica e di design, legate al tema del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico. Vi si accostano, secondo schemi non particolarmente rigorosi o forse poco comprensibili ai più, opere di pittura o di scultura ad ambientazioni e ricostruzioni di interni modernisti o deco, costruttivisti o razionalisti, autovetture a teche colme di oggetti pratici o simbolici, della vita domestica entro le mura dell'abitazione o della vita domestica proiettata fuori casa, elementi di design legati alla produzione o al consumo di cibo nelle più diverse circostanze, proposte progettuali destinate a razionalizzare il consumo o anche semplicementi a far sognare, proiettandoci nel futuro, il quale a volte ammicca al nostro desiderio di agguantare l'impossibile, altre volte sprofonda nella più catastrofistica delle visioni possibili.





Non mancano nella rassegna i nomi più noti e meno noti dell'arte, da De Nittis a Depero, da Boccioni a De Pisis, da James Ensor a Fontana, da Daniel Spoerri a Duchamp, da Braque a Oldemburg, Da Morandi a Lichtenstein, da Ghirri e Worhol, da Theo van Doesburg a Tom Wesselmann, così come non mancano quelli del Design, da Angelo Fasce a Gio Colombo, da Le Corbusioer a Zanuso, da Mackintosh a Mendini. Non mancano i grafici e i pubblicitari, come lo stesso Depero o lo studio Testa, Dudovich o Munari.
Ma non manca neppure Gabriele D'Annunzio, qui rappresentato dal suo studiolo al Vittoriale di Gardone, angusto e deprimente spazio nel quale, da vecchio, si faceva servire il lauto pranzo, al cospetto degli oggetti a lui più cari: un vitto tutto infarcito di gloriosi e mesti ricordi.



La casa futurista, la casa tecnologica-prefabbricata e quella autarchica (rispettivamente di Gerardo Dottori, di Jean Prouvé e di Angelo Fasce, tre esempi di linguaggio destinato, nelle intenzioni degli autori, non solo a modificare il tipo di arredo ma l'intero comportamento di chi vi vorrà abitare.


Intervallano qua e là la mostra importanti spezzoni di film, scelti da Antonio Somaini, così attribuendo un decisivo ruolo nel descrivere il rapporto uomo-cibo anche all'arte cinematografica. Ricordiamo di aver rigustato parti salienti e memorabili di "Monsieur Hulot", "la Grande Bouffe", "Mangiare bere uomo donna", tre gioielli in cui il tema dominante della mostra, rispettivcamente di Jacques Tati, Marco Ferreri, Ang Lee.

In complesso la mostra è un apprezzabile e perfino rilassante passatempo che non aggiunge, però, nulla di nuovo a quanto da essa avessimo potuto aspettarci, a parte qualche picco di novità, rappresentato ad esempio dal grande bancone-bar Campari, originale degli anni '30, e l'Autarca, di Angelo Fasce, prodotto di design sofisticato realizzato solo in prototipo, per una consumazione del cibo in compagnia d'amici senza dover ricorrere a personale di servizio.
Enrico Mercatali
Milano, 11 aprile 2015