THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

20 April 2015

Burri riavrà nel Parco Sempione il suo teatrino, ma Milano avrà perso uno dei suoi più importanti biglietti da visita - di Enrico Mercatali





Burri riavrà nel Parco Sempione
il suo teatrino



ma Milano avrà perso 
uno dei suoi più importanti biglietti da vista


Abbiamo appreso con sgomento la notizia
che Soprintendenza e Giunta hanno dato il loro via libera alla ricostruzione dell'opera come e dove era in precedenza




Tanto abbiamo amato ed amiamo Alberto Burri e la sua arte, indubbiamente importante nel quadro di livello mondiale in cui s'è saputa inserire, quanto abbiamo osteggiato, ed ancora intendiamo osteggiare, il suo teatrino al centro del Parco Sempione nei numerosi anni che lì lo videro, cementizio e inadeguato, impattante e insensato, tra il 1973 e il 1989.

Tanto amiamo l'arte moderna, nella quale Burri ha assunto una posizione qualificata e di rilievo, e particolarmente le istallazioni che essa propone oggi, anche nel cuore delle grandi città, ed anche quanto essa generalmente sappia esprimere nel rapporto con l'antico, o sappia dire nel colloquio con i grandi scorci urbani, o con la storia, quanto quest'opera non ci abbia mai convinto, fin dal suo nascere (se non come istallazione appunto con caratteri di provvisorietà, e non ci convince tuttora, come mai ci potrà convincere in futuro.




Il "Teatro Continuo" che Alberto Burri aveva realizzato nel bel mezzo del Parco Sempione di Milano nel 1973, in occasione della XV Triennale, era stato demolito nel 1989. Nonostante la sua struttura cementizia di grandi dimensioni impattasse in maniera eccessiva all'interno dell'unica e splendida prospettiva visiva tra Castello Sforzesco ed Arco della Pace,  essa è durata in sito ben 16 anni, finchè la Giunta di Paolo Pillitteri, allora Sindaco di Milano, ne decise l'asportazione.


Siamo pertanto ora a denunciare l'intervento ora proposto di ricostruire entro il 2015 il Teatro Continuo di Burri, nella sua posizione originaria, purtroppo già deciso (anche se molti oppositori stanno cercando di indire un referendum tra i cittadini per evitarlo), cercando di dire la nostra sperando che la nostra voce possa unirsi a quelle di tanti altri per sventare, per un'altra volta, quello che a nostro avviso è, nei fatti, un vero e proprio attentato al cuore della città, costituito, non già dall'elemento in sè, sul quale non vi sarebbe nulla da obiettare, quanto dal suo inserimento proprio sull'asse della principale prospettiva, storicamente consolidatasi tra i principali monumenti di Milano, che collega la direttrice del Sempione e l'arco della Pace al Castello Sforzesco nella direzione di via Dante, sino al Duomo, quella prospettiva indicata dall'Antolini nel 1806 come asse fondamentale dell'impianto urbanistico milanese, il quale, nella sua visione, avrebbe dovuto attribuire alla città un'aura di magnificenza civile pari, se non superiore, a quella di Parigi.

All'interno di questo quadro storio-ambientale, valorizzato oggi da una nuova e migliore manutenzione del verde arboreo dell'Alemagna che vi fa da quinta, poco, anzi per nulla di addice l'opera in questione, la quale peraltro avrebbe riscontri poco felici anche sul piano d'un utilizzo, peraltro intrinsecamente suggeritovi, di forte richiamo di pubblico, inadatto quindi in quella sua precisa collocazione (già peraltro sciaguratamente già collaudata).



Sopra e sotto:  l'opera, nel corso degli anni '70 e '80 si degradò parecchio, tanto che la decisione della sua demolizione arrivò non tanto per ragioni di tipo storico-ambientale, quanto a causa degli ammaloramenti avanzati che alcune sue parti denunciavano, ma anche a causa dell'uso poco decoroso delle sue superfici da parte dei "graffittari" dell'epoca.



Ci spiace assumere la posizione, generalmente considerata "bacchettona", di chi nega il nuovo in ragione d'una linea conservatrice dello statu quo, erigendoci a difensori d'ona realtà presuntamente ritenuta immadificabile, ma, pur essendo qui esattamente ciò che stiamo facendo, essa ha, credo in questo caso, una giustificazione di notevoile importanza, anzi d'una tale importanza da far superare in forza il mantenimento d'uno stato di fatto, realmente di grandissimo valore, se messo a confronto con una sia pur pregevole opera, o, se si vuole, di una sia pur interessante ed originale proposta aetistica avanzata da uno dei maggiori artisti italiani (e mondiali) del XX secolo.

Crediamo in ultima istanza sia possibile, oltrechè auspicabile, un compromesso, ovvero quello di ricostruire il segno burriano, ad memoriam, entro qualche enclave arboreo del parco stesso, che ne ricordi il senso originario quando fu posto nella prospettiva antoliniana, senza però esservi di fatto. Qualcuno potrebbe indicare in questo compromesso una sorta di non-sense, in quanto contriddirebbe la matrice stessa dell'originaria idea del suo autore, ed in tal caso allora, se neppure se ne voglia attivare la pura memoria come intento temporaneo se pur provocatorio, meglio tralasciarne del tutto la ricostruzione.



Vi sono contesti nei quali l'opera moderna s'adegua perfettamente anche accanto ad una chiesa antica  (ad esempio la fontana Strawinsky di Tinguely tra il Beauburg e la Chiesa gotica di St Eustache, o, perchè no, quanto noi stessi proponevamo in un'altro articolo di questa blog, che voleva vedere accanto al Duomo di Milano un moderno impianto di risalita),  ma ve ne sono altri nei quali nulla necessita in essi in più di quanto già non vi sia, se non di peggiorativo.
Questo è il caso in questione, che rischierebbe di diventare un secondo atto sbagliato d'una storia destinata a ripetersi, ovvero a rivedere tra qualche anno una ennesima decisione demolitoria.

Crediamo che i milanesi preferiscano avere il loro Alberto Burri ben collocato in altra posizione, e mantenere la loro superba veduta prospettica che dal castello vada all'Arco della Pace ed oltre, che tanto la sanno rendere "grande città europea". Tutt'attorno grandi segni di storia e di creatività ne fanno un comparto urbani centrale ed unico nel suo genere: Duomo, Palazzo della Ragione, Castello Sforzesco, Torre del Filarete e Musei Civici (Pietà Rondanini), Parco Sempione, Palazzo della Triennale, Torre pontiana del Parco, Arena, Arco della Pace. Anche all'interno del Parco emergono segni di storia della città, dal teatrino di Arman, ai Bagni Misteriosi di De Chirico, il ponte delle Sirenette, e, perchè no, il Teatro Continuo di Burri, ma non in quella proposta scorretta collocazione.



Qui sopra: piccoli giorielli interni al Parco Sempione, tutti posti in posizione defilata sia pure ben visibili ed utilizzate dal pubblico, tra cui potrebbe ancora annoverarsi il Teatro burriano: il teatrino di Arman, i "Bagni Misteriosi" di De Chirico, l'ottocentesco Ponte delle Sirenette", già collocato in via Senato per attraversare la Cerchia del Navigli.

Milano, 3 ottobre 2014
Enrico Mercatali


Aggiornamento:

In data odierna aggiungiamo all'articolo del 3 ottobre 2014 due immagini relative a due diverse opere realizzate da pochi giorni: il restauro dei "Bagni misteriosi" di Giorgio De Chirico e il basamento cementizio del teatro Continuo di Burri, il quale, nonostante le numerose azioni di protesta da parte di professionisti di fama e uomini di cultura, associazioni ambientaliste e cittadini, intercorse tra la pubblicazione del nostro articolo di protesta, che ha avuto l'onore di essere stato il primo della lunga serie ad esso seguita, ha visto purtroppo l'avvio dei lavori. Tra pochi giorni esso verrà inaugurato. In un nostro post su Facebook abbiamo scritto:
 
"TEATRO BURRI NEL BEL MEZZO AL PARCO SEMPIONE E DELLA STORICA PROSPETTIVA OTTOCENTESCA.

Credo che nel tempo, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo periodo, la vicenda si ritorcerà come un boomerang contro la Fondazione e contro gli eredi dell'artista:
troppo evidente che, più si diffonde la notizia della ricostruzione del "Teatro Continuo" (purtroppo passata quasi del tutto in sordina presso il pubblico), più aumenterà la schiera dei suoi detrattori e degli antagonisti. Una volta realizzata definitivamente l'opera, essa sarà inevitabilmente il miglior veicolo pubblicitario contro se stessa.
Sempre che noi si persista nella battaglia per la sua demolizione senza perdere occasioni, per ridare alla città quanto si merita.
Il nome di Burri ne verrà infangato, e saranno più gli aspetti negativi che quelli positivi, che ne marchieranno la memoria, a discapito di quanto auspicato dalla Fondazione, anzi a suo progressivo detrimento.
Il teatro si deteriorerà con l'uso (uso totalmente improprio per la sua localizzazione), e qualunque scritta (che certo non mancherà su di esso) mostrerà quanto sia un pugno nell'occhio nel mezzo della "prospettiva storica più bella della città ".
Errore di base perciò si rivelerà nel tempo non aver voluto ricostruire il teatrino (se proprio era necessario farlo) in un diverso e più appartato sito. Il che lo avrebbe certo reso più duraturo, se non addirittura capace di sfidare i secoli!
Quello che è certo, questo che ora è in fase di ricostruzione, durerà poco; e basterà una diversa giunta per riaffossarlo definitivamente (basta un giorno di ruspa e martelli pneumatici, ed un secondo giorno di giardinaggio): un soffio, davvero!! Un augurio a tutti gli amanti di Milano e alle sue bellezze!".

Speriamo questo sia un pronostico capace d'avverarsi, con l'aiuto di tutti coloro che già si sono espressi contrari all'opera, per le ragioni tutte molto simili a quelli che noi avevamo a suo tempo denunciato.




Enrico Mercatali
Milano, 20 aprile 2015

2 comments: