THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

10 January 2011


LESA
DEVE ORA COMPLETARE IL SUO LUNGOLAGO
E SALVAGUARDARE LA PARTE COLLINARE DEL SUO TERRITORIO



In altri e precedenti articoli di Taccuini Internazionali (13 settembre 2010, 7 gennaio 2011) abbiamo esposto il nostro punto di vista circa la centralità di Lesa - Lago Maggiore, e naturalmente del territorio nel quale geograficamente e urbanisticamente si trova, comprendendovi anche quelli dei comuni circonvicini della sponda occidentale del lago. Avevamo dato a questo concetto di centralità una connotazione assai vasta che comprendesse non solo aspetti di vicinanza fisica ai luoghi nei quali si concentrano gli interessi economici, sociali e culturali, tale da comportare tempi brevi di trasferimento per raggiungerli, ma anche quelli che costituiscono una attrattiva psicologica, sia nei casi in cui debbano essere fatte scelte di tipo residenziale, sia che vi si individuino i maggiori attrattori sotto il profilo turistico.
In questo articolo vogliamo introdurre aspetti della vita amministrativa di Lesa che concernono sicuramente questioni che molto hanno a fare con quelle prima trattate, oltre a costituire elementi di primaria importanza per la vita dei suoi cittadini, indipendentemente dalle questioni più generali che nei precedenti articoli avevamo messo in luce. Per questo duplice motivo quindi le questioni che si stanno dibattendo in questi giorni nell'ambito delle politiche cittadine devono essere ritenute da tutti (cittadini e amministratori) della massima importanza.

Due questioni sono ora in particolare sul tappeto, anzi sul tavolo di chi sta governando Lesa, piccolo grande comune sulla riva occidentale del Lago Maggiore, che, pur nella loro infinitesimale esiguità, rispetto al quadro generale delle politiche territoriali delle regioni del Nord Italia (nel quadro generale del sistema di governo delle scelte del nostro ambito metropolitano regionale e interregionale), sono comunque assolutamente significative e importanti, pur nell'ambito ristretto che la riguarda, perchè le decisioni che vi saranno prese una volta affrontate e poi tradotte in scelte amministrative produrranno effetti giganteschi e imprevedibili, quando riverberati negli anni a venire negli ambiti territorialmente più vasti della sua centralità.


Lesa sotto la neve - dicembre 2010.
(tutte le fotografie di questo articolo, che illustrano
Lesa dopo la prima nevicata invernale, sono di Enrico Mercatali)
Quali sono tali questioni?.
Primo: cosa decidere circa il destino, purtroppo già in parte tracciato, della Valle dell'Erno (l'area geografica naturale che la unisce al massiccio montuoso del Mottarone), e quindi del bacino del lago d'Orta.
Secondo: come affrontare il completamento del suo lungolago, che riverbera l'effetto delle sue pur moderse strutture sull'intera sponda occidentale del Verbano.


Sembrano essere poca cosa, queste due cose, nel quadro macroeconomico, sociale e culturale prima tracciato, ma non lo sono nel contesto dei sottili equilibri che oggi sorreggono le scelte territoriali ancora da assumere. Sembrano tutti poca cosa i problemi di questa natura ed entità che le centinaia di piccoli comuni di tutta l'area geografica prima evocata. Ma, se posti tutti assieme, uno accanto all'altro, essi danno la misura dell'enormità di scelta che i cittadini di questa parte del pianeta devono operare, e quanto sia sottile il margine che separa il meglio dal peggio, per tutti noi, se, tutti quanti assieme, si sbagli nel scegliere di qui, piuttosto che di là. E quanto grande sia il rischio di assegnare al futuro un segno negativo, per le future generazioni, se non addirittura per la stessa specie umana.


Consci come siamo di questo pericolo, e di quanto sottile sia tale margine, siamo sempre per dare la preferenza alla ponderazione, alla discussione, all'approfondimento conoscitivo, alla giusta misura piccola piuttosto che a quella grande, magari non adeguatamente centrata.

Casabella, struttura lesiana di accoglienza turistica creativa, sotto la neve dell'inverno 2010-11
(foto di Enrico Mercatali)

Anche se tali due problemi (il destino della Valle dell'Erno e l'assetto definitivo del lungolago) sono assai diversi tra loro, per natura e per dimensione, crediamo che debbano essere affrontati, alla luce di quanto prima abbiamo affermato, allo stesso modo: prendere tempo per dare alle risposte la soluzione più ragionata, quella che raccoglie il maggior numero dei pareri.

Una veduta dell'abitato di Lesa dalla Strada Alta che la congiunge a Belgirate

Credo che, più in particolare, alle centrali proposte nella Valle dell'Erno debba dirsi di no, almeno fin tanto che, chi le vorrebbe costruire, non dia garanzie che possano sembrar sufficienti alla maggior parte delle voci cittadine (ma oggi non mi pare che sia ancora così). Perciò che ben vengano supplementi di istruttoria. Credo debba essere ben valutato anche, però, il problema della siccità estiva nelle frazioni, che mi pare sia la principale contropartita pubblica ad un businnes privato. Cercare lì il massimo possibile di garanzia di buona riuscita di tale parte del programma. E naturalmente anche nella attenta disamina delle verifiche di impatto ambientale, non lasciate nelle sole mani di chi le ha prodotte, ma in una pluralità di mani esperte che esprimano tendenze anche diverse in ambito sovracomunale.

Lesa, un particolare dell'Antico Maniero, risort e ristorante con parco, interno all'abitato

Il problema del lungolago, anche se apparentemente di minore importanza, costituisce il biglietto da visita più evidente di una località che, per tanti buoni motivi, oggi sa attrarre turismo sul suo territorio.
Completare il lungolago a Lesa (la porzione che collega l'edificio della Ex Società Operaia) con il territorio del Comune di Belgirate) significa fondamentalmente tracciare un percorso pedonale (e, se si vuole anche ciclabile) su quella fascia di terreno che separa la statale dalle sponde del lago; nulla di meno e nulla di più. Perchè esso è già assai bello così, e non ha bisogno d'ulteriori attrattori. Ha bisogno però d'attuarsi, completandosi.

Stupefacente veduta del golfo di Lesa, del Verbano e del Vergante, in una notte d'estate

In tal senso la nostra proposta sta nel ridurre al minimo le spese per un semplice arredo ed invece far crescere quelle relative alla struttura che ancora occorre a rendere fisico il collegamento tra la statale del Sempione e le sponde del lago. Diminuire il numero delle panchine o dei tavoli, o ancora di eventuali giochi per bambini, ed avviare il necessario sbalzo di sponda, ove esso ancora manca, per creare il definitivo collegamento tra i lungolago esistenti a Lesa e a Belgirate.

Lesa, attraversamento di un riale lungo la Strada Alta, dietro agli abitati di Lesa e Belgirate, che collega a monte le due località
(foto di E.Mercatali)

Analogo consiglio diamo a tutti i comuni che ancora necessitano di tali strutture, così che tra qualche anno si possa dare vita ad un percorso ciclo-pedonale lungo l'intera sponda occidentale del Verbano, opera che saprà attrarre tanto turismo quanto neppure sappiamo immaginare, sempre che lo si sappia concepire in modo ampio e generoso in termini di futuro.

Lesa, Villa Alice, del 1906, oggi in deplorevole abbandono.

Taccuini avanzerà proposte specifiche, su questo stesso magazine, su come affrontare i punti , lungo tale percorso, che sembrano non avere possibilità alcuna di cucitura tra le parti già esistenti, prevalentemente costituiti da proprietà private con accesso al lago.

Enrico Mercatali
Lesa, gennaio 2011

07 January 2011

Lesa-Lake Maggiore, between the highest peaks of Europe and the most glittering Italian metropolitan areas





LESA - Lake Maggiore - Italy
Perfect touristic village for geographical and cultural centrality, and for leasure




“TACCUINI” have far-back been wanted to dedicate an article to Lesa - Lake Maggiore (Novara), lake locality where its offices are, together with “creative tourism laboratory” created and sponsorized by them, called "Casabella", like the name of the most important International architecture magazine of the world, of which in here we keep an over 50-years-old collection, which underlines our interest for architecture in particular.

Lesa’s gulf, the small harbor, the new lakeside, the Parrocchiale Church (picture taken by Enrico Mercatali)


"TACCUINI" wanted to dedicate this writing to Lesa because we believe that this small locality, on the western banks of low Verbano, has particular qualities that other towns or villages in the same geographic area don’t have; they are pretty rare considered in their whole, and we can affirm that they deserve to be promoted to the ones who are looking for a place where they can have a break and get a short holiday, in range of our territory.

Lesa: view of the new North lakeside, next to the building which hosts sport and social activities (ex “Labour Society”), where you can rent canoes and powerboats. On the background, the village center (picture by Enrico Mercatali)

A perfect vacation, in Lesa, for the places you can see around, could last three or four days, or even a week, you want to to reach also other places. Three days can be enough to get an idea of the surroundings and see a little bit of them. Four ore more days will let you have a more exhaustive sight of the main localities and attractions offered by the area. A longer stay is ideal for specialists, specific lovers of the area and of its main components, or the ones who look for a particular contact in Ossola mountains’ wilderness or its numerous and ancient valleys.

Lesa: near the harbor for private boats and fishing activities, Villa Stampa,
Alessandro Manzoni’s summer residence (picture taken by Enrico Mercatali)

It is necessary that we also explain why we see Lesa as a barycentre. This is in relation to the distance that separates the western bank of low Lake Maggiore from the places of origin of its visitors, and to the reasons that make Lesa the motive of their choice. So let’s start by saying that who comes from far away (looking at experiences that TACCUINI has already made), which means from extra continental Countries (America, Africa, Australia, Asia), with the purpose of visiting Italy starting from the North (maybe to move then towards the Centre South), lands in Malpensa. And what’s a more tempting place next to Malpensa, for a stay of few days, than Lake Maggiore? At this point you only have to find the quietest, greenest, less crowded, most centered place between the sites promoted by all the world guides : it’s Lesa, obviously, where people come also because you can find desirable welcoming places, without “coming down” to the hotel temples of Stresa and Baveno, completed with prohibitive tariffs.

Lesa: The new Nort lakeside, in the direction of Belgirate (picture taken by Enrico Mercatali)


What we’ve just said is always valid, both if the guest decides to see or even catch a glimpse of the big cities (Milan, Turin, Genoa etc.) and if he wants to focus on the “local products” (Borromee Islands, Villa Taranto’s Gardens, Orta San Giulio and its Lake, Mottarone, Ossola Valleys, etc.), or if he wants to move towards news, or more specifical aspects (Sacred Mounts, wine tours in Novara hills and Gattinara, until Langhe – wine Museum), or Winderness Paths (Centovalli and Vigezzo, with the “Vigezzina”, Grande Valley, Rosa Mount, Toce Falls, etc.).

Lesa: the start of the “Queen Street”, walkway that links Lesa to Belgirate, where they say Alessandro Manzoni used to walk, here in Lesa’s hystorical centre, next to the homonymous Museum, which collects the relics belonged to him and found in Villa Stampa
(pictures taken by Enrico Mercatali)

The locality of Lesa is always a valid base for each one of these destinations; actually, we could say the most vaild one. Yes, because every other neighbouring place could have some counter-indication that you must consider, while many people do this hardly ever when they make a choice. For example who chooses to stay in Orta will be too far away from Varese’s Lakes (Campo dei Fiori, Sacer Mount in Varese, Villa Panza of Biumo etc.), as well as who stays in Verbania will be near Lake Maggiore, but far from low Novara’s destinations (Novara hills, Ghemme and Gattinara, Antonelli tours, Milan, Turin).

Lesa: one of the “Wrinkles” perpendicular to the bank, inside the ancient part of the centre, which connect
Sempione Highway to the top of the built-up area (pictures taken by Enrico Mercatali)

This was the first example. But it is true also for the ones who come from European Countries, by car, toh ave a vacation in Italy 15 or 20 days long, generally in Veneto,Tuscany or Rome and stops for some days in Lombardy and Piedmont Lakes. The itineraries are usually of two kinds: some people go see the other Northern Lakes (Iseo and Garda), and their visit ends in Venice and the neighbouring beaches; some others decide to see Tuscany and Umbria. A few keep moving until Rome, as well as a few swerve to Liguria. Only a few go to the South, if they come from Northern Europe (France, Germany, Holland, Belgium, Austria, etc.).

Lesa: two images of Sporting Club, a sport centre built in the 50’s with remarkable sense of contest and width, with equipment for summer bathing (olympic swimming pool with a 5-metres high diving board), a swimming pool for kids, tennis fields, changing rooms, a small spa with turkish bath and snack-bar. The centre is located in Erno peninsula, close to B&B Casabella, near the locality of Villa Lesa
(picture taken by Enrico Mercatali)


The third group is constituted by italian tourism. It’s a pretty adrift tourism, if we can use this expression, without any chance to be classified in specific schemes or possible case records. Few rules, a lot of individuality, a few days before coming back home, and so never-far destinations, unless they’re part of package tours which include flight and hotel.


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During the time, and in this past years in particular, TACCUINI has started some activities which have brought us to a greater contact with the public (italian but most of all foreigner); this, together with “Lesa-Project”, through which we have supplanted the metropolis and elected Lesa the perfect place of residence, we have understood that it can really be an ideal site for a vacation, the “lake vacation” that is becoming today, after so much time of indifference and refusal, one of the most required and appreciated ones.

Bellinzona: the central court of Castelgrande, splendid manor house from the XII Century, wonderfully restored, site of an Art Museum.

We suggest that you visit it together with the locality of North-West Verbano, or the Tour of Lake Maggiore Express (Locarno, Centovalli, Vigezzo, Domodossola).
Of course, to completely understand this choice (staying in Lesa for three, four or more days) and provide incentives to it, you need to get the point of view not of the metropolitan individual, who just wants to have a relaxing weekend, but of the ones who come from Europe and from all over the World, who want to see Italy and are looking for an halfway stop in respect to the main destination, which could be Venice, Rome or Florence; or maybe they want a tour focused on the landscape alpine areas of the North West, between Switzerland and Italy, with sporadic visits to Milan and Turin (just to get to see “The last Supper” or walk into the “Lingotto”).

Stresa: "Bella" Island. “The most beautiful Island of the World”, belonging to the borromeo archipelago, together with Madre and Pescatori islands; all of them are beautiful in their peculiar characteristics, and you can’t miss their visit if you decide to see their zone.

These lake destinations have now become trendy, especially for the ones who come from foreign countries, also because of the low prices offered by our Country, connecting the idea of vacation to the one of “health and taste” or “relax and environment”, and also considering the presence of important cultural destinations, such as famous monuments or illustrious art works. In fact, they are still an element of great call, but they are not an exclusive factor anymore, especially during the “high” season, since they have become destinations full of possible stress and effort because of the overcrowding.


Novara: bird’s-eye view of Novara’s old town. The very beautiful and original Antonelli’s cupola stands out; together with the Mole Antonelliana in Turin, it is an example of rare beauty of Piedmont neoclassical architecture of the XIX Century. Since Alessandro Antonelli’s work is almost entirely concentrated in this area, it is advisable, for the passionates, to experience the entire Antonelli tour (possible by appointment), which will take place between Novara, the main localities of Novara hills and Turin.

Almost everyone of us is by now looking for a group of factors focused on slow contents, on quieter horizons, to “enjoy” and maybe to get a chance to “dream”.
These are the main reasons why The Great Italian Lakes (the Swiss ones keep being less desirable for the climate) have come back in fashion, since the great times of the XVII and XVIII Century; they have become the pin of an idea of healthy tourism made out of kept promises, and not only a destinations for elderly couple, but rather for young people, couple or families who look for cultural destinations, with famous sites and beautiful museums, but they also want to enjoy freah air in the uncontaminated green of parks and natural reserves, and see castles and wines, with all the pleasures by them offered, in the most different ways and with the most various targets, from town festivals to the highest gourmet levels.


Already an israelitic temple, the Mole Antonelliana, in Turin, is today –after important repairs- site of the new beautiful Cinema Museum, realized by the swiss architect Francois Confino, which documents in particular Turin in the first years of the XX century, as the most important european site of cinema, at the age of mute, where movies now become part of the History of the Cinema have been produced

In all of this, Piedmont is “full speed ahead”, and already starts excelling, because it is better than Tuscany or South Italy (the latter has its own problems which determine an impassable limit). But in Piedmont and in its Lakes, you can find a 360 degree offer, which has no equals, maybe even in France. In this wide and attracting context (it is seen so by Canada, Israel, California and Finland, Australia and England), the context of which Lesa is the center, Lesa appears the way it actually is, a small lake village with its extended town territory, full of hamlets which are many other small villages, and create a sort of landscape frame on a hill position, complementary to the lake. Its geographic position, in the wide territory that is today an international and intercontinental destination, constituted by Piedmont and Lombardy lakes and the close italian side of the Alps, is in a central point. It is central because it is a barycentre for back and forth movements, but also in psychological terms, because you can plan many different days, and find a comfortable stay for long periods of time. As an article appeared on the insert “ITALIA PIU’” of the Sole 24 Ore (june 2010) said, Lesa “is in the middle of one of the richest and most influential european areas, both economically and culturally: the Alps, the lakes and the big urban areas of Milan and Turin are only one hour away from there. The hospitality offered is demanded in every corner of the world, also because of thecentral position in one of the most sought areas of beauty and quietness existing: the Borromeo Gulf and its islands, Orta lake and San Giulio Island, the “Sacred Mounts” and the artistic works between XVI and XVIII Century, the Mottarone mount and Ossola Valleys, with their walser traditions and their thermal baths, the wilderness of Grande Valley, between the most exclusive ones in Europe, breathtaking golf courses, fine wines, botanical gardens between the most beautiful ones in the world and cultural events of international call”.

A glimpse of Lake Maggiore Express, the small train that goes through Centovalli and Vigezzo Valley, between Locarno and Domodossola, oassing through extremely high points, many galleries and wonderful hollows. We suggest the complete tour, which leaves from Stresa and comes back to stresa (with hydrofoil, small train and train of State Railway that stops in Santa Maria Maggiore, one of the most suggestive cultural walser centers crossed by Vigezzina).

All of this is what Lesa clearly represents, if we think that we’re not only at the centre of this attractive painting, and obviously a lot more than what these lines can say, but also if we think that we feel in such a comfortable and appropriate way, immersed in the green of Erno river’s peninsula, near Castellaccio (ancient hill fort from the XVII Century used for the payment of commercial tributes), or in the green of the surrounding hills. In a few minutes the tourist can reach the small harbor by foot, where he can find many good restaurants, go to the free beaches of the lakeside, or try the best relax in the sport center with swimming pool and tennis fields, turkish bath and cafeteria. In a few minutes by car he can also reach Arona or Stresa.

Milano: the entrance Tower to Sforza’s Castle in Milan, called “of Filarete” (from the name of the architect who projected it in 1400), which emerges from behind the gushes of the fountain in front of it, built during the Fascist period, looking like a giant “wedding cake”
(picture taken by Enrico Mercatali)

In the fisrt one you can find a great night life and visit San Carlo Colossus (unfinished part of a sacred mount dedicated to it), in the second one you can have access to Borromeo Islands, and, through a cableway, reach Mottarone mountain. In both of the towns you’ll find dozens of restaurants, pizzerias and bars for any taste and availability. With an equal distance of time, in half an hour from Lesa the tourist can reach all the surrounding lakes, such as Varese and Orta lakes, and see Orta village on the banks of the latter (with San Giulio Island and its Sacer Mount), romantic destination rich in cultural events and artistic and natural beauties.

Milano, interior of Vittorio Emanuele II Gallery, the such-called “Salon of Milan”, which links Duomo Square with Scala Square, really loved by the people leaving here who identify themselves with it

Moving from Lesa to the North, or to the South, in 30-50 minutes the tourist will be able to visit the towns of Intra and Pallanza, with the beautiful Villa Taranto Gardens, or the small towns of Ghiffa, Cannero and Cannobio, Novara Hills, with the famous wineries, or artistic and commercial centers such as Novara and Vercelli. One hour away, almost at the same distance, the cities of Milan and Turin, which we won’t describe here in their details, since one hundred pages wouldn’t be enough for all the monuments, museums, centers of interest and big institutions of international and intercontinental call.
Lesa, September 22th 2010
Enrico Mercatali
(translation from italian by Penelope Mirotti)


Milano: the main facade of the Dome, recently cleaned, shows the beauty of Candoglia’s pink marble, of wich it is made out: the marble, lightly veined with grey, comes from Candoglia’s quarries, near Toce river’s outlet, in Ossola valley. Starting from Renaissance period, this material has been carried, without any interruption, from the quarries to the “Laghetto” (today Laghetto Street), behind the Dome construction site, through Toce river, Lake Maggiore, Ticino river and the Great Canal, which led to the whole system of canals in Milan. The facade was realized in the 19th Century in Gothic style, while the original part realized in the 14th Century is the apse, with three big windows, the biggest ones realized in that period in the whole Europe.

05 January 2011

Milano - Un City Center nella Loggia dei Mercanti? Spudoratezza o stupidità?




Loggia dei Mercanti, ovvero City Center della città di Milano
Ennesimo abuso della Giunta Moratti nei confronti della "Civitas"


Si è diffusa in questi giorni la notizia d'un progetto, affidato a Italo Rota, che vedrebbe inserita, all'interno della Loggia dei Mercanti, una struttura di acciaio e vetro, tutta bianca, dall'aspetto razionalisteggiante, che farebbe le veci degli spazi che erano destinati a city center al piano terreno dell'Arengario, ove da qualche settimana vi è stato aperto al pubblico il nuovo Museo Novecento. Di un luogo centrale ove ricevere i turisti, e tutti coloro che sono in cerca di informazioni sulla città, effettivamente c'è un grande bisogno. Ma si doveva aspettare fino a questo punto per cercare una soluzione? Ed era poi necessario sprecare tempo, denaro e tante energie per giungere a proporre una soluzione così infelice? Dai renderings che sono stati diffusi dalla stampa sembra che si voglia inserire, sotto le volte medioevali di uno dei monumenti più insigni della città, una sorta di miesiana villa Farnsworth, così concepita, credo, per "rispettare" le antiche pietre dell'edificio antico. E' invece evidente che questo involucro moderno dentro all'antico altro non riuscerebbe a sortire che un ennesimo pasticcio, capace di deprimere sè stesso, in primo luogo, e di deturpare totalmente e definitivamente la Loggia.

L'aerea scala esterna in acciaio e vetro del lato Est del Broletto milanese (Palazzo della Ragione), disegnata da Marco Dezzi Bardeschi al termine dei lavori di restauro da lui diretti negli anni '80. La bella scala non è ancor oggi utilizzata
(foto di Enrico Mercatali)


La Soprintendenza ai Beni Culturali si è comportata salomonicamente, eludendo una precisa presa di posizione negativa, dichiarando che nulla di simile avrebbe potuto essere accettato in termini permanenti, ma che , per un periodo limitato (pare cinque anni), questo si sarebbe potuto accettare.

I primi ad esprimere il loro sdegnato dissenso sono stati l'architetto Dezzi Bardeschi, al quale era stata affidata nel 1978 l'ultima opera di restauro della Loggia, i cui lavori sono durati fini al 1986. Sua è anche l'aerea scala in acciaio e vetro che si snoda sul lato Est dell'edificio, tuttora in fase di stallo per la carenza d'un ascensore che ne completi l'uso, quale scala di uscita, per una regolare movimentazione in sicurezza del pubblico che vi voglia accedere ai piani superiori. Egli ne critica giustamente ed eminentemente l'effetto di impermeabilità visiva che il nuovo manufatto determinerebbe tra la via Mercanti e la piazzetta retrostante, che è effettivamente quanto di meglio quella porzione di città sappia offrire a chi la attraversi. "Sarebbe come chiudere la Loggia dei Lanzi di fronte agli Uffizi", commenta Dezzi Bardeschi. E gli fa eco Vittorio Sgarbi, il quale, adottando la consueta passione e la famosa irruenza, promette di ricorrere al Ministro Bondi e al Sovrintendente regionale qualora non si desse subito uno stop allo scempio.



Oggi lo spazio per un ufficio turistico è indispensabile e l'urgenza di disporne confligge con le tempistiche necessarie ad avviare soluzioni più congrue, divenute lunghe soprattutto per non aver pensato in tempo utile a come sostituire gli spazi degli uffici turistici che erano nell'Arengario.

Secondo noi, data l'importanza della funzione d'accoglienza turistica per una città come Milano, si dovrebbe pensare un poco più in grande, ovvero con soluzioni che possano avere il pregio della qualità ma anche quello della definitività.

In questo senso potrebbero essere prese in considerazione due ipotesi, data l'assenza d'altri spazi di valida ampiezza nelle vicinanze di piazza del Duomo, e data la necessità di non allontanarsi dalla piazza stessa per ovvi motivi di comodità e di visibilità per gli utenti:
Una possibilità potrebbe essere data dalla presenza degli spazi commerciali di cui dispone il Comune al di sotto della piazza, che sarebbero sufficienti ed ottimamente allocati solo che se ne rendesse comodo l'accesso dalla stessa piazza. Per accedervi potrebbe essere realizzata una struttura ben visibile ma di non eccessive dimensioni in superficie, sul retro della statua equestre a Vittorio Emanuele.
L'altra possibilità potrebbe essere quella di richiamarsi al vecchio progetto dell'isolato mengoniano sul retro della stessa statua, che ha visto, a più riprese ed in diversi periodi, le più svariate proposte che ne avrebbero ripreso, almeno in parte, le planimetrie, tutte prive però dei necessari momenti e tempi di verifica, necessari data l'importanza che comportano inserimenti di tale impatto. L'ultimo di questi è stato quello essenzialmente "arboreo" secondo la proposta di Renzo Piano e Claudio Abbado, francamente privo di senso, ed anche incapace di interpretare globalmente le vere esigenze della città. Continuando invece circa il possibile insertimento di un vero, completo e rappresentativo city center, oggi necessario, potrebbe essere immaginato un corpo costruito, grosso modo parallelepipedo, di dimensioni adeguate alla planimetria dell'isolato mengoniano, ma anche un poco inferiore, e di una altezza decisamente minimale, capace di accogliere tale importante funzione e di costituire esso stasso, mediante un facile accesso alla propria terrazza in sommità, la più naturale prosecuzione su di esso della stessa piazza, così da differenziare in altezza le dimensioni della piazza. La sua minima altezza non pregiudicherebbe la visione globale della piazza odierna con lo sfondo, di fronte al Duomo, di palazzo Carminati, che ne manterrebbe la pressochè totale vista della facciata, ma anzi esaltandone la percezione dell'asse primario, che è quello perpendicolare alla Cattedrale, che privilegerebbe una veduta del Duomo da lontano in posizione più elevata. Sarebbe questo un nuovo e diverso tentativo, sino ad ora mai attuato, di tornare all'originaria soluzione mengoniana pur negandola in quanto quinta visiva, che attualmente potrebbe vantare, se alla stessa fosse attribuita un carattere architettonico convincente (moderno ma non invasivo), una nuova opportunità per completarne l'aspetto aggiungendovi ancor maggiori qualità. Mai prima d'ora tale idea è mai stata tentata, con tutti i crismi d'una gara internazionale pubblica di idee, da proporre (come si faceva molto opportunamente ancora nel corso dell'ottocento) all'attenzione dell'intera popolazione e al dibattito tra tutti i soggetti interessati, lasciando il tempo necessario affinchè ogni verifica abbia a realizzarsi nel modo più ampio e convincente. Prima di Renzo Piano (2010) vi si erano cimentati Enzo Mari nel 1984 e Ignazio Gardella nel 1988. La proposta di Mari è stata analizzata in Taccuini, nell'articolo intitolato "Iconografia e iconoclastia". Quella di Piano ci sembra errata perchè non ci sembra una buona idea collocare alberi in Piazza Duomo (quel progetto avrebbe meglio dovuto partire con proposte e soluzioni per zone semicentrali alla città). Infine la proposta di Gardella ci sembra peccasse di soverchio e pretenzioso formalismo a fronte di una quasi nulla funzionalità aggiunta.


Nessuno ha mai autorevolmente deciso che in quella porzione della piazza si dovesse escludere qualsiasi tipo di manufatto, così come nessuno ha mai proposto di effettuarvi una progettazione collettivamente davvero utile, e soprattutto supportata da un concorso di idee di vasta portata (non secondo le consuetudini meneghine di più recente conio, che hanno fatto di Milano una città aliena).
Potrebbe essere l'occasione, anche se ora i tempi non sono i più favorevoli, per ragioni finanziarie. In alternativa l'utilizzo degli spazi commerciali sotto alla piazza avrebbe sicuramente senso a patto che vi si possa accedere dalla piazza mediante sistemi meccanizzati quali ascensori e scale mobili, e ciò sarebbe decisamente una soluzione accattivante qualora se ne potessero rendere trasparenti dall'alto i relativi spazi, magari integrandovi l'ottocentesco monumento equestre al "Re galantuomo" (qualcosa di simile, anche se assai minore in dimensioni e impatto al parigino nuovo ingresso al Louvre).
Ottima idea sarebbe per commemorare il centenario dell'unità d'Italia; ma, ancora una volta dobbiamo dire che, coi tempi che corrono, tutto ciò non sembra affatto essere a portata di mano.

Tempi bui!

Milano, 5 gennaio 2011

Enrico Mercatali

03 January 2011

Iconico iconologo (alias Alessandro Mendini)


The pointillist man, ovvero l'iconico iconologo
(alias Alessandro Mendini)

"Proust", the pointillist postimpressionistic chair che Alessandro Mendini ha creato con Alchymia nel 1979, prodotta da Atelier Mendini. Sopra al titolo "The pointillist man" (la denominazione è di Taccuini Internazionali") in una simpatica illustrazione di Gipi apparsa su la Repubblica il 29 dicembre 2010, contestualmente ad una interessante ed illuminante intervista. Qui sotto una versione più recente di Proust con retrostanti riferimenti aldorossiani

L'iconico iconologo (qui sotto in una fotografia recente), guru internazionale del design, su "la Repubblica" del 29 dicembre 2010 rilascia una intervista che ne consacra un percorso d'artista a tutto tondo, quello che lo ha reso maestro planetario delle arti visive e del design, per le indubbie innovazioni apportatevi nel corso delle attività che vi ha svolto nella seconda metà del XX secolo ed ancora vi svolge in quello attuale.

Architetto di grido negli anni '60, prosecutore dell'opera di Marcello Nizzoli, nel 1970 lascia l'architettura per dedicarsi alla produzione di riviste d'architettura e design, attività che lo vedrà appassionato cultore per tutta la vita, e che lo vedrà perfino, come egli ha amato definirsi, "designer di riviste", quasi che ogni numero in uscita dovesse rappresentare un oggetto in se stesso di design industriale, prodotto in migliaia di copie.
Diventa perciò direttore di Casabella nel 1970 avviando i suoi interessi per un design all'insegna del Radical, fino al 1975, con Giovanni Koening, Alchille Bonito Oliva, Andrea Branzi . In quella occasione dà spazio ai manifesti di Archizoom, di Superstudio, alle proposte di Ugo La Pietra, di Ettore Sottsass.
Fonda poi Modo nel 1976 dirigendola fino al 1979, proseguendo in modo più sfumato ma sempre vistoso il tratto radical-personalizzante di quella prima esperienza editoriale.


Passa quindi a Domus dall''80 all'85, in quanto necessaria proiezione per l'editore dell'ide
a che il nuovo corrisponda all'utopia d'una radicalità concettualizzata ma incapace di imporsi come tale quando passa al costruito, al reale, ridefinendosi sempre più il tempo passa come "radical-chic", perdendo perciò quei connotati di autenticità vitale che ne costituiva la linfa agli inizi.


Attribuisce visibilità e importanza mondiale ai grandi produttori del design quali Aurelio Zanotta, Enrico Astori, Alberto Alessi. Ancora oggi egli sostiene il primato degli artigiani produttori, ovvero delle aziende italiane rispetto ai designer. Oggi egli sostiene "sono migliori quelli stranieri agli italiani, ma non le aziende. Le migliori, quelle che conoscono il know how del design, sono ancora quelle italiane.

Nei suoi editoriali di allora, divenuti famosi per l'estrema semplicità dei concetti trattati, al limite del banale, vi personalizza a tal punto gli oggetti e i concetti tanto da arrivare a pubblicare in ogni numero della rivista copertine con il ritratto dei protagonisti indiscussi di quel periodo, di architetti e designers famosi, industriali e critici d'arte, dedicandovi le sue colloquiali interviste.

Sopra: Tre numeri della rivista Domus 1980/'85, dedicate rispettivamente a Vittorio Gregotti, all'epoca della realizzazione della Facoltà palermitana di Scienze (progetto eseguito in collaborazione con Gino Pollini), a Paolo Portoghesi all'epoca della sua direzione di Biennale Architettura a Venezia divenuta storica per via della straordinaria invenzione di "Strada Novissima", che ha decretato la nascita del Postmoderno e a John Heikuk, direttore di Cooper Union-New York


Oggi la sua sia pur passeggera rimpatriata in Domus viene da molti assai criticata quale contentino ad una visione un po' rassicurante in quanto borghese e passatista, rispetto a quella assai più promettente e soprattutto meno gerontocratica che già si prevede per il futuro, che passerà nelle mani del giovane e dinamico Joseph Grima (classe '77).
Vedremo poi ritornare in Domus le vecchie personalità che hanno fatto il design dagli anni '60 agli anni '90 o riconfermate quelle delle giovani promesse già affermatesi dalla fine degli anni '90 in poi?
Nulla di tutto ciò perchè Pointillist Man oggi è di tutt'altro avviso. Nell'intervista egli dichiara, contraddicendo quanto per decenni ha predicato: "Io mi definisco operaio dell'estetica"! "Il design odierno è violentemente realistico. L'innovazione è diventata un trend. Perfino l'ecologia oggi è ridotta a moda. Il design si è appiattito su un edonismo e un eclettismo stilistico senz'anima. Lo stile ha perso il suo significato più profondo e si è trasformato in uno styling superficiale, un gioco di segni stupido e vacuo.

Da sinistra a destra: Alberto Alessi, Achille Castiglioni, Enzo Mari, Aldo Rossi e Alessandro Mendini ritratti da berengo Gardin all'interno delle officine Alessi di Crusinallo, presso un tornio, sul quale sono appoggiati numerosi oggetti prodotti nell'azienda, della quale, a parte Alessi che ne è il titolare, essi sono tra i principali designers


"Detesto anche la morbosa tendenza al protagonismo. Ormai su certe riviste si vedono più facce che oggetti (da quale pulpito!!). Abbiamo bisogno di credere in una nuova qualità, in una nuova generosità, in una nuova poesia. "Occorre un altro design, capace di invenzioni diffuse sul territorio, specchio di un altro mondo, un mondo infinito, un mondo invisibile e parallelo a quello ufficiale, a quello ortodosso che tuttora permea il mondo.

Sopra: the pointillistic couple (cavatappi e apribottiglie "Proust"Sotto i cavatappi Anna, disegnati da Alessandro Mendini per Alessi.
Il 3° allestimento promosso dal Museo del Design presso la Triennale di Milano porta la sua firma. E' intitolato "Quali cose siamo", che è stato definito "Evento dell'anno 2010" dal New York Times. Con le sue 796 cose messe in mostra, tra cui anche una copia del David di Michelangelo, Mendini vuole raccontare "l'invenzione e l'innovazione italiana", ovvero il mondo infinito e duffuso della fantasia italiana, della sua intelligenza e genialità. Essa è fatta più di "cose" che di oggetti.
"Questa è parola più umana, più filosofica", ci dice l'iconico laconico iconologo, arrivato in vetta, e quindi ormai quasi al tramonto.

Cosa ci aspetta quando il sole risolgerà, e la nuova utopia farà capolino? Certo le nuove avvincenti avventure che altri ci racconteranno, perchè già emergenti!

Museo d'arte di Groningen in Olanda, 1994, realizzato su progetto di Alessandro Mendini, con Philippe Starck e Michele de Lucchi

Enrico Mercatali
Lesa, dicembre 2010
La mostra allestita da Alessandro Mendini in Museo del Design in Triennale-Milano durerà fino al 27 febbraio 2011.

18 December 2010

Roma, la teca di Richard Meier che racchiude l'Ara Pacis, sommo monumento di romanità, oggi oggetto di costante attacco da parte della giunta capitolina, ed in primo luogo dal nefasto comportamento contro di essa a più riprese perpetrato dal suo primo cittadino (foto di Enrico Mercatali)

UNA GESTIONE DA BORDELLOl'Italia e i suoi beni culturali - l'evento "Dany" all'Ara Pacis


Sopra: ecco come il più prestigioso monumento all'arte scultorea di Roma antica
è stato ridotto a salone di concessionaria automobilistica
Sotto: uno dei numerosi straordinari bassorilievi che ornano la base dell'altare
più importante dell'antichità, d'età imperiale (foto di Enrico Mercatali)


Baipassando in modo discutibile e senza troppa pubblicità i preposti organi di tutela (Sovrintendenza e Assessorati) il sindaco di Roma ha di fatto consentito il progetto "Dany" che l'intraprendente e spregiudicato amico Stefano Maccagnani aveva escogitato quale ennesimo e questa volta davvero micidiale attacco alla cultura del nostro paese. Questo progetto pubblicitario è consistito nell'utilizzare il prestigioso monumento della comunità romana, italiana e mondiale, l'Ara Pacis, a scopo totalmente ed esclusivamente personale. Infatti, nella sua veste di rampante imprenditore di Belumbury, azienda italianissima (nonostante il nome dal sound anglosassone) che produce vetturette "ecologiche", quali la Dany appunto, egli è riuscito a far piazzare due delle sue vetturette all'interno della nuova teca meieriana, proprio davanti al monumento scultoreo che, forse più di ogni altro, rappresenta l'arte romana nel mondo, fatto di bassorilievi marmorei di sublime fattura, capace di attirare flussi turistici ingentissimi, e perciò anche di attivare virtuosi processi economici.

Veduta dell'interno della nuova teca meieriana, voluta dalla giunta veltroniana, uno dei rari esempi di buona architettura moderna capitolina (foto di Enrico Mercatali)

Dopo quanto già era accaduto alla "teca" di Richard Meier (il famoso architetto americano invitato firmatario del progetto romano, nonchè di numerosissimi altri musei nel mondo tra cui il Paul Getty Museum di Los Angeles) non appena Alemanno divenne sindaco di Roma (che trattavasi di una vera e propria promessa di demolizione), dopo quanto appreso dai giornali circa l'avvenuta crescita di parentopoli, attorno alla sua stessa persona, ecco ora questo ennesimo passo falso, capace di denunciarne i gravi limiti di esercizio della sua pubblica funzione, ma anche di una incapacità, tutta italiana, di escogitare i veri problemi che ne attanagliano in questo momento la capacità di crescita.

Continuando di questo passo, credendo di far bene all'economia, ci avviamo a smantellarne i suoi principali pilastri, che sono l'arte di cui è pregna e il turismo che ad essa strettamente si lega

Roma, dicembre 2010

Enrico Mercatali