THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

14 May 2012

Libro e crescita, crescita personale ma anche crescita economica



Libro e crescita
Crescita personale, ma anche crescita economica


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XXV Salone Internazionale del Libro
Torino Lingotto Fiere 10-14 Maggio 2012

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E' proprio il libro, oggetto fin qui poco usato dagli italiani, 
che ora avvia l'auspicata crescita 


- testo e foto di Enrico Mercatali - 



Sopra al titolo: un ordinato scaffale della collana tascabile "Gli Struzzi" di Einaudi, regolarmente presente al Salone da 25 anni, sempre uguale a se stessa ma con gli aggiornamenti, icona della più seducente continuità di quanto conserva il suo valore nel tempo.
Sotto al titolo: i giovanissimi affollano i luoghi della multimedialità, ma, terminata l'adolescenza, l'interesse torna prepotentemente per la carta stampata.


Dal primo salone del libro del 1988, inauguratosi a Torino Espsizioni, all'edizione odierna (10-14 maggio 2012), chiusasi oggi, che ha festeggiato il quarto di secolo presso il Lingotto, molta strada è stata fatta e quasi tutto è cambiato nel panorama culturale, sia italiano che mondiale.





La stessa città di Torino, che ha ospitato la manifestazione, ha cambiato pelle, ed il luogo fisico stesso in cui il mondo dell'editoria ed il suo pubblico sono stati chiamati ad incontrarsi, il Lingotto a Mirafiori, simbolo della città, dimostra tale modificazione profonda: allora il Lingotto, ex fabbrica dell'auto FIAT, da capannone dismesso e totalmente svuotato delle sue originarie funzioni, in attesa d'essere reinventato, si è trasformato in centro della vitalità pubblica cittadina, in cui convergono e si assommano le manifestazioni della cultura e del sociale, del turismo e del commercio, ove arte, cinema, creatività, spettacolo, enogastronomia, congressualità d'ogni angolo del mondo si miscelano, per interpretare la metropoli dell'oggi proiettata nel futuro.




L'affollato atrio di ingresso al Salone del Libro, nella sua veste già ristrutturata da Renzo Piano ancora precedentemente alla prima sua edizione, rappresenta il crocevia d'ogni genere di "consumatore del libro", frotte di studenti  ancora accompagnati da maestri e professori, giovani liceali e universitari, intellettuali, casalinghe, redattori, uomini politici,  pubblici funzionari e dirigenti d'azienda, professori universitari e scrittori, direttori editoriali e radattori, giornalisti, in un amalgama totale che mette tutti sullo stesso piano, nell'ottica d'un mercato il quale, sotto ogni aspetto, ha necessità d'espandersi.



All'insegna d'un settore della cultura che passa attraverso la carta stampata, queste sale del Lingotto si sono fatte veicolo d'uno dei maggiori appuntamenti europei dell'editoria, sia per numero di visitatori, oggi, che per numero di espositori e per ampiezza di argomenti nei dibattiti frequentatissimi che in ogni momento della giornata vi si susseguono.




Il pubblico è attratto sia dai libri, e dalle pubblicazioni spesso anche d'alto pregio, presentate in mostra, che dalle numerosissime personalità presenti che frequentemente si incontrano tra gli stands,, o negli stands per i dibattiti che a ciclo continuo si susseguono, scrittori di fama mondiale, cultori delle diverse discipline invitati a presentare i relativi best sellers, personalità politiche e dello spettacolo, attori, musicisti, filosofi, giornalisti. Una grande kermesse considarata da tutti assai importante, sia per la crescita di noi stessi, nell'informazione e nella formazione, sia per la crescita generale della quale tutti ci si sente parte attiva e partecipativa. Vi si avverte, girando per gli stands, una sorta di superiore reciprocità d'intenti e d'interessi, un difuso senso di solidarietà entro una sfera che in qualche modo ci è propria e tutti ci accomuna.




Fiumane di scolaresche ne percorrono le strade interne per essere introdotte dai relativi insegnanti alle infinite vie del sapere, che si fa concreto presso gli editori specializzati per le varie età, e più in generale per un approccio anche soltanto atmosferico al piacere della lettura, che, a quelle età, è forse l'elemento più importante ai fini educativi. Nonostante la scarsità di sedute, nessuno che abbia la faccia affranta dalla stanchezza, che pure assale chi ha superato le due ore di gran girovagare da un titolo all'altro, da un autore all'altro. Tutti sorridono e gioiscono per un interesse che mai e poi mai viene a mancare da un editore all'altro, da una proposta all'altra d'un prodotto che solo in tal modo diventa la cartina di tornasole della nostra libertà, del nostro essere cittadini di democrazia, del nostro saper provare cosa sia il piacere del futuro.




Collezioni d'arte di grande completezza e profondità critica, di notevole bellezza editoriale, sia per la scelta delle immagini che per qualità di stampa e di resa cromatica, oggi vendute al prezzo di €. 4,90 per volume. Ecco, quello che ha caratterizzato quest'ultima edizione del Salone del Libro, è proprio l'aver puntato tutto, da parte della maggior parte degli editori, su una politica dei prezzi che fosse capace di favorire la tendenza, sempre più sentita da parte delle giovani generazioni, ad accorstare la cultura, in qualunque ramo essa si esprima, favorita proprio dal suo essere altamente accessibile. E' stato sottolineato come, proprio da quest'anno, tale fenomeno si sia reso più evidente. E non a caso è proprio da quest'anno che si sono visti fortemente crescere tutti i numeri della manifestazione. Un bilancio positivo che segna più 5 per cento di presenze di visitatori, e un incremento tra il 10 e il 20 per centro di vendite presso i grandi editori.



Giorgio Bocca vende alla grande anche la sua opera postuma "Grazie NO - 7 idee che non dobbiamo più accettare", per Feltrinelli,  suo nuovo editore





Grande interesse ha suscitato quest'anno, per Skira, un Andrea Camilleri un po' anomalo, quasi specialistico, quale "Dentro il labirinto", semiveritiero "progetto di romanzo" incentrato sulla biografia d'un grande "misterioso" personaggio del XX secolo, Edoardo Persico, co-redattore di Casabella tra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30. Numerosi, anche per questo raffinato editore d'arte, i volumetti tascabili a basso costo, scelta quest'ultima alla quale ormai nessuno abdica più, per amore del "mercato in espansione". E' diventato assai preferibile oggi vendere a 50 persone diverse piuttosto che ad una sola, pur fatturando il medesimo importo. Questo amplia gli utenti, sensibilizza i più giovani, fidelizzando il futuro.





Quest'anno l'argomento principe è stato quello dell'e-book: molti editori hanno puntato sul grande effetto determinato dalla svolta epocale che doveva vedere superata la carta stampata dall' e-book, "la più grande rivoluzione dall'epoca di Guttemberg". Non solo ciò non è accaduto, ma si è verificato invece il contrario: solo i giovanissimi sono stati attratti dalle "macchine per leggere i libri", dai tablets e dai supporti informatici d'ogni genere che il nuovo mercato aveva predisposto. La più parte dei giovani ha ancora voluto tra le mani un libro, "da scoprire, da guardare, da sfogliare, da annusare" piuttosto che uno schermo. Gli stand più snobbati sono stati proprio quelli dei kindle e degli e-reader. E' stato detto che ciò è accaduto perchè i supporti elettronici fanno già parte dell'habitat naturale dei giovani. Essi ora erano viceversa più attratti dal "vero oggetto esotico, che è diventato il libro", oggetto da toccare con mano.




"Scrivo dieci pagine perchè non ho tempo di scrivere meno", diceva Mark Twain. E' una massima di preveggenza, certamente, che allude a una necessità di sintesi, la quale però è lunga e laboriosa, che ciascino può fare dentro di sè solo se dedica tempo a perlustrare tutto l'orizzonte visivo. Inoltre le stesse vie al digitale, che sembrerebbero utili scorciatoie, non sempre sono davvero tali. Anzi, a tutt'oggi questo Salone ha dimostrato il contrario, mostrando le preferenze di un pubblico vasto e differenziato per quei libri che riempiono loro gli scaffali e la casa, ma che sono tanto piacevoli da vedere e mostrare, da leggere e passare di mano in mano, da ritrovare dopo anni, magari per una seconda e più approfondita lettura, da lasciare a figli e nipoti, della cui presenza esserne circondati mentre vediamo la tele, mentre mangiamo, mentre riposiamo, mentre studiamo. Una presenza "massiccia" ma bella, voluminosa ma ricca, talvolta ingombrante ma generosa.




Impilate l'una a fianco dell'altra, da Garzanti,  filosofie diverse, ma tutte ugualmente attrattive per il lettore giovane, che è quello che farà fare maggiorei numeri all'editoria, tutte ugualmente necessarie all'accrescimento di chi ha capito che il sapere, non solo appaga, ma anche paga


L'allegra festa al Lingotto di Torino è anche quest'anno terminata. Vi si sono registrati dibattiti importanti quali quello dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (oltre 1200 persone che lo hanno accolto con un lunghissimo applauso), quello sull'analfabetismo (nel quale il linguista Tullio De Mauro ha mostrato quanto di più leggono oggi i giovani rispetto ai loro padri e ai loro nonni), quello sull'ultimo libro postumo di Giuseppe D'Avanzo "Il guscio vuoto" (con Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky). E' stato posto ai voti dall'ADD (giovani editori torinesi)  quale Presidente della Repubblica della Cultura Italiana preferire, tra molti famosi personaggi della cultura italiana proposti. Sono stati votati, in ordine di preferenza: Corrado Augias, Umberto Eco, Roberto Benigni, Roberto Saviano, Philippe Daverio, Massimo Gramellini, Margherita Hack e Andrea Camilleri.




Per finire la giornata, usciti dal Salone el Libro, cosa fare di meglio se non andare li a fianco, a Eataly, a provare, questa volta, la cucina vegetariana di qualità: Insalata tiepida di risi e verdure, con farinata agli asparagi con finocchi stufati all'uvetta e pinoli. Poi Pinguino all'arancio nel settore pasticceria.
Meglio di così, come si poteva passare la giornata!


Enrico Mercatali
Torino, 13 maggio 2012




11 May 2012

From Switzerland to Venice and Trieste by water, passing trough Milano - di Enrico Mercatali

From Switzerland to Venice and Trieste by water, 
passing trough Milano





 
Lake Maggiore, Waterways and the Navigli
will allow to get from the swiss Alps to the Serenissima solely by boat 

by  Enrico Mercatali



The waterway Locarno-Milan-Venice has finally been approved by the European Community and given financial  support, which makes its realization even more imminent.

At the same time, plans for reopening the historical water courses and locks in the center of Milan are getting started.
An integrated system of waterways that will change many things in the socio-economic, touristic and cultural italian panorama.







"MILAN – Do you think it’s impossible to get to Venice by boat leaving from Locarno, in the italian part of Switzerland? The “water motorways” will be brought back to life by the fourth “Discent by boat for the recovery of the waterway Locarno-Milan-Venice-Trieste”, orgenized by the Associazione Amici dei Navigli di Milano and the Associazione Motonautica Venezia.
The trip will go through Lake Maggiore, the river Ticino, the Industrial Canal, the Navigli, the river Po and the Venetian lagoon, trying to make us relive the ancient fluvial link of Northern Italy, which will be relaunched in the future as a “really modern” way to go from the Alps to the Venetian lagoon by water.
On board of six LPG boats, the crew will stop in the main river ports for cultural and gastronomic meetings”.  





The news has therefore been given by the quotidian “La Stampa” on Friday the 12th August 2011. Which is then the project behind it, which are the true prospects for a structure able to give birth to a new kind of tourism, and maybe  to new modalities of trade links for poor and heavy goods?
 
The green light given by the European Community, obtained last month, is already a step forward in the realization of this dream.
I remember that since I attended prof. Lucio Stellario d'Angiolini’s classes at the faculty of Architecture at the Politecnico in Milan, between 1965 and 1970, the town planning farsightedness of that “educational gym” had already suggested this work, despite some little differences with the current project.

Today, thanks to the efforts made by all those who have believed in this project, the work seems to be about to become real.
A few weeks ago the Vice-president of the province of Novara, Luca Bona, has announced that the authorities in charge of the funding have acknowledged the first phase of the project. “We are approaching the final phase, our goal is closer”, he said.

As far as the province of Novara is involved, the project aims at carrying out an  interchange harbour in the Municipality of Arona, which will probably cost about 500,000 euros. According to the plan, once founding is obtained, the work gets an immediate start, in order to be completed within two years and to be used in sight of the Expò.





The project deals with the building of a wharf with two different moorings, one for high-speed means on the lake waters, the other for means of transport on the Waterway itself.
Thanks to this work, Arona would become the inevitable interchange harbour for the two different methods of transport, gaining a particular status that could help the town attract a flow of international visitors even greater than the current one, obtained thanks to the other initiatives in Piedmont which at various levels and conditions have been launched.






The Naval League of Arona, as an association experienced in lake navigation, has already contributed to the drafting of the project. “A close collaboration, a positive synergy was born between us (the League members and the Waterway planners, n.d.r.)”, says Bona. “When the project was being examined, we have firmly advised against the work being made at the ex-harbour Velati, positioned towards the low promenade of the Lungolago Marconi. Wind and wave-motion were incompatible with that. Works would have cost too much there”, says Giuseppe Liberati, vice-president of the Naval League. “The solution we have eventually adopted is surely optimal: tourists who want to use the interchange harbour are only 150 metres from the railway station, so that they can move more easily”, says Luca Padovani, president of the Naval League.






The Waterway was in former times an important economic drive, while nowadays it is often interrupted by blockages and differences of level. In these points boats will be lifted up by cranes and carried by lorries. On 17 and 18 April they will make a stop in Milan, where 70 lucky people will be allowed to take a trip on the Navigli. In Milan a meeting will also take place between the “ballottine” – historical Venetian boats – and the modern boats, used for the descent. Milan as an old harbour: “In view of the Expo, we would like to quicken the plans and the works in order to give back to Milan the role of main internal harbour in the Mediterranean Sea ”.







This is the dream of Empio Malara, president of the Association Amici dei Navigli.
The boats, after getting through to the Navigli, the river Po and the venetian lagoon, and after reaching the harbour of Trieste, will arrive in Venice on the 26th of April. The journey is a great project aiming at the rediscovery of a way of moving (and carrying goods) with a low environmental impact. A total of 820 kilometers of water, culture and nature.






The route between Locarno, Milan and Venice, is a complex work. The region Lombardy is still focusing on the overcoming of the dams of “Panperduto” (http://www.360cities.net/image/dighe-del-panperduto#317.50,10.50,60.0), and Piedmont on the lock for the overcoming of the dam of “Porto della Torre” (http://www.progettodighe.it/gallery/thumbnails.php?album=478).







The route from Locarno to Venice, going past Milan, is 540 kilometers long. The goal of the project and of the States and Regions involved is challenging:
by 2015, date of the Expò in Milan, Switzerland will be connected to the Adriatic Sea passing by the area of Novara and Milan itself. The project involves 2 nations, 4 regions, 12 provinces and 171 municipalities.

In the meantime, the project of the reopening of the Milanese Navigli has been introduced in two different institutional circumstances (we talked about the project in another article of Taccuini internazionali
http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2012/03/la-milano-del-futuro-riavra-i-navigli-e.html). It deals with the intergration with the whole navigation system of Pianura Padana right by the Darsena of Porta Ticinese. It will be an excellent occasion for national and international tourism for arriving or leaving from the regional capital of Lombardy and getting to the furthest places, from Switzerland to the North-West and from the Adriatic Sea to the East; also, the ones who come from the lakes and the sea will have a chance to visit the city centre of Milan.

The project opens a suggestive future towards the showdown of Italy and its fragile economy, in the balance of its most important industry, which has become nowadays the touristic one.






 We update the article with the following news:
An article by Chiara Fabrizi has recently appeared on the quotidian “La Stampa”. We publish here the title, a bit ambitious: “The highway on the water from the river Ticino to the Adriatic Sea- the Waterway of Locarno- Venice will be recovered for the tourists":







We also cross-refer to the article of Taccuini Internazionali: http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2012/03/la-milano-del-futuro-riavra-i-navigli-e.html, given the analogy of topic.

Lesa, August 24th 2011
Re-entitled and updated on April 20th 2012


Enrico Mercatali
(translated from italian by Penelope Mirotti)

27 April 2012

De Pas D'Urbino Lomazzi in mostra alla Triennale di Milano




Quando design e gioco sanno unirsi
per suggerire leggerezza al vivere il quotidiano


De Pas D'Urbino Lomazzi
in mostra
alla Triennale di Milano



Bella mostra. Svelta, fresca, gradevole e sincera come tutta l'opera dei tre designers. Lo spazio allestito in Triennale ha il pregio d'essere concentrato in un unico ambiente circoscrito entro piani tra loro ortogonali, e perciò totalmente privo di dispersione visiva, ed onnicomprensivo di tutto quanto in esso vi sia esposto, sia raso terra che tutt'attrno o in alto, sulle teste di chi guarda.  L'intera opera dello Studio, "l'allegro terzetto", come lo ha definito "la Repubblica", coinvolge il pubblico dei visitatori, i quali hanno perciò subito una percezione d'assieme capace di selezionare e mettere a fuoco tutti e solo gli elementi che ritengono di maggiore interesse, lasciando in secondo piano ciò che invece sembra meno attraente. Quensto consente un approccio all'opera dei tre designers autoselettivo e graduale. Ottimo pertanto l'allestimento, che, essendo dello Studio D'Urbino Lomazzi coglie l'essenza comunicativa della mostra, fatta con i principali suoi oggetti "storici", compiendo esattamente la stessa operazione di estrema sintesi che è stata compiuta nell'affrontare ogni singolo prodotto al momento della progettazione, e quindi ogni singolo suo dettaglio. Programmaticamente significativo è tale approccio all'oggetto perchè sa evidenziare quanto di "immediato" in esso c'è nella percezione della funzione e del suo possibile sfaccettarsi in miriadi d'altri usi possibili, congegnati per "giocare" con essi, divertendosi ad essere a nostra volta "creativi" attraverso una loro aperta concezione della casa e dell'abitare. Proprio in quegli anni una nuova ventata di creatività stava traducendo la grande lezione del funzionalismo e della tradizione moderna in una nuova e diversa opportunità che, sia la ricerca di nuovi materiali, sia una più approfondita ed autoironica analisi della funzione, stava preparando prima ancora che la bufera postmodernista ne scardinasse i piani, alterandone proprio quei principi logici di universale percezione della realtà che ne fondavano la stessa qualità. Possiamo perciò dire che il gruppo De Pas D'Urbino Lomazzi sia stato uno dei più significativi esempi, in tal senso, di una progettazione razionale, costruita per l'uomo più che per essere piedistallo di una soggettività totalmente priva di contenuti sociali, quella che stava prendendo piede negli anni immediatamente a venire a partire da quel pensiero debole che tutto consentiva per non consentire mai il raggiungimento di qualche vera concretezza.
Il sottile equilibrio di tale vicenda filosofica è stato ben retto e interpretato dallo Studio DPDL, la cui ricerca ha sicuramente prodotto un punto di raffinata diversità, entro una logica di ludiche, molteplici  oggettività.




Cenni informativi sulla mostra:

La mostra è a cura di Vanni Pasca, su progetto di allestimento dello Studio D’Urbino-Lomazzi, e progetto grafico di Italo Lupi. Il catalogo di Corraini Edizioni. Le mostre del CreativeSet sono un progetto diretto da Silvana Annicchiarico.
Il progetto MINI&amp Triennale CreativeSet presenta un omaggio al gruppo storico De Pas, D’Urbino e Lomazzi attraverso una selezione di pezzi iconici che ne evidenzia l’importante apporto nella storia del design italiano sia dal punto di vista della ricerca e della sperimentazione, che dal punto di vista professionale.
Dichiara Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum: “Fin dalla sua apertura, Triennale Design Museum ha manifestato una duplice natura e vocazione: luogo della tutela e valorizzazione della memoria e della storia del progetto, da una parte, e laboratorio di sperimentazione e ricerca, dall’altra. L’anno scorso, con il focus dedicato a Carlo De Carli nello spazio del CreativeSet abbiamo iniziato un percorso volto a restituire la dovuta attenzione a una importante figura del mondo del progetto italiano. Proseguendo sulla stessa linea, la mostra su De Pas, D’Urbino e Lomazzi propone una lettura critica della loro attività riaffermandone il ruolo cardine nella storia del design italiano”. 




Poltrona gonfiabile Blow del 1967, visibile anche nel coevo disegno pubblicitario sopra al titolo


Jonathan De Pas (1932-1991), Donato D’Urbino (1935) e Paolo Lomazzi (1936) fondano il loro Studio nel 1966, anno della partecipazione al concorso per arredi indetto dalla Selettiva del mobile di Cantù. In questa occasione, raccogliendo idealmente l’eredità culturale del movimento moderno, contestano le idee alla base del concorso stesso e introducono tematiche che diventeranno costanti della loro poetica, come la rivendicazione di un “rapporto attivo” che si deve instaurare tra uomini, oggetti e spazi, la volontà di reinterpretare le tipologie edilizie, l’attenzione ai costi e all’accessibilità.
Negli anni sessanta, De Pas, D’Urbino e Lomazzi si contraddistinguono per un approccio progettuale anticonvenzionale e un design dal sapore ludico e ironico, dal forte valore espressivo, che risente delle coeve tendenze pop.




Sciangai, progetto De Pas D'Urbino Lomazzi e produzione Zanotta del 1973. Appendiabiti realizato in legno chiaro naturale, laccato nero opaco e rosso amaranto, è ispirato al gioco omonimo cinese. In alto e in basso: vista aperta, chiusa e dall'alto. In quest'ultima foto si vede il perno centrale in acciaio multisnodato, che consente una apertura parziale del congegno, resa possibile sino a un fermo determinato dalla speciale sagoma a sezione quadrangolare imperfetta di ciascun elemento. Oggetto geniale per forma e contenuto, dotato d'uno spirito allegro e anticonformista, la cui praticità sta nel meccanismo che la governa in calibrate  geometrie, che rendono merito ad uno studio attento dei dettagli, pur nella ludica semplicità del suo utilizzo. La foto nel mezzo nasce da una ironica rappresentazione dell'oggetto, il quale, proprio perchè divenuto assai famoso, sa suggerire autoironiche "prese in giro", qui ammiccanti ad un fascio di attrezzi da campo per uso agricolo ed orticolo


Fra i loro progetti più famosi la poltrona gonfiabile Blow del 1967, le strutture pneumatiche, abitative ed espositive, degli stessi anni, la poltrona Joe del 1970 (un guantone da baseball in onore del giocatore Joe Di Maggio) e l’appendiabiti Sciangai del 1973, trasposizione ingrandita delle bacchette dell’omonimo gioco.
Nel 1968 partecipano all’Expo mondiale di Osaka, con un progetto di coperture a moduli compositi formati da semisfere gonfiabili, e, nello stesso anno, in occasione della XIV Triennale di Milano, presentano un tunnel, sempre gonfiabile, progettato come raccordo tra il Palazzo dell’Arte e il Padiglione Italiano, collocato nel parco Sempione.




Divano onda, 1985, progetto DE Pas D'Urbino Lomazzi, prodotto da Zanotta, rivestimento in pelle nera e struttura in tubolare cromato. Il disegno del divano riprende evidentemente, sia per i materiali adottati che per l'impianto, la serie di poltrone e divani che Le Corbusier aveva realizzato per Cassina. Il vezzo di questo progetto è quello di fare il verso al Maestro del Razionalismo, introducendovi l'onda post-moderna e dissacrante ma pur rispettosa e perfino deferente al cospetto di tanto elevato archetipo, preso a modello


Lo Studio ha portato avanti negli anni importanti ricerche sulle tecnologie industriali, ha collaborato con diversi imprenditori aperti alla sperimentazione sui materiali e ha elaborato nuove idee legate al comfort e alla multifunzionalità.
Dal 1966 a oggi ha sviluppato oltre 2000 progetti che spaziano dal design industriale all’arredamento, dagli allestimenti all’urbanistica e all’architettura.




Poltrona Joe, 1970, per Poltronova, un grande guantone da baseball in pelle, 
dedicato a Joe Di Maggio, tra le dita del quale poter sprofondare


In contemporanea a questa mostra, negli spazi Triennale, si consiglia di vedere la straordinario allestimento della quarta edizione del Museo del Design, dedicata alla Grafica Italiana. Altrettanto interessante e ben allestita, la consideriamo una tappa d'obbligo per chiunque voglia tastare il polso della cultura italiana in queste giornate di primavera milanese.


Enrico Mercatali
Milano Triennale 26 aprile 2012

23 April 2012

La storia di due eroi della resistenza che hanno unito l'Italia alla Georgia




Una storia di Resistenza 
italiana e internazionale
al nazifascismo

I piccoli episodi
raccolti ancor oggi da testimonianze del passato
fanno grande la storia che tutti dobbiamo ricordare.
Enrico bertani e Pore Musolischvili




Enrico Bertani, eroe della Resistenza, nato a Belgirate nel 1919, medaglia d’oro al VM, caporale maggiore di Artiglieria Alpina distaccata in territorio oltremare,  subito dopo l'armistizio del settembre 1943, si arruolò nelle formazioni partigiane locali. Nominato comandante di plotone prese parte ai fatti d'arme emergendo per alto valore ed elevato senso del dovere. Durante un aspro combattimento, mentre alla testa dei suoi uomini andava all'attacco di una munita posizione nemica, cadde gravemente ferito al petto. Conscio della propria fine rifiutò ogni soccorso e chiedendo che il suo corpo, prossimo a divenire esamine, fosse buttato fuori dal camminamento per non intralciare la avanzata dei compagni. Fu luminoso esempio di coraggio e sprezzo del pericolo.




Taccuini Internazionali rievoca questo piccolo episodio della Grande Storia della Resistenza per affermare la necessaria continuità che occorre dare alla rievocazione in ogni luogo di tutti i numerosi episodi come questo, perchè troppo frequentemente si vede dimenticato come ha avuto origine la nostra Repubblica e come ha avuto avvio la democrazia nel nostro paese. Abbiamo perciò ritenuto giusto dare spazio in queste pagine al ricordo di Enrico Binda, nipote di Enrico Bertani, il quale, nel corso di una mostra commemorativa allestita nel Comune di Belgirate (VB), ha pronunciato questo discorso in memoria dell'episodio che ha visto attore lo zio, successivamente consacrato eroe nazionale della resistenza. 
Segue il ricordo di Pore Musolishvili, dalla documentazione Anpi, l'eroe partigiano venuto dalla Georgia, morto a Belgirate il 3 dicembre del 1944.

Enrico Mercatali

Enrico Bertani

Medaglia d'oro belgiratese, eroe della resistenza, 
caduto in Jugoslavia nel 1945 pochi giorni prima  della fine della guerra


di Enrico Binda




Partigiani dell'Ossola in azione


In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata alle medaglie d’oro al VM Pore Musolisvili e Enrico Bertani, cercherò di raccontarvi la figura dello zio Enrico Bertani sia nel contesto storico che famigliare,  con i ricordi di frasi e racconti sentiti in famiglia e di documenti che conserviamo:

Enrico Bertani nacque a Belgirate il 24 settembre 1919.
I genitori Eugenio e Clementina si trasferirono da Casorezzo, un grosso paese  di contadini in provincia di Milano, in cerca di una vita migliore e trovarono lavoro di custodi e giardiniere presso la villa Ferrari, oggi Villa Carlotta.
Enrico, che in famiglia ed in paese era chiamato col suo secondo nome Ambrogio, cresceva con i suoi fratelli Cesare e le sorelle Luigia ed Angioletta. Frequentò le scuole con ottimi voti ed  apprese con passione l'arte del giardiniere e vivaista.
Curava e accudiva, da solo o con il fratello le serre e i parchi delle ville che ancora oggi sono una componente di prestigio del nostro territorio.
Il 18 marzo del 1939 arrivò la cartolina di precetto e venne arruolato nel Gruppo Artiglieria Alpina Aosta.  Questo reparto faceva parte della Divisione “Taurinense” che venne impiegato sul fronte occidentale. Come è noto, proprio nel maggio del 39 l’Italia firmò il “patto d’acciaio” con la Germania nazista e il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Francia già occupata dai nazisti. La divisione Taurinense risultò dislocata in diversi punti del fronte dell'arco alpino (settore Moncenisio - Bardonecchia) e partecipò alle operazioni contro la Francia dal 10 al 24 giugno 1940 occupando e poi presidiando alcune città, anche Enrico partecipò a tali operazioni militari. Successivamente, dopo un breve campo estivo ad Omegna, Enrico si trovò ad operare sui monti di Susa  dato che nell'ottobre del 1940,  alla Divisione alpina "Taurinense" fu dato l'ordine di presidiare il territorio francese compreso fra il vecchio confine e la linea di armistizio.


Partigiani in azione in Val d'Ossola


A Enrico venne concesso,  verso la fine del 1941 qualche giorno di licenza  che trascorse a casa, con i suoi famigliari. Fu l’unico breve periodo di licenza nei 6 anni di servizio militare. Il suo entusiasmo ed i fatti militari che raccontava, mettevano in risalto una fierezza e una convinta consapevolezza che era necessario e indispensabile servire la Patria senza indugio, senza risparmiarsi. Tant’è  che mio padre ed altri parenti, accompagnandolo al treno che lo riportava a Torino gli raccomandarono di non fare l’eroe, di riportare a casa la pelle. E mi dissero che Lui sorrideva e ci scherzava su, sereno e tranquillo, come sempre.
Il 6 gennaio dalla caserma di Torino scrisse che hanno distribuito indumenti invernali e partiranno forse per il Montenegro. Il 23 gennaio  ‘42 sbarcò a Ragusa (Jugoslavia) con il 1° reggimento Art. Alpina, battaglione“Aosta”. Da questa data all’agosto del 1943 scrisse molto ai famigliari. Sono lettere, biglietti postali, cartoline postali che anch’io ho letto più volte. Con serenità descrisse di spostamenti su montagne impervie, di stanchezza, di fame, di battaglie aspre, ma sempre con leggerezza e fede che tutti i sacrifici risulteranno utili per la Patria. Con tanta nostalgia saluta e rassicura i suoi anziani genitori, ricorda sempre tutti i suoi famigliari specialmente i nipotini che chiama Eugenietto, Franchina e Cesarino.
Aveva 24 anni quando l'armistizio lo sorprese in terra jugoslava, col 1°Regg. Artiglieria Alpina 4° batteria, gruppo Aosta. Nel clima di caos creatosi con il proclama dell’8 settembre, la 1^ Divisione Alpina Taurinense  venne sciolta mentre si trovava dislocata in Montenegro.
Enrico e molti altri commilitoni non vollero consegnare le armi e arrendersi ai tedeschi, bensì decisero di continuare a lottare e saputo che a Gornje Polje  (all’interno di Dubrovnik) si stava formando la 1^ brigata  Aosta detta anche 1^ brigata Taurinense, vi aderì senza indugio e con essa passò immediatamente in montagna a fianco dei partigiani locali per combattere i tedeschi che erano affiancati   dalle legioni fasciste di "camice nere" e dai cetnici slavi.
Il 10 ottobre del 1943 quale capo mitragliere venne inserito nelle file della 1^Brigata partigiana “Aosta” (detta anche Taurinense), comandata dal maggiore Carlo Ravnic, che poi divenne il leggendario comandante della divisione italiana partigiana Garibaldi.



Una fotografia di Enrico Bertani, Jugoslavia, luglio 1942


Un mese dopo, il 10 novembre, nella battaglia di Stretnja in Montenegro la sua unità venne accerchiata da preponderanti forze nemiche. Enrico  ebbe il compito di difendere ad oltranza un caposaldo, onde permettere agli altri reparti di forzare l'accerchiamento. Sebbene ferito, con i suoi uomini seppe resistere in cima al monte senza viveri e senza quasi munizioni  per due giorni combattendo con  accanimento.  I pochi superstiti furono quindi catturati da un gruppo di Mussoliniani e consegnati ai tedeschi, che li chiusero nel lagger di Banijca Beograd. (erano passati solo 2 mesi dall’armistizio!!)
Per questo fatto d’armi col n. d’ordine 367 del Ministero della guerra il 13 ottobre 1944 venne decorato di croce al V.M. con la seguente motivazione:

“Capo arma mitragliere, durante un violentissimo fuoco nemico continuava a manovrare la propria arma con serenità e precisione, contribuendo così efficacemente ad arrestare la marcia del nemico e a proteggere i compagni schierati in posizione avanzata.”

Verso la fine del '44 i partigiani Jugoslavi con l'aiuto della Armata Rossa passarono all'offensiva: Enrico approfittò del disordinato ripiegamento tedesco per fuggire dal campo di prigionia (ove era prigioniero da quasi un anno era) e rifugiarsi temporaneamente  sui monti, presso famiglie di pastori locali.
Si ritrovò presto con un reparto di partigiani italiani, e dal 3 novembre '44 si unì alla brigata d'assalto "Italia", Enrico fu in forza al 1° Battaglione Garibaldi , 2^ compagnia (che proveniva dalla 6^ divisione Jugoslava) e assunse la qualifica di Caposquadra(10/11/44) e, poco dopo, quella di Comandante di Plotone (17/1/45).
Combattè distinguendosi fra tutti per il suo ardore, coraggio, modestia e capacità di comando sino al 12 aprile del 1945 quando, durante una dura ed aspra offensiva Tedesca nei pressi di Sarengrad, a  Babin Dol, quota 98, in seguito a ferite riportate in tutto il corpo da schegge di bomba da mortaio, verso le ore 5.45 la sua giovane vita ebbe termine.
Mi piace pensare che in quegli ultimi attimi di vita, i suoi occhi non videro più sangue, morti, feriti, disperazione, ma che le ultime sue immagini fossero quelle delle cose che più amava: i suoi Cari, il suo lago Maggiore, i suoi fiori.
Aurico Renzo,  comandante di questi reparto così ne descrive la figura: "... Durante la lotta una granata decimò il mio migliore plotone, quello comandato da Enrico. Molti morirono, ed Enrico rimase gravemente ferito.



Partigiani alla guerra jugoslava


 Era l'alba del 12 aprile. Enrico era stato colpito allo stomaco e, più lievemente ad una guancia: ma il suo viso era calmo e sereno, come sempre.
Mi guardava con un tranquillo sorriso, mentre intorno infuriava il fuoco dell'artiglieria e delle mitragliatrici. Speravo che si potesse salvare, ma dalle sue prime parole compresi che era finito. Lo feci trasportare in una piccola buca per farlo medicare: ed egli non voleva che si perdesse tempo per lui, ma che si continuasse a lottare.
Mi disse: " Comandante, non vi preoccupate di me, andate avanti, perché il popolo la libertà l'attende da noi".
Il combattimento mi costrinse ad allontanarmi da lui, quando tornai l'infermiere che lo custodiva mi disse che Enrico era spirato senza un lamento e le sue ultime parole erano state: "Salutate tanto i miei vecchi, dite che non piangano. Andate avanti, il popolo la libertà l'attende da noi"
Piansero tutti quando lo seppero ed andarono all'assalto anche per lui per eseguire il suo ultimo comando.
La liberazione completa della Jugoslavia ebbe il suo epilogo un mese dopo, l’11maggio 1945.

Alla sua memoria il 19/ 12/1945  il governo Jugoslavo ha stabilito l'Alta Decorazione dell'Ordine al Valore, (equivalente alla nostra medaglia d’argento) Onorificenza che il comando dell’esercito di liberazione della Jugoslavia gli ha concesso come Comandante di Reparto d’assalto “…per l’abilità di comando, imprese ardite e per il dimostrato coraggio”.

L’8 ottobre 1945 arrivò alla famiglia la comunicazione  ufficiale della morte di Enrico. Fino a quel giorno la sua mamma Clementina,  quotidianamente andava alla stazione con la speranza che dal treno scendesse il suo figliolo e nei giorni di pioggia con se portava un secondo ombrello, quello per Enrico.
20 mila partigiani Italiani caddero in terra Jugoslava, 3 hanno ricevuto la massima onorificenza , Uno appunto è il nostro Enrico Bertani  al quale, con decreto  del Capo dello Stato in data 1°settembre 1947 veniva concessa la medaglia d’oro al VM con la seguente motivazione:

Caporale maggiore di Artiglieria Alpina distaccata in territorio oltremare, non esitava, subito dopo l'armistizio del settembre 1943,ad arruolarsi nelle formazioni partigiane locali. Non appena le vicende della lotta lo permisero, rientrava ai reparti volontari italiani e nominato comandante di plotone prendeva parte ai fatti d'arme di un intero ciclo operativo sempre emergendo per alto valore ed elevato senso del dovere tanto che, benché ferito, rifiutava di essere ricoverato in luogo di cura. Durante un aspro combattimento mentre alla testa dei suoi uomini andava all'attacco di una munita posizione nemica, cadeva gravemente ferito al petto. Conscio della propria fine rifiutava ogni soccorso e chiedeva insistentemente che il suo corpo, prossimo a divenire esamine, fosse buttato fuori dal camminamento per non intralciare la avanzata dei compagni.
Luminoso esempio di coraggio e sprezzo del pericolo.



Nella fotografia un momento della consegna della medaglia d'oro al valor militare, al padre di Enrico Bertani, 2 giugno 1950.



L’ onorificenza venne consegnata il 2 giugno 1950 presso il presidio militare di Novara al padre Eugenio con  presente anche la sorella di Enrico,  Angioletta.
Certamente molti belgiratesi si ricordano con quanta commozione e orgoglio dapprima il papà Eugenio e poi la sorella Angioletta hanno sempre presenziato ogni ricorrenza sia in paese che in altri luoghi ove veniva celebrato il ricordo dei caduti per la liberazione portando appuntata al petto la Medaglia d’Oro alla memoria.
Poi l’increscioso fatto del furto subito il 25 gennaio 2006 nel quale i ladri hanno tra l’altro, smurato la cassaforte di casa e rubato tutto il contenuto, compreso il nobile riconoscimento.
Ringrazio, a nome di tutti i parenti di Enrico, l’ Amministrazione Comunale per essersi attivata e aver per portato a buon fine l’iniziativa voluta dal pronipote di Enrico Bertani, Cesare : infatti, come già noto dal programma della manifestazione di quest’anno, il giorno 25 aprile verrà  riconsegnata una copia conforme all’originale della medaglia al nipote Eugenio.
E  dal ringraziamento all’attuale Amministrazione Comunale voglio  brevemente ricordare con affetto gli amministratori che negli anni si sono susseguiti  e che hanno voluto celebrare l’ eroico concittadino .

  • la cerimonia della scoprimento della targa alle scuole avvenne il 25 aprile del 1952: sindaco Migliavacca.
  • la concessione di giardinetto per ricordo e possibilità di inumare i resti della M. d’O. Bertani: 12/1/1953
  • lo scoprimento della targa sul piazzale del nuovo lungolago il 4 novembre 1956: sindaco Fucigna
  • il 25 /4/1955 l’ intitolazione  del Gruppo Alpini di Belgirate , presidente Luigi Costantini.

- il fervore col quale il sindaco Prini , per tutti gli anni dei suoi 4 mandati, ha profuso nel ricordo del concittadino Enrico Bertani. Egli ha cercato con tutti i mezzi possibili di intraprendere relazioni con l’ ambasciata e con le autorità preposte per riallacciare rapporti fra il nostro comune e Vukovar , dov’era caduto Enrico. Purtroppo le divisioni culturali politiche e religiose tra etnie (che dopo qualche anno portarono alla cruenta guerra  nei Balcani) non permisero il proseguo dei nobili intenti. Nel 1987 Luigi Prini e la sua Amministrazione, vollero realizzare a Belgirate due grandi eventi: il 20 settembre veniva  innaugurata la Baita della Libertà e assieme alla celebrazione del Georgiano medaglia d’oro Pore,  venne celebrata la nostra medaglia d’oro. Tale grande manifestazione  portò a Belgirate  un gruppo di compagni d’arme di Enrico con il com. Gardini e il comandante della divisione d’assalto Italia  M. d’O. Maras  il  quale tenne una commovente orazione commemorativa a ricordo del “suo comandante di plotone “ Bertani Enrico.

- Ricordo inoltre l’Anpi nazionale che nel maggio del 1946 lo proponeva per la massima onorificenza  e poi ne ha sempre onorata la memoria ,e anche la sez. intercomunale del Vergante che il 22/6/2002  che consegnava alla sorella della M. d’O. Angioletta , la tessera “ad honorem”.



La Casa della Resistenza di Fondotoce (VB), 
il più grande centro d'Europa di documentazione sulla Resistenza


Termino con una osservazione che mi fa ben sperare per il futuro.  Nelle ricorrenze del 25 aprile a Belgirate  sorprende positivamente vedere la nutrita partecipazione popolare, ma ancor più bello è assistere alla presenza e al coinvolgimento dei giovani nel ricordo degli eventi che hanno ridato dignità e libertà al nostro popolo. Io credo che le nuove generazioni hanno le capacità per lottare, per affrontare e risolvere le tante difficoltà in cui oggi ci troviamo, mi auguro che sappiano credere sempre nella partecipazione, nei valori democratici e trovino la forza per ricostruire una politica onesta, non dimenticando mai che, dentro la nostra Costituzione esistono i capisaldi per una società basata sull’eguaglianza e la giustizia, e questa fondamentale Carta, che tutti i Paesi democratici ci invidiano, la si  deve al sacrificio di tanti Italiani soprattutto di tanti giovani come Enrico, come Pore, che, quasi 70 anni fa, credettero senza indugio e fino in fondo all’ideale di un Paese libero, democratico e pacifico.

Enrico Binda
nipote della medaglia d’oro al VM Enrico Bertani



Una immagine del film di Carlo Lizzani "Hotel Meina",  girato nel 2007 e narrante l'episodio dell'omonimo libro di Marco Nozza, che descrive l'episodio di una terribile strage nazista di ebrei, ospiti dell'albergo di Meina nel settembre del 1943, vicinissimo a Belgirate. Il film ha portato l'episodio dell'eccidio, uno dei più spietati che i nazisti abbiamo perpetrato in alta Italia sugli inermi ed ignari ospiti di un famoso albergo sulla riva del Lago Maggiore, recentemente demolito, a conoscenza di un vasto pubblico, così dando una doverosa testimonianza  di quanto e come avveniva nel corso dell'occupazione nazista del nostro territorio negli anni successivi all' 8 settembre.


Pore Musolishvili
l'eroe partigiano venuto in Italia dalla Georgia


L'unica fotografia rimasta della Medaglia d'oro Pore Mosolishvili


Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Il conferimento della Medaglia d’Oro a questo partigiano georgiano è avvenuto nel 1970. Il governo italiano ha voluto così riconoscere in lui un simbolo della solidarietà antifascista internazionale. Sotto quest’aspetto, la vita e la morte di Musolishvili sono davvero esemplari.

Nel 1939, Pore è arruolato nell’Armata Rossa. Quando i tedeschi invadono l’allora Unione Sovietica,
 lui compie il suo dovere con grande coraggio, tanto che si guadagna sul campo la nomina a sottufficiale. Nel 1944 Musolishvili viene catturato dai tedeschi, che lo incorporano in un reparto speciale e lo trasferiscono in Italia con altri prigionieri sovietici e cecoslovacchi. Il reparto ha compiti di presidio territoriale e d’antiguerriglia e, al comando di Pore, un plotone di ex prigionieri viene dislocato nel Novarese, a Stresa.



Una immagine della resistenza partigiana in Jugoslavia



Qui Musolishvili valuta la situazione, si mette in contatto con i partigiani della 118a Brigata Garibaldi e il 7 settembre 1944, con altri 36 ex prigionieri georgiani, passa, armi e bagagli, nelle file della Resistenza italiana. Inquadrati nel 2° Battaglione della 118a, i georgiani si distinguono subito per azioni audacissime. Dal 9 al 14 ottobre partecipano alla difesa della repubblica partigiana dell’Ossola. Il 26 ottobre sono tra i protagonisti dell’attacco che il 2° Battaglione conduce contro un convoglio di fascisti e che si conclude con l’eliminazione di 23 repubblichini.

Nel novembre i nazifascisti decidono di sferrare una violenta controffensiva nella zona del Mottarone-Vergante, nel basso Verbano, settore operativo della Brigata "Servadei". I partigiani si dividono in piccoli gruppi, per resistere meglio all’attacco di forze soverchianti. Nel gruppo di Pore c’è anche il comandante del 2° Battaglione. La notte del 3 dicembre i partigiani trovano riparo in una baita sopra Belgirate; ma la loro presenza viene notata ed una spia li denuncia ai tedeschi che accorrono in forze. È l’alba quando comincia un violentissimo combattimento.
Alla memoria I partigiani, accerchiati, stanno per finire le munizioni. I tedeschi se ne accorgono e intimano la resa, promettendo salva la vita a tutti i partigiani, purché sia loro consegnato il comandante. A questo punto, cogliendo di sorpresa i suoi, Pore esce allo scoperto, si fa incontro ai tedeschi e grida: "Sono io il comandante!". Fa ancora pochi passi, si punta la pistola alla testa ed esplode l’ultimo colpo rimasto nell’arma.

Da anpi.it





motivazioMotivazione della medaglia d’oro:
 
Sottufficiale delle truppe georgiane, disertava dall'esercito tedesco alla testa di una settantina di militari suoi connazionali al completo di armamento e di equipaggiamento ed entrava come partigiano combattente nelle formazioni italiane operanti in Lombardia distinguendosi per virtù militari e fede nella causa della libertà. Sottufficiale delle Truppe georgiane, disertava dall'esercito tedesco alla testa di Una settantina di militari Suoi connazionali al completo di armamento e di equipaggiamento ed entrava sono partigiano combattente Nelle formazioni italiane operanti in Lombardia distinguendosi per Virtù militari e fede NELLA Causa della Libertà. Nel corso di una dura azione difensiva, accerchiato con il suo reparto, allorché il comandante del plotone dopo lungo e sanguinoso combattimento ed esaurite totalmente le munizioni stava per accedere all'ultima intimazione di resa del nemico che prometteva salva la vita a tutti a condizione che il comandante del reparto si consegnasse vivo, egli spontaneamente e con eroico gesto si sostituiva al suo superiore e si presentava all'avversario dichiarando di essere lui il comandante.NEL corso di Una dura Azione difensiva, accerchiato con il Suo reparto, allorché il comandante del plotone DOPO Lungo e sanguinoso combattimento ed esaurite le Totalmente Munizioni Stava per accedere all'ultima intimazione di Resa del nemico Che prometteva salva la vita uno Tutti a condizione Che il comandante del reparto SI consegnasse vivo, Egli spontaneamente e con Gesto eroico SI sostituiva al Suo Superiore e SI presentava all'avversario dichiarando di Lui Essere il comandante. Contemporaneamente, con mossa fulminea, estraeva la pistola e si faceva esplodere alla tempia l'ultimo colpo gridando: Viva la Russia, viva l' Italia libera!Contemporaneamente, con mossa fulminea, estraeva la pistola e faceva esplodere SI alla Tempia l'ultimo Colpo gridando: Viva la Russia, viva l 'Italia libera!.. Fulgida figura di soldato, di combattente, di fratello d'arme, seppe fondere in un unico ideale, al di sopra di ogni origine e di frontiera, l'amore per la sua Patria con la giusta causa degli uomini liberi.Fulgida Figura di soldato, di combattente, di Fratello d'arme, Seppe fondere in Ideale Unico delle Nazioni Unite, al di sopra di ogni origine e di Frontiera, l'amore per la Patria con la SUA Giusta Causa degli Uomini Liberi. Mottarone - Lesa (Novara), 3 dicembre 1944.Mottarone - Lesa (Novara), 3 dicembre 1944.


 Nato nel 1919 a Kvemo Machkaani (Georgia), morto a Belgirate (Verbania) il 3 dicembre 1944.


Belgirate 25 aprile 2012
a cura di Enrico Mercatali