THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

10 March 2012

Io, appassionato pescatore del Lago Maggiore



 Io
appassionato pescatore del Lago Maggiore

di  Enrico Binda
 


Sopra al titolo: Lago Maggiore, una veduta di Belgirate, "Bella Signora del Lago"
Qui sopra: Enrico Binda, esperto navigatore in acque lacustri ed appassionato pescatore belgiratese, mostra, a noi di Taccuini Internazionali, il luccio di 3 chili appena pescato


Vi spiego cosa ci faccio alle 7 di mattina  su questa lancia di legno di larice alla temperatura di tre gradi sotto zero?  Sono vestito come un esquimese, ma il freddo mi ha già congelato le mani oramai violacee. In barca con me c’è Annibale, un vecchio pescatore, stiamo andando a pesca di pesci Persici! Siamo partiti dal nostro incantevole paese, Belgirate, dopo aver “sgelato” il fuoribordo Honda 8 cv gettandogli secchi di acqua calda sul piede e sull’elica e  abbiamo deciso di  pescare al largo della costa tra Solcio e Meina. Decisione unanime anche perché, nei giorni precedenti, la pesca verso Stresa aveva dato scarsi risultati. Nel trasferimento cerchiamo di parlare, ma le parole escono a fatica, il mento e le labbra sono gelati. Intanto le luci dell’ alba si fanno più intense, fra un po’ vedremo sorgere il “pan di povar” è così che chiamiamo il sole nel dialetto lagese. Questo è sempre un momento magico, in questa stagione l’alba sul lago regala spettacoli incantevoli , nel mio intimo ringrazio l’ Infinito che gratuitamente ogni mattina riesce a emozionarmi. Annibale ferma il motore, siamo sul posto: nei pressi di villa Correnti , ora di proprietà dell’ex premier Berlusconi. Peschiamo con la canna e, se non abboccano, proveremo con la tirlindana. Il secchio contenente” il vivo” sta cercando di formare il ghiaccio in superficie, lo rompo e  cerco di impedire che si riformi, altrimenti i nostri pesciolini- esca morirebbero.


Il “pan di povar” è così che chiamiamo il sole che sorge, nel dialetto del lago. 


Attacchiamo due pesciolini (piccoli Gardon, che sostituiscono le più valide, ma ormai introvabile Arborelle) alle nostre canne e lasciamo andare a fondo, a circa 30 metri sotto la barca. Annibale ritto in piedi, inforca i remi e tiene la barca ferma remando contro la corrente del lago e va in cerca della ”tana”.
E si perché in questa fredda stagione i pesci persici stanno raggruppati sui fondali, in branchi. Il cimino della sua canna segnala, vedo il mio socio che lascia i remi e, con  movimenti che caratterizzano il suo personalissimo modo di afferrare la presa, recupera col mulinello dicendo “Al gh’è e al sembra bel” Doppietta! E sì, sono due. Ma anche il cimino della mia canna, ha un leggero tremolio che segnala un’abboccata. Recupero ed ho attaccato un bel Persico, un “Berton” E’ così che chiamiamo i Persici dal mezzo chilo in su. L’inizio è buono. Poi peschiamo alternativamente altri cinque o sei pesci, ma da Arona avanza l’ "Inverna": soffia in modo sostenuto e il governo della barca è compromesso, infatti la barca scarroccia e  non riusciamo più a rimanere sopra la” tana “. Ci spostiamo a motore verso Meina, l’Inverna qui  sembra meno tesa.



Proviamo con la tirlindana, pesca a strascico, dirigendo la barca nella direzione del vento. Attacchiamo i Gardoncini-esca e stendiamo il filo di rame. Nonostante la nostra esperienza, con queste condizioni del lago, abbiamo difficoltà a far viaggiare i pesciolini sul fondo , ma senza che tocchino i fondali perché altrimenti si sporcherebbero e non sarebbero più appetibili ai Persici. Ma io sento l’abboccata e Annibale, che è dietro di me, dice “ Ti gh’ lè?” “Sì, e tira bene!….” “Gh ’lo anca mi!” . E’ una regola più volte accaduta: prima attacca a me, che sono davanti e subito dopo a lui che sta dietro, a poppa... Altre passate ed altre catture, poi una abboccata diversa: una Sandra o Luccioperca. Ma di questo bel pesce, che assieme al Persico e al Lavarello e alla Trota  e al Persico-trota sono i pesci più buoni ed ambiti dai pescatori, avremo modo di parlarne in seguito. Alle 13 abbiamo 18 Persici e una Sandra, accendiamo il motore e rientriamo alla base, oggi è andata decisamente meglio rispetto alle ultime mattinate.



Le prime due trote della giornata



S C H E D E


La Trota Lacustre 


NOME LATINO: Salmo trutta lacustris (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Salmonidae
ORDINE Salmoniformes
NOME INGLESE: Lake trout
MORFOLOGIA: forma del corpo slanciata, più tozza tuttavia rispetto alla forma di torrente, specialmente nei soggetti adulti; la morfologia è per il resto simile alla forma di torrente; colorazione blu-verde sul dorso, argentea sui fianchi e sul ventre, sono presenti piccolissime macchie scure sui fianchi, talvolta a forma di x.
TAGLIA: 40-50 cm, può tuttavia superare il metro di lunghezza ed i 15 kg di
peso.
DISTRIBUZIONE: grandi laghi prealpini, sono state introdotte anche nei grandi
laghi laziali.
HABITAT: acque pelagiche dei laghi e a profondità variabile in relazione alla
stagione.
ALIMENTAZIONE: zooplancton, altri invertebrati acquatici e pesci.
RIPRODUZIONE: depone nel tardo autunno nei fiumi immissari dove i giovani rimangono per 2-3 anni prima di migrare nelle acque pelagiche del lago. La maturità sessuale è raggiunta in 4-7 anni. Per le altre caratteristiche riproduttive si faccia riferimento alla trota fario.


Il Pesce Persico

NOME LATINO: Perca fluviatilis (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Percidae
ORDINE: Perciformes
NOME INGLESE: Perch
MORFOLOGIA: corpo di forma ovale, dorso arcuato e peduncolo caudale assai stretto; testa grossa e bocca terminale di grandi dimensioni; doppia pinna dorsale, la prima munita di raggi spinosi; colorazione del dorso verdastra percorsa da alcune fasce di tonalità più scura, bianco il ventre; pinne pettorali giallastre, pinne ventrali, anale e caudale di colore aranciato.
TAGLIA: 25 cm (300 g) a 4 anni; molto raramente arriva a 40-50 cm (1,5 kg).
DISTRIBUZIONE: Italia settentrionale e centrale, ma è stato immesso anche
nelle acque del resto della penisola e delle isole.
HABITAT: ambiente lacustre litorale e fluviale a corrente molto debole; ha abitudini sedentarie e siriunisce spesso in gruppi, soprattutto in età giovanile.
ALIMENTAZIONE: invertebrati durante l’età giovanile, predatore di altri pesci da adulto.
RIPRODUZIONE: depone tra Aprile e la fine di Maggio, in relazione alla temperatura ambientale (predilige 14-15 °C); riproduce in acque basse con fitta vegetazione o con abbondante presenza di radici; le uova hanno un diametro di 2-2,5 mm e sono protette all’interno di lunghi nastri di muco che le femmine distendono tra i rami delle piante acquatiche; la schiusa si ha dopo 2-3 settimane; le larve misurano 5 mm e, riassorbito il sacco vitellino si riuniscono in grandi banchi nelle acque superficiali lungo le rive.


Apertura trota di lago.


Come consuetudine, il 20 dicembre alle ore 12 si apriva la pesca alla trota di lago. Quest’anno era martedì e  già dalle prime luci dell’alba vedevo  le barche attrezzate per questa pesca  che solcavano  le acque del Lago Maggiore. Nessun pescatore resiste fino a mezzogiorno, ma  ”entra in gara “ fin dalle prime ore del mattino. E noto infatti che le catture avvengono numerose all’apertura, poi sono cosa assai rara. Per i vecchi pescatori era   la cattura della “ trota di Natale” : un evento, quasi una cerimonia. Numerose erano le famiglie che,  nel pranzo di Natale , avevano in  tavola una bella trota lacustre al forno , in umido o fritta.
Messa in acqua la mia Canadian mi sono diretto al largo, in direzione Lesa.
Prima operazione è stata la stesura di tutta la lenza della molagna, con i vari cucchiaini che ruotano dalla profondità stabilita dal  piombo di 750 grammi sino alla superficie, con l’ausilio di appositi galleggianti. Seconda operazione fissare la cordicella del  “ cane “al palo di sostegno posto in centro alla barca e agganciare i bracci di lenza con i cucchiaini di acciaio che lavoreranno in superficie. Stesa tutta l’attrezzatura ho viaggiato con il motore al minimo alla ricerca delle trote, con lo sguardo attento e la speranza di vedere la “ regina del lago” che allamata, saltava fuori dall’acqua per procedere al recupero,  fino al guadinamento .  Quest’anno ho avuto 4 catture, due in superficie col sistema  cane e due sulla molagna.
A Natale, sulla mia tavola: trote al cartoccio !


Il taccuino gastronomico



Trota "Al Cartoccio"

Ingredienti per 4 persone:

4 trote
1 ciuffo di prezzemolo
aglio
carota
1 gambo di sedano
2 cucchiai di pangrattato
2 limoni
2 cucchiai di olio d'oliva extra-vergine
sale
pepe

 
Pulite le trote, lavatele e asciugatele. Pulite la carota, un gambo di sedano e un ciuffo di prezzemolo, tritateli e metteteli in una ciotola con due cucchiai di pangrattato, la buccia di un limone grattugiata, sale, pepe, due cucchiai di olio e il succo di un limone; mescolate con cura e amalgamate. Riempite con un po' di composto le trote disponete ognuna su un foglio di carta di alluminio unta d'olio e copritele con fettine di limone; chiudete i cartocci e cuocete in forno a 200 gradi per 20 minuti.
Impiattare con estro, con lo stesso cartoccio, aggiungendo freschezza e colore





  Enrico Binda
- esperto navigatore in acque lacustri ed appassionato pescatore belgiratese -

Belgirate, 9 marzo 2012
per Taccuini Internazionali


08 March 2012

TEATRO DELLA VITA. Da Melbourne a Vercelli, una coppia di attori straordinari propone vissuti iper-reali, in casa propria



Non più teatro-finzione, nè teatro nel teatro, 
non più teatro di strada.

Un teatro della vita dentro casa, casa propria, davanti ad un pugno di spettatori-ospiti




Sopra al titolo: la coppia di attori Roberta Bosetti e Renato Cuocolo nel giardino di casa, a Vercelli
Sotto: Roberta Bosetti in un locale della sua vecchia casa vercellese, nella quale verrà ambientata l'ultima piece in programma tra giugno e luglio 2012, per gruppi piccolissimi gruppi di spettatori



Gli spettacoli a Vercelli avranno inizio il 2 giugno e si protrarranno fino alla fine del mese di luglio 2012. L'esperienza si preannuncia di notevole interesse, anche perchè capita raramente di assistere, o partecipare, ad un evento di questo genere: rappresentato nientemeno che dentro ad una casa privata, da una coppia di attori professionisti che hanno deciso di portare l'esperienza del loro rapporto di coppia,  ricco d'ogni sfumatura che la vita abbia saputo determinare, dentro alle mura domestiche,  facendole emergere ancora dentro alle stesse, ma in presenza di spettatori sconosciuti.

24 February 2012

Pelle di donna - Identità e bellezza tra arte e scienza, alla Triennale di Milano - di Enrico Mercatali



La bellezza femminile
tra cultura e scienza, moda e arte


Pelle di donna

- Identità e bellezza tra evoluzione scientifica ed estetica -
di   Enrico Mercatali




Sopra il titolo: Yoshie Nishikawa, Bambole (Dolls, 1995 (2009)
fotografia, collezione dell'artista.
Sotto al titolo: Uliano Lucas, Attrice del Theatre du Soleil, 
al trucco prima dello spettacolo durante le Orestiadi di Gibellina, 1993



Presso il Palazzo della Triennale di Milano una delle ultime mostre che vi sono state allestite è dedicata alla donna, e alla sua immagine tanto contesa oggi tra le cure anti-età proposte dalla ricerca in campo chimico e cosmetico e le proposte in continua evoluzione della moda, condizionate dalla cultura, che assegnano alla bellezza valori basati su codici mutevoli in cui interferiscono i modelli comportamentali e di costume imposti dai media e da chi li guida. Essa titola: "Pelle di donna".




Racconta così l'incipit del percorso: "Quale l’opportunità oggi di una mostra sulla pelle che focalizzi l’attenzione sulla donna, una mostra sperimentale, fuori dagli schemi, che rivendichi primariamente la propria natura di mostra d’arte? Questa impresa transdisciplinare mira a proporre una strada possibile, e stimolare risposte molteplici. Astronomia e dermatologia, storia della scienza e storia dell’arte, antropologia e filosofia, psicologia della percezione e storia della cosmesi, del costume e della moda: tutti questi ambiti del sapere si intrecciano in un percorso suddiviso in sei sezioni, o aree tematiche, attraverso le quali esperire l’esperienza della pelle, riflettere su di essa e sul suo futuro."




Salone del negozio Boots, Birmingham New Street, 1928

Gli oltre 120 pezzi esposti, fotografici, cinematografici, artistici, informatici, descrivono due secoli di tentativi fatti per intervenire sul corpo e sul viso delle donne per assegnate ad esse un fascino ed una personalità capaci di bucare la percezione di chi di ad esse s'affianca, o, con la loro immagine, vuole interloquire, magari intervenendo a modificarla, a migliorarla, a perfezionarne l'impatto che ha sulla nostra immaginazione.




Una delle immagini del filmato che apre l'area tematica della mostra, intitolato "Galleria dei mostri", con spezzoni tratti dal cinema dell'orrore, nei quali diviene protagonista la pelle umana espressa in tutte le sue possibili e raccapriccianti deformazioni




Man Ray,  "La robe noire", 1930 - Fotografia



Man Ray, Violon d'Ingres (Kiki), 1924. Nel vetro riflesso il volto di Marylin di Andy Warhol



  
Un particolare della Sezione "Mi metto nella pelle degli altri"


I primi passi nella mostra traslano il visitatore dall'inferno estetico della "Galleria dei Mostri" cinematografici (impersonata dai Frankenstein, dall'Esorcista, ecc.) al Paradiso del Bello (rappresentato da un gesso della candida Venere del Canova, che ne apre le sale tematiche), fatto di oggetti antichi e recenti, da opere d'arte, da ricostruzioni di ambienti che trattano argomenti che vanno dalla cura della pelle al tema delle toilette per signora, dalla nascita dell'igiene privata in casa propria alle antiche farmacie dell'ottocento, dalle profumerie esclusive alle vendite di creme antirughe porta a porta, segni di più recenti forme di democratizzazione dell'idea di bellezza a portata di chiunque.



 Henry de Touloise Lautrec,  "Mademoiselle Marcelle Lender" en buste, 1895
Litografia in otto colori su carta telata, Collezione privata


 

Alberto Savinio, "Penelope", 1953 - Olio su tela, collezione privata




Andy Warhol, a sinistra: "Ladies and Gentleman, 1975
Serigrafia, Edizione Gabriele Mazzotta, collezione privata
a destra: Marilyn, 1967, Serigrafia, collezione privata




Nella Sezione "Il Paradiso dell'Igiene, l'inferno della pudicizia" questa fotografia di Sam Shaw "Marylin nella scena del bagno schiuma" sul set di "Quando la moglie è in vacanza", 1955, Collezione privata




 John Kacere, Nudo di schiena, 1978. Olio su tela, Collezione privata


La sezione sull'identità è aperta da un ritratto di Alberto Savinio travestito da donna e quindi chiuso da reperti di tatuaggi provenienti dal Museo del Tatuaggio di Milano. Segue la sezione che affronta il tema del "tatto" ove vengono mostrate, oltre ad alcune opere di Bruno Munari denominate, "Tavole tattili", predisposte a scopo didattico con diversi "ingredienti" le cui superfici provocano differenti effetti nel toccarle, anche rilievi in gesso tridimensionali per non-vedenti riproducenti opere del passato, tra cui il Duca di Montefeltro di Piero della Francesca, voluti dall'Istituto dei Ciechi di Bologna.



Vanessa Beecrofts, Varietà (Variety), 2001 - Fotografia
Cà la Ghironda Modern Art Museum, Ponte di Zola Predosa, Bologna


Schiena di donna utilizzata come tavola di scrittura con ideogrammi, tratto da uno spezzone di film appartenente alla "Galleria dei Mostri", in apertura della mostra "Pelle di donna"


La sezione "Pelle e identità" tratta di interventi sulla pelle sia di trucco che di tatuaggio, ed apre le proprie sale con due frasi di Claude Levi Strauss e Michel Foucault:

“I tatuaggi non sono soltanto ornamenti, né sono soltanto emblemi, segni di nobiltà e gradi nella gerarchia sociale; sono anche messaggi permeati di una finalità spirituale, e lezioni. IL tatuaggio è destinato non soltanto a incidere un disegno nella carne, ma anche nello spirito, tutte le tradizioni e la filosofia della razza. Nel pensiero indigeno, la decorazione è il volto, o piuttosto lo crea. Solo essa gli conferisce il suo essere sociale, la sua dignità umana, il suo significato spirituale” (Claude Levi Strass).

“La maschera, il segno tatuato, il trucco depositano sul corpo tutto un linguaggio, un linguaggio enigmatico, cifrato, segreto, sacro, che chiama su questo stesso corpo la violenza del dio, la potenza sorda del sacro o la vivacità del desiderio” (Michel Foucault).





Oggi, come un tempo, il tatuaggio, nella maggior parte dei casi, per gli uomini è ancora segno di forza, coraggio e disprezzo del dolore fisico, mentre per le donne è simbolo di femminilità e ha ancora una forte valenza erotica. Oggi le donne non si tatuano più per guadagnarsi da vivere, ma per molte di loro tatuarsi è ancora un modo per manifestare indipendenza, autonomia, e la volontà di essere padrone del proprio corpo. Molte donne decidono di tatuarsi per la prima volta in momenti particolarmente difficili della loro vita, dopo un divorzio, dopo aver subito violenze o abusi: un gesto simbolico, un segno della loro capacità di riprendere in mano la propria vita.
 


 Alberto Martini "Vestizione della sposa", 1930



Anonimo, "Manichino di provenienza francese, inizio del XX secolo

Lucio Fontana, "Attesa" (Waiting), 1961
idropittura su tela, collezione privata




Bellezza "a fior di pelle" è tema trattato da numerosi artisti contemporanei, tra cui Vanessa Beecroft con le sue indossatrici nude disposte in ordine sparso sul palco, oppure Andres Serrano, che fotografa la pancia gravida della propria cameriera, o Gligorov, che ha ritratto la propria moglie nuda, interamente cosparsa di una non meglio identificabile materia liquida biancastra, forse un prodotto di bellezza.

Francesco Merletti, Maddalena, 2000 - Olio e smalto su tela, collezione privata

22 February 2012

Milano Dencity Lab - Case basse ad altà densità. Mostra all'Urban Center di Milano - di Enrico Mercatali



 Mentre le archistars
griffano ogni grande occasione urbana internazionale, 
l'Urban Social Housing 
ricomincia la sua marcia dal basso


ovvero


Verso una nuova stagione di modernità:
abitazioni di alta qualità
a prezzi accessibili
per ogni abitante della grande metropoli


di  Enrico Mercatali






Quando gli architetti italiani, ma non solo italiani, negli anni che precedettero l'ultima guerra, ed anche in quelli successivi, lungo tutti gli anni '50 e '60, si occupavano di cose assai più serie di quanto non accada oggi, nelle città ci si poteva imbattere in bellissimi quartieri popolari, anche presso le aree centrali delle grandi concentrazioni metropolitane, nati col preciso scopo di calmierare i mercati immobiliari ed  offrire a tutti i cittadini, utilizzando fondi pubblici, abitazioni civili a prezzi accessibili.
Erano tempi assai più virtuosi di quelli che viviamo ora, o meglio, che abbiamo vissuto fino ad ora.
E' da qualche mese che sembra cambiato qualcosa, non certo in ciò che si vede concretamente girovagando per le città, dove pessimi esempi di scempio urbano, ancora cantierato in quanto non finito, degradano la vista e la vita di chi vi abita, o che più semplicemente vi transita, traendone più sconforto che gioia.




Ed in effetti il cambiamento, che si avverte nei discorsi più virtuosi che si sentono fare nei dibattiti televisivi e tra la gente, dopo che abbiamo letto e già avvertito concretamente sulla nostra pelle, delle crisi economiche che attanagliano gli stati ed i loro sistemi bancari, si vede ora  perfino nella produzione di una nuova progettualità. E' il caso di questa interessantissima mostra nella quale per caso siamo capitati, ospitata all'Urban Center del Comune di Milano, ove la Galleria Vittorio Emanuele sfocia in Piazza della Scala.







Certo in questo cambiamento molto è contata la sostituzione del vecchio con il nuovo Sindaco , e della vecchia con la nuova Giunta, in questa città che da sempre soffre di incapacità programmatoria e pianificatoria, trovandosi preda continua di questo o quel governo che, generalmente, conoscendo l'inerzia generale di tali settori, approfitta dei pochi anni a disposizione per stravolgere quanto  è stato  fatto prima e per lasciare un proprio segno il più possibile indelebile. el tessuto vivo della città, poco importa se davvero necessario, oppure addirittura negativo. E' contato assai, tale cambiamento, almeno nell'atternuare le follie perpetrate dal governo Moratti della città, se non per cambiare totalmente rotta. 




La mostra del cui grande significato in questo articolo vogliamo dare testimonianza, ha significato molto in tutto ciò. Prendendo tre aree campione lungo una direttrice che dal centro di Milano conduce alla periferia della città, lungo il Naviglio Grande, gli studenti, guidati da docenti a contratto, si sono cimentati nello studio di sistemi residenziali che utilizzano la casa bassa, al fine di assicurare una migliore qualità urbana.  Senza qui entrare nel merito dei principi base utilizzati nella definizione costruttiva dei singoli edifici e dei comparti urbani che ne costituiscono l'essenza qualitativa che vi veniva proposta, ci è parso un ottimo sintomo di cambiamento il fatto stesso che tali materiali, una volta prodotti e poi segregati in qualche aula universitaria, potessero essere invece più proficuamente utilizzati finalizzandoli ad una mostra tanto visibile ed utile, ma perfino prestigiosa, e adatta ad innescare dibattiti virtuosi tra la gente, per dibentare auspicabilmente materia per amministratori della cosa pubblica. 



Approfittiamo perciò di questo esempio, già di per sè virtuoso quanto a metodo di lavoro ed indicazione d'un possibile suo divenire, per segnalarne l'immensa novità, auspicando che si riprendano con più frequenza tali esercizi d'informazione, ma soprattutto se ne ampliino i conseguenti dibattiti fino a far saltare fuori la vera novità: quella di ricominciare a costruire la città come piattaforma democratica nella quale abbiano diritto di cittadinanza i cittadini stessi, e non soltanto i potentati, i grandi gruppi finanziari, le grandi aziende, le grandi istituzioni, che dei ciottadini si interessano solo come terreno da far germinare a puri fini aziendali, o peggio, personali.




Una città più simile a quelle del Nord Europa, vorremmo avere, ove i modelli  insediativi e costruttivi sono opposti a quelli che hanno prevalso nei nostri territori: più orizzontalità e meno verticalità, più edilizia sociale e meno concentrazioni d'interessi forti, più vivibilità, più salubrità, più verde, minori scempi privi di finalità sociali, meno inquinamento, minor speculazione sui valori immobiliari e sui terreni.
Occorrerà tornare ad immaginare la città come fosse un'opera d'arte e non solo un banco di prova ove si esercitino i diritti del più forte. Occorre recuperare un ruolo disciplinare agli architetti urbanisti che vogliano fare della loro professione un campo dove contino le idee, e le capacità di dare loro un peso, una dignità, una forza d'urto nella società, ed una concreta realizzazione. Bisognerà tornare ad essere moderni non solo nella forma, ma soprattutto nella dialettica delle idee, nella forza delle passioni, nel risultato d'una lotta per far sì che esse si impongano e fioriscano.




Danimarca, il complesso residenziale 'The Wave' di Henning Larsen. Sul waterfront del piccolo centro danese di Vejle, il complesso residenziale "The Wave", già vincitore dei Leaf Awards 2010, è stato premiato con un Civic Trust Award.


Le aree di progetto di Milano DenCity Lab (Milano, via Conca del Naviglio, Ripa di Porta Ticinese, Ronchetto sul Naviglio)



Occorre tornare a pensare come pensavano i Quaroni, i De Carlo, i Samonà, i Nizzoli,  gli Scarpa, più che come pensano ora i Piano, i Botta, i Nouvel, le Hadid, i Koolhaas: progetti per le comunità reali e non per gli anonimi individui che riescono a spendere per una casa 10, 20 o 30 mila euro al metro quadrato. solo per accapparrarsi rendite di posizione. Occorrono architetti urbanisti che operino nel tessuto delle città come facevano gli Oud, i Berlage, i Taut, i Behrens i quali sapevano dare forma al nesso esistente tra la città storica esistente e quella progettata per le giovani generazioni e quelle a venire, immaginando ruoli non speculativi dell'oggetto urbano, anzi escludendo del tutto questi ultimi dalle logiche costruttive della città come luogo di tutti. Occorre dare formazione a tali nuovi professionsiti ed al contempo porre nuove basi per fare programmi di riuso e di sviluppo urbano capaci d'attuare ancora oggi un tale genere d'impegno. Occorre correggere infine gli errori compiuti nel recente passato per ridare proporzioni più umane ai brani di città recentemente violentati con interventi non ad essa appropriati, e totalmente avulsi dalla loro storia.





Siamo stanchi di discutere sull'estetica di singoli edifici, di sperimentare disquisizioni critiche attorno alle valenze di certe forme architettoniche come fossero mere sculture od oggetti artistici nel paesaggio,  piuttosto che affrontare invece il tema dei principi insediativi basilari, capaci di sostenere gli aspetti fisiologici, psicologici e sociali delle persone e delle comunità di cittadini.

Vogliamo ritornare a discutere di site planning piuttosto che di criteri estetici applicati al singolo grattacielo, alla singola ennesima icona da proporre allo skyline delle città. Nel progetto della città o di una sua parte desideriamo sperimentare nuove idee dell'abitare in cui il vero monumento sia il benessere di chi vi risiede ed il soddisfacimento dei suoi bisogni primari, prima d'ogni altra questione. Vorremmo che il sogno d'una architettura "a misura d'uomo" tornasse ad essere questione appetibile non solo alle persone, ed al pubblico dell'architettura, ma anche agli architetti che non sanno vedere oggi in esso più alcuna allure.



Vorremmo tornare a dare impulso ad una architettura del territorio che smetta d'essere parte integrante d'un apparato mediatico che dia lustro al mercato immobiliare e che dia incentivi forti all'idea di mercato globale dentro a cui incasellare le diverse tipologie di consumatori, ma ritorni in grande auge invece  l'idea d'un sogno umano, capace di rimettere al centro della città il tema del benessere, del piacere di vivere, della felicità, della salubrità, della sicurezza, della protezione, dell'identificazione, della socialità, della cultura, dell'istruzione, a partire dalla cellula nella quale ben si svolga il privato di ciascuno, nel contesto e nei contesti in cui esso meglio s'innesta, integrandosi e consolidandosi nell'immagine moderna della città storica.


Enrico Mercatali
Milano, 20 febbraio 2012