THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

03 June 2012

SUBURBIA - Periferie californiane dalla "camera" di Bill Owens - di Enrico Mercatali




American way of life


S  U  B  U  R  B  I  A

Bill  Owens
fotografa quarant'anni fa i sobborghi di città californiane







In mostra a Milano 30 tra le sue fotografie più note
(presso la galleria Area Lina)




Frange di tessuti urbani caratterizati da lotti piccolissimi per casette unifamiliari ad alta concentrazione, per una way of life ove individualismo pseudoidentitario e spirito di frontiera derivano tutti da un solo modello: quello di Paperino Story di disneyano imprinting. Le fotografie, tutte in bianco e nero, che il fotografo statunitense Bill Owens ha scattato quarant'anni fa,  trentacinquenne, costituiscono oggi, nella loro attualità, un saggio di sociologia urbana, costituita da tratti altamente significativi, per iconicità, anomia, vago sentore di in benessere diffusivo e senza qualità e senza prospettive di cambiamento.






Raduni di giovani per festeggiare qualche evento sportivo, al centro del quartiere, sguardi opachi entro trofei d'arredamenti indefinibili, dedizioni familiari tra elettrodomestici significativi d'un benessere mai esistito prima, rituali di comportamento preparati per la fotografia domenicale, sfoggio di autoveicoli preparati per la scampagnata ai parchi. Ogni cosa sembra vivere d'una vita collettiva che il quartiere sa ancora assegnare, almeno ai più giovani. Una spensieratezza raggiunta dopo generazioni di fatiche e di lavoro. 






Owens sa che le sue sono foto stanno documentando un'epoca, ed il suo sguardo, certamente non critico, è capace però di evidenziare un sottile discrimine tra quanto ritrae la sua macchina fotografica  ed il suo occhio da indagatore-sociologo: uno sguardo, il suo, che a quasi mezzo secolo di distanza, evidenzia la sua forza documentaristica, non scevra da sottigliezze artistiche, soprattutto nell'indagine d'ambiente, nel quale ogni personaggio diventa frammento significativo e caratteristico d'una società di massa che ha avuto la ventura di diffondere i propri modelli in tutto l'occidente. Di questo l'autore delle foto sembra consapevole, mentre ritrae i personaggi ed i relativi sfondi,  pur concedendosi qualche innocuo tratto  ironico d'ambiente e di costume. Tali situazioni, evidentemente, non gli erano del tutto estranei. Ma, come sempre avviene quando trascorrono i decenni, la sua opera assume un valore oggi che trascende il singolo momento creativo per assumere valenze molteplici e superiori.










Milano, 2 giugno 2012
Enrico Mercatali

30 May 2012

Lo sbarco di Velasco Milani a Pallanza e alla Madre delle Borromee - di Enrico Mercatali



Sul Lungolago di Verbania Pallanza 

una inconsueta scultura - istallazione
completa ed illumina il passeggio








lo "Sbarco" di Velasco Milani 



Dal 2 giugno al 21 ottobre potranno essere visitate all'Isola Madre (Lago Maggiore) le multiformi istallazioni dello scultore, dal titolo "Foresta Rossa", chiamato a vitalizzare il turismo lacustre dai principi Borromeo e da Cristina Zuccari








Siamo casualmente ieri incappati in una inusuale scultorea istallazione collocata proprio al centro del Lungolago di Pallanza (Verbania), di fronte alla piazza del Municipio. Fa da sfondo a questo manufatto, lungo una decina di metri, il monumento a Cadorna, l'Isolino (che ospitò a suo tempo Arturo Toscanini) e, dalla parte opposta, l'Isola Madre, delle borromee la maggiore, la più vicina a Verbania.
Abbiamo deciso di ospitare nel nostro magazine alcune immagini di questo davvero spettacolare oggetto, tutto metallico, rappresentante una lunga imbarcazione di imprecisata età, sostenuta da due figure maschili, che la trasportano. L'imbarcazione, una sorta di piroga, è realizzata in acciaio inox lucido, totalmente liscia all'esterno, quindi fortemente riflettente, quasi fosse uno specchio, la luce solare ed ogni oggetto o persona che vi fosse attorno, strutturata all'interno da barre in ferro opportunamente distribuite. Le due figure umane sono probabilmente in bronzo, oppure anch'esse in ferro.




Una parte delle istallazioni realizzate da Velasco Vitali all'Isola Madre (Lago Maggiore), visitabili a partire dal 2 giugno 2012


Decisamente innovativa e visivamente impattante la grande scultura, pur integrandosi, per soggetto e dimensioni all'ambiente circostante. Ben intenzionati, noi, ad interessarci subito a lei, che certamente richiedeva attenzione, ed anche interesse.
Il pubblico pareva anch'esso attratto dal metafisico oggetto, quasi un UFO appena sbarcato da chissà quale luogo lontano, e si lasciava prendere all'interno dalla inevitabile curiosità che esso suscitava, o vi percorreva il perimetro, quasi incantato da tanto inusitata presenza, in questi luoghi, e lungo queste sponde.
Abbiamo deciso di parlarne perchè anche a noi tale presenza, pertaltro anonima (non un cartello che segnalasse il nome dell'autore o il titolo, e tanto meno il senso dell'iniziativa), è parsa strana, inconsueta, ma felice, totalmente densa di significato, ricca di ottimi presupposti, presenti e futuri. Al temine dell'articolo vi riveliamo tutti tali dati, che stranamente non comparivano presso l'opera.







Ringraziamo l'amministrazione comunale che sicuramente ne ha consentito (o forse promosso) l'istallazione, e gli sponsors, per l'audacia (in un certo senso, dati i presupposti ai quali siamo abituati in tali contrade), e per l'aver dato avvio (in quanto precedente) ad una azione che potrebbe essere ripetuta, e riverberata lungo tutti i nostri troppo provinciali lungolaghi, facendo diventare, quella di collocare istallazioni di qualità, quale certamente questa è, nei più frequentati siti pubblici del nostro lago, un plus capace d'attrarre più interesse per l'arte, più turismo di qualità, più rimando internazionale alle nostre pur già bellissime e in teressantissima connotazioni di paesaggio e di cultura.



Le tre foto qui sopra, quella sopra al titolo, e quella in fondo all'articolo sono di 
Enrico Mercatali



Ringraziando perciò ancora chi ha fatto ciò, auspichiamo che si faccia di più lungo le rive del Maggiore, magari in parte imitando quanto, non sempre felicemente ma pur sempre assai efficacemente, è stato fatto sull'Orta.
Proponiamo, qualora vi fossero iniziative comuni tra le amministrazioni comunali delle nostre provincie, e sponsors interessati a dare forte incentivazione a tali esperimenti, d'istituire apposite commissioni di esperti, che possano dare il migliore indirizzo, onde evitare l'inutile, controproducente e dispersivo moltiplicarsi di azioni isolate, come è accaduto a Stresa, in cui l'istallazione di sculture (peraltro non temporanee) ha riempito il bel lungolago di opere prive o quasi di qualsivoglia qualità.

La scultura in questione, intitolata “Sbarco” e riferita alle migrazioni dei popoli, è opera dello scultore Velasco Milani;  rappresenta la prima opera dell’allestimento artistico “Foresta Rossa” che sarà inaugurato il 2 giugno e comprenderà fino ad ottobre altre installazioni presso il Grand Hotel Majestic (promotore dell’evento) e all’Isola Madre.

La scultura era già stata istallata a Milano alla fine del 2010.





Così se ne è parlato sulle cronache d'allora e così ne ha parlato l'Assessore Massimiliano Finazzer Flory:
"S’intitola Sbarco l’intervento artistico promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune che Velasco Vitali realizza a Milano dal 13 novembre al 3 dicembre. La migrazione dell’uomo è il filo conduttore di un’installazione che collega idealmente la piazza della Stazione Centrale di Milano e gli spazi di Palazzo Reale. “Con Sbarco – spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory – Velasco Vitali, nei suoi quattro distinti capitoli narrativi, dà forma e concretezza alle figure migranti. Ciò che colpisce dei suoi lavori è l’irriducibile tensione fra individuo e comunità. L’artista, senza negare l’una o l’altra, ignora tuttavia gli ovvi richiami ideologici all’egoismo, al collettivismo. Ed è in tale prospettiva, in un ideale percorso, che il nostro sguardo muove dalla Stazione Centrale alle sale di Palazzo Reale in un evocativo viaggio che racconta lo scorrere del tempo, i mutamenti, l’evoluzione dei nostri giorni, quella esteriore e quella interiore”.




 La foto della scultura (di repertorio) è di Oliviero Toscani




Così allora altri avevano detto:
"Dal passaggio di persone riflesse sulla chiglia di una barca al branco di sculture nella penombra dei corridoi di Palazzo Reale, alla folla nei grandi quadri nelle sale, Velasco Vitali investe con la sua riflessione le tematiche dell’isolamento, del viaggio, dell’immigrazione, della precarietà e della fuga. E lo fa attraverso quattro grandi momenti tematici, declinati anche spazialmente in quattro opere o gruppi di opere.

I . Sbarco (piazza Duca d’Aosta, Stazione Centrale)
Una barca lunga e sottile taglia la piazza. La sorreggono due uomini di bronzo immobili e vaganti che segnano l’inizio, la fine e la durata di un viaggio immobile e ciclico, due figure senza identità, che diventano metafora di spaesamento. Al visitatore il compito di pensare alla meta del viaggio, all’identità dei viaggiatori, alla funzione della barca (2 metri per circa 15 di lunghezza): uno scudo, un guscio, un rifugio che collega e separa i due uomini. "

Enrico Mercatali
Pallanza (VB), 11 maggio 2012
- aggiornato il 30 maggio 2012



26 May 2012

Marlene Dumas: l'umanesimo esistenzialista, alle Stelline di Milano, dell'artista afro-olandese - di Enrico Mercatali








L'umanesimo esistenzialista

di Marlene Dumas





in mostra nell'ex Collegio delle Stelline di Milano




Due immagini di Marlene Dumas: In alto un fotogramma del video istallato nella mostra milanese (foto di Enrico Mercatali). Sotto: l'artista in una immagine di repertorio



Abbiamo molto apprezzato la mostra che è stata dedicata alla grande artista sudafricana, naturalizzata olandese, Marlene Dumas, nelle sale del milanese Palazzo delle Stelline. Essendosi visto poco di lei nella metropoli lombarda, negli ultimi anni, eravamo rimasti esclusi dall'esperienza  straordinaria di un contatto diretto con la sua pittura, capace d'un coinvolgimento empatico davvero fuori dal comune, ed avevamo perciò una modesta conoscenza complessiva della sua opera omnia, sterminata in produzione ed elevatissima in qualità.




Marlene Dumas, ritratti. Delle migliaia da lei realizzati, di personaggi d'ogni genere e paese, d'ogni età e condizione, solo alcuni, qui, presi a caso, per mostrarne l'intensità espressiva ed il forte coinvolgimento dell'artista nel reciproco rapporto coi soggetti, da lei conosciuti e frequentati, oppure semplicemente riprodotti da riviste o giornali, come era anche sua abitudine fare



Essendo questa mostra assai bella, ma piuttosto limitata in dimensione e sguardo sui periodi più importanti della storia artistica dell'autrice, saremmo davvero lieti se, a breve, vi fosse organizzata a Milano, in una sede più ampia, una sua mostra generalista, ampia e completa della sua multiforme e complessa figura. E' stato, della mostra di cui parliamo, allestita alle Stelline, il bellissimo video che l'accompagna, assai lungo e ben fatto, ad averci mostrato molto bene l'artista nelle sue diverse sfaccettature di donna e di persona, ad avercene dato esempi di coerente impegno nella vita, i cui contatti continui con persone d'ogni ceto ed estrazione culturale ne hanno arricchito la sensibilità, ad averci dato le immagini più vere della bella signora mentre sovrintende il suo lavoro, mentro lo studia, mentre lo osserva e lo modifica di continuo, mentre lo discute con studenti e professori, con artisti e curatori, a contatto con le alte istituzioni, o con gli ambienti più modesti che la stessa strada   propone ai suoi interessi.





Ciò che nella mostra è esposto sono opere l'ultimo periodo dell'artista, nel quale assai più frequenti che nei precedenti sono i momenti di meditazione sul tema della religiosità o sul significato profondo che alcune figure di intellettuali hanno avuto nella vita personale dell'autrice. La stessa permanenza milanese dell'artista, ed i contatti avuti con persone e cose frequentate, ha messo in moto in lei istanze emotive e bisogni espressivi nuovi e diversi, che hanno lasciato una traccia in dipinti ad essi dedicati. Lo stesso cortile delle Stelline vi è stato riprodotto in versione sia diurna che notturna. La Pietà Rondanini. Il volto di Pier Paolo Pasolini e della madre dello scrittore.
La sede della mostra, un ex collegio di fanciulle in età adolescenziale hanno ricordato all'artista il suo travagliato periodo di collegio, che una profonda traccia ha lasciato nella sua mente, e che ha contribuito ad una vasta produzione tematica ad essa dedicata, profondamente sentita e da lei marcatamente interiorizzata e sofferta.




Marlene Dumas, ritratto di Pier Paolo Pasolini



Difatti, se nella sua più ampia e conosciuta produzione hanno fatto breccia nel pubblico e nella critica specialmente gli aspetti più diretti e vitali delle sue frequentazioni umane, i volti e i corpi della vasta umanità da lei vissuta e frequentata, sia appartemente alle lontane rimembranze sudafricane, sia appartenenti all'adolescenza vissuta nel collegio, sia di tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita di sentimento e di lavoro, nell'ultima, più intima e certamente più complessa visione del mondo, in questa mostra rappresentata, diventano importanti per lei le figure di Pier Paolo Pasolini e della madre, la figura del Cristo crocefisso, e la stessa michelangiolesca Pietà Rondanini del castello Sforzesco, che hanno lasciato in lei, indelebilmente, un profondo segno di umanissimo senso del divino.





Nella sterminata produzione di disegni, eseguiti a volte con rapide macchie di colore acrilico su superfici abbondantemente inumidite per ottenervi sfumature inattese o calcolate, e a volte con linee dal segno sicuro e denso di maestria,  si legge con forza l'intenso e vitale rapporto dell'autrice con l'intera umanità, il suo approccio carnale ai corpi delle persone, oltre che ai volti dallo sguardo espressivo d'un desiderio oppure d'una sofferenza indicibile. Non infrequenti sono i soggetti pornografici ad esprimere la forte attrattiva che hanno avuto sull'artista quei corpi e le loro pulsioni, nel momento stesso del loro riprodursi sulla carta, spesso anche perseguiti a scopo di provocazione d'un mondo artistico ritenuto da lei ipocrita ed incapace di essere realmente libero e sincero. Essi, lungi dall'essere per lei il segno d'un disagio, costituiscono, al contrario, il senso d'un forte attaccamento a tutto ciò che di genuinamente vitale  esprimono i corpi d'entrambi i sessi, e il segno più efficace di un piacere di vivere che sta alla fonte stessa dell'esistenza e delle sue profonde implicazioni filosofiche e perfino religiose.


Davvero straordinario è il riscontro che l'opera di Marlene Dumas ha avuto nella critica mondiale:, allorchè vent'anni fa ella si è affacciata ai circuiti dell'arte, e vasta e sorprendente l'eco che hanno avuto nel mondo artistico i suoi più elevati podii di consacrazione, raggiunti con le personali per lei organizzate al Museum of Contemporary Art di Los Angeles nel 2007 e  alla Tate Gallery di Londra, nel settembre 2008. Ha inoltre partecipato alla LII edizione dell’ Esposizione Internazionale d'arte di venezia, nel Padiglione africano, ed in seguito alla personale che le ha tributato, quale alto titolo onorifico, il Museo d'Arte Moderna di New York. 






Un trionfo personale che sottolinea una costanza d'intenti ed una volontà d'ottenere il desiderato traguardo, ottenuto con la sua indubbia capacità, non solo di muovere il proprio pennello in perfetta sintonia con la mente, di agire le tecniche più semplici contemporaneamente alle più sofisticate, ma soprattutto di compiere un lavoro incassante di amalgama personale col sociale, col suo pubblico, fatto spesso di povere persone umiliate dalle pessime condizioni sociali, specie quelle di colore frequentate nel suo paese d'origine, presso il quale ella spesso ritorna per ritrovarvi il proprio humus esistenziale. Con la gente Marlene parla a lungo e si intrattiene insegnando loro cose della vita che sono frutto della sua esperienza, e mentre parla disegna ed attraverso i disegni esprime nuovi contatti ed interessi, in un continuo fatto di scambio e al contempo, anche per lei, d'apprendimento, e condivisione. Un gioco di andata e di ritorno che muovono in lei i sentimenti più veri, che sono quelli che le consentono di vivere nel modo che lei desidera, che è anche quello che l'hanno fatta diventare una delle artiste più significative dei nostri tempi.





Ancora oggi tornano alla memoria dell'artista il periodo vissuto nel collegio. Sono numerosi i ritratti e le situazioni che rappresentano, di quel periodo, le angosce e i traumi adolescenziali tra quelle pareti e con quelle compagne collezionati. E' stata anche la conoscenza del lavoro di Diane Arbus, fatta in quelle circostanze, ad avere un grande impatto sulla giovane artista in formazione. Esso ha dato a Marlene l'idea di quanto fosse imponente e impattante, a volte, e certamente nel campo della comunicazione artistica, il "peso dell'immagine", e la grande complessità rappresentata dalle forme umane, dalle forme degli stessi corpi, o dallo stesso sguardo, capace di fare di un volto un'icona istantanea, o di estrema fuggevole felicità o di immane prolungata sofferenza.





Milano, 23 maggio 2012
Enrico Mercatali






14 May 2012

Libro e crescita, crescita personale ma anche crescita economica



Libro e crescita
Crescita personale, ma anche crescita economica


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XXV Salone Internazionale del Libro
Torino Lingotto Fiere 10-14 Maggio 2012

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E' proprio il libro, oggetto fin qui poco usato dagli italiani, 
che ora avvia l'auspicata crescita 


- testo e foto di Enrico Mercatali - 



Sopra al titolo: un ordinato scaffale della collana tascabile "Gli Struzzi" di Einaudi, regolarmente presente al Salone da 25 anni, sempre uguale a se stessa ma con gli aggiornamenti, icona della più seducente continuità di quanto conserva il suo valore nel tempo.
Sotto al titolo: i giovanissimi affollano i luoghi della multimedialità, ma, terminata l'adolescenza, l'interesse torna prepotentemente per la carta stampata.


Dal primo salone del libro del 1988, inauguratosi a Torino Espsizioni, all'edizione odierna (10-14 maggio 2012), chiusasi oggi, che ha festeggiato il quarto di secolo presso il Lingotto, molta strada è stata fatta e quasi tutto è cambiato nel panorama culturale, sia italiano che mondiale.





La stessa città di Torino, che ha ospitato la manifestazione, ha cambiato pelle, ed il luogo fisico stesso in cui il mondo dell'editoria ed il suo pubblico sono stati chiamati ad incontrarsi, il Lingotto a Mirafiori, simbolo della città, dimostra tale modificazione profonda: allora il Lingotto, ex fabbrica dell'auto FIAT, da capannone dismesso e totalmente svuotato delle sue originarie funzioni, in attesa d'essere reinventato, si è trasformato in centro della vitalità pubblica cittadina, in cui convergono e si assommano le manifestazioni della cultura e del sociale, del turismo e del commercio, ove arte, cinema, creatività, spettacolo, enogastronomia, congressualità d'ogni angolo del mondo si miscelano, per interpretare la metropoli dell'oggi proiettata nel futuro.




L'affollato atrio di ingresso al Salone del Libro, nella sua veste già ristrutturata da Renzo Piano ancora precedentemente alla prima sua edizione, rappresenta il crocevia d'ogni genere di "consumatore del libro", frotte di studenti  ancora accompagnati da maestri e professori, giovani liceali e universitari, intellettuali, casalinghe, redattori, uomini politici,  pubblici funzionari e dirigenti d'azienda, professori universitari e scrittori, direttori editoriali e radattori, giornalisti, in un amalgama totale che mette tutti sullo stesso piano, nell'ottica d'un mercato il quale, sotto ogni aspetto, ha necessità d'espandersi.



All'insegna d'un settore della cultura che passa attraverso la carta stampata, queste sale del Lingotto si sono fatte veicolo d'uno dei maggiori appuntamenti europei dell'editoria, sia per numero di visitatori, oggi, che per numero di espositori e per ampiezza di argomenti nei dibattiti frequentatissimi che in ogni momento della giornata vi si susseguono.




Il pubblico è attratto sia dai libri, e dalle pubblicazioni spesso anche d'alto pregio, presentate in mostra, che dalle numerosissime personalità presenti che frequentemente si incontrano tra gli stands,, o negli stands per i dibattiti che a ciclo continuo si susseguono, scrittori di fama mondiale, cultori delle diverse discipline invitati a presentare i relativi best sellers, personalità politiche e dello spettacolo, attori, musicisti, filosofi, giornalisti. Una grande kermesse considarata da tutti assai importante, sia per la crescita di noi stessi, nell'informazione e nella formazione, sia per la crescita generale della quale tutti ci si sente parte attiva e partecipativa. Vi si avverte, girando per gli stands, una sorta di superiore reciprocità d'intenti e d'interessi, un difuso senso di solidarietà entro una sfera che in qualche modo ci è propria e tutti ci accomuna.




Fiumane di scolaresche ne percorrono le strade interne per essere introdotte dai relativi insegnanti alle infinite vie del sapere, che si fa concreto presso gli editori specializzati per le varie età, e più in generale per un approccio anche soltanto atmosferico al piacere della lettura, che, a quelle età, è forse l'elemento più importante ai fini educativi. Nonostante la scarsità di sedute, nessuno che abbia la faccia affranta dalla stanchezza, che pure assale chi ha superato le due ore di gran girovagare da un titolo all'altro, da un autore all'altro. Tutti sorridono e gioiscono per un interesse che mai e poi mai viene a mancare da un editore all'altro, da una proposta all'altra d'un prodotto che solo in tal modo diventa la cartina di tornasole della nostra libertà, del nostro essere cittadini di democrazia, del nostro saper provare cosa sia il piacere del futuro.




Collezioni d'arte di grande completezza e profondità critica, di notevole bellezza editoriale, sia per la scelta delle immagini che per qualità di stampa e di resa cromatica, oggi vendute al prezzo di €. 4,90 per volume. Ecco, quello che ha caratterizzato quest'ultima edizione del Salone del Libro, è proprio l'aver puntato tutto, da parte della maggior parte degli editori, su una politica dei prezzi che fosse capace di favorire la tendenza, sempre più sentita da parte delle giovani generazioni, ad accorstare la cultura, in qualunque ramo essa si esprima, favorita proprio dal suo essere altamente accessibile. E' stato sottolineato come, proprio da quest'anno, tale fenomeno si sia reso più evidente. E non a caso è proprio da quest'anno che si sono visti fortemente crescere tutti i numeri della manifestazione. Un bilancio positivo che segna più 5 per cento di presenze di visitatori, e un incremento tra il 10 e il 20 per centro di vendite presso i grandi editori.



Giorgio Bocca vende alla grande anche la sua opera postuma "Grazie NO - 7 idee che non dobbiamo più accettare", per Feltrinelli,  suo nuovo editore





Grande interesse ha suscitato quest'anno, per Skira, un Andrea Camilleri un po' anomalo, quasi specialistico, quale "Dentro il labirinto", semiveritiero "progetto di romanzo" incentrato sulla biografia d'un grande "misterioso" personaggio del XX secolo, Edoardo Persico, co-redattore di Casabella tra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30. Numerosi, anche per questo raffinato editore d'arte, i volumetti tascabili a basso costo, scelta quest'ultima alla quale ormai nessuno abdica più, per amore del "mercato in espansione". E' diventato assai preferibile oggi vendere a 50 persone diverse piuttosto che ad una sola, pur fatturando il medesimo importo. Questo amplia gli utenti, sensibilizza i più giovani, fidelizzando il futuro.





Quest'anno l'argomento principe è stato quello dell'e-book: molti editori hanno puntato sul grande effetto determinato dalla svolta epocale che doveva vedere superata la carta stampata dall' e-book, "la più grande rivoluzione dall'epoca di Guttemberg". Non solo ciò non è accaduto, ma si è verificato invece il contrario: solo i giovanissimi sono stati attratti dalle "macchine per leggere i libri", dai tablets e dai supporti informatici d'ogni genere che il nuovo mercato aveva predisposto. La più parte dei giovani ha ancora voluto tra le mani un libro, "da scoprire, da guardare, da sfogliare, da annusare" piuttosto che uno schermo. Gli stand più snobbati sono stati proprio quelli dei kindle e degli e-reader. E' stato detto che ciò è accaduto perchè i supporti elettronici fanno già parte dell'habitat naturale dei giovani. Essi ora erano viceversa più attratti dal "vero oggetto esotico, che è diventato il libro", oggetto da toccare con mano.




"Scrivo dieci pagine perchè non ho tempo di scrivere meno", diceva Mark Twain. E' una massima di preveggenza, certamente, che allude a una necessità di sintesi, la quale però è lunga e laboriosa, che ciascino può fare dentro di sè solo se dedica tempo a perlustrare tutto l'orizzonte visivo. Inoltre le stesse vie al digitale, che sembrerebbero utili scorciatoie, non sempre sono davvero tali. Anzi, a tutt'oggi questo Salone ha dimostrato il contrario, mostrando le preferenze di un pubblico vasto e differenziato per quei libri che riempiono loro gli scaffali e la casa, ma che sono tanto piacevoli da vedere e mostrare, da leggere e passare di mano in mano, da ritrovare dopo anni, magari per una seconda e più approfondita lettura, da lasciare a figli e nipoti, della cui presenza esserne circondati mentre vediamo la tele, mentre mangiamo, mentre riposiamo, mentre studiamo. Una presenza "massiccia" ma bella, voluminosa ma ricca, talvolta ingombrante ma generosa.




Impilate l'una a fianco dell'altra, da Garzanti,  filosofie diverse, ma tutte ugualmente attrattive per il lettore giovane, che è quello che farà fare maggiorei numeri all'editoria, tutte ugualmente necessarie all'accrescimento di chi ha capito che il sapere, non solo appaga, ma anche paga


L'allegra festa al Lingotto di Torino è anche quest'anno terminata. Vi si sono registrati dibattiti importanti quali quello dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (oltre 1200 persone che lo hanno accolto con un lunghissimo applauso), quello sull'analfabetismo (nel quale il linguista Tullio De Mauro ha mostrato quanto di più leggono oggi i giovani rispetto ai loro padri e ai loro nonni), quello sull'ultimo libro postumo di Giuseppe D'Avanzo "Il guscio vuoto" (con Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky). E' stato posto ai voti dall'ADD (giovani editori torinesi)  quale Presidente della Repubblica della Cultura Italiana preferire, tra molti famosi personaggi della cultura italiana proposti. Sono stati votati, in ordine di preferenza: Corrado Augias, Umberto Eco, Roberto Benigni, Roberto Saviano, Philippe Daverio, Massimo Gramellini, Margherita Hack e Andrea Camilleri.




Per finire la giornata, usciti dal Salone el Libro, cosa fare di meglio se non andare li a fianco, a Eataly, a provare, questa volta, la cucina vegetariana di qualità: Insalata tiepida di risi e verdure, con farinata agli asparagi con finocchi stufati all'uvetta e pinoli. Poi Pinguino all'arancio nel settore pasticceria.
Meglio di così, come si poteva passare la giornata!


Enrico Mercatali
Torino, 13 maggio 2012