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11 October 2016

Renzo Mongiardino nel moderno - Quando l'architetto dei VIP opera nei BBPR







Renzo Mongiardino nel Moderno 

ovvero

quando l'architetto dei VIP opera nei  BBPR



e l'iconoclasta caparbiamente cerca
ritrovando l'oggetto che aveva distrutto
 nel solco d'una riscoperta memoria.




Ingresso con scala alla zona notte

Si tratta in questo articolo di un arredo siglato Renzo Mongiardino nei locali agli ultimi piani di un palazzo progettato a Milano dai BBPR (Belgioioso, Banfi, Peressutti e Rogers, gli architetti della Torre Velasca) negli anni '60 (vedi: http://taccuinodicasabella.blogspot.it/2016/10/quando-io-iconoclasta-del-surreal-neo.html). Nel titolo se ne sintetizzano i contenuti, nei quali si racconta d'un cambio di destinazione d'uso dei locali (attico, superattico e giardino pensile) che ha comportato la demolizione dell'arredamento mongiardiniano per fare spazio ad una nuova configurazione architettonica degli interni che più corrispondesse alle nuove necessità abitative del proprietario. All'autore delle nuove sistemazioni, tra l'altro autore anche di queste note, a così tanti anni di distanza da quegli eventi demolitori, pare oggi, anno in cui una bella mostra al Castello Sforzesco  tratteggia la geniale figura di Renzo Mongiardino, d'essere stato complice d'una azione iconoclasta.


Il cerchio che chiude un personale raggiungimento di scopo
lascia comunque il vuoto d'un documento perduto
che può ritenersi oggi di ragguardevole valenza artistica



Ingresso con passaggio al soggiorno


Quegli arredi  griffati  Mongiardino, andati in demolizione alla fine dei '70 per raggiunti limiti di funzionalità d'un appartamento in uno stabile realizzato nel centro di MIlano una quindicina d'anni prima dai modernisti Belgioioso Peressutti e Rogers, era stato fotografato, poco prima di quell'evento, allo scopo non già di documentare un'opera che oggi vediamo almeno meritevole di memoria, quanto quello di rilevare, con intento puramente tecnico, tutti gli elementi fissi di quegli interni che potessero essere poi utili alla realizzazione della nuova progettazione. Alcune di quelle fotografie, che qui vogliamo mostrarvi, sono state realizzate dal sottoscritto, autore materiale anche di quella avvenuta demolizione oltre che della successiva riprogettazione, nel corso seconda metà degli anni settanta, e ben descrivono i caratteri di quella abitazione, i suoi stucchi e le sue modanature in gesso, gli encausti eseguiti in sito, le tappezzerie coordinate a parte della mobilia, le componenti lignee fisse e mobili,  le suppellettili selezionate personalmente dal loro augusto autore, gli intarsi pavimentali e quant'altro occorre a rendere unico e speciale il suo odierno dispiegarsi ai nostri occhi.



Il soggiorno



L'opera di Renzo Mongiardino insegna che
dalla storia possano attingersi infiniti linguaggi,
la cui attualità può dirsi eterna
sia che si tratti di una rappresentazione teatrale, 
 sia che si tratti di una perfetta rappresentazione di sè




Sala da pranzo


Queste fotografie, che illustrano l'area di ingresso alla casa, con la scala lignea rettilinea che conduce al piano superiore destinato alla zona notte, l'ampio soggiorno, lo studiolo annesso all'area living con la sua pregiata boiserie, la sala da pranzo, sono state a lungo ricercate negli archivi del loro autore tanto da costituire un vero e proprio scoop il loro recentissimo ritrovamento, così potendosi ora esse aggiungere all'ormai davvero cospicuo materiale documentale dell'opera mongiardiniana, la cui parte più significativa è stata in questi mesi raccolta nel bel libro di Officina Libraria dal titolo "Renzo Mongiardino Architettura da Camera".
Oggi quindi, nell'anno in cui decorrono i cent'anni dalla nascita di Renzo Mongiardino ed in cui il Comune di Milano ha dedicato una bella mostra documentaria alla sua ampia produzione artistica, sia come sapiente architetto di interni che come scenografo di grande talento, i documenti ora ritornati alla luce costituiscono un prezioso contribito di conoscenza e di omaggio al loro autore. Nelle cinque immagini qui riportarte leggiamo la mano sicura di uno dei maggiori maestri d'interior design del XX secolo, il quale, in una delle sue rare apparizioni in veste di scrittore, ha definito il suo stile "surreal neobarocco".



Lo studiolo



In questo scritto, riportato all'interno del catalogo della mostra milanese, il maestro dell'"architettura da camera" prende le distanze non solo dal modernismo, pur essendo egli stato allievo di Gio Ponti e, per un certo periodo giovanile, anche estimatore di le Corbusier, ma anche dal postmodernismo, il cui atteggiamento ironico denuncia un complesso d'inferiorità nei confronti dell'antico, che ne limita il libero dispiegarsi del linguaggio secondo formule maggiormente e totalmente creative. Se ne deduce che il suo fluido e spontaneo appoggiarsi alla storia, piuttosto che alle incognite di un futuro tutto ancora da inventare, sia per lui il veicolo d'una più libera ma anche più sicura interpretazione degli  intimi e talvolta occulti autentici desideri dei suoi committenti, il modo di creare uno sfondo alla loro personalità, fornendo loro un palcoscenico nel quale ben rappresentarsi.


Enrico Mercatali
Milano, 10 ottobre 2017

P.S.

L'ironia della sorte ha voluto che, se delle immagini della sistemazione mongiardiniana è avvenuto sia pure tanto tardivamente il ritrovamento, e la avvenuta loro pubblicazione, della sistemazione successiva, quella realizzata dal sottoscritto in quogo della precedente, non sono mai state ritrovate fotografie che ne potessero documentare quanto meno la riuscita del prodotto finale rispetto alle aspettative dei committenti, se non proprio la possibilità di un confronto tra un "prima" e un "dopo" così diversi tra loro.

E.M.
Lesa, 13/10/2016

28 September 2016

Monumentale è l'opera di Rosso, artista elegante e raffinata, pudica ed ammiccante. In mostra a: "Son et Lumière à la campagne / 2", presso Varese



Monumentale è l'opera di

R   O   S   S   O


artista elegante e raffinata, pudica ed ammiccante

in mostra ad Arsago Seprio (Varese) presso Parco Bianchi 


Le opere di Rosso traspaiono tra gli alberi nella scenografica lacation del casale che le ha ospitate per la mostra "Son et Lumière à la campagne / 2",  iniziata il 24 settembre 2016, nel luogo di lavoro e di temporanea residenza dell'artista


La tua mostra odierna "R O S S O  E x h i b i t i o n" (24 Settembre - Parco Bianchi - Via Porraneo, 8 - Arsago Seprio), presso Varese, Son et Lumière à la campagne / 2, cara amica di lontanissima data, mi è parsa bellissima: tu, in primis, accogliente dominus della serata piena d'effetti e sorprese. Bellissima, e di immediata empatia, poi, la tua arte, che si imponeva protagonista, al di là davvero di ogni mia aspettativa, quanto a bagliori ed echi visivi e sonori, d'una tal mole da te concepiti, ed animati da tal ventaglio di colti rimandi da lasciar basiti anche i più mondani tra gli assidui dell'arte!). Bellissima la tua location (casale accoglientissimo, e pur personalissimo, non soltanto per come sia stato congegnato l'allestimento, per il vissuto plurigenerazionale, e quindi intensamente stratificato, che ancora in esso vi aleggia, ma anche per l'ampia offerta d'eccellenze gastronomiche (purtroppo solo sfiorate), che per l'occasioni avevi preparato, nella stanza del camino!!, il tuo Jerome (mi è assai piaciuto, davvero simpatico co-patron dell'evento), ed infine il condiviso amico di una vita... Marco, pieno di verve, direi perfino migliorato!!! "Che dire?", cosa aspettarsi, di più?





Io e Flavia ci siamo molto goduti la speciale atmosfera di quella notte, attraversando l'umido prato che ci divideva dalla luminosa e fluente "cascata" dorata (d'acqua?... di capelli?) collocata lontano, quale attraente e simbolico richiamo di voluttà e piacere, inseguendo la fiammeggiante traccia puntiforme che, rettilinea, là ci voleva condurre. 




Così come è stato con grande diletto che ci siamo vissuti i percorsi tra le tue "monumentali", oniriche, favolistiche e orientaleggianti opere, magnificamente esaltate dalle attualissime suggestioni sonore che vi hai voluto accostare, realizzate dal musicista e compositore Francesco Rampichini, anch'esse cariche, quanto le opere che accompagnavano, di rituale mistero, di quello speciale pathos che incarna tutto ciò il cui ultimo significato un poco ci sfugge, che tanto attrae mentre ci tiene a distanza, investendoci d'ansia, di curiosità, di apprensioni, di voluttuosità, promuovendo in noi continui incantati interrogativi, quasi fossero misteriose e indecifrabili conversazioni.




Una meraviglia inaspettata, il tutto, in quell'atmosfera resa tanto pregna di simbolici rimandi, ancorchè resa eterea, sfumata, straniante dalla sensazione d'essere al contempo immersi in una fiaba, tra ritualità e mito!! I materiali, i loro colori, le loro superfici rappresentano e descrivono gli opposti, l'eterno distanziarsi e poi fondersi dei generi. Un vago sentore d'oriente allude ai piaceri segreti e privati dell'alcova velata, della porta che conduce all'"eterno paradiso", e, tra essi, superfici specchianti e veli, metalliche rigidità  e morbide e ondulate garze, opacità svelate e trasparenze appena svelanti od improvvisamente baluginanti in inaspettati riflessi dorati, rettilinee durezze accanto a curvilinee mollezze, tra le cui attribuzioni tu ti sei sapientemente giostrata, o, nella cui voluttà, appena pudicamente compiaciuta.




Noi ospiti benvenuti, in tanto ardore avventurosamente immersi per un arco di tempo imprecisato, abbiamo apprezzato, quasi confondendoci in esso, l'impianto scenico complessivo, che dei fienili faceva appropriatissimo uso, mettendo in contrasto le tipologie scarne e spoglie del contado con le sfavillanti e rifrangenti lastre ottonate e con i bianchissimi velati tessuti, lontane e perfino opposte componenti della tua immaginazione, le quali, pur richiamandosi ad un'arte cosiddetta "povera", ne trascendevano i limiti per divagare in atmosfere leggendarie che sanno trasformare polvere in oro, in trasognate proiezioni dei sensi, nelle digressioni oniriche da te poste materialmente in essere, in quella tua "Mille e una notte". 




Un amalgama di prelibatezze, per me, quella tua notte, delle quali poco posso aggiungere ora, se non rispolverando antichi e meno antichi vissuti che in qualche modo a te mi avevano legato, ed accostando entrambi alle più recenti esperienze letterarie... un lavoro mentale per i prossimi giorni, per i prossimi mesi, o anni, chissà?. Un bel lavoro personale, il mio, appassionante e gradevolissimo, del quale tu stessa certo sarai parte, nel continuum temporale...

Cara amica, dopo tanto pensare sarà bello riverderti in carne ed ossa, quando, tra un tuo girovagare e l'altro in cerca di ispirazione, tra una fatica e l'altra d'arte, vorrai dare il via alla continuazione del progetto Son et Lumière à la champagne, che già so essere programmato (e del quale avevo perso la prima parte), il quale, ora più che mai, m'incuriosisce e mi intrigherà continuare a frequentare.


Enrico Mercatali
27 settembre 2016

20 July 2016

R1 Il vostrto Robot




Eccomi qui!


Sono R1
il vostro ubbidiente Robot





Questo Robot personale, messo a punto dall'IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, sarà in quasi tutte le nostre case, al massimo tra quindici anni, così come è accaduto per il telefonino. Esso, concentrato di alta tecnologia oggi sul mercato all'importante cifra di 50.000 euro, diverrà presto alla portata di molti, e, ad un prezzo di 3-4.000 euro sarà in grado di lavorare per noi, in casa nostra, fino a 15 -16 ora al giorno, instancabilmente fornendoci servizi e sussidi, lavoro ed aiuto sia nelle faccende domestiche che nella cura della nostra persona.



La domanda che sorge spontanea è: riuscirà questo personaggio dalle fattezze umane, perfino accattivante e simpatico nella sua presenza, una volta entrato nel vivo della società che ci appartiene, ad attentare all'occupazione di molte persone, al lavoro di chi opera oggi in attività semplici ma essenziali al servizio dell'uomo?  Sembra che sì: il genietto riuscirà, utilizzando la sua intelligenza artificiale e la sua "cognitive computing" d'avanguardia, a fare molte cose che oggi fanno le persone dedite all'assistenza ospedaliera o casalinga, inferimiere di basso livello e badanti, o ai servizi di ristorazione, dalla manipolazione delle materie prime del cibo all'attività di servizio in sala. Non riuscirà invece ancora ad assumere ruoli di meneging o di ausilio creativo in quanto le sue facoltà logiche sono ancora ad uno stadio rudimentale. C'è quindi molta preoccupazione oggi in chi si vedrebbe scavalcato dalle prestazioni dell'umanoide. Ma, come ci assicurano oggi gli scienziati dell'IIT, presto si giungerà ad elevare le sue capacità, facendo sì, però, che esse siano sempre di aiuto, e non di preoccupazione per l'essere umano nel suo complesso.
Possiamo intanto, noi italiani, vantare il primato d'essere stati i primi ad aver realizzato il primo robot commerciale al mondo.






Parecchi decenni orsono la letteratura e il cinema di fantascienza analizzavano con attenzione i nuovi fenomeni, frutto ancora più della fantasia che della realtà tecnologica, e si mostravano preoccupati per l'incidenza che l'ipotetico avvio della robotica avrebbe avuto sull'uomo. Molta saggistica sociologica anche aveva avviato studi e ricerche in proposito, avanzando anche non poche allarmistiche previsioni circa l'impatto sulla società, oltre che, naturalmente, anche sulla psiche umana. Oggi, che siamo giunti al punto d'avere materializzato quello che è stato per alcuni un sogno, per altri un incubo, sembra che i più accolgano con interesse l'evolversi reale del fenomeno. Ma nessun dibattito sembra essere nato attorno alle fasi iniziali di esso e, mentre la notizia che questo pupazzetto tuttofare sta per entrare concretamente nelle nostre case, non sembra proprio aver destato particolari emozioni.

Alcuni già si chiedono: "Ma saremmo davvero contenti d'avere per casa questo alter-ego tutto per noi disponibile?", o non preferiremmo invece una voce talvolta dissenziente, o comunque colloquiale, attorno a noi? Molti però già pregustano l'esperienza d'avere per casa una cyber-colf pronta a portare loro il caffè a letto, a riempire ed avviare la lavastoviglie, a prepararci il bagno coi sali, gli shampoo, l'accappatoio sullo scaldasalviette, oppure a tenere l'orto in perfette condizioni, senza più dover dare stipendi o pagar contributi allo Stato.

Ma noi pensiamo che non sarà così! Certamente avremo parecchi "dazi" da versare a parte, ma soprattutto, tempi ben più lunghi di quelli promessi da attendere ancora, perchè le operazioni qui sopra elencate non sono affatto facili da gestire a volte neppure per un umano in carne ed ossa...figuriamoci per un umanoide, le cui azioni potrebbero essere talmente maldestre da farci venire l'ulcera al momento di doverle sopportare!!


Enrico Mercatali
20 luglio 2016

07 July 2016

Christo sulla acque dell'Iseo







Christo sulle acque dell' Iseo
uno
 
Scampolo di Cronaca
Subito divenuto Storia


___



Arte per una

Visione Umana Positiva
 





L'artista in persona ha finanziato la realizzazione attraverso la vendita dei disegni. 18 milioni di euro il costo complessivo dell'operazione. Egli ha ingolosito, e poi coinvolto, le Amministrazioni in un progetto totalmente gratuito. La parte pubblica ha pagato unicamente i servizi sanitari, la vigilanza, i trasporti supplementari. Il progetto in sè, oltre che grandioso, è stato eccellente sotto ogni profilo artistico e culturale. 

Le persone che lo hanno visto e sperimentato sulla propria pelle ne hanno constatato totalmente la lungimiranza, la modernità, la spregiudicatezza, l'utopia ed il realismo, la visione, immergendosi in quella folla umana gaudente e consapevole che attraversava il lago sulle acque ondose e un poco instabili del lago, provando l'ebbrezza d'appartenere ad uno scampolo di Storia, tanto unico quanto irripetibile, d'una Visione Umana Positiva. 

Il ritorno sul piano dell'immagine mondiale sarà incommensurabile e durevole nel tempo.



Enrico Mercatali
luglio 2016
(fotografie di Enrico Mercatali)

20 April 2015

Burri riavrà nel Parco Sempione il suo teatrino, ma Milano avrà perso uno dei suoi più importanti biglietti da visita - di Enrico Mercatali





Burri riavrà nel Parco Sempione
il suo teatrino



ma Milano avrà perso 
uno dei suoi più importanti biglietti da vista


Abbiamo appreso con sgomento la notizia
che Soprintendenza e Giunta hanno dato il loro via libera alla ricostruzione dell'opera come e dove era in precedenza




Tanto abbiamo amato ed amiamo Alberto Burri e la sua arte, indubbiamente importante nel quadro di livello mondiale in cui s'è saputa inserire, quanto abbiamo osteggiato, ed ancora intendiamo osteggiare, il suo teatrino al centro del Parco Sempione nei numerosi anni che lì lo videro, cementizio e inadeguato, impattante e insensato, tra il 1973 e il 1989.

Tanto amiamo l'arte moderna, nella quale Burri ha assunto una posizione qualificata e di rilievo, e particolarmente le istallazioni che essa propone oggi, anche nel cuore delle grandi città, ed anche quanto essa generalmente sappia esprimere nel rapporto con l'antico, o sappia dire nel colloquio con i grandi scorci urbani, o con la storia, quanto quest'opera non ci abbia mai convinto, fin dal suo nascere (se non come istallazione appunto con caratteri di provvisorietà, e non ci convince tuttora, come mai ci potrà convincere in futuro.




Il "Teatro Continuo" che Alberto Burri aveva realizzato nel bel mezzo del Parco Sempione di Milano nel 1973, in occasione della XV Triennale, era stato demolito nel 1989. Nonostante la sua struttura cementizia di grandi dimensioni impattasse in maniera eccessiva all'interno dell'unica e splendida prospettiva visiva tra Castello Sforzesco ed Arco della Pace,  essa è durata in sito ben 16 anni, finchè la Giunta di Paolo Pillitteri, allora Sindaco di Milano, ne decise l'asportazione.


Siamo pertanto ora a denunciare l'intervento ora proposto di ricostruire entro il 2015 il Teatro Continuo di Burri, nella sua posizione originaria, purtroppo già deciso (anche se molti oppositori stanno cercando di indire un referendum tra i cittadini per evitarlo), cercando di dire la nostra sperando che la nostra voce possa unirsi a quelle di tanti altri per sventare, per un'altra volta, quello che a nostro avviso è, nei fatti, un vero e proprio attentato al cuore della città, costituito, non già dall'elemento in sè, sul quale non vi sarebbe nulla da obiettare, quanto dal suo inserimento proprio sull'asse della principale prospettiva, storicamente consolidatasi tra i principali monumenti di Milano, che collega la direttrice del Sempione e l'arco della Pace al Castello Sforzesco nella direzione di via Dante, sino al Duomo, quella prospettiva indicata dall'Antolini nel 1806 come asse fondamentale dell'impianto urbanistico milanese, il quale, nella sua visione, avrebbe dovuto attribuire alla città un'aura di magnificenza civile pari, se non superiore, a quella di Parigi.

All'interno di questo quadro storio-ambientale, valorizzato oggi da una nuova e migliore manutenzione del verde arboreo dell'Alemagna che vi fa da quinta, poco, anzi per nulla di addice l'opera in questione, la quale peraltro avrebbe riscontri poco felici anche sul piano d'un utilizzo, peraltro intrinsecamente suggeritovi, di forte richiamo di pubblico, inadatto quindi in quella sua precisa collocazione (già peraltro sciaguratamente già collaudata).



Sopra e sotto:  l'opera, nel corso degli anni '70 e '80 si degradò parecchio, tanto che la decisione della sua demolizione arrivò non tanto per ragioni di tipo storico-ambientale, quanto a causa degli ammaloramenti avanzati che alcune sue parti denunciavano, ma anche a causa dell'uso poco decoroso delle sue superfici da parte dei "graffittari" dell'epoca.



Ci spiace assumere la posizione, generalmente considerata "bacchettona", di chi nega il nuovo in ragione d'una linea conservatrice dello statu quo, erigendoci a difensori d'ona realtà presuntamente ritenuta immadificabile, ma, pur essendo qui esattamente ciò che stiamo facendo, essa ha, credo in questo caso, una giustificazione di notevoile importanza, anzi d'una tale importanza da far superare in forza il mantenimento d'uno stato di fatto, realmente di grandissimo valore, se messo a confronto con una sia pur pregevole opera, o, se si vuole, di una sia pur interessante ed originale proposta aetistica avanzata da uno dei maggiori artisti italiani (e mondiali) del XX secolo.

Crediamo in ultima istanza sia possibile, oltrechè auspicabile, un compromesso, ovvero quello di ricostruire il segno burriano, ad memoriam, entro qualche enclave arboreo del parco stesso, che ne ricordi il senso originario quando fu posto nella prospettiva antoliniana, senza però esservi di fatto. Qualcuno potrebbe indicare in questo compromesso una sorta di non-sense, in quanto contriddirebbe la matrice stessa dell'originaria idea del suo autore, ed in tal caso allora, se neppure se ne voglia attivare la pura memoria come intento temporaneo se pur provocatorio, meglio tralasciarne del tutto la ricostruzione.



Vi sono contesti nei quali l'opera moderna s'adegua perfettamente anche accanto ad una chiesa antica  (ad esempio la fontana Strawinsky di Tinguely tra il Beauburg e la Chiesa gotica di St Eustache, o, perchè no, quanto noi stessi proponevamo in un'altro articolo di questa blog, che voleva vedere accanto al Duomo di Milano un moderno impianto di risalita),  ma ve ne sono altri nei quali nulla necessita in essi in più di quanto già non vi sia, se non di peggiorativo.
Questo è il caso in questione, che rischierebbe di diventare un secondo atto sbagliato d'una storia destinata a ripetersi, ovvero a rivedere tra qualche anno una ennesima decisione demolitoria.

Crediamo che i milanesi preferiscano avere il loro Alberto Burri ben collocato in altra posizione, e mantenere la loro superba veduta prospettica che dal castello vada all'Arco della Pace ed oltre, che tanto la sanno rendere "grande città europea". Tutt'attorno grandi segni di storia e di creatività ne fanno un comparto urbani centrale ed unico nel suo genere: Duomo, Palazzo della Ragione, Castello Sforzesco, Torre del Filarete e Musei Civici (Pietà Rondanini), Parco Sempione, Palazzo della Triennale, Torre pontiana del Parco, Arena, Arco della Pace. Anche all'interno del Parco emergono segni di storia della città, dal teatrino di Arman, ai Bagni Misteriosi di De Chirico, il ponte delle Sirenette, e, perchè no, il Teatro Continuo di Burri, ma non in quella proposta scorretta collocazione.



Qui sopra: piccoli giorielli interni al Parco Sempione, tutti posti in posizione defilata sia pure ben visibili ed utilizzate dal pubblico, tra cui potrebbe ancora annoverarsi il Teatro burriano: il teatrino di Arman, i "Bagni Misteriosi" di De Chirico, l'ottocentesco Ponte delle Sirenette", già collocato in via Senato per attraversare la Cerchia del Navigli.

Milano, 3 ottobre 2014
Enrico Mercatali


Aggiornamento:

In data odierna aggiungiamo all'articolo del 3 ottobre 2014 due immagini relative a due diverse opere realizzate da pochi giorni: il restauro dei "Bagni misteriosi" di Giorgio De Chirico e il basamento cementizio del teatro Continuo di Burri, il quale, nonostante le numerose azioni di protesta da parte di professionisti di fama e uomini di cultura, associazioni ambientaliste e cittadini, intercorse tra la pubblicazione del nostro articolo di protesta, che ha avuto l'onore di essere stato il primo della lunga serie ad esso seguita, ha visto purtroppo l'avvio dei lavori. Tra pochi giorni esso verrà inaugurato. In un nostro post su Facebook abbiamo scritto:
 
"TEATRO BURRI NEL BEL MEZZO AL PARCO SEMPIONE E DELLA STORICA PROSPETTIVA OTTOCENTESCA.

Credo che nel tempo, sia nel breve, ma soprattutto nel lungo periodo, la vicenda si ritorcerà come un boomerang contro la Fondazione e contro gli eredi dell'artista:
troppo evidente che, più si diffonde la notizia della ricostruzione del "Teatro Continuo" (purtroppo passata quasi del tutto in sordina presso il pubblico), più aumenterà la schiera dei suoi detrattori e degli antagonisti. Una volta realizzata definitivamente l'opera, essa sarà inevitabilmente il miglior veicolo pubblicitario contro se stessa.
Sempre che noi si persista nella battaglia per la sua demolizione senza perdere occasioni, per ridare alla città quanto si merita.
Il nome di Burri ne verrà infangato, e saranno più gli aspetti negativi che quelli positivi, che ne marchieranno la memoria, a discapito di quanto auspicato dalla Fondazione, anzi a suo progressivo detrimento.
Il teatro si deteriorerà con l'uso (uso totalmente improprio per la sua localizzazione), e qualunque scritta (che certo non mancherà su di esso) mostrerà quanto sia un pugno nell'occhio nel mezzo della "prospettiva storica più bella della città ".
Errore di base perciò si rivelerà nel tempo non aver voluto ricostruire il teatrino (se proprio era necessario farlo) in un diverso e più appartato sito. Il che lo avrebbe certo reso più duraturo, se non addirittura capace di sfidare i secoli!
Quello che è certo, questo che ora è in fase di ricostruzione, durerà poco; e basterà una diversa giunta per riaffossarlo definitivamente (basta un giorno di ruspa e martelli pneumatici, ed un secondo giorno di giardinaggio): un soffio, davvero!! Un augurio a tutti gli amanti di Milano e alle sue bellezze!".

Speriamo questo sia un pronostico capace d'avverarsi, con l'aiuto di tutti coloro che già si sono espressi contrari all'opera, per le ragioni tutte molto simili a quelli che noi avevamo a suo tempo denunciato.




Enrico Mercatali
Milano, 20 aprile 2015

14 April 2015

ART e FOOD - Quale cibo? ...ma soprattutto, come, dove e con chi. "Rituali dal 1851". Triennale apre le manifestazioni EXPO facendo storia del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico.





ART  e  FOOD
Quale cibo? 
...ma soprattutto, come, dove e con chi.



Rituali  dal  1851




Triennale apre le manifestazioni EXPO facendo storia del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico



Di come spazi ed evolva il dibattito sul cibo nel mondo durante Expo incominciamo già oggi ad averne un assaggio: anche in televisione incominciano i dibattiti e gli scontri sono duri, tra ottimisti e pessimisti, tra positivi e scettici, tra estimatori e contestatori dell'impostazione data all'esposizione universale di Milano, che aprirà i battenti il 1° maggio. Giornalisti e intellettuali non vedono che male ovunque si girino, mentra sponsors, aziende produttrici e distribitrici, organizzatori vedono tutto perfettamente a posto mentre in questi ultimi giorni di lavori si giocas tutta la partita della credibilità nazionale. Anche le istituzioni pubbliche incominciano a fare la loro parte: mentre Triennale e Comune di Milano ricostruiscono, contrariamente a ogni logica e discernimento, il Teatro Continuo di Burri, nel bel mezzo di Parco Sempione, vanificando il senso di uno degli assi visuali tra i più importanti d'Europa e del Mondo, la stessa istituzione milanese promuove l'ottimo restauro dei "Bagni Misteriosi" di De Chirico, proprio a ridosso dei suoi giardini esterni, restituendo all'opera tutta la sua vitale potenza cromatioca originaria, ed inaugura, nelle sale muziane, la gigantesca mostra curata da Germano Celant, "Art e Food - Rituali dal 1851", e allestita in modo un po' dispersivo da Italo Rota.



Una sequenza di immagini prese a caso dalle sale della mostra che dimostrano quanto essa sia stata costruita mescolando generi, materiali, pezzi unici e seriali, epoche, concetti, progetti e oggetti. Dai manifesti anni '50-'70 dello Studio Armando Testa, biciclette per trasportare il latte,un modulo di autosussistenza, il pesce-cucina di Gehry, il primo VolksWagen d'autosufficienza viaggiante, le 10 Campbells soups di Warhol, un modulo espositivo urbano, il Punt e Mes di Armando Testa, contenitori e stoviglie in plastica anni '60, vetrina Depero.


Anche questa mostra, attraverso la sua inconsueta dimensione e la sua fin troppo vasta sfaccettatura del panorama tematico, vorrebbe sollevare un ampio dibattito sui molteplici significati che hanno avuto, nelle diverse stagioni degli ultimi 15 decenni, i rituali della consumazione del cibo, nelle diverse situazioni sociali, nelle più svariate circostanze comportamentali dettate dalle mode, ma anche dai bisogni, dalle esigenze rappresentative o solo semplicemente funzionali, dai climi o dalla pura risposta a modelli predefiniti dagli ambiti produttivi, sia del prodotto preconfezionato destinato alle tavole, sia dei prodotti suggeriti, prima dagli stili artistici o architettonici, ed in seguito anche dal design del prodotto mobiliero, degli articoli per la casa, e perfino dalle case automobilistiche.



Angelo Morbelli, "Asfissia", 1884


La mostra è costituita, secondo lo stile del suo curatore, da un assemblaggio di pezzi autentici della produzione industriale, artigianale, pubblicitaria, artistica, visuale, progettuale architettonica grafica e di design, legate al tema del cibo come fatto di costume, di comportamento e di gusto estetico. Vi si accostano, secondo schemi non particolarmente rigorosi o forse poco comprensibili ai più, opere di pittura o di scultura ad ambientazioni e ricostruzioni di interni modernisti o deco, costruttivisti o razionalisti, autovetture a teche colme di oggetti pratici o simbolici, della vita domestica entro le mura dell'abitazione o della vita domestica proiettata fuori casa, elementi di design legati alla produzione o al consumo di cibo nelle più diverse circostanze, proposte progettuali destinate a razionalizzare il consumo o anche semplicementi a far sognare, proiettandoci nel futuro, il quale a volte ammicca al nostro desiderio di agguantare l'impossibile, altre volte sprofonda nella più catastrofistica delle visioni possibili.





Non mancano nella rassegna i nomi più noti e meno noti dell'arte, da De Nittis a Depero, da Boccioni a De Pisis, da James Ensor a Fontana, da Daniel Spoerri a Duchamp, da Braque a Oldemburg, Da Morandi a Lichtenstein, da Ghirri e Worhol, da Theo van Doesburg a Tom Wesselmann, così come non mancano quelli del Design, da Angelo Fasce a Gio Colombo, da Le Corbusioer a Zanuso, da Mackintosh a Mendini. Non mancano i grafici e i pubblicitari, come lo stesso Depero o lo studio Testa, Dudovich o Munari.
Ma non manca neppure Gabriele D'Annunzio, qui rappresentato dal suo studiolo al Vittoriale di Gardone, angusto e deprimente spazio nel quale, da vecchio, si faceva servire il lauto pranzo, al cospetto degli oggetti a lui più cari: un vitto tutto infarcito di gloriosi e mesti ricordi.



La casa futurista, la casa tecnologica-prefabbricata e quella autarchica (rispettivamente di Gerardo Dottori, di Jean Prouvé e di Angelo Fasce, tre esempi di linguaggio destinato, nelle intenzioni degli autori, non solo a modificare il tipo di arredo ma l'intero comportamento di chi vi vorrà abitare.


Intervallano qua e là la mostra importanti spezzoni di film, scelti da Antonio Somaini, così attribuendo un decisivo ruolo nel descrivere il rapporto uomo-cibo anche all'arte cinematografica. Ricordiamo di aver rigustato parti salienti e memorabili di "Monsieur Hulot", "la Grande Bouffe", "Mangiare bere uomo donna", tre gioielli in cui il tema dominante della mostra, rispettivcamente di Jacques Tati, Marco Ferreri, Ang Lee.

In complesso la mostra è un apprezzabile e perfino rilassante passatempo che non aggiunge, però, nulla di nuovo a quanto da essa avessimo potuto aspettarci, a parte qualche picco di novità, rappresentato ad esempio dal grande bancone-bar Campari, originale degli anni '30, e l'Autarca, di Angelo Fasce, prodotto di design sofisticato realizzato solo in prototipo, per una consumazione del cibo in compagnia d'amici senza dover ricorrere a personale di servizio.
Enrico Mercatali
Milano, 11 aprile 2015