THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

04 July 2010

Ortissima Percorsidorta 2010





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ORTISSIMA PERCORSIDORTA 2010
Le sculture monumentali di Paola Epifani, in arte Rabarama, a Orta San Giulio


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Siamo dell’idea che sia magnifica l’iniziativa degli organizzatori di Palazzo Penotti Ubertini (con la collaborazione delle città di Orta San Giulio e di Omega, e con il contributo della Regione Piemonte e del Distretto dei Laghi) di aprire i battenti all’Arte, non solo del Palazzo che sorge al centro dell’abitato di Orta, ma anche dell’intera città, in un modo così inconsueto ed efficace, come sta avvenendo da tre anni
a questa parte con l’esposizione di grandi sculture nelle piazze, nelle vie e sul lago stesso, di fronte all’abitato.
All’avvio della bella stagione, infatti, tale iniziativa ci ha abituato, ormai con puntualità cronometrica, a vedere la città di Orta San Giulio popolarsi di apparati scultorei, a volte giganteschi, di figure arcane o misteriose, di monumentali forme poco familiarizzanti ma dialoganti col contesto, le cui silouette si stagliano, a volte, sul lago o sui muri delle case antiche dello splendido borgo medioevale, in modo decisamente suggestivo.
Le diverse presentazioni al pubblico, che nel corso delle tre successive ultime stagioni calde ne ha così copiosamente dimostrato interesse, non lasciano ormai più dubbi circa la fortuna dell’operazione, presa nel suo complesso, che ha dato i migliori ritorni, sia come presenze alle mostre interne alla prestigiosa sede di via Albertoletti, che come affluenze, decisamente in crescita, nella stessa città.
Dopo tre anni di fortunate sperimentazioni in questa direzione, possono trarsi perciò i migliori auspici per il futuro, che ci auguriamo possa registrare analoghi se non maggiori successi, sia per l’encomiabile arditezza degli sforzi organizzativi, sia per le coraggiose scelte degli artisti e delle mostre, portati a tanto autorevolmente rappresentare i periodi di punta del nostro turismo lacustre in grande crescita, sia per l’ideazione complessiva dell’iniziativa che per le soluzioni sceniche e ambientali ogni volta adottate, a volte davvero geniali.


Due anni fa fu chiamato Arnaldo Pomodoro, tra gli artisti ritenuti idonei all’operazione, mentre l’anno scorso Mimmo Paladino. Quest’anno è stata la volta di Paola Epifani, in arte “Rabarama”.
Che dire delle scelte operate dai curatori delle mostre, selezionando questi tre nomi di artisti, tutti di fama internazionale, ma di così diverso profilo, sia stilistico che culturale? Quali obbiettivi hanno mosso in direzione di tale scelta, e soprattutto quale impatto esse hanno suscitato sul pubblico dei turisti del borgo, che vi si sono trovati di fronte, il più delle volte, senza sapere della loro esistenza nonostante l’ampia pubblicità data in vari modi e sedi all’iniziativa. Proviamo a orientarci, nel dare risposta a tali quesiti, esprimendo come di consueto il nostro disinibito giudizio sulle opere della mostra in atto, sulla loro ambientazione nelle vie e nelle piazze di Orta, e sull’impatto col pubblico.


Per noi, che di Pomodoro e Paladino siamo stati e siamo, per motivi diversi, profondi estimatori, sentimento rafforzatosi successivamente ai loro eventi di Orta, sia per la scelta delle opere che
per la perfetta corrispondenza, in dimensione e significato, con gli spazi utilizzati, questa di Rabarama, invece, non ci ha lasciato parimenti soddisfatti, pur avendo creato in noi un certo interesse per le ambientazioni (con ciò confermando la validità dell’idea originaria), non ci ha dato analoghe emozioni, anzi ci ha lasciato perplessi soprattutto circa il rapporto un po’ teso e decisamente interrogativo che si è venuto a creare, non solo tra gli esperti ma soprattutto nel pubblico, tra l’aspetto poco serenante delle opere ed il contesto essenzialmente vivace e che caratterizza l’uso degli spazi urbani di questa cittadina, specialmente nella sua versione più turistica dell’estate.
Non poche sono state infatti le critiche che noi stessi abbiamo udito da parte divisitatori e turisti, e di comuni passanti, che, al cospetto di queste figure (peraltro essenzialmente sempre uguali tra di loro al di là delle diverse colorazioni texturizzate o delle loro posture) si sono espressi in modo poco convinto e dubitativo. Pochi di loro hanno saputo dare senso al nesso tra la loro presenza in quel luogo ed il luogo stesso. Questi personaggi di Rabarama li vediamo sempre concentrati in se stessi ed obbiettivamente angosciati e angoscianti (anche per le misteriose e futuribili connotazioni della loro pelle, così simile a terrifici personaggi da fumetto, tanto epidermici sia di nome che di fatto), a volte apparentemente impegnati in esibizioni circensi, a volte in alate trionfalistiche espressività abbastanza prive di qualsivoglia senso che si voglia loro attribuire.


Non ci sono sembrate sufficienti, e tanto meno convincenti, le spiegazioni che la loro creatrice fornisce, circa il significato delle sue opere, nel corso di una intervista che viene mostrata al pubblico, all’ingresso della mostra di pittura ospitata contestualmente a Palazzo Penotti Ubertini, assieme ad altre piccole scultore dell'artista romana. Qui cambia la dimensione, ma non la sostanza, la quale anzi, nell’impatto con le serene atmosfere lacustri ed alpine tra otto e novecento (della Mostra “Il Lago, la pittura dell’Ottocento tra Piemonte e Lombardia” che le ospita), sembra mostrare ancor più la loro insufficiente contestualità.
Personalmente avrei visto meglio collocate le sculture monumentali di Rabarama all’ingresso di una mostra internazionale sul cinema di fantascienza piuttosto che nell’estate di Orta, almeno a scopo referenziale. Meno grave appare la collocazione della grade e dorata figura femminile all’ingresso del giardino di Villa Crespi, per alcuni impercettibili nessi di gusto d’epoca che possono vicendevolmente esservi richiamati!
Ma non sembra a noi esservi solo una questione di abbastanza evidente decontestualità, in questa proposta di Rabarama. E non è neppure questione di renderne significativi i vivifici contrasti, di cui l’arte stessa è sempre utile portatrice. Credo invece che sia l’opera stessa di Paola Epifani che non possa reggere il confronto con la complessità della storia, e dei luoghi che di storia sono permeati. Non pare neppure che ci si possano attendere, inoltre, possibili evoluzioni di tanta ripetitività formale e grafica, che sembrerebbe priva di sbocchi, o possibili salvifiche metamorfosi.
Resta però questa di Rabarama, per Ortissima, una esperienza fatta, anche con un certo coraggio, che nulla toglie all’idea originaria di cui si è più sopra parlato, la quale invece permea profondamernte l'abitato , ed in ciò sì che di futuro ne ha, eccome!

Privilegeremmo in futuro scelte meno di nicchia e di respiro più ampio. Davvero Orta, in questi tre anni, ha raggiunto livelli assai alti nel rapporto tra tali iniziative ed il suo contesto urbano. Non sarebbero davvero azzardati paragoni con gli alti livelli raggiunti in passato in altri luoghi d’Italia, quali ad esempio coi Cretti di Alberto Burri a Gibellina 1968, o con Henry Moore al Forte Belvedere, 1972 a Firenze, o all'estero con Jannis Kunellis, 2004 a Sarjevo, o ancora con Jeff Koons 2004 a Bilbao, eventi tutti che hanno saputo fare storia perché erano già essi stessi pieni di storia.


Enrico Mercatali
(dedicato ad Alba F.) 
                                    Orta, 1 luglio 2010





Nella recenzione dell'esposizione sono riportate alcune delle numerose sculture dell'artista Rabarama, esposte per le vie della Città di Orta San Giulio nell'estate 2010
(Foto eseguite da Enrico Mercatali)

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