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23 January 2015

Musica dal Lager - Appuntamento commemorativo a Roma per il 70° anniversario dell'apertura del cancello di Auschwitz








 Musica 

dal lager




Sopra al titolo: alcuni spartiti originali prodotti dentro ai lager. Sotto il titolo: una immagine della grande sala Santa Cecilia presso l'Auditorium Parco della Musica a Roma, ove si svolgerà il concerto ideato e voluto dal musicista italiano Francesco Lotoro, appassionato raccoglitore e studioso di musica concentrazionaria.


Alla vigilia del giorno della memoria, del 70° anniversario dell'apertura del cancello di Auschwitz, lunedì 26 gennaio 2015, verrà commemorato all'Auditorium Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, con un programma musicale di elevato livello, intitolato "Tutto ciò che mi resta", dedicato ai brani che sono stati prodotti all'interno dei lager nazisti. L'evento,  che si svolgerà sotto l'egida dell' Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, intende raccontare non solo con la musica, ma con parole e immagini, le più salienti testimonianze relative al mondo sonoro creato e realizzato all'interno dei campi di concentramento dai numerosi suoi autori, già musicisti compositori o esecutori, provenienti dalle più diverse culture prima emarginate dal nazismo, e poi apertamente perseguitate fino all'olocausto.



Tre immagini, scattate all'interno dei campi di concentramento nazisti, nelle quali vengono colti altrettanti momenti di produzione musicale da gruppi di musicisti internati. Vi si intravedono anche alcuni gerarchi che assistono all'evento. Avveniva che da queste improvvisate formazioni musicali venissero eseguite anche musiche appositamente composte, le quali riflettevano tutta la mesta atmosfera che si viveva nei campi, ma anche quella immaginata per riuscire ad evadere, almeno con la fantasia, verso diversi e più umani mondi.


Il progetto di recupero minuzioso di tali testimonianze è opera unica e straordinaria di Francesco Lotoro, pianista e compositore contemporaneo, il quale, dell'universo concentrazionario, come egli definisce il campo di produzione delle poche e rare testimonianze vitali createsi all'interno dei luoghi dello sterminio nazista, ha fino ad oggi raccolto più di cinquemila manoscritti tra il '33 e il '53. Sono queste una preziosa documentazione di quanto, all'interno dei campi, nelle lunghe penose giornate che in essi gli internati trascorrevano, le meste, ma talvolta anche perfino allegre musiche che venivano prodotte per mantenere vivo almeno il piacevole ricordo della vita precedentemente trascorsa al di fuori di essi, egli ha studiato. Questi brani, quasi spontaneamente prodottisi nei più diversi contesti, erano frutto dell'incontro di numerosi e variegati mondi che venivano a contatto l'uno con l'altro, da quello delle tradizionali canzoni ebraiche a quello della musicalità tzigana, dalle voci yiddish e klezmer a quelle rom, dai balli popolari rurali, alla musica colta, dalla tradizione quacchera e quella sufi, dal cabaret al jazz.




Tre immagini del pianista e compositore Francesco Lotoro, autore della preziosissima raccolta musicale prodotta nei recinti dei campi di concentramento nazisti in diversi paesi europei tra il '33 e il '53.


Il Maestro Latoro sarà a Roma personalemte al piano, mentre si esibiranno, nel corso della manifestazione al Parco della Musica, voci celebri e meno note dell'universo musicale concentrazioario, dalla celebre interprete Ute Lemper, icona tedesca della musica di Weill e di Edith Piaf, alla voce yiddish di  Myriam Fuks e al violino rom di Roby Lakatos, dando tutti quanti assieme un saggio dell'enorme lavoro di Lotoro, già raccolto in 12 volumi con oltre 2 mila biuografie e cinquecento partiture, una mole di materiale prodotto da uomini appartenuti a bande di paese, musicisti da night club o bravissimi concertisti entro i recinti spinati dello sterminio. Era questa una musica generalmente nata in sordina e suonata in modo appena percettibile presso i forni crematori.

Era fatta od eseguita col solo intento di sopravvivere.



Dall'alto al basso, tre interpreti che proporranno all'ascolto del pubblico, nel corso del concerto intitolato "Tutto ciò che mi resta"che si terrà al Parco della Musica di Roma il 26 gennaio prossimi in occasione del 70° anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz,  alcune delle partiture raccolte da Francesco Lotoro: l'interprete tedesca Ute Lemper, la cantante yiddish Myrian Fuks e il violinista ungherese di musica rom Roby Lakatos, del quale qui sotto riportiamo un saggio di bravura zigana.




Enrico Mercatali
Lesa, 24 gennaio 2015



26 July 2014

Di Meola Rubalcaba duo di classe a Stresa Festival per i Midsummer Jazz Concerts - by Enrico Mercatali






Di Meola Rubalcaba
duo di classe

a Stresa Festival
per i Midsummer Jazz Concerts




Trionfo, si dice. E trionfo è stato, ieri sera, per il secondo concerto jazz dell'estate stresiana sul Lago Maggiore, dopo Bollani De Holanda.
Il folto pubblico ha a lungo applaudito la straordinaria formazione jazz, strappando due ulteriori magnifici pezzi ai generosi artisti, per un bis d'eccezione, non certo un contentino, ma un secondo e, se vogliamo, ancor più appassionato "secondo tempo" per chi di buona musica se ne intende.

Avevamo già assaggiato le capacità davvero fuori classe del pianista cubano, un paio d'anni fa, ove fece coppia col fisarmonicista Galliano, e fin da allora sappiamo quanto vale la sua sottile e colta  fraseggiatura pianistica, di intelligente accompagnamento, ove richiesto, ma anche di imponente protagonismo, quando libero d'emergere in tutta la sua potenza.

Siamo tornati a sentirlo per ritrovare questi unici e sorprendenti elementi che ci avevano affascinato.
Li abbiamo ritrovati, ancor più raffinati d'allora, sempre più capaci di stupire per la loro colta e profonda sensibilità.




Eravamo curiosi, tra l'altro, di sperimentare il connubio già ben noto per il suo affiatamento, tra il chitarrista americano di origine italiana, che mai avevamo ascoltato dal vivo ed il pianista cubano. Ancora una sorpresa, perchè mai ci saremmo aspettato tanto affratellamento, quasi gemellare, per l'incanto della consonanza nel fraseggio, del vero colloquio a due in un "a tu per tu", tanto capace d'emozionare per la sua spontaneità, per la sua ricchezza d'invenzione, armonica, e perfino timbrica, ottenuta scavando non solo nell'uso compositivo 'una grammatica raffinata, ma anche, e forse soprattutto, nella capacità di ricerca tutta all'interno stesso delle strutture strumentali.  Chitarra classica, dotata di discreti supporti elettronici, e pianoforte, entrambi sfruttati in ogni loro più recondita potenzialità timbrica.

Un godimento d'ascolto decisamente fisico traduce le note dei due in una partecipazione totale di chi ascolta, che non vuole perdere neppure un soffio di quelle complesse sonorità d'assieme, fatte di suoni a volte singoli, puri e cristallini, perfettamente incastonati lo sfondo,  di impasti sonori estremamente variegati e complessi, d'una densità inestricabile, che è la sigla stessa di questo duo. 




I due si sono saputi immergere totalmente nelle loro parti, ma altresì lasciandosi reciproci spazi importanti, sia nel loro duettare perfetto, preciso, colloquiale, consonante, fatto d'emersioni reciprocamente assecondanti e dosate, ma anche, nel bel mezzo della serata, in due ampie rappresentazioni di piano-solo e di chitarra-sola, fatte per esternare, ben spiegandoli al pubblico,  i due rispettivi differneti mondi di intelligenza sonora, che ne guidano il senso, per comprendere meglio da dove essi provengono e dove probabilmente stanno andando. Le origini cubane di Gonzalo Rubalcaba, fatte d'una energica e totalizzante ritmicità, si imperniano su solide strutture d'impianto classico, impreziosendosi al contempo d'echi di raffinate basi tratte dalle origini mitteleuropee del moderno. Le propensioni latino-americane di Al Di Meola spaziano invece nell'immenso, a volte inarrivabile, repertorio di quell'inesauribile bacino melodico, innescando con facilità e naturalezza ogni risorsa ritmica che da essa possa trarre il miglior spunto, dal flamenco al tango, che con tecnica sempre impeccabile sa raggiungere le maggiori vette del risultato.




Entrambi i professionisti, studiosi attenti delle rispettive branche di sapere non solo tecnico dell'interpretazione, sono anche eccellenti compositori, ma anche e soprattutto straordinari improvvisatori. Tutte doti, queste, che lasciano, in concerto,  il segno indelebile dell'alta qualità.
Sul palco di Stresa, ieri sera, ne hanno dato l'ennesima godibilissima prova. Evviva la musica, quando così bella, e la sua universalità di linguaggio!


Enrico Mercatali
Stresa Festival - Midsummer Jazz Concerts
25 luglio 2014


03 October 2013

Stefano Bollani: "Parliamo di musica" per capire la musica anche senza conoscerla




Tra una puntata a l'altra di
"Sostiene Bollani"



"Parliamo di musica
per capire la musica anche senza conoscerla




Stefano Bollani
usando nel suo libro soltanto parole
trasmette con semplicità un entusiasmo 
da grande interprete del suo tempo


Nel corso della sua fulminante carriera di pianista e di compositore Stefano Bollani è ora riuscito a trovare il tempo per scrivere un libro, forse perchè desideroso di rendere universalmente condiviso il suo entusiasmo per quell'arte che fin da bambino lo ha visto accostato al pianoforte, e forse perchè ha pensato che la sola musica, sia pure nella multiformità dei generei da lui praticati e nelle varie modalità di proporla, più non bastasse a perfezionare la sua comunicatività con il rersto del mondo. Questo però non sarebbe esatto, visto che la sua musica è capacissima di dialogare con chiunque, e che questo suo recente bisogno di scrivere non è certamente un tentativo di approfondirsi ma di convincere chi lo legge a meglio approfondire soprattutto se stesso, attraverso l'ascolto della musica, ma anche attraverso una maggiore attenzione ad ogni altra cosa che possa accadere  attorno alla musica (trasversalità tra i generi, approcci estemporanei tra musicisti di diversissima estrazione, forme di dialogo tra chi sta sul palco con chi vi sta davanti, ecc.), rendendosi disponibile ad una costante ricerca di quanto la musica muova dentro di lui. E' infatti dalle parole che Bollani usa per raccontarsi, descrivendo episodi della sua vorticosa  vita di musicista, che traspare quanto lo ha avvicinato al mondo della sua arte, ed alle persone che quel mondo popolano, attraverso l'idea del vivere con intensa partecipazione ogni attimo che renda più prossimo ciascuno alle persone che incontra, e di quanto sia utile ciò alla causa d'un miglioramento in senso lato della comunicazione. E la musica giova, forse più di ogni altro linguaggio, proprio a tal fine.





Il Maestro Riccardo Chailly e Stefano Bollani (1 giugno del 2013) eseguono in piazza del Duomo a Milano, con la Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano, la Rhapsody in Blu di George Gershwin per piano e orchestra, davanti a 50.000 spettatori (in questo filmato eseguito per intero, 16,15 min.'). La grandezza dell'avvenimento musicale dell'anno era dovuto principalmente alla presenza al piano di Stefano Bollani, noto al grande pubblico come jazzista verstile e poliedrico, ed ancora sconosciuto nella sua veste di esecutore classico. L'evento, diffuso nel mondo non solo attraverso i circuiti televisivi, fu accompagnato anche dall'uscita in contemporanea su cd per DECCA, che ne seppe garantire il grande successo.  Qui in video in versione integrale. Nella prima foto della serie qui sotto, il Maestro Riccardo Chailly assieme a Stefano Bollani.






Qui sopra e sotto una carrellata di immagini di Stefano Bollani e di musicisti che con lui hanno condiviso il palcoscenico, o ai quali egli si è fortemente ispirato, nell'interpretare e comporre, tra cui Riccardo Chailly, Renato Carosone, Chick Corea, Caetano Veloso, Joao Gilberto, Antonio Carlos Jobim, Frank Zappa, Enrico Rava, Vinicio de Moraes, Lee Konitz, Bill Evans. Di tutti loro ne fa, all'interno del suo libro, ampi ritratti, collocandoli, a seconda dei generi musicali di ciascuno, o del carattere che sprizza dalle loro personalità quando sono sulla scena, nei diversi capitoli del libro. Questi ultimi non sono affatto distinti per generi o periodi della storia musicale, bensì secondo una selezione tutta particolare che nasce dalla multiforme personalità dell'autore: "Humor e comicità", "La musica non esiste senza l'empatia", "Amare, copiare, omaggiare", "Ma che vuole il pubblico?", "Effetti, trucchi, convenzioni". Di ciascun personaggio viene sviscerato il mondo stesso nel quale si alimentata la musica, e si comprende assai bene come in questo modo tutto speciale avviene l'approccio col pubblico, ed i motivi per i quali il pubblico se ne esalta.

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20 September 2012

Biennale Musica: Leone d'Oro alla carriera di PIERRE BOULEZ



   

PIERRE BOULEZ

Musicista e Maitre à Penser

da Biennale Musica il Leone d'Oro alla Carriera

 


 

Uomo a tutto campo, eccelso interprete e innovatore del suo tempo, modernista convinto, Pierre Boulez, compositore, inteprete, saggista cristallino, maitre à penser, infaticabile organizzatore di battaglie culturali, creatore, per Parigi e per il mondo,  di istituzioni importantissime, quali la Cité de La Musique, l'Ensamble Intercontemporain e dell'IRCAM, centro di ricerca per la musica contemporanea.
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(l'articolo, di Enrico Mercatali, continua. Clicca qui sotto.

03 September 2012

Paolo Fresu a Veruno Jazz 2012 Lago Maggiore, il 2 settembre



Paolo Fresu
a Veruno Jazz 2012 Lago Maggiore



 Immagini del concerto al Veruno Jazz 2012, del 2 settembre (foto di Enrico Mercatali)



Un concerto di altissimo livello, è stato quello di ieri sera, tenuto da Devil Quartet, per Veruno Jazz 2012, nella piazza della località del basso Verbano (Lago Maggiore). Grande evento, rispondente alle aspettative dato il nome di uno dei più conosciuti musicisti di Jazz contemporaneo del mondo e data la ormai da tutti riconosciuta e giustificata fama dell'organizzazione musicale verunese al suo ventiseiesimo anno di attività. 
La formazione del quartetto, creata da Paolo Fresu nel 2003, ha saputo  raggiungere in breve una grande fama internazionale per l'intrinseca qualità di ciascuno dei suoi membri ma soprattutto per la particolare e singolare integrazione di ciascuno di essi nella performance d'assieme, la quale non tradisce mai il suo pubblico, esattamente come è stato ieri sera.





Il bravo e per molti versi anche geniale trombettista e compositore di Berchidda (Sardegna) ha ancora una volta messo in evidenza le sue stupende doti di performer in senso lato, non solo come musicista d'eccezione, e non solo come supremo trombettista filocornista, ma anche come  compositore ricco di idee, e coordinatore della band, nella esibizione di pezzi di notevole pregio artistico, da lui stesso composti e dal contrabbassista Paolino dalla Porta. Egli è giunto oggi a collezionare una serie strabiliante di collaborazioni con i più importanti musicisti del mondo: basterà ricordare Enrico Rava, Stefano Bollani, Roberto Gatto, Ludovico Einaudi, Danilo Rea, tra gli italiani, Uri Caine, Richard Galliano, Omar Sosa, Dave Douglas, ecc.

Oltre ai già citati Fresu e della Porta completano la formazione il chitarrista Bebo Ferra e il batterista Stefano Bagnoli. Questi, con il contrabbassista Paolino ella Porta, affiancano la tromba, non sempre  ma assai spesso protagonista, con la sua stessa potenza espressiva, con analoga vibrante passione, con adeguata capacità di sintesi nello svolgersi dei brani, e di questi, dei variopinti e teatralissimi effetti, capaci di sedurre, anzi a volte di stregare l'attento pubblico.





E' un free jazz, il loro, costruito su ampie e generose ricchezze armoniche, raramente d'assolo e più spesso d'assieme, specie nei "fortissimi", alla ricerca di sonorità complesse e articolate, acutissime talvolta, altre perfino stridenti ed "urlate" nel contesto di echi volutamente impressivi, non raramente in loop, non disdegnanti l'aiuto degli effetti elettronici messi in atto, a seconda delle circostanze, dallo stesso Fresu, durante l'esibizione, ma anche dai singoli elementi del gruppo. In essi la materia sonora acquisisce spessore,  impastandosi in una miscela volutamente densa, anzi addensatasi gradualmente nei "crescendo", quando l'effetto ricercato diventa raggiunto, e durevolmente trattenuta sino a quando il suo dissolversi lascia senza respiro la platea, che subitaneamente applaude, rilasciando frammenti della sua sostanza per assaggi sempre più rarefatti, ma ricchi di piacevole sentore a posteriori.  Una musica da ascoltare con orecchie allenate, per poterne gustare al cento per cento le miriadi di sfumature messe in gioco dai quattro, per il vero piacere di chi vi vuol partecipare senza perdere nulla delle sue delizie.  Le note emergenti talvolta, dalla miscela complessa di tutti gli strumenti nell'acme del turbine espressivo, riescono allora, nel suo dissolversi, più insolitamente pulite e nitide così da apparire gemme di straordinaria trasparenza, come fossero autentiche perle raccolte da terra. E così ogni effetto "fortissimo", sa distendersi fino al punto da rilasciare le sue più minuscole particelle sonore in libera circolazione per lunghi minuti creando le sue più stupende pagine. Il tutto avviene improvvisando sugli spartiti brevissimi, come nel pezzo "Moto Perpetuo",  o "Mimi" due dei più noti composti da Fresu con Farra, il primo, e da Paolino dalla Porta, il secondo, entrambi proposti anche ieri sera.





Non era la prima volta che Fresu veniva a proporre la sua musica sul Lago Maggiore. Era già accaduto proprio a Veruno Jazz nel 2003, ben 9 anni fa. Noi allora non lo avevamo sentito, ma credo che il suo stile fosse molto diverso da quello odierno, e il Devil Quartet ancora non esisteva.
Non esiteremo ad andarlo a riascoltare, non appena se ne presenterà ancora l'occasione, tanto siamo rimasti incantati dalla sua per noi nuova vita, con Devil Quartet, per un ascolto dal vivo. Particolarmente esaltanti i duetti, fortemente tra loro dialoganti, ed pariteticamente incalzanti, tra Paolo Fresu e Bebo Ferra. Qualcosa da lasciare a bocca aperta. La critica odierna è concorde nel dire che Paolo Fresu puà tranquillamente essere paragonato a Miles Davis e Chet Baker. Detto tutto.


Enrico Mercatali
Veruno - Lago Maggiore, 3 settembre 2012




22 July 2012

Straordinario evento musicale: Jan Garbarek e Trilok Gurtu - Stresa 2012





JAN GARBAREK GROUP

featuring
TRILOK GURTU



at

Stresa Jazz Festival - Midsummer concerts - 20 luglio 2012





Il primo appuntamento di questa estate jazzistica stresiana è stato accentato sul musicista più indecifrabile della storia musicale contemporanea e sulla sua personalissima cifra stilistica, assai ricercata dal suo pubblico proprio per questo suo essere diversa. Il grande musicista si è presentato come sempre in grande forma, nonostante gli anni passino veloci, tanto da nuovamente appassionare i suoi fans, tra i quali anche noi siamo, e molti accorsi anche questa volta da lontano, per testare le novità di quest'anno, con il suo organico tradizionale, e con l'illustre ospite sui drums, quasi a voler chiudere quel cerchio di perfezione al quale ci siamo abituati  da tempo nel sentirlo, soprattutto dopo anni ormai dall'ultimo indimenticabile "Praise of dreams".




Jan Garbarek at the Stresa Festival 2012, with Yuri Daniel and Rainer Bruninghaus
(foto Enrico Mercatali)



Un'infausta casualità ha voluto che il concerto si avviasse sotto gli effetti del più violento dei temporali di questa stagione, venuto a scaricare tanta più acqua si potesse per impedire che l'evento prendesse l'avvio. Qualche smorfia dei protagonisti giunti sul palco, nel vedere il folto pubblico totalmente sotto gli ombrelli, non arrese però la loro volontà di far partire nel modo più disinvolto e convincente la serie dei brani prescelti per la serata. E mentre parte del pubblico si avvicinava al palco, a seguito della fase più violenta del rovescio, per ripararsi almeno in parte dalla sua copertura, il sublime incastro timbrico dei quattro strumenti in azione, già dava i suoi frutti nell'incantare quel pubblico, che già era pronto ad immedesimarsi totalmente e indissolubilmente, nonostante l'imprevisto temporale durato quanto il concerto, da quel vortice di sonorità un po' new-age, un po' rock, un po' classiche, un po' free jazz che solo il perfezionatissimo connubio tra lo spirito nordico e quello indiano, di Jan Garbarek col suo Group e dell'ospite d'onore Trilok Gurtu, potevano creare, un poco attenendosi agli standards e un poco improvvisando a piacere, rimbalzandosi l'un l'altro il bandolo melodico, anch'essi ormai divertiti dalla presenza accanto ad essi del folto pubblico, intirizzito ma estasiato.




Jan Garbarek plays his Borgani soprano, at Stresa Festival 2012. A Berg Larsen soprano 65/1 is used by his masterpieces (foto Enrico Mercatali)


Più di due ore continuate di grande musica, poderosa ed incalzante, punteggiata da pause calibrate, per dare un po' di tregua alla tensione che ciascun artista declinava in assoli volutamente tesi ad esaltare il contributo di ciascuno nel comporre l'irripetibile complessivo affresco, in intensità e completezza, dai più sottili e cristallini fraseggi del piano, all'intensità dell'urlo munchiano più tipico dei sax del norvegese, alla pienezza d'assieme dei "fortissimi" in cui tutti sono coinvolti al massimo grado: lo stesso Garbarek, che passa con disinvoltura dal tenore al soprano dando vita all'intero impianto sonoro, compositivo e timbrico, alle tastiere elettroniche e dello Steinway del compassato ma poliedrico Rainer Bruninghaus, al basso preciso e ricco dell'ispirato Yuri Daniel, non avulso da matrici rock, fino alla smisurata versatilità che Trilok Gurtu sa trarre dai suoi virtuosistici percussionismi, peraltro, a tratti, perfino vocali, intarsiati in modo semplicemente perfetto al dialogo con le voci, gli strilli, le grida, i fraseggi interlocutori di tutti gli strumenti.




Trilok Gurtu on his drums place, during the Stresa concert 2012 (foto E. Mercatali)



Il concerto è accolto, nel momento in cui vi risiedi, come un tripudio di bellezza: due ore dedicate alla sapiente costruzione di una rete sonora di una ricchezza armonica e d'una varietà melodica mai udita tanto ricca e completa, di una varietà ritmica tanto godibile nella molteplicità dei mezzi e nella precisa potenza inventiva dispiegata a piene mani da chi la conduce, mai riscontrata in altre formazioni.







Abbiamo potuto apprezzare infine, di quest'ultimo concerto del sassofonista norvegese e del suo Gruppo, dopo l'ampia parentesi spiritualista che lo ha legato per anni all'Hilliard Ensamble, con il quale ha prodotto ed editato forse i prodotti più apprezzati della sua discografia, il parziale ritorno "alle origini", sapendo ben amalgamare a queste "etniche componenti" gli stilemi di cifre musicali più recenti, sia pure adottate con intelligente e misuratissimo approccio. Nel nuovo repertorio tali aggiunte sono percepibili a fatica, ma ciononostante capaci di infondere nuova linfa vitale ad un genere musicale che ben difficilmente si lascia irretire dentro a schemi predefiniti, continuando ad essere perfettamente congruo alla cultura musicale del profondo nord, sempre pronto a suscitare estatiche emozioni, parlando all'anima, più che alla mente o al cuore di chi ascolta, esplorarndo campi ancora inesplorati.





Rainer Brauninghaus on his "tastiera", in the Stresa concert 2012 (foto E. Mercatali)



Yuri Daniel plays his bass in the Stresa concert 2012 (foto E. Mercatali)




Jan Garbarek and Trilok Gurtu dialogano in un duetto che ha molto divertito il pubblico






Enrico Mercatali
Stresa, 20 luglio 2012