THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

Showing posts with label Gastronomy - Gastronomia. Show all posts
Showing posts with label Gastronomy - Gastronomia. Show all posts

01 May 2015

EXPO: "Confronto epocale" tra 144 paesi espositori in Expo - In sei mesi dovranno essere costruite e condivise politiche mondiali sul nutrimento dell'uomo e dell'ambiente. Una sfida da raccogliere con entusiasmo.





Apre oggi a Milano l'EXPO

C  O  N  F  R  O  N  T  O     E  P  O  C  A  L  E

tra  144 paesi espositori di Expo




In sei mesi 
dovrà essere costruita e condivisa una politica mondiale
 sul nutrimento dell'uomo e dell'ambiente.

Una sfida da raccogliere con entusiasmo






Stiamo arrivando quasi impreparati all'apertura ufficiale, che è avvenuta oggi, dell'evento forse più importante adesso nell'intero pianeta, ma certamente il più importante che mai sia stato trattato in una Esposizione Universale.
E' da quando esiste questa istituzione mondiale che i temi proposti, e poi trattati nelle diverse manifestazioni che si sono succedute a scadenze prefissate, sono stati scelti tra i più d'attualità rispetto al momento storico vissuto in ciascuna di esse, e quindi trattate mettendo a confronto gli interessi diversi, e a volte contrastanti, di ciascuno di essi. Ma mai come oggi invece il tema trattato, sintetizzato dallo slogan non banale "nutrire il pianeta - energia per la vita", che è di estrema attualità per tutti, sia se visto da occidente sia se approcciato da oriente oppure dal sud del mondo, ha basi scientifiche e conoscitive tali da doverci necessariamente accomunare, pur nella serrata e variegata discussione derivante dalle estreme differenze che ciascun paese vive rispetto agli altri, nel valore univoco della sopravvivenza stessa dell'uomo, e quindi alle condizioni estreme dell'ambiente con cui l'intero pianeta deve fare i conti per potersi dare un futuro.





Abbiamo trascorso questi mesi di preparazione dell'evento a parlare di tutto fuorchè dei contenuti da approfondire una volta che esso si fosse avviato, circa la localizzazione dell'area in cui ospitare i padiglioni, circa la loro simbolicità formale, circa i tempi di esecuzione che fino all'ultimo ci hanno costretto a fare scommesse su di una materia totalmente scivolosa e incerta, sul destino dei padiglioni una volta terminata la kermesse. Ma poco tempo si è dedicato a capire quali dovessero essere gli argomenti da portare al confronto coi governi dei paesi produttori, quali potessero essere le questioni da intavolare per giungere a risultati produttivamente e qualitativamente positivi con questo o con quell'altro paese. Poco si è discusso circa le politiche da affrontare per avere reale scambio di risultato coi paesi poveri del pianeta, i quali pur hanno, tra le loro produzioni, materie prime di alto interesse per le nostre tavole, e per dare loro una mano a migliorare quelle qualità che, in ultima analisi, avrebbero aggiunto qualità anche ai nostri scambi.







Il dibattito è ora "aperto" così da mettere a confronto idee e procedimenti, processi di produzione e dinamiche di distribuzione, concezioni e strategie, valori quantitativi e qualitativi, filiere e reti, ma anche, su di un piano meno teorico, questioni attinenti la biodiversità e gli ogm, legalità e illegalità, problemi di arretratezza e di innovazione, di donne e giovani al lavoro, produrre in alta montagna o in mare, ed infine anche di trattamento del cibo per evitare sprechi, per ampliarne la diffusione, per conoscerne meglio la sua conservazione e le proprietà nutritive.
Ogni paese ha ora, concentrate in un sol luogo (all'Expo di Milano) e per un lungo periodo di sei mesi, delegazioni pronte a dialogare e a fare affari, a promuovere i loro prodotti ed a conoscerne di nuovi, a confrontare tecniche di coltivazione e di maggiori rese quantitative e qualitative.
I temi più impellenti li ha posti in questi giorni, in maniera esemplarmente chiara, Carlo Petrini, che ha avvertito come oggi sia ancora in gioco una battaglia, veramente è il caso di definirla epocale, tra metodi industriali capitalistici e monopolistici, tendenti a dare massimo credito agli ogm, ed alle loro potenzialità ancora scarsamente verificate sia sul piano degli effetti salutistici che su quello delle capacità incrementative per quantità e qualità, ed i mondi produttivi estremamente variegati delle economie localiste, del cosiddetto chilometro zero, maggiormente orientate a preservare le biodiversità e le genuinità ambientali specifiche che possiedono i luoghi e le loro tradizioni. Oggi sono in gioco le risorse finite del pianeta e la loro capacità di sfamare popolazioni sempre più numerose, a fronte di tecniche produttive che a volte stentano a migliorarsi e ad adeguarsi alle nuove esigenze. Il più delle volte sono le stesse diversità culturali a rendere difficoltoso il ricorso a saperi più ampi perchè più aperti al confronto con altre culture. E' il riconoscimento della necessità di scambio e del non aprioristico rifiuto culturale dell'altro a determinare nuove possibilità e quini più ampie opportunità.




Expo-Milano 2015, per ora augura a tutti un buono e proficuo lavoro, lontano da diffidenze e tabu, ma più ancora da ideologismi precostruiti, per dare campo senza pregiudizi ad un confronto che solo più avanti sapremo meglio valutare. Alcuni dati servono solo a farci capire quale sfida attende oggi all'umanità intera:  nel 2050 la popolazione mondiale sfiorerà i 9,5 miliardi di persone. Il fabbisogno alimentare allora dovrà aumentare del 60% rispetto a quello odierno. La quantità di terreno coltivabile è passato dal 1960 ad oggi da o,4 a 0,2. Esso è quindi oggi la metà di quello di allora, ed il suo rendimento oggi è passato a 0,5-1% rispetto al 3% di quello di allora. Il fabbisogno di carne aumenterà nel 2050 del 75% rispetto a quello odierno. A questi dati piuttosto allarmanti, si contrappone una diversa e migliorata realtà per quanto attiene ai decessi per fame oggi registrati, rispetto a quelli di soli 15 anni fa, diminuiti di 100 milioni di unità. Occorre però sapere che un terzo dei terreni coltivabili è oggi impegnato esclusivamente alla produzione di mangimi per animali. Ecco perchè chi oggi propugna soluzioni più sostenibili per risolvere la fame nel mondo indica la strada del minor consumo di carne. Dati freddi e scarsamente valutabili sono quelli che leggiamo a volte sui giornali, che poco informano i non addetti alle politiche alimentari strategiche globali. E' solo all'interno di un quadro comparato di relazioni complesse e generali che possono essere individuati i punti-chiave cui collegare i necessari piccoli cambiamenti virtuosi dei comportamenti alimentari delle popolazioni, finalizzati a promuovere i grandi e attendibili mutamenti positivi sul piano globale. E' quanto ci si aspetta da Expo, dalla sua capacità di sensibilizzazione del pubblico ai temi visti da punti di vista meno privilegiati, da quanto emergerà dai suoi tavoli di incontro delle sue delegazioni diplomatiche e tecniche, dei diversi ministeri del commercio estero e dell'agricoltura che vi saranno coinvolti, dalla volontà che esse sapranno evidenziare e mettere in gioco, approfittando dell'occasione loro offerta,  per il raggiungimento di obbiettivi minimi di breve periodo o per la messa in campo di più ampie strategie di conoscenza e di reciproca interazione di sviluppo sostenibile.

Enrico Mercatali
Milano, 1 Maggio 2015




14 April 2015

ART e FOOD - Quale cibo? ...ma soprattutto, come, dove e con chi. "Rituali dal 1851". Triennale apre le manifestazioni EXPO facendo storia del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico.





ART  e  FOOD
Quale cibo? 
...ma soprattutto, come, dove e con chi.



Rituali  dal  1851




Triennale apre le manifestazioni EXPO facendo storia del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico



Di come spazi ed evolva il dibattito sul cibo nel mondo durante Expo incominciamo già oggi ad averne un assaggio: anche in televisione incominciano i dibattiti e gli scontri sono duri, tra ottimisti e pessimisti, tra positivi e scettici, tra estimatori e contestatori dell'impostazione data all'esposizione universale di Milano, che aprirà i battenti il 1° maggio. Giornalisti e intellettuali non vedono che male ovunque si girino, mentra sponsors, aziende produttrici e distribitrici, organizzatori vedono tutto perfettamente a posto mentre in questi ultimi giorni di lavori si giocas tutta la partita della credibilità nazionale. Anche le istituzioni pubbliche incominciano a fare la loro parte: mentre Triennale e Comune di Milano ricostruiscono, contrariamente a ogni logica e discernimento, il Teatro Continuo di Burri, nel bel mezzo di Parco Sempione, vanificando il senso di uno degli assi visuali tra i più importanti d'Europa e del Mondo, la stessa istituzione milanese promuove l'ottimo restauro dei "Bagni Misteriosi" di De Chirico, proprio a ridosso dei suoi giardini esterni, restituendo all'opera tutta la sua vitale potenza cromatioca originaria, ed inaugura, nelle sale muziane, la gigantesca mostra curata da Germano Celant, "Art e Food - Rituali dal 1851", e allestita in modo un po' dispersivo da Italo Rota.



Una sequenza di immagini prese a caso dalle sale della mostra che dimostrano quanto essa sia stata costruita mescolando generi, materiali, pezzi unici e seriali, epoche, concetti, progetti e oggetti. Dai manifesti anni '50-'70 dello Studio Armando Testa, biciclette per trasportare il latte,un modulo di autosussistenza, il pesce-cucina di Gehry, il primo VolksWagen d'autosufficienza viaggiante, le 10 Campbells soups di Warhol, un modulo espositivo urbano, il Punt e Mes di Armando Testa, contenitori e stoviglie in plastica anni '60, vetrina Depero.


Anche questa mostra, attraverso la sua inconsueta dimensione e la sua fin troppo vasta sfaccettatura del panorama tematico, vorrebbe sollevare un ampio dibattito sui molteplici significati che hanno avuto, nelle diverse stagioni degli ultimi 15 decenni, i rituali della consumazione del cibo, nelle diverse situazioni sociali, nelle più svariate circostanze comportamentali dettate dalle mode, ma anche dai bisogni, dalle esigenze rappresentative o solo semplicemente funzionali, dai climi o dalla pura risposta a modelli predefiniti dagli ambiti produttivi, sia del prodotto preconfezionato destinato alle tavole, sia dei prodotti suggeriti, prima dagli stili artistici o architettonici, ed in seguito anche dal design del prodotto mobiliero, degli articoli per la casa, e perfino dalle case automobilistiche.



Angelo Morbelli, "Asfissia", 1884


La mostra è costituita, secondo lo stile del suo curatore, da un assemblaggio di pezzi autentici della produzione industriale, artigianale, pubblicitaria, artistica, visuale, progettuale architettonica grafica e di design, legate al tema del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico. Vi si accostano, secondo schemi non particolarmente rigorosi o forse poco comprensibili ai più, opere di pittura o di scultura ad ambientazioni e ricostruzioni di interni modernisti o deco, costruttivisti o razionalisti, autovetture a teche colme di oggetti pratici o simbolici, della vita domestica entro le mura dell'abitazione o della vita domestica proiettata fuori casa, elementi di design legati alla produzione o al consumo di cibo nelle più diverse circostanze, proposte progettuali destinate a razionalizzare il consumo o anche semplicementi a far sognare, proiettandoci nel futuro, il quale a volte ammicca al nostro desiderio di agguantare l'impossibile, altre volte sprofonda nella più catastrofistica delle visioni possibili.





Non mancano nella rassegna i nomi più noti e meno noti dell'arte, da De Nittis a Depero, da Boccioni a De Pisis, da James Ensor a Fontana, da Daniel Spoerri a Duchamp, da Braque a Oldemburg, Da Morandi a Lichtenstein, da Ghirri e Worhol, da Theo van Doesburg a Tom Wesselmann, così come non mancano quelli del Design, da Angelo Fasce a Gio Colombo, da Le Corbusioer a Zanuso, da Mackintosh a Mendini. Non mancano i grafici e i pubblicitari, come lo stesso Depero o lo studio Testa, Dudovich o Munari.
Ma non manca neppure Gabriele D'Annunzio, qui rappresentato dal suo studiolo al Vittoriale di Gardone, angusto e deprimente spazio nel quale, da vecchio, si faceva servire il lauto pranzo, al cospetto degli oggetti a lui più cari: un vitto tutto infarcito di gloriosi e mesti ricordi.



La casa futurista, la casa tecnologica-prefabbricata e quella autarchica (rispettivamente di Gerardo Dottori, di Jean Prouvé e di Angelo Fasce, tre esempi di linguaggio destinato, nelle intenzioni degli autori, non solo a modificare il tipo di arredo ma l'intero comportamento di chi vi vorrà abitare.


Intervallano qua e là la mostra importanti spezzoni di film, scelti da Antonio Somaini, così attribuendo un decisivo ruolo nel descrivere il rapporto uomo-cibo anche all'arte cinematografica. Ricordiamo di aver rigustato parti salienti e memorabili di "Monsieur Hulot", "la Grande Bouffe", "Mangiare bere uomo donna", tre gioielli in cui il tema dominante della mostra, rispettivcamente di Jacques Tati, Marco Ferreri, Ang Lee.

In complesso la mostra è un apprezzabile e perfino rilassante passatempo che non aggiunge, però, nulla di nuovo a quanto da essa avessimo potuto aspettarci, a parte qualche picco di novità, rappresentato ad esempio dal grande bancone-bar Campari, originale degli anni '30, e l'Autarca, di Angelo Fasce, prodotto di design sofisticato realizzato solo in prototipo, per una consumazione del cibo in compagnia d'amici senza dover ricorrere a personale di servizio.
Enrico Mercatali
Milano, 11 aprile 2015




30 November 2014

E A T A L Y e TURISMO - Mangiare e fare la spesa a teatro da EATALY - Milano. L'esperienza del buon cibo come potenzialità capace di valorizzare tutti gli altri umani saperi




E  A  T  A  L  Y
e

T  U  R  I  S  M  O



    Mangiare e fare la spesa    
a teatro
da Eataly - Milano (**)



***

L'esperienza del buon cibo come potenzialità capace di valorizzare tutti gli altri umani saperi


***



Dedichiamo ai turisti stranieri di passaggio a Milano questo articolo su Eataly, prodotto eccellente che il suo ideatore e proprietario Oscar Farinetti ha realizzato ora anche a Milano dopo numerosi altri successi in Italia e all'estero. Lo dedichiamo a loro e a tutti coloro che poco conoscono l'Italia, e meno ancora Milano, e che necessitano di buone sintesi pre farsi una idea di quanto e quanto bene il nostro Paese sappia fare, almeno nel campo agro-alimentare.
Siamo interessati a tale categoria di persone in quanto noi stessi (*), in qualità di produttori di accoglienza specialmente straniera, riteniamo di avere il compito di cogliere l'occasione d'una loro presenza sul suolo italiano per ben informarli e, meglio ancora, convincerli che nel nostro Paese, al di là dei suoi suoi diversi problemi, vi sono e vi si producono cose di altissima qualità, a volte assolute eccellenze nel mondo, e magari spingerli a farsene spontanei ambasciatori nei loro Paesi.

*** 

E' Eataly oggi, ed assai meno la Rinascente, grande magazzino a fianco del Duomo rinominato da Gabriele D?Annunzio, o il pontiano grattacielo Pirelli, o la michelangilolesca Pietà Rondanini, o il Museo del Duomo, a rendere più che mai attrattiva la città di Milano, facendo sì che verso le sue proposte  muova il pubblico proveniente da fuori città, ed il pubblico dei turisti stranieri, cosiddetti "per caso". E' l'idea di ritrovarsi tra amici, di darsi un appuntamento in un luogo simbolico, di frequentare un ambiente invitante nel quale trascorrere piacevolmente un po' del proprio tempo libero, a mettere Eataly al primo posto, piuttosto che i negozi di corso Vittorio Emanuele, o di Montenapoleone, od ancora il cortile grande del Castello Sforzesco.
In pochi mesi, dalla data della sua apertura, questo sito di acquisti alimentari, questo pluri-ristorante, questo punto di aggregazione legato al cibo ed ai suoi riti connessi, che ha nome Eataly, ha acquisito tanti punti sulla via del suo protagonismo nella vita della città.
Questo è accaduto certamente perchè esso, come luogo specificamente milanese nell'arco della storia personale del suo creatore Oscar Farinetti, ha accumulato numerosi precedenti tutti divenuti famosi per la sapiente formula che ne ha saputo innalzare le intrinseche qualità a puro ripetibile standard pronto ad entrare senza ostacoli nella esperienza individuale di ciascuno dei suoi clienti.
In Italia prima di Milano si era aperto quello di Torino, a fianco del Lingotto. Nel mondo già facevano spicco i positivissimi numeri di Eataly a New York, Londra, Los Angeles, Toronto, Istambul, San Paolo.




Abbiamo deciso di scrivere queste sintetiche note sul prodotto di Oscar Farinetti allo scopo di segnalarne l'esistenza specialmente presso il turismo internazionale, generalmente assetato di peculiarità italiane specialmente indirizzabili verso la cultura del cibo e della moda, per il quale siamo noi stessi operatori promotori nell'area italiana del Nord Ovest. Scriviamo questo articolo per tentare di sensibilizzare gli operatori turistici a segnalarlo presso i loro clienti stranieri. Ed è proprio perchè abbiamo riscontrato anche l'estremo interesse per la grande creatività insita in offerte di questo tipo, nel pubblico internazionale (riscontrata anche dall'esperienza che noi stessi abbiamo fatto come consumatori presso Eataly a New York, abbiamo ritenuto che un'esperienza presso Eataly da parte del turista straniero di passaggio a Milano, potesse essere il più appropriato biglietto da visita da collezionare nel corso di un viaggio nel nostro Paese, e messaggio da promuovere da parte di tutti gli operatori del turismo d'alta Italia.



Da Eataly-Milano il mondo dell'agro-alimentare è didatticamente suddiviso in comparti di filiera, che separa e distingue i prodotti finali, il pane, la pasta, i vini, la carne, il pesce, la verdura, la frutta, selezionando le vette che i territori italiani esprimono, spesso divenute vette mondiali, e proponendone i risultati gastronomici secondo proposte d'alto livello. Perciò il pubblico può sperimentare direttamente sui tavoli le migliori pizze, i ravioli o lasagne, le grigliate o i fritti di pesce e di carne, i dolci o i gelati, ed uscire dopo aver fatto una eccellente spesa a seconda dei gusti al giusto prezzo. L'offerta si allinea perfettamente, oltre che al pubblico italiano che cerca eccellenze regionali senza dover essere direttamente sui luoghi, anche al pubblico dei turisti stranieri che sempre chiedono di portarsi a casa, al rientro nei loro paesi, buoni prodotti italiani.


Nel sito di Milano c'è tutto ciò che gli altri Eataly nel mondo offrono, con analoghe capacità di presa presso il pubblico che adora la sua formula, ed ancor più la sua capacità di mantenersi ben salda nei suoi alti standard di qualità (frutta e verdura di stagione in vendita diretta dalle bancherelle, selezione d'alta qualità a prezzi contenuti sui banchi del mercato, piccoli centri di produzione di specialità regionali, punti di assaggio e di ristorazione dedicati e suddivisi per materie prime d'alto profilo, bar, gelaterie, pasticcerie fatte per offrire il meglio di ciascun prodotto.

Ma a Milano c'è qualosa di più, e di speciale, che altrove non abbiamo visto: la location si sviluppa negli spazi di scena e di sala d'un vecchio teatro milanese, lo Smeraldo, così che questa stessa funzione fosse recuperata a fare da sfondo, e d'accompagnamento, alle funzioni dell'acquisto e della consumazione dei clienti. Ecco che su quel palco si sono create le basi per la tenuta di concerti ed esibizioni musicali  ed ai fianchi di esso si sono predisposte le cucine per la tenuta di corsi di gastronomia. Una fitta programmazione ha incominciato a cadenzare le giornate e le serate di avventori ai quali non sarebbero più bastate sporadiche apparizioni in quella piazza, ma ai quali si sarebbero create più occasioni per sperimentarvi nuove esperienze. All'ingresso di Eataly infatti troneggiano le macrofoto dei volti che hanno fatto grande quel teatro, attori e cantautori che con la storia di Milano hanno avuto a che fare: Totò, Macario, Fellini, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Giaorgio Gaber, Enzo Jannacci, ecc., volti popolari di testimnials d'eccezione.


 

 

Ottimi giovanissimi chef confezionano, all'interno dei ristoranti di Eataly, piatti gustosi, ben cucinati  e presentati, a partire da materie prime della più alta qualità. Le stesse materie prime sono disponibili per l'acquisto sugli scaffali del negozio, suddivisi per caratteristiche e provenienza.


Con l'esperienza del cibo, quando questa si sappia esprimere al meglio delle sue potenzialità, possono agganciarsi, arricchendoli, tutti gli altri umani saperi. Ecco perchè Eataly sarà anche presente in EXPO, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Ecco perchè continuiamo a pensare che quella di Expo (nonostante il soverchio numero di errori che questa sigla ormai purtroppo anche evoca) debba essere considerata come un'occasione unica ed irripetibile da sfruttare per imprimere quello slancio verso il futuro di cui l'intero mondo produttivo italiano ora più che mai necessita.


Note
(*)   di CASABELLA - Lago Maggiore
(**) Eataly-Milano, piazza XXV Aprile


Enrico Mercatali
Milano, 29 novembre 2014