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14 December 2013

Franco Piavoli - Un sussurrato rapporto con la natura. Cineasta e fotografo, disegnatore e pittore, amante di Pozzolengo, ove vive raccogliendo e catalogando piante (Testimonianza di Enrico Mercatali)





Franco Piavoli
un sussurrato rapporto con la natura




Cineasta e fotografo, disegnatore e pittore, 
amante di Pozzolengo
ove vive raccogliendo e catalogando piante


Testimonianza di Enrico Mercatali


Lo spunto di questo ricordo dell'amico Franco Piavoli è stato l'articolo apparso ieri di Simona Spaventa su la Repubblica, intitolato "A casa di Franco Piavoli, regista della natura e del mondo contadino - lo raccontano i giovani Casazza e Ferri". L'articolo a sua volta trae spunto dal documentario "Habitat" in arrivo a Torino, e presentato al Beltrade, realizzato dai due giovani registi che hanno incontrato il loro maestro nella sua casa di Pozzolengo (BS). I giovani cineasti lo incontrano e lo raccontano, senza farne una biografia, ma descrivendone l'ambiente nel quale abita e lavora da una vita, e che da sempre ha ispirato le sue azioni, le sue opere, che fossero cinematografiche, artistiche, documentarie o semplicemente collezionistiche, di quanto maggiormente  lo attraeva, e di cui nutriva il suo animo semplice, oggetti, foglie, rami, paesaggi silenziosi.





E' appunto da questa premessa che nasce il mio desiderio di ricordare, a mia volta, l'amico che non vedo più da lungo tempo, proprio perchè anch'io ho amato quello stesso ambiente che vogliono ora raccontare i due giovani registi nel loro film-documento che approda adesso a Torino. E' l'ambiente che li ha affascinati, così come ha loro affascinato l'opera del maestro Piavoli. E quell'ambiente è ciò su cui essi hanno concentrato il loro lavoro, perchè raccontare quello è forse il miglior modo per intervistare il famoso regista, il quale, come si sa, è tipo di poche parole. Anche i suoi film sono fatti più di prolungati silenzi che di parole, e soprattutto di immagini, immagini sussurrate con tutto l'amore che in esse Piavoli sapeva riversare, perchè trattasi delle immagini dei luoghi suoi prediletti, quelli che sono l'essenza stessa della sua vita.

Quegli stassi luoghi, quello stesso ambiente, è quello che io stesso ho amato, quando ne sono stato partecipe negli anni nei quali i miei genitori, suoi amici, vi trascorrevano i loro week-end, le loro vacanze. E' il territorio fatto di bei paesaggi collinari che attornia casa Piavoli, nell'anfiteatro morenico a Sud del Lago di Garda, ma è anche quello più specifico costituito dalla sua stessa grande e magnifica casa e dalle sue corti, dai suoi locali interni, dagli arredi e dagli oggetti dei quali si era circondato negli anni. Ho memoria di tutto ciò perchè in quell'ambiente ho vissuto, a cavallo tra gli anni '60 e '70, traendone in giovinezza un grande piacere, che credo sia qualcosa di simile a quello che ne traeva Franco, in tale intensità da indurlo a rappresentarne i profili coi films, con le sue giovanili riprese fotografie, con la sua più recente pittura e con l'arte di collezionarne i più intimi segreti del mondo vegetale, che proteggeva incorniciandoli sottovetro, che erano i suoi più affini strumenti di espressione e di comunicazione.




Ho trascorso in quei luoghi periodi di vacanza con i miei genitori, i quali erano divenuti essi stessi amici di Franco, attraverso la comune amicizia dei fotografi Mulas. A loro Franco aveva offerto in affitto un piccolo appartmento, facente parte della grande, bella casa a più corti interne, tenute a giardino ed orti. In quella casa vi era abbondanza di verde sia dentro che fuori, e soprattutto fuori si spalancava uno dei più bei panorami, ampi, tranquilli e suggestivi, che sio potesse raggiungere in tempi ragionevoli pere chi allora viveva a Milano. Casa Piavoli, era una casa colonica di antica origine, dotata di due piani, che disponeva di un'ala padronale riccamente decorata ad affreschi e stucchi, dotata di un ampio scalone, e di ali contigue più spartane. Franco abitava nella parte padronale con la sua famiglia, nella quale spesso ospitava gli amici registi e critici cinematografici, coi quali si intratteneva lunghi periodi di tempo a colloquiare di cinema e di arte. Tali meetings erano però preclusi, tanto essi erano gelosamente da lui vissuti e custoditi, ai "non addetti ai lavori". Ma, al di là di tali spazi privati, Franco era persona sempre disponibile e affabile con chiunque, generoso nel darsi, in lunghe passeggiate ed altrettanto lunghe, accalorate ed entusiastiche discussioni, attorno ai temi della vita che più gli stavano a cuore. 



Franco Piavoli, scena primaverile da "Il Pianeta Azzurro", 1982


Si stupì Franco, un giorno, prima ancora che venisse il tempo di mettersi a fare il suo "Pianeta azzurro", nel sentire che stavo lavorando alla elaborazione di un testo, dal titolo "Circuiti", che sarebbe diventato un lavoro autoprodotto che la mia Compagnia teatrale avrebbe rappresentato di lì a breve nelle piazze italiane. Si stupì perchè allora ci conoscevamo appena, e non pensava potessimo avere interessi tanto simili. Io, che ero assai più giovane di lui, stavo facendo qualcosa che lui aveva in animo di fare e che ancora non aveva iniziato, qualcosa che, quando l'avrebbe fatta, gli avrebbe reso importanti riconoscimenti e l'avrebbe reso famoso. Fu curioso, allora, di sapere ogni dettaglio, e mi restituì la gioia, tanti anni dopo,  d'essere diventato amico di un famoso regista, e di aver parlato con lui di regia, di testi teatrali, di sceneggiature, di arte insomma. E mentre lui proprio allora avviò una bella avventura d'arte divenuta poi pubblica, io spostai ogni mio interesse sull'architettura, lasciando il teatro e l'arte di far recitare a chi meglio di me avrebbe potuto farlo.

Successivamente ho sempre seguito Franco Piavoli, attraverso il suo lavoro, incontrandolo a volte proprio nelle occasioni importanti della sua carriera, durante le presentazioni dei suoi film, ed immancabilmente egli, nel corso di quegli sporadici incontri, s'apprestava con calore e passione ad argomentarne gli aspetti che gli sembravano più degni di nota, quelle caratteristiche che in quel momento a lui sembravano le più degne di nota, le quali erano sempre fondate su ragioni intime, personali, nate da sentimenti fortemente interiorizzati.



Franco Piavoli, anni '70, "Paesaggio del basso Garda", firmato, (19,6 x 16,4 cm), pastelli a cera grassa su cartoncino (collezione privata)


Conservo, tra le cose che ho collezionato nel tempo, e che più mi danno piacere, due piccole opere di Franco Piavoli, che aveva regalato tempo fa ai miei genitori. Una era parte della sua raccolta di piaccole piante lasciate essiccare e messe in cornice sottovetro. Le pareti della sua casa ne erano piene. Le sue piante venivano da lui selezionate  e raccolte complete delle loro radici, e poi messe sotto vetro catalogandole con i loro nomi scientifici, che egli stesso scriveva a matita. Un'altra consisteva in un "paesaggio del basso Garda", firmato (19,6 x 16,4 cm), realizzato con tecnica impressionista mediante l'uso di pastelli a cera grassa, dominato da un immenso cielo cosparso di nubi, nel quale la qualità principale è data dalla resa cromatica delle profondità, che rivela una profonda conoscenza dei luoghi e delle sue caratteristiche meteorologiche e geomorfologiche.



Franco Piavoli sorride compiaciuto all'applauso che gli sta offendo Ermanno Olmi



Franco Piavoli
Filmografia:

Il Pianeta Azzurro, 1982  (88' 35mm col.)
Nostos - Il ritorno, 1989  (87' 35mm col.)
Voci nel tempo, 1996  (86' 35mm col.)
Al primo soffio di vento, 2002  (85' 35mm col.)
Affettuosa presenza, 2004  (65' DV.)
L'orto di Flora, 2009  (HDV - 26')
(Fotografia e montaggio di Mario Piavoli
Parte del film documentario Terra Madre diretto da Ermanno Olmi)

Cortometraggi:

Le stagioni, 1961  (25' 8mm col.)
Domenica sera, 1962  (12' 8mm col.)
Emigranti, 1963  (12' 8mm BN)
Evasi, 1964  (12' 8mm BN)
Lucidi inganni, 1986  (35'U’Matic)
Il parco del Mincio, 1987  (27' 35mm col.).








































































































Enrico Mercatali
Lesa, 6 dicembre 2013







11 February 2012

Nesso forte tra storia del cinema e storie del cinema, nel passaggio tra topografia del cinema e sceneggiatura della Storia - di Enrico Mercatali





Nesso forte tra Storia del cinema e storie del cinema,
ovvero cinema nel cinema
dalla topografia alla scena

"Hugo Cabret"

Martin Scorsese, Parigi e Georges Méliès 
come Giovanni Pastrone, Torino e George Kleine
di   Enrico Mercatali



 
Sopra al titolo: Martin Scorsese nei panni di Georges Méliès, grande cineasta francese che ha intensamente lavorato a Parigi a cavallo tra il XIX e il XX secolo, omaggiato da  Scorsese nel suo Hugo Cabret, fantasmagorico film uscito nel 2012, ricco di effetti speciali in 3D, che ne ricostruisce la vicenda umana e storica, contestualizzandola nella stazione parigina di Montparnasse, ricostruendo in essa e di essa ogni minimo dettaglio e azione.
Qui sopra: Giovanni Pastrone, grande cineasta italiano che ha lavorato a Torino al primi del secolo,  raggiunge il culmine della sua attività di creatore e produttore di film spettacolari a Torino con "Gli ultimi giorni di Pompei" e "Cabiria" del 1914. Per quest'ultimo film egli ha grandi ambizioni promozionali e culturali: ricorre a Gabriele D'Annunzio per le didascalie e a Ildebrando Pizzetti per il commento musicale (celebre la "Sinfonia del fuoco") e al grande tecnico operatore e regista spagnolo Segunto De Chomon per gli "effetti speciali". 
In "Cabiria" il suo grande contributo inventivo è il "carrello", in cui la macchina da presa non è più fissa al terreno, ma libera di muoversi tra gli attori. Fino ad ora la macchina da presa creava una scena fissa in cui gli attori entravano in campo, recitavano e ne uscivano con un effetto simile al teatro. Il carrello permise anche di passare dal campo lungo ai primi piani senza "stacco" di ripresa.


E' particolarmente vivo in noi l'interesse per il cinema quando in esso vi siano forti spunti del legame tra esso, la sua creazione, i suoi luoghi, specie quando questi siano parte stessa dell'architettura, del sito e dell'ambiente fisico e culturale che li hanno prodotti. Già in altre pagine di questo magazine vi sono stati approcci ai temi che legano la storia del cinema a quello dell'architettura, alle sue icone, ai loro nessi nella cultura contemporanea onnicomprensiva e onnivora di nessi, sovrapposizioni, stretti legami, ispirazioni e aspirazioni alle mescole più intricate.


Fotogramma fantastico tratto da un film di Méliès, riprodotto nel film di Scorsese



Fotogramma di Cabiria, di Giovanno Pastrone, Torino 1914


Il fantastico, anzi, fantasmagorico film che Martin Scorsese ha proposto in quest'ultima stagione della sua fervida fantasia di cineasta che si nutre di storia, e naturalmente, primariamente di storia del cinema, ovvero Hugo Cabret, ha saputo catturare di nuovo la nostra attenzione proprio per le ampie mescole di nessi, riferimenti e ammiccamenti alla storia dei luoghi narrati, delle idee, e delle favole che muovono attorno alle icone che fanno del film, al di là delle spettacolari tecniche moderne messe in scena, uno tra i più ricchi della filmografia del regista, ma anche del cinema tutto.





Fotogramma del Film Hugo Cabret, di Martin Scorsese, scene di Dante Ferretti. La veduta di Parigi col suo monumento simbolo, la tour Eiffel, attraverso il grande orologio della gare du Montparnasse, sta all'immaginazione del piccolo protagonista del film quanto le memorie della vita parigina della belle epoque, tratta dall'iconografia dell'arte e della tecnica dell'epoca,  sta all'immaginazione del regista che ne rivive l'esperienza attraverso le grandi carrellate del cinema muto e dei suoi multiformi stereotipi


Appassionanti ci sono parsi tutti i riferimenti che la pellicola ci ha proposto, sia in termini iconografici, nel trattare il materiale che Dante Ferretti ha accuratamente riproposto della documentazione del gusto, dell'arte, della caricatura, della moda, della colorita e variopinta ambientazione a Parigi-Montparnasse a cavallo tra XIX e XX secolo, sia in termini cronachistici di quanto realmente accadde in quella stazione. Ma altrettanto appassionanti i richiami alla precisa ricostruzione, ricondotta sempre al piacere del racconto ironico e favolistico, arguto e un po' canzonatorio, ma autenticamente e profondamente sentito, dall'autore del film, dello spirito che all'epoca del muto aleggiava sui sets cinematografici, tra l'ingenuo e il circense, tra la pantomima e il ridicolo di un divertimento che solo collettivamente fruito pur sempre  restava fatto di puro spettacolo, fatto per divertirsi, fatto per lo svago, e non ancora capace di generi diversi da questi.


Manifesto del film "Un viaggio sulla luna", nei suoi colori originali del 1902. Il colore "filmico"a quell'epoca non era ancora stato inventato, e le pellicole, quando non lasciate in bianco e nero, venivano dipinte a mano. L'immaginario collettivo viene sollecitato da immagini satiriche  assai ingenue, capaci tuttavia di catturare la fantasia dei più piccoli ma anche degli adulti. Lo spettacolo cinematografico è allora il rito del divertimento collettivo, come avviene con l'arte circense, ma ora filtrato dall'aura miracolosa d'una tecnica che evolve nel continuo progresso.




Un manifesto di "Cabiria", di Giovanni Pastrone, della torinese Itala Film, prodotto nel 1914, che vanta Gabriele D'Annunzio quale creatore dei testi. Le musiche invece erano di Ildebrando Pizzetti. Per la prima volta si cerca di dare autorevolezza allo spettacolo collettivo utilizzando le firme più note della cultura del tempo. Il film diventa così, per la prima volta, un'opera d'arte.





Sopra in alto: le due fotografie rappresentano la sala di posa della casa di produzione di Georges Méliès, in alto all'epoca della straordinaria e cospicua produzione cinematografica del creatore e regista francese (l'inquadratura assiale è stata ripresa, in originale, e ricostuita nel film Hugo Cabret di Martin Scorsese. In basso: il complesso delle sale di posa di Méliès, presso Parigi, in stato di abbandono, poco prima che venissero demolite. Questa sala di posa è straordinariamente simile a quella voluta a Torino da Arturo Ambrosio e George Kleine, e costruita a Grugliasco presso Villa Boriglione, per le produzioni congiunte di Itala Film e di Photo Drama Producing Company of Italy tra il 1912 e il 1914. Qui sotto: il padiglione in ferro e vetro di Torino, quale sala di posa della compagnia Photo Drama sopracitata, ebbe vita breve per lo scoppio della prima guerra mondiale. Anch'esso come quello di Georges Méliès, è stato demolito. Restano però, a Grugliasco (Torino), a testimonianza del grande sforzo produttivo congiunto italo-americano, certo tra i più ingenti della cinematografia mondiale di allora già globalizzata, alcuni importanti edifici, ora visibili  perchè ristrutturati e finalizzati ad attività culturali, appartenuti all'industria del cinema italiano all'epoca del muto, capaci di mostrare il notevole livello di organizzazione produttiva del tempo. Attorno a quella che fu la sala di posa in ferro e vetro per le riprese a luce naturale, al centro,  si affiancavano gli uffici di rappresentanza della casa cinematografica, nell'ex villa Boriglione, gli ambienti per le attività scenotecniche, i camerini degli attori, le lavanderie e le stirerie, i guardaroba, la mensa,  i laboratori per lo svuluppo e per la stampa delle pellicole, le costruzioni in stile alpino svizzero e tedesco per le riprese contestualizzate. In primo piano il grande padiglione vetrato ed in fondo a sinistra lo Chalet Allemand, costruzione in stile alpino. Sotto la grande area recintata che fu sede, purtroppo per soli due anni, di una delle più ampie e organizzate compagnie cinematografiche mondiali all'epoca del muto, oggi sede di attività culturali teatrali, espositive, musicali, di danza e circensi.





Una sequenza di fotogrammi utilizzati da Scorsese nel suo film, presi a caso dalla cinematografia dell'epoca, alcune in bianco e nero, altre a colori dipinte a mano, alcune delle quali dello stesso George Méliès, riprodotte o ricostruite in modo fantastico ed appassionato nelle ricostruzioni fatte dal regista italo-americano nella seconda parte del film Hugo Cabret, proposte con gli effetti speciali in 3D, a memoria dei caratteri peculiarmente spettacolari, illusionistici e soprattutto sempre sbalordenti dell'epopea cinematografica d'inizio secolo, basata prevalentemente sul gioco, sugli effetti di magia, sullo stupore che, per allora, la sola realtà rappresentata in movimento, generava nello spettatore. Tutte le mercanzie adottate per l'ottenimento di una spettacolarità dell'effetto garantito, basata sulle torte in faccia, sul futuribile (incontro coi marziani ed altri esseri abominevoli e sconosciuti), sull'ipnosi e su un illusionismo da circo crea lo spunto, nel film di Scorsese, per l'invenzione del negozietto alla stazione di Montparnasse dentro a cui lavora il vecchio Georges Méliès, non più capace di produrre quei sogni cinematografici, di cui fu capace in gioventù qui sotto nella scena che ne rappresenta il riscatto da parte del bambino, protagonista del film, il quale ne provocherebbe la rinascita a seguito di un patto che vedrà avverarsi alla fine del film il sogno di entrambi.





Circo, teatro e avanspettacolo  si fondono ora sulla pellicola cinematografica. I suoi manifesti promuovono spattacolarità dagli effetti garantiti basati sull'effetto miracolistico, sul facile stupore che gli stessi effetti dinamici e "cinematici" provocano nello spettatore avvolto dal buio della sala. Recitazione, balletto, comicità, teatralità, musica ed effetti sonori, luci ed ombre, colori e abbagli, costumi e scene grandiose e stupefacenti, tutto contribuiva a creare l'effetto che ognuno si aspettava.


Nelle due foto qui sopra si mostrano le analogie che possono descrivere effetti simili in contesti diversi, alla ricerca delle genesi topografiche tra loro confrontabili delle due massima realtà urbane cinematografiche all'epoca del cinema muto. Entrambe città che hanno subìto un travolgente sviluppo nel corso dell'ottocento, entrambe segnate da icone monumentali a forte spicco verticale realizzate nel cuore dello stesso secolo. L'immagine in alto rappresenta la Parigi rappresentata da Scorsese nel suo film Hugo Cabret, così come vista, dall'alto della sua postazione, dietro al grande orologio della stazione di Montparnasse, dal suo giovane protagonista. L'immagine qui sopra rappresenta Torino come appariva ai numerosi cineasti che agli inizi del secolo scorso vi impiantavano le più importanti case di produzione cinematografiche di allora. Entrambe le città, riconoscibili attraverso le rispettive icone monumentali che vi dominano incontrastate, sono divenute simbolo stesso del cinema all'epoca del muto. In Torino, perfino, vi si è oggi predisposto, se non il più bello, uno dei più bei musei del cinema oggi esistenti. Proprio dentro alla Mole antonelliana il bellissimo e modernissimo museo che vi è allestito fa rivivere l'ebbrezza degli spettacoli di allora, che lasciavano "senza fiato" i suoi spettatori, spettatori prima di tutto della storia che evolve, della tecnica che produce miracoli, capaci di  rendere partecipi i suoi spettatori di "eventi epocali" quali quello della "nascita del cinema", che Martin Scorsese vuole ricordare oggi con la commozione e l'affetto che un simile evento sa meritare.



Qui sopra nella foto un famoso disastroso evento che vide protagonista, ai primi del secolo XX, una vecchia locomotiva, la cui corsa non ebbe termine alla fine del binario, ma solo dopo aver sfondato la facciata della stazione ferroviaria. Riportiamo questo evento in quanto, pur nella sua tragicità, esso è stato ludicamente ripreso da Martin Scorsese, per creare una delle sue numerosissime scene, dentro al film, da effetto speciale, nella quale l'avvenimento è stato ricostruito, in ogni particolare, in tutta la sua sbalorditiva e spettacolare dinamica



L'automa, oggetto protagonista del film "Hugo Cabret", rappresenta "l'arcano tutto meccanico" che incarna la magia che la tecnica sapeva suscitare nell'epoca in cui, alla  Sigfried Giedion,  "The meccanizzation thakes command", la quale, a differenza dell'odierna elettronica, lascia ancora ad un ragazzo intelligente e capace, la facoltà d'addentrarvi





Castelletto Ticino (No),  5 febbraio 2012
Enrico Mercatali

13 January 2011

Torino città del cinema-Grugliasco capitale del cinema



"TORINO CITTA' DEL CINEMA - GRUGLIASCO CAPITALE DEL CINEMA".

STORIA E ATTUALITA' DELL'AREA CHE FU NEL 1913 DI PHOTO DRAMA PRODUCING COMPANY OF ITALY, OGGI PARCO CULTURALE, SEDE DI ATTIVITA' ESPOSITIVO MUSEALI, TEATRALI, MUSICALI E DIDATTICHE.

Sopra: Locandina esposta nella Mostra collaterale al Convegno tenutosi a Villa Ghirlanda Silva in Cinisello Balsamo nell'anno 2005, intitolato "Giardini, contesto, paesaggio - Sistemi di giardini e architetture vegetali nel paesaggio. Metodi di studio. valutazione, tutela". In essa si illustra l'esperienza cinematografica di Grugliasco (Torino), di Photo Drama Producing Company of Italy, e i risultati del programma di recupero dei suoi edifici storici, risalenti al 1913, e della preesistente Villa Boriglione, entro il nuovo Parco Culturale "Le Serre", destinato al riuso degli stessi a sedi di cultura, spettacolo, didattica e tempo libero (grafica di Roberto Petruzzelli).
Sotto al titolo una immagine dell'interno dell'edificio Nave, oggi riportato in vita, assieme agli altri edifici dell'antica cittadella del cinema, quale sede di attività espositive e di eventi culturali della città. La ristrutturazione dell'edificio è stata realizzata da Mercatali e Partners di Milano (Arch. Enrico Mercatali, con gli Ingegneri Sergio Tattoni e Giacomo Della Volta, e l'Ing. Alberto Zambelli)

Nei primi anni del Novecento esisteva a Grugliasco la casa cinematografica Photo Drama, realtà solida e qualificata del panorama torinese.
Ne "La Vita Cinematografica" (rivista specialistica del tempo) veniva definita come: "lo stabilimento più vasto, più grandioso che esista in Italia: ha una splendida dotazione di scenari, mobili ed attrezzi: è costruito secondo i criteri della più esigente modernità. Vi si potrebbero, con poca spesa, dato il completo materiale di ogni genere che il suo teatro contiene, fabbricare rapidamente numerosi ed ottimi films".
Frammentarie ed imprecise sono però le notizie pervenute sull'attività della Photodrama fondata da George Kleine.

Sopra: Due immagini di Villa Boriglione dopo il restauro e la ridestinazione funzionale
(progetto del recupero dell'Arch. Jacopo Chiara e dello staff dell'Ufficio Tecnico comunale di Grugliasco.
Le fotografie sono di Enrico Mercatali)

Grugliasco: Un disegno aereo del centro cinematografico di Photo Drama Producing Company of Italy, completata nel 1913, e realizzata secondo il progetto di George Kleine su un'area compresa tra Torino e Rivoli. L'area, dopo il primo conflitto mondiale, è divenuta sede delle Serre della Città di Torino, e poi Scuola per Giardinieri, e successivamente ancora, nel 2000, Parco Culturale Le Serre, quale sede di attività culturali, musicali, cinematografiche, teatrali ed espositivo museali, su progetto di Mercatali & Partners di Milano.
Sotto, una fotografia dell'epoca, realizzata probabilmente con un mezzo aereo, della cittadella cinematografica di Grugliasco, nella quale sono visibili l'antica Villa Boriglione, trasformata in sede di rappresentanza e uffici amministrativi della società Photo Drama, lo Chalet Allemand in primo piano e il padiglione in ferro e vetro destinato alle riprese esterne. In lontananza, si vedono anche l'edificio (oggi denominato Nave) destinato ai servizi scenici, tecnici, impiantistici e ai camerini per gli attori, ed ancora la palazzina per lo sviluppo delle pellicole.


Kleine iniziò a creare opportunità e preparare piani per affiancare, nei suoi films, i migliori talenti europei ed americani; a tale scopo acquistò una bella villa contornata da un bellissimo giardino nei pressi di Torino: Villa Boriglione (a Grugliasco - Torino), comprata nel 1913 insieme ad Alfredo Gandolfi e ad Alberto Stevani. All'interno del parco intorno alla Villa vennero costruiti teatri di posa e laboratori, magazzini per i costumi, gli arredamenti, le scenografie, le attrezzature per lo sviluppo della pellicola. Si realizzarono in particolare un grande teatro di posa in metallo e vetro, uno chalet svizzero (per le scene alpine), un altro chalet in stile tedesco e il "giardino d'inverno".
Nel 1927 la Città di Torino acquistò la villa, il parco e alcune delle strutture rimaste della Photodrama installandovi la Scuola per Giardinieri "G. Ratti" e le Serre comunali. Nel 1985 l'intero complesso fu ceduto dalla Città di Torino al Comune di Grugliasco e dal 2000 "Le Serre" sono divenute sede di un parco culturale multidisciplinare, destinato ad ospitare mostre, eventi, rassegne e laboratori dedicati alle arti figurative, al cinema, al teatro ed alla musica.
Il luogo, all'epoca in cui fu acquistato da Kleine, ben si adattava per essere usato come studio di produzione su larga scala della "Photodrama Producing Company Italia". Qui il produttore americano fece costruire anche grandi locali per la realizzazione di costumi, laboratori di carpenteria e di pittura, fondali scenografici interni e scenari naturali esterni, creando così uno stabilimento di produzione del tutto autosufficiente. Sfortunatamente gli studi furono terminati solo sessanta giorni prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale ed il sogno di Kleine di girare in questa piccola Cinecittà non fu mai realizzato. La guerra forzò Kleine a interrompere la sua attività in Europa nel 1914 e a confinare le sue produzioni verso speculazioni americane.

Sopra e sotto: Due immagini, una esterna (il lato Nord) ed una interna dell'edificio Chalet Allemand, realizzato da Photo Drama Producing Company of Italy nel 1913 in forme di architettura alpina, finalizzato alle particolari esigenze di ripresa cinematografica.
(L'edificio è stato restaurato ed interamente ristrutturato staticamente , quindi rifunzionalizzato quale Teatro Sudio, centro di produzione e rappresentazione teatrale, nonche sede per conferenze e dibattiti, dallo studio Mercatali & Partners - Arch. Enrico Mercatali, con gli Ingegneri Sergio Tattoni e Giacomo Della Volta, e l'Ing. Alberto Zambelli)


La realtà cinematografica di Grugliasco, nonostante notizie incerte e frammentarie, appare in numerosi testi di ricerca, come si può facilmente evincere dalle seguenti citazioni:
"Dal 1914 riscopriamo il film unico Il suicidio sublime (soggetto V. E. Bravetta, regia R. Tolentino, operatore N. Chiusano, interpreti I. Gramatica, U. Mozzato). Di questo film ci appare quanto mai strana la tripla citazione contenuta ne Storia del Cinema Muto Italiano di M. A. Prolo. La prima attribuisce la produzione alla Photodrama, la seconda alla Film D'Arte italiana di Roma (priva peraltro di indicazioni riguardanti i realizzatori) ed infine la terza alla Leonardo Film di Torino (nel 1915 e con la presenza delle stesse maestranze ed attori citati in precedenza). Si potrebbe pensare ad una concorrenza tra le prime due case di produzione ed eventualmente ad una riedizione nel caso della terza.
Le stesse maestranze della Photodrama (Tolentino, Bravetta e Chiusano) le ritroviamo nella Latina Ars di Torino, con i seguenti film: La nave della
morte; La rivolta del bronzo; Il dottor Antonio da G. Ruffini; Sull'altare della Patria; Il mio Diario di Guerra.

Grugliasco (Torino): Il padiglione di ferro e vetro, interno all'area già appartenuta alla Photo Drama Producing Company of Italy, sede delle riprese cinematografiche, oggi non più esistente. Sullo sfondo si intravede lo Chalet Allemand, costruito da Photo Drama in stile alpino tedesco appositamente per le riprese di un film già in programmazione. Le attività di Photo Drama sono state arrestate dall'inizio del primo conflitto mondiale, che fece naufragare ogni iniziativa produttiva già intrapresa, proprio al termine dei lavori per la realizzazione del centro, allora tra i più innovativi d'Europa

Quest'ultimo film, tratto dal diario di un prete cappellano morto nel Primo Conflitto Mondiale, provocò numerose polemiche a cui diedero ampio risalto i giornali cittadini. I fatti: Padre Semeria negò di aver ceduto i diritti al Cav. Tolentino Direttore della Latina Ars, il quale replicò di aver in precedenza informato il suo interlocutore del proprio progetto. Il film fu un clamoroso successo e Padre Semeria non si fece più vivo. Questa vicenda si può forse ritenere fra i primi esempi di successo avvalorato da uno scandalo cittadino. All'epoca la Latina Ars era ritenuta tra le più valide case di produzione esistenti (II° semestre 1915).
Dalle ricerche effettuate la stessa casa di produzione sembra essere costituita sulle sorti della Photodrama. Inoltre sembra strano che il Cav. R. Tolentino, V. E. Bravetta e N. Chiusano potessero lavorare anche per la Leonardo Film. L'unica spiegazione accettabile può essere quella che vi era un'altra casa di produzione gestita e controllata sempre dallo stesso Tolentino. Spiegazione, questa, che non può trovare conferma in quanto la Storia del Cinema Muto Italiano si conclude nel 1915 e pertanto risulta difficile ricostruire le sorti di Tolentino, delle sue case di produzione ed il ritrovamento dei film".

Fonte: Grugliasco Cinema – Galleria Le Serre – Padiglione Fert Esposizione materiali e proiezione filmati del cinema muto – 23 giugno – 19 luglio 1987

"In quegli anni sorsero a Torino altre case di produzione: la Carlo Rossi & C., più tardi Sciamengo e Pastrone per trasformarsi poi, nel settembre 1908, definitivamente in Italia Film; la ditta Ottolenghi (che nel 1907 diventò Aquila Film); la Pasquali e Tempo (dall'agosto 1910 Pasquali & C.) in via Giacinto Collegno 46 e via Brugnone 22; l'Unitas in via delle Scuole 5, poi in Strada Pellerina 355; la Navone Film in via Romani 17; la Savoia Film in via Asti 20; la Centauro Film; la Volsca Film; la Geymonat Film; la Gloria Film; la Corona Film; e ancora la Eula Film, la Fip (Fabbrica Italiana Pellicole) in via Superga 10; nel 1914 la Giglio Film, la Leonardo Film, in via Sagra di San Michele 47 che tentò addirittura la pubblica (http://www.effettonotteonline.com/news Realizzata con Joomla! Generata: 29 March, 2010, 12:25) vendita di azioni per autofinanziarsi; la Photo Drama a Grugliasco; la Vidali Film; poi, nel 1915, la Benzi Film; la Bonnard Film; la Caserini Film; la Comoedia Drama Film in via Cavour 2; l'Etoile Film in via Saluzzo 17; la Fotocelere Film (che rilevò la Navone Film); la Gladiator Film; la Latina Ars in Via Roma 29; la Niagara Film; la Padus Film in via Canova 52; la Re Film; la Victor Film in via Cavour 14; la Scalera Film; l'Ardita Film (manifattura pellicole) in via Asti 6; la Victoria Film in via XX Settembre 37; la Vitè Film; infine tra le ultime a nascere la Pittaluga e la Fert (nelle quali confluirono le forze di altre ditte secondarie) concludono questo elenco che considera solo le Case che ebbero una produzione ufficiale e quasi
sempre regolare durante la loro esistenza e non altre scomparse subito con il miraggio di facili guadagni talvolta nel giro di pochi mesi.

Il cinema era diventato per Torino e per il Piemonte un'industria di primaria importanza e, in quel periodo di dorata avventura alla conquista di un nuovo Eldorado, la città subalpina fu la capitale cinematografica dello Stato italiano".

Fonte: Giuseppe Valabrega Splendori del Cinema muto da Cultura e lavoro in Piemonte – Eda 1984 – pag. 159
"Dans la collection des manuscrits de la Librairie du Congrès de Washington gît le secret de ce qui aurait dû être une Hollywood européenne. Ce rêve – conçu par un distributeur et producteur américain, George Kleine, mai aussi par deux industriels italiens – aurait dû se concrétiser à Grugliasco, à quelques Kilomètres de Turin, en 1914. Ce rêve fut bien près de se réaliser: les capitaux avaient été réunis; les studios construit; une armée de techniciens, de réalisateurs et
d'interprètes engagée; et la machine administrative de la Photo Drama Producing Company of Italy (tel était le nom de la firme de Kleine) avait déjà mis quatre film en chantier, dont aucun toutefois ne verrait le jour. Avec la déclenchement de la premiére guerre mondiale, en effet, le rêve se transforma en cauchemar: la rupture des équilibres économiques, la position délicate de l'Italie dans le conflit, le repli imprévisible de ceux qui avaient cru, à la réussite d'une entreprise sans précédent en Europe, tout se conjugua pour déterminer la fallite de la plus ambitieuse des opérations de production jamais tentées sur le vieux continent par un industriel venu des Etats-Unis".
Fonte: Paolo Cherchi-Usai, Un Americain a la conquete de l'Italie (George Kleine à Grugliasco, 1913-1914) / Archives
Institut Jean Vigo – Cinematheque de Toulouse n. 22/23 Avril/Mai 89

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Inviato da Sarah Scaparone

(Le foto sono state raccolte negli archivi del Comune di Grugliasco e adattate, o riprese in sito, da Enrico Mercatali, durante i lavori di ristrutturazione dell'area e dei suoi edifici, che egli progettò e diresse con Mercatali & Partners, e con gli studi Ing. Sergio Tattoni e Giacomo Della Volta, e Alberto Zambelli Ingegneria Impiantistica Generale)