THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

14 September 2010

WIMU-WINE MUSEUM AL CASTELLO DI BAROLO "Quello che non c'era adesso c'è"

Dai numerosi schermi al plasma distribuite alle pareti della sale del WI-MU belle immagini si alternavano attorno al tema del vino facendo sfoggio sia di cultura che di stile. Dice questa coppa in cui viene versato vino dal colore rosso rubino intenso:


"Occhi per vedere, un naso per annusare, una lingua per piacevoli assaggi, una bocca per parlare e respirare. Queste sono le risorse della nostra conoscenza" - Ippocrates.


Nella sala delle degustazioni tutte le migliori annate delle oltre 200 aziende che producono Barolo a Barolo vi sono esposte


WI-MU WINE MUSEUM, AL CASTELLO FALETTI DI BAROLO:
" QUELLO CHE NON C'ERA ADESSO C'E' "



Ha aperto ufficialmente i suoi battenti a Barolo il Museo del Vino, battezzato "Wi-Mu", con tanto di preventivi e diffusi preannunci pubblicitari, grandi sponsorizzazioni e notevoli attese di ritorni importanti. Domenica 12 settembre 2010 l'invito era: "Entra nel vino"! Finalmente quanto promesso è avvenuto, con popolari e generosi festeggiamenti attorno alle mura del Castello, con le botteghe e le bancharelle colme di prodotti locali, le trattorie e i ristoranti presi d'assalto ed il pubblico che affluiva da ogni parte d'Europa per partecipare, almeno emotivamente, all'evento che si attendeva da tempo: "Quello che non c'era ora c'è".


Il Castello di Barolo, visto dalla piazzetta sottostante


Saltimbanchi e ballerine, orchestrine e giocolieri, mentre all'interno si dava inizio al rito delle presentazioni, precluso nella prima giornata al pubblico, facevano di tutto affinchè, per le strette stradine del borgo, si gioisse per l'inizio di una nuova era, in quel lembo di terra che aspirava ad essere un piccolo paradiso, per sottolineare quanto attesa e festosa fosse l'occasione, per l'avviarsi di un evento che già da secoli aveva messo radici nella storia e che s'attendeva molto ancora dal futuro, date le qualità straordinarie di quel prodotto della sua terra e della sua cultura, tanto osannato quanto realmente apprezzato in tutto il mondo, che è il Barolo, vino eccellente, tra gli eccellenti d'Italia! Certo esso è uno dei migliori e tra i più acclamati del mondo, ma anche inimitabile davvero, data l'essenza complessa della sua origine, dovuta senza alcun dubbio alla sapienza di coloro che ne conoscono i più intimi segreti, e che ne hanno radicato nei secoli la conoscenza, ed esaltata sulle tavole più nobili che l'hanno accolta e l'hanno saputa valorizzare nel tempo, ma anche dovuta agli aspetti e ai caratteri unici del luogo, quelle colline langhirane così ricche di sole e minerali, di terra molto argillosa tanto sapientemente lavorata, tanto aspra da dissodare quanto dolce al contempo da accudire, il cui particolare clima chiude in un sol cerchio ogni altra possibile positiva sua verità che vi si voglia raccontare.


Quando siamo entrati nel Castello di Barolo, con la "cartella-stampa" in mano pronta da verificare in ogni dettaglio, eravamo già informati del fatto che in quei locali era stato fatto ogni sforzo per circondare il Gran Prodotto con scenografie degne del suo nome, tanto che vi era stato chiamato a mettervi la firma uno dei più grandi nomi che al momento circolano per il mondo in termini di talento ed in fatto di stile, quella dell'architetto svizzero Francois Confino, che già ampia dimostrazione aveva dato del suo sicuro "saper fare" nella Mole Antonelliana di Torino, per gli straordinari quanto inusulai allestimenti del Museo del Cinema, certamente specialissimo anche nell'interpretare quel capolavoro d'architettura che è la Mole d'Antonelli, nata per essere tempio israelitico.


Ma anche in questo Castello di Barolo si incominciava a respirare tanta ricchezza di storia e di storie in modo nuovo, e l'essere tra quelle mura, in quei colori, nella delicatezza di quei pochi ma sapienti tocchi di stile, ci ha dato subito la sensazione che l'evento stesse ben riuscendo, che l'obbiettivo stava per essere centrato, che l'eleganza e la sobrietà che vi regnavano fossero la vera sigla di tutta l'organizzazione, e che "a castello" non fossero più gli aspetti rumorosi e popolari della sagra, della festa collettiva, a dominare, ma che in esso vi si stava consumendo ora un rito più intimo, una cerimonia più contenuta e di interiore concentrazione.


Pur essendovi molti ospiti che ne affollavano le sale si riusciva ad intuire che l'allestimento del Museo era stato concepito per concentrare l'attenzione del suo pubblico sull'unicum del tema che vi era narrato, visto attraverso le differenti angolazioni che l'hanno reso tale, secondo un approccio totalmente sensoriale e completamente personale, un modo intimo di pregustarne per intero la simbolicità prima ancora che la sua più banale realtà d'essere alimento, sia pur regale.



Tutto di quegli allestimenti lì vi si faceva convergere, le storiche fatiche della lavorazione (documentate da apparati fotografici storici bellissimi), gli strumenti sempre più affinati di produzione, i caratteri fisici dei luoghi e degli utensili della tradizione, l'ambiente culturale della sua valorizzazione, il sottile ma univoco discrimine che ha saputo determinare di esso l'essere una eccellenza, i mercati che lo hanno reso famoso nel mondo.


Una parziale veduta da alcune finestre della grande sala di rappresentanza al piano nobile del castello. Il restauro vi ha conservato a vista le belle volte in mattone e vi ha messo un pavimento in doghe di rovere


Il piano nobile del Castello conserva e rappresenta gli arredi della famiglia Falletti di Barolo. Le figure del Marchese Carlo Tancredi Falletti e della moglie Juliette Colbert vi sono rappresentate ed ambientate per sottolinearne il ruolo fondamentale che hanno avuto nella creazione del vino di Barolo. Ma in esso vi sono rappresentate anche le figure di Silvio Pellico e del Conte Camillo Benso di Cavour, protagonisti dell'epopea risorgimentale italiana, i cui passi in queste sale hanno risuonato, così come quelle di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, mentre il vino tutt'attorno e in esso vi si produceva, già sapientamente.



"Queste presenze sono fondamentali in queste stanze perchè la nascita del Barolo è un capitolo dello stesso racconto, popolato da quegli stessi protagonisti". Così recitano alcune didascalie che in esse vi si leggono.
La sala di accesso al Museo è affollata di sagome a grandezza naturale della tanta gente che le fotografie storiche tratte dai cassetti polverosi del castello ritraevano. Ciascuna di esse parla con la voce di gente di paese, e racconta le storie che sà... per esempio che "a castello" si stava preparando un gran banchetto per ospiti illustri, e vi si mesceva vino di Barolo.


Un saltimbanco inglese divertiva il pubblico nella piazzetta di Barolo il 12 settembre 2010


Ed eccoci dunque dinnanzi alla tavola imbandita per davvero per quel gran banchetto, con le stoviglie d'epoca, ed un allestimento in grande stile. Ecco gli ospiti d'onore, che oltre al Conte Camillo Benso di Cavour, erano il generale Francesco Staglieno e l'enologo francese Louis Oudart, Juliette Colbert e i tanti personaggi della corte di Carlo Alberto, ospiti illustri al castello di Racconigi, ai quali Juliette aveva inviato in omaggio le famose "carrà" di vino Barolo, le famose 325 botti che venivano inviate dalla Marchesa di Barolo (una per ogni giorno dell'anno ad esclusione dei quaranta giorni di Quaresima, trainate dai buoi sino alla corte di Torino, tra lo stupore dei cittadini).

Uno scorcio di vigneti tra le case di un vicolo di Barolo


Nel percorso del Museo vi è raccontato anche il periodo in cui il Castello divenne sede del Collegio Barolo. Il visitatore è invitato ad accomodarvisi in classe, con tanto di arredi originali, per assistere alla lezione del maestro "virtuale", che ci insegna gli antichi segreti e ci spiega ciò che ancora di quel vino noi non sapevamo.

Le degustazioni finali ci permettono di avvicinarci, in cantina, non più virtualmente a quel vino, ma assai sensorialmente, provandone in prima persona gli aromi ed i profumi, gustarne il colore dal vivo, assaporandone per intero tutta la frangranza.

La sala oggi predisposta per i ricevimenti e per la rappresentanza, al piano nobile del castello. La veduta dalle sue finestre è uno dei migliori biglietti da visita per un luogo come questo: dolci colline e ordinati vigneti; ordinati vigneti e dolci colline a perdita d'occhio.


L'approccio discreto alla Tenuta Carretta di Piobesi d'Alba e a Bruno Giacosa di Neive ci ha donato piaceri davvero alti di degustazione. Abbiamo assaggiato tra l'altro un "Barolo chinato" che non avevamo mai prima d'ora incontrato.
Peccato che fossimo da soli, in questa festa, perchè una simile occasione imponeva d'essere ben accompagnati, per renderla davvero gioiosa e più completa.

Una meta in più, da oggi, per i turisti già così diversi, e predisposti, della nostra area dei grandi laghi del Nord-Ovest d'Italia, e delle escursioni pedemontane e montane, tra cui spesso alligna il desiderio del vino, dell'approccio sussiegoso ma intenso alle sue colline ricche di rigogli storici e naturali, ma soprattutto pronte a dare alle vie del gusto l'accento migliore, quello che segna più d'ogni altro, il senso stesso da dare alla vita.


Ed ecco il momento tanto atteso! "Cin Cin" !


Barolo, 12 settembre 2010

Enrico Mercatali
(foto di Enrico Mercatali)

13 September 2010

Lesa - Lago Maggiore, località turistica ideale

Suggestiva veduta notturna del golfo di Lesa, della sponda sud-occidentale del Verbano, dell'entroterra e del Vergante. L'immagine è stata ripresa in una notte di plenilunio. Le luci che brillano all'orizzonte sono quelle dell'aeroporto di Malpensa.


LESA (Lago Maggiore): Località turistica ideale, per centralità geografica, culturale e di tempo libero



E' da tempo che "TACCUINI" desidera dedicare un articolo a Lesa - Lago Maggiore (Novara), la località lacustre ove hanno sede i suoi uffici ed il "laboratorio di turismo creativo" da esso creato e sponsorizzato, denominato "Casabella", come il nome del più importante magazine internazionale di architettura del mondo, del quale in essa v'è custodita una collezione avente più di cinquant'anni d'età, e che manifestamente sottolinea l'interesse che esso ha, in particolar modo, per l'architettura.

Il golfo di Lesa, il piccolo porto, il nuovo lungolago, la Parrocchiale (foto di Enrico Mercatali)


TACCUINI ha pensato di dedicare questo scritto a Lesa perchè crede che questa piccola località, sulle sponde occidentali del basso Verbano, abbia qualità particolari che altri paesi o villaggi della stessa area geografica, non hanno, così da poter affermare di esse, già di per se stesse abbastanza rare se considerate nel loro assieme, meritino di essere promosse presso chi cerchi un luogo di sosta, per farvi una sia pur breve vacanza, nell'ambito del nostro territorio.


Lesa: veduta del nuovo lungolago Nord, presso l'edificio che ospita attività sportive e sociali (ex "Società Operaia"), ove vi si noleggiano canoe ed imbarcazioni a motore. Sullo sfondo il centro del paese (foto di Enrico Mercatali)


Una vacanza ideale, in Lesa, per i luoghi da vedere attorno ad essa, dei quali è baricentrica, potrà essere di tre, quattro giorni o di una settimana, se chi vi si ferma, ha poi anche altre mete da raggiungere. Tre giorni possono bastare per avere una idea degli illustri dintorni e per poter vedere il minimo di essi. Quattro o più giorni serviranno a corroborarsi nell'idea di avere avuto una visione più approfondita delle località e delle attrazioni principali che la zona offre. Un soggiorno più lungo potrà già dirsi da specialisti, da cultori specifici della zona e di qualcuna delle sue principali componenti, o valida per chi cerchi un particolare contatto nella wilderness dei monti ossolani e delle sue numerose ed ataviche valli.


Lesa: presso il porto per le imbarcazioni private e per la pesca, Villa Stampa, già residenza estiva di Alessandro Manzoni
(foto di Enrico Mercatali)


Occorre dire anche perchè si sceglie di parlare di Lesa, qui, in termini di baricentro. Ciò è in relazione anche alla distanza che separa la sponda occidentale del basso Lago Maggiore dai luoghi di origine dei suoi visitatori, ed alle motivazioni che fanno di Lesa motivo guidato della loro scelta. Allora incominciamo dal dire che chi viene da molto lontano (e stiamo parlando sulla base di esperienze dirette che TACCUINI ha già fatto), ovvero da paesi extra continentali (americhe, africa, australia, asia, con l'intento di visitare l'Italia incominciando da Nord (magari per muovere poi verso il Centro Sud), sbarca a Malpensa. E qual'è il luogo più appetibile presso Malpensa, per una sosta di qualche giorno, se non il Lago Maggiore? A questo punto è giocoforza determinare il sito più tranquillo, più verde, meno trafficato, più baricentrico rispetto ai siti promossi su tutte le guide del mondo: è Lesa, ovviamente, ove si giunge anche perchè vi si trovano siti assai appetibili d'accoglienza, senza "scendere" nei megatempli alberghieri di Stresa o Baveno, con tanto di tariffe per pochi.


Lesa: Il nuovo lungolago Nord, in direzione di Belgirate (foto di Enrico Mercatali)



Quanto abbiamo detto fin qui vale sempre, sia che l'ospite decida di vedere, sia pure di sfuggita, le grandi città (Milano, Torino, Genova ecc.), sia che voglia concentrasi sul "prodotto locale" (Isole Borromee, Giardini di Villa Taranto, Orta San Giulio e il suo Lago, Mottarone, Valli Ossolane, ecc.), sia che intenda muovere i suoi passi verso le novità, o gli aspetti più specifici (Sacri Monti, percorsi del vino dalle Colline Novaresi, a Gattinara, fino alle Langhe - Museo del Vino), oppure Percorsi della Winderness (Centovalli e Vigezzo, con la "Vigezzina", Val Grande, Monte Rosa, Cascate del Toce, ecc.).

Lesa: l'avvio della "Strada Regina", percorso pedonale che congiunge Lesa a Belgirate, del quale si dice che Alessandro Manzoni fosse abituale frequentatore, qui nel centro storico di Lesa, presso l'omonomo Museo, che ne raccoglie cimeli appartenuti ritrovati in Villa Stampa (foto di Enrico Mercatali)


La località di Lesa, quale base per ognuna di queste mete è sempre valida, anzi, potremmo dire, "la più valida". Si perchè ogni altra possibile località limitrofa, sia pure valida per fare un confronto, potrebbe avere qualche controindicazione da ban valutare, cosa che non tutti fanno quando operano scelte diverse. Per esempio chi sceglie di sostare ad Orta incomincia ad essere un po' troppo distante dai Laghi del Varesotto (Campo dei Fiori, Sacro Monte di Varese, Villa Panza di Biumo, ecc.), così come chi sceglie di sostare a Verbania avrà sì vicino l'alto Lago Maggiore, ma che ne sarà delle mete che offre la "Bassa" (Novara, Colline Novaresi Ghemme e Gattinara, Percorsi Antonelliani, Milano, Torino.


Lesa: una delle "Rughe" perpendicolari alla sponda del lago, interne al centro di antica formazione, che congiungono la Statale del Sempione con la sommità dell'abitato (foto di Enrico Mercatali)


Questo il primo esempio. Ma esso vale anche per chi arriva dai Paesi europei, in auto, per fare una vacanza di 15, 20 giorni in Italia, generalmente in Veneto, Toscana o a Roma e sosta qualche giorno sui Laghi Piemontesi e Lombardi. Generalmente gli itinerari si biforcano; una componente si dirige sugli altri Laghi del Nord (Iseo e Garda) per terminare la propria corsa a Venezia ed alle spiagge limitrofe; l'altra componente prende la strada della Toscana e dell'Umbria. Pochi continuano per Roma così come pochi deviano in Liguria. Pochissimi vanno al Sud, se vengono dal Nord europa (Francia, Germania, Olanda, Belgio, Austria, ecc.).



Lesa: una immagine dello Sporting Club, centro sportivo costruito negli anni '50 con notevole senso del contesto ed ampiezza di vedute, con attrezzature per la balneazione estiva (piscina olimpionica con trampolino per tuffi da 5 metri), piscina per bambini, campi da tennis, spogliatoi, termario con bagno turco e snak-bar. Il centro si trova nella penisola dell'Erno, presso il B&B Casabella, vicino alla località di Villa Lesa (foto di Enrico Mercatali)


Il terzo gruppo è costituito dal turismo degli italiani. Esso è un turismo un po' allo sbando, se così si può dire, ovvero senza possibilità di essere incasellato entro schemi predefiniti, o in possibili casistiche generalizzanili. Poche regole, molta individualità, pochissimi i giorni prima di fare ritorno a casa, e quindi mete mai lontane, a meno che non siano parte di "pacchetti" con aereo e albergo inclusi.


Lesa: L'area di Sporting lesa dedicata al tennis. Numero campi, coperti e scoperti, costituiscono uno degli sport più praticati a Lesa, assieme a quelli nautici (foto di Enrico Mercatali)


Lesa: le spiaggie pubbliche di Lesa sono ancora tanto naturali da potercisi ancora imbattere in una scena come questa, ove una ragazza, verso il tramonto, si fa un bagno con il proprio cavallo. E' questa la spiaggia del Castellaccio (foto di Enrico Mercatali)


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Nel tempo, ed in particolare in questi ultimi anni nei quali noi di TACCUINI abbiamo intrapreso quelle attività e sviluppato quegli interessi che ci hanno portato ad un maggiore contatto con il pubblico (italiano anche, ma soprattutto straniero), abbiamo capito, noi che in "Lesa-Progetto" abbiamo soppiantato la metropoli per eleggervi residenza, che essa, per essersi presentata ideale in quanto tale, può davvero essere presentata quale sito ideale ove trascorrevi un periodo di vacanza, quella "vacanza lacustre", la cui tipologia ha ricominciato ad essere, dopo tanto tempo di indifferenza se non di vero e proprio rifiuto, tra le più richieste ed apprezzate, oggi, davvero come mai prima d'ora.


Bellinzona: la corte centrale di Castelgrande, splendido maniero del XII secolo, magnificamente restaurato, sede di un Museo d'Arte.
Ne suggeriamo la visita contestualmente a quella delle località del Verbano Nord Occidentale, oppure al Tour di Lago Maggiore Express (Locarno, Centovalli, Vigezzo, Domodossola)


Certo, per comprendere questa scelta, e, se possibile, per incentivarla (quella di prendere posto fisso a Lesa per tre, quattro o più giorni) da operatori turistici, occorre mettersi nell'ottica, non già dell'individuo metropolitano che vuole fare un week-end di pace e tranquillità, ma nella mente di chi, da tutta Europa o dal Mondo, intenda muovere i suoi passi in Italia, cercando una tappa intermedia rispetto alla metà principale che può essere Venezia, Roma o Firenze, oppure cercando di costruire un tour incentrato sulle aree paesaggistiche alpine del Nord Ovest, tra Svizzera ed Italia, con puntate solo sporadiche su Milano o Torino (giusto per poter dire d'aver visto "The Last Supper" o aver messo piede al "Lingotto".


Stresa: Isola Bella. "L'isola più bella del mondo", facente parte dell'arcipelago borromeo, con l'isola Madre e dei Pescatori, tutte e tre belle nelle loro peculiari caratteristiche, e da non perdere nel corso di una sia pur breve visita nella zona.


Queste dei laghi sono divenute mete trendy, ora, specie per chi proviene dall'estero, un poco anche incentivate dai bassi costi offerti dal nostro paese, che coniugano l'idea di vacanza con quella di "salute e gusto", o quello di "relax e ambiente", considerando anche, ma solo secondariamente, la presenza di mete importanti dal punto di vista culturale, quali visite a monumenti famosi o a illustri opere d'arte. Queste ultime infatti sono ancora elemento di importantissimo richiamo, ma non costituiscono più il "piatto forte", il fattore esclusivo, soprattutto nel pieno della stagione "alta", in quanto mete divenute altamente rischiose in termini di stress e di fatica da sovraffollamento.


Novara: Veduta dall'alto del centro storico di Novara. Vi spicca la bellissima e originalissima cupola antonelliana, la quale, con la copertura della Mole Antonelliana di Torino, costituisce un esempio di rara bellezza dell'architettura neoclassica piemontese del XIX secolo.Poichè l'opera di Alessandro Antonelli è quasi interamente concentrata in questa zona, è consigliabile, per gli appassionati, intraprendere l'intero percorso antonelliano guidato (possibile su appuntamento), il quale si svolgerà tra Novara, le principali località delle Colline Novaresi e Torino.


Quasi tutti ormai non sopportiamo più queste punte, e ciò che andiamo cercando è un complesso di fattori declinato su contenuti slow, agli orizzonti di più quieto respiro, per "assaporare", e magari poter "sognare".
Questi sono i principali motivi per cui i Grandi Laghi Italiani (quelli svizzeri continuano ad essere climaticamente meno appetibili) sono ritornati di moda, dai tempi d'oro tra otto e novecento, anzi per cui sono giunti ad essere il perno stesso oggi d'una idea di sano turismo fatto di promesse mantenute, non più solo appannaggio di attempate coppie stanziali, ma soprattutto di giovani, coppie o famiglie, che, oltre a inseguire mete di cultura, fatte di siti famosi e bei musei, cercano di godersi la vita con gite all'aperto, immergendosi nel verde incontaminato dei parchi e delle riserve naturali, approcciando castelli e vini, nonchè da essi tutti i piaceri della gola che vi sono offerti, nelle più diverse tipologie e per i targhet più disparati, dalle sagre paesane, ai più alti livelli del gourmet.


Già Tempio Israelitico, la Mole Antonelliana, a Torino, è oggi, dopo gli importanti restauri statici, sede del nuovo bellissimo Museo del Cinema, realizzato dall'architetto svizzero Francois Confino, che documenta in particolare Torino nei primi anni del XX secolo, quale sede più importante d'Europa del cinema, all'epoca del muto, ove si produssero film entrati a far parte della Storia del Cinema


In tutto questo ormai il Piemonte è "avanti tutta" ed incomincia già ad eccellere, perchè anche supera la Toscana o il Meridione d'Italia (il quale ultimo se mai soffre di problemi d'altra natura, che sono i suoi propri, atavici problemi irrisolti che ne determinano il limite tuttora invalicabile). Ma in Piemonte e nei suoi Laghi emerge in modo specifico tutta la varietà di una offerta a 360 gradi, che non ha eguali forse neppure più, a raggio così ampio, nei diversi ambiti della vicina Francia.In questo contesto vasto e attraente (lo è se visto dal Canada, come da Israele, dalla California come dalla Finlandia, dall'Australia come dall'Inghilterra), nel contesto ampio di cui Lesa è il centro, Lesa appare per ciò che realmente è, ovvero un piccolo borgo lacustre col suo esteso territorio comunale, costellato di frazioni che sono altrettanti piccolissimi borghi che ne fanno da cornice paesaggistica in posizione collinare, complementare al lago. La sua posizione geografica, rispetto al vasto territorio che è oggi meta cospicua internazionale ed intercontinentale, costituito dai laghi del Piemonte e della Lombardia e dal vicino versante italiano dell'arco alpino che lo delimita a Nord, è appunto centrale.Essa è centrale non tanto e non solo geograficamente in quanto baricentro temporale degli spostamenti che risultino accettabili per gli spostamenti di andata e ritorno in giornata, ma anche in termini psicologici, che fa sì che vi si possano comodamente programmare innumerevoli giornate, una diversa dall'altra in tipologie codificate d'interessi, per trovarvi comodo soggiorno anche per periodi mediamente lunghi.Come in un articolo apparso sull'inserto turistico ITALIA PIU' del Sole 24 Ore (giugno 2010) Lesa "si trova al centro di una delle più ricche e influenti eree europee, sia economicamente che culturalmente: le Alpi, i laghi e le grandi aree urbane di Milano e di Torino che vi distano non più di un'ora d'auto. L'ospitalità che vi viene proposta è richiesta da ogni angolo del mondo, anche grazie alla posizione centrale rispetto a una delle più ricercate aree di bellezza e di tranquillità esistenti: il Golfo Borrtomeo e le sue isole, il lago d'Orta e l'isola di San Giulio, i "Sacri Monti" e le testimonianze artistiche tra '500 e '700, il Mottarone e le Valli Ossolane, con le loro tradizioni walser e le stazioni termali, la wilderness della Val Grande tra le più esclusive d'Europa, campi da golf mozzafiato, vini di pregio, giardini botanici tra i più belli del mondo e manifestazioni culturali di richiamo internazionale".


Scorcio del Lago Maggiore Express, il trenino che percorre centovalli e Valle Vigezzo, tra Locarno e Domodossola, tra ponti altissimi, numerosissime gallerie e vallate spettacolari. Si consiglia il Tour completo che parte da Stresa e trona a Stresa (con aliscafo, trenino e treno delle Ferrovie dello Stato, con sosta a Santa Maria Maggiore, uno tra i più suggestivi centri di cultura walser attraversati dalla Vigezzina


Tutto questo è ciò che realmente Lesa rappresenta, se pensiamo non solo di essere al centro di questo attrattivo quadro, e naturalmente assai di più di quanto queste poche righe non possano dire non entrandovi nel dettaglio, ma di esservi in modo tanto comodo e appropriato, immersi nel verde della penisola del fiume Erno, presso il Castellaccio (antica fortezza secentesca destinata al pagamento dei tributi commerciali), o nel verde delle colline adiacenti. In pochi minuti il turista può giungere a piedi presso il piccolo porto, ove trovare i numerosi ed ottimi ristoranti, oppure andare alle spiagge libere del lungolago, od ancora provare il migliore relax presso il centro sportivo con piscina olimpionica e campi da tennis, bagno turco e tavola calda.In pochi minuti d'auto egli potrà essere ad Arona o a Stresa.


Milano: la Torre d'ingresso del Castello Sforzesco di Milano, detta "del Filarete" (dal nome dell'architetto che la progettò originariamente nel 1400), che spunta da dietro gli zampilli della fontana ad essa antistante, costruita nel ventennio fascista, dall'aspetto simile a quello di una gigantesca "torta nuziale" (foto di Enrico Mercatali)



Nella prima per trovarvi la vivace vita notturna o per visitare il Colosso di San Carlo (già parte incompiuta di un Sacro Monte a lui dedicato), nella seconda per accedere alle Isole Borromee e, con funivia, alla vetta del Mottarone. In entrambe le cittadine egli potrà trovare decine di ristoranti, pizzerie e bar per ogni gusto e disponibilità.Con uguale equidistanza ancora, a non più di mezz'ora d'auto da Lesa il turista potrà raggiungere tutti i laghi corcostanti, da quelli di Varese a quello d'Orta, ed in particolare sulle sponde di quest'ultimo, far visita alla cittadina di Orta (con l'isola di San Giulio ed il suo Sacro Monte), meta romantica e ricca di manifestazioni e bellezze artistiche e naturali.


Milano, interno della Galleria Vittorio Emanuele II, il cosiddetto "Salotto di Milano", tanto amato dai milanesi che in esso vi ci si identificano, che collega Piazza Duomo con Piazza della Scala


Muovendo da Lesa verso Nord, oppure verso Sud, in un arco di tempo tra i 30 e i 50 minuti, il turista potrà visitare i centri cittadini di Intra e Pallanza, coi bellissimi Giardini di Villa Taranto, oppure le cittadine di Ghiffa, Cannero e Cannobio, o le Colline Novaresi, con le sue ormai divenute famose winerys, o i centri artistici e commerciali quali Novara e Vercelli. Ad un'ora di distanza, quasi equidistanti, le città di Milano e di Torino, delle quali non stiamo qui ovviamente a descrivere nel dettaglio, che non basterebbero cento pagine, tra monumenti e musei, centri di interesse e grandi istituzioni di richiamo internazionale e intercontinentale.

Lesa, 22 settembre 2010

Enrico Mercatali

Milano: la facciata del Duomo, recentemente ripulita, mostra la candida bellezza del marmo rosa di Candoglia, con il quale è costruito: Il marmo, leggermente venato di grigio, proviene dalle cave della località Candoglia, presso la foce del fiume Toce, in Val d'Ossola. A partire dal Rinascimento, il pesante materiale veniva portato, senza "rotture di carico", direttamente dalle cave di estrazione, fino al "Laghetto" (oggi via Laghetto) alle spalle del cantiere del Duomo di Milano, attraversando il fiume Toce, il LagoMaggiore, il Fiume Ticino ed il leonardesco Naviglio Grande che, in Milano si immetteva nel sistema interno dei navigli milanesi. La facciata del Duomo di Milano è stata realizzata nell' '800 in stile gotico, mentre la parte trecentesca originaria del Duomo è quella absidale, ove vi si aprono tre gigantesche finestre, le più grandi che mai siano state realizzate in quel periodo in tutta Europa.

11 September 2010

"MARILYN MONROE - THE ART OF BEAUTY", Villa Ponti in Arona (Novara - Lake Maggiore (Italy)

Above and below:Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" - Bert Stern, "Marilyn" and "The Baby Nude", 1962 , printed on photographic paper 32,4 x 48 cm

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ON DISPLAY IN ARONA (NO) STARTING THE 1ST OF JUNE UNTIL THE 28TH OF NOVEMBER 2010 IN VILLA PONTI’S ROOMS, “MARILYN MONROE- THE ART OF BEAUTY: PAINTINGS, PICTURES, SCULPTURES, MEMORABILIA AND OBJECTS BELONGED TO THE DIVA, CRITICAL TESTIMONIES, EDITED BY CARLO OCCHIPINTI, WITH THE ARTISTIC COLLABORATION OF MASSIMO FERRAROTTI.
Is with true pleasure that today I came back to Villa Ponti after that time, in 2007, when I went there to see the beautiful exhibition "MADE IN WARHOL". It was entirely dedicated to Andy, and to his extraordinary but short life, in which he was participating and protagonist of the most macroscopic events of contemporary art, and I was there also to see the amazing pictures of him that his friend Maria Mulas had took, few days before his death.
Villa Ponti in Arona (No): “ The art of beauty” – the room dedicated to Andy Warhol. The really famous portraits entitled “To Marylin”, all serigraphies on paper made in 1967, are displayed.


Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" – garden at the entrance of the exhibition

I’m still keeping the beautiful book, with the same title of the exhibition, which reviews the adventure so well-represented in it, and those pictures, in particular, which I felt so close to me, since Maria had been so kind, one day, to dedicate a whole day to me in Biella, taking pictures of one of my works, and getting images as personal and beautiful as the ones that appeared in that catalogue of Villa Ponti.

Villa Ponti in Arona (No): “The art of beauty” – Poster used at the entrance of the exhibition with a portrait of Marylin lying down on a bed, by Bert Stern, printed on photographic paper of 1962, belonging to the series: The last sitting

I came back to Villa Ponti, like I was saying, with such a great pleasure, also to see the Villa again, more than the exhibition about Marylin, whose title didn’t really attract me, since I thought it would be a mere collation of already-seen things, without head nor tail.
Risk that, instead, I couldn’t run with the Villa, given the quality of its architecture, especially in the part added at the beginning of the last Century, of Art Deco taste, really pure and catchy. My interest was catched by the recent repair, with new and brighter colours, now better contrasting with the really light dye given to the details’ prominences, like ribs, tympana, frames, with the beautiful turret realized to have a view of the lake from its summit, and with the vestibule of the new entrance, realized by Arch. Tedesco and his Bar, with gilt niches and shutters painted in naturalistic motifs in pure Art Deco, with bright colours.
Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" – Room dedicated to Ugo Nespolo

The exhibition about Marilyn followed this pleasant visit, with many dedications, drawn from all the anecdotes and from her life’s story, and quotes of friends, mates, work associates. Poems by Alda Merini appear near paintings and pictures, as well as many “relics”, like tissues still stained with lipstick, shoes, gloves, clothes, handbags and other accessories that have marked important dates of her life, or have accompanied her in famous scenes of her movies.

Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" - Bert Stern, "Crocefix" 1962 , of the series "The last sitting", printed on photographic paper 48,5 x 33 cm


In the whole exhibition, the 9 chromatic variants of his face that Andy Warhol retracted in 1967 in offset on paper 50 x 49,5 cm and 91,5 x 91,5 cm. and, on support, 76 x 50,5 cm still stand out.

Villa Ponti ad Arona (No): "L'arte della bellezza" - Bert Stern, "Marilyn" 1962 , printed on photographic paper 100 x 100 cm

It’s amazing how these works, born for their reproducibility, can keep intact their freshness like they were eternally remade from the beginning for the present. And then it’s also amazing how they always appear at the top of modernity, novelty, although they have already been seen and seen again, reproduced everywhere as symbols of the new taste, unrepeatable for effectiveness of idea and sign, for durability of sense and psychological catch.

Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" - Domenico Neri, "Hello Marilyn", Hollywood, October 1962

Unfortunately, every other attempt to follow her footsteps or be a credit to the idea of a symbolic portrait doesn’t succeed: masters of art like Mimmo Rotella and Ugo Nespolo, despite the effort, can hardly overcome the repetition of the stereotype, one of them with the decollage and the other with the puzzle, one of them tearing here and there famous blowups and the other segmenting the iconographic face.

Not to talk about the almost disastrous, deadly reverberation of iconic fragments in random and scholastic technical author proofs and the numerous works that the curator would like to put to the test as a demonstration that the myth keeps living, in names like Franca Carrà, Tiziano Colombo, Maurizio Fini, Enrico Fraschetti, Giorgio Piccaia, Eli Di Maggio, Giuliano Grittini, Franco Pulacini, and Domenico Neri. At the entrance court to the exhibition is a sculpture created by the latter, “Hello Marilyn”, permanently located in front of the Cinema Exhibition in Hollywood, which portrays the Diva in her “classic” pose, without minimally managing to catch her spirit.

Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" – Corner of the entrance court in Villa Ponti, towards the road


Lastly, in the exhibition, the pictures belonging to the section “The last sitting” stand out for their particular intensity and beauty, but also for the “treatment” that the author has made retouching them. They were taken in the Bel Air Hotel of Los Angeles in June 1962, little before the end of the myth.
These last few portraits were worth the visit to the exhibition in Arona.


The author is Bert Stern. He has immortalized Marilyn in some of her best portraits, represented while she laughs, while she shows herself naked with her big scar on the right part of the abdomen, for the first time without veils on that scar, but always ready to give her best part to public, keeping her terrible problems for herself.

Villa Ponti in Arona (No): "The art of beauty" – Bar in the entrance room in Villa Ponti, addition from the ‘20s, realized by Arch. Tedesco under Ponti commission
Enrico Mercatali
(translation from italian by Penelope Mirotti)
Arona, August 2010. Villa Ponti ad Arona, Torretta vista dalla corte di ingresso alla nuova addizione d'inizio secolo XX.

(Le foto della villa, interne ed esterne, sono di Enrico Mercatali. Le foto della Mostra, se non diversamente specificato, sono di Enrico Mercatali)

08 September 2010

Stefano Bollani e "I Visionari" - I regali della grande musica contemporanea al vasto pubblico della provincia

Stefano Bollani in concerto a Veruno, con "I Visionari", il 4 settembre 2010, in Piazzetta della Musica (Foto di Enrico Mercatali)


STEFANO BOLLANI E "I VISIONARI" - CONCERTO IN PIAZZA DELLA MUSICA A VERUNO SABATO 4 SETTEMBRE 2010


Formazione quanto mai versatile, fantasiosa, creativa e ricca di risorse tecniche ed emotive, "I Visionari" sono partners ideali per un musicista completo come Bollani. La totale libertà di ricerca e di esecuzione nelle improvvisazioni del loro "Free jazz" coincide straordinariamente con quella altrettanto versatile di Stefano, costituendo frequenti momenti di alta arte musicale.


Credavamo di assistere ad una rappresentazione "minore", per intimi quasi, dato il sito dove si teneva il concerto, ovvero Veruno che è una piccola località del Novarese, ed invece, non solo abbiamo fatto la conoscenza della realtà musicale che "Ver 1 Musica", l'Associazione culturale che dal 2004 ha inventato in questa cittadina le "Settimane Musicali Verunesi", con tanto di fitto programma di livello superiore, anche con invitati di altissimo richiamo, come in questo caso, ma anche abbiamo scoperto che di minore non c'è stato proprio nulla, a incominciare dal gigante Bollani, dalla formazione de "i Visionari", che non conoscevamo ancora in presa diretta, e dei quali abbiamo capito il perchè essi sono tanto graditi al gigante, per arrivare all'ottima organizzazione ipersponsorizzata delle serate musicali di quella piazza, fino al pubblico che assomigliava, ad un primo sguardo, a quello di uno stadio, per numero e soprattutto passione.


Stefano Bollani affronta le tastiere come fossero parte integrante delle sue mani, e prolungamento naturale di tutto il suo corpo. La assoluta naturalità della sua diteggiatura discende sicuramente da una scuola di grande serietà e completezza, ma è pure il risultato più evidente d'una indole musicale innata e spontanea, e il piacere di ascoltarlo nasce proprio dall'esplicitarsi naturale sul palco di questa evidenza


Grande serata, perciò, nei numeri e nelle dimensioni. Ma grande anche per ciò che è seguito durante il concerto, sicuramente superiore alle aspettative, nonostante che Bollani lo avessimo incontrato già numerose volte, sia in solo che in formazione allargata. Mai però avevamo assistito ad una performance di tale complessità, di così alta spettacolarità, di così intenso livello musicale, come qui a Veruno, l'altra sera: qualcosa da ricordare nel tempo tanto ci siamo divertiti, tanto abbiamo applaudito a scena aperta, tanta buona musica hanno goduto le nostre orecchie, e tanta qualità dei singoli musicisti, presi uno ad uno nei pezzi d'assolo. Stefano Bollani (tastiere), Cristiano Calcagnile (batteria), Nico Gori (clarinetto), Mirko Guerrini (sax), Ferruccio Spinetti (contrabbasso), affiatatissimi già in numerose registrazioni che avevamo nella nostra teca, tra cui, quella della Label Blu, del 2006, con le special guests di "Sua Sardità" Paolo Fresu alla tromba, Mark Feldman al violino e con la voce di Petra Magoni.


Bollani è, come tutti sanno, pronto a tutto. La sua ormai consistente carriera ci mostra partnerships di altissimo livello internazionale attraverso generi d'ogni tipo. Egli oggi è con Enrico Rava, e a lui si adatta ai leggeri tocchi di tastoera che gli si convengono, lasciando a lui la pedana da protagonista, ma ben segna l'evolversi dei discorsi timbrici ed armonici che il Maestro impone.

Tra le straordinaria partnerships di Bollani si annoverno i più grandi nomi contemporanei del jazz internazionale (Richard Galliano, Gato Barbieri, Pat Metheny, Michel Portal, Phil Woods, Lee Konitz, Han Bennink, Paolo Fresu, Miroslav Vitous, Aldo Romano, Toninho Horta, John Abercrombie, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Greg Osby, Martial Solal). E' di questi giorni ciò che, credo, ancora mancava all'appello: una esibizione con Chick Corea, in occasione della IV edizione di MiTo (Teatro Smeraldo a Milano & Settembre 2010)


Egli domani è in Sudamerica ove impazzano frenetici i ritmi di tango flamenco e bossanova e dove le tastiere si sanno scaldare tanto quanto basta a sequenziare le vorticose sessions tutta passione e sangue nelle vene. E lui lì non solo vi si adatta, ma importa ed esporta nuovi concetti, nuovi continenti, nuove espressioni così da creare miscele continuamente in ebollizione. Egli è oggi coi Visionari, che sembrano a lui i più congeniali, ed allora ogni cosa è concessa, dai più bruschi passaggi ritmici al più estremo susseguirsi di dissonanze minuziosamente ricercate allo scopo di stordire e depotenziare ogni propensione al ritmo che il pubblico si aspetta, dalle tentanti citazioni del repertorio popolar leggero (Carosone) alle più colte, di quello velocizzato della tradizione del cinema muto, fino a quello classico minuettante, ma appena accennato che pochi lo sappiano cogliere, per fornire alibi alla sua musica di presenziare in tutti i generi contemporaneamente, ma anche solo in quelli che ciscuno nel pubblico voglia fare propri.


Ogni artista sul palco ha il suo spazio in questo magma, ed in esso vi si esprime dando di sè a brani parti riconoscibili e ben costruite, ma amalgamandosi nel tutto qualora, e ciò avviene il più delle volte, si richieda l'imporsi d'un impasto sonoro assai coeso e di grande impatto, sia espressivo che emotivo, per esplodere nel volere del pubblico. A volte è il caos, ma trattasi di un caos voluto, attentamente ricercato, capace anch'esso di esprimersi in accese distorsioni o in rumorosissimi clamori, ottenuti col contributo d'ogni strumento o parti improprie di strumento, od anche coinvolgendo spattacolarmente parti della scena e del palco, arredi, suppellettili, impianti o fantasiosi allestimenti di scena come quando i Visionari sono arrivati sul palco, durante un assolo di Bollani, vestiti da manutentori stradali con tanto di picconi, pale e segnaletica.



Alla fine dello spettacolo uno spettatore ho sentito che diceva al suo vicino: "Ma questo è casino, non è jazz".
Egli forse non aveva colto le continue finezze che lo svolgersi musicale dell'evento aveva saputo esporre di continuo, nei "passaggi di parola" tra strumenti o nelle diverse discorsività melodiche tracciate da ciascuno dei membri della squadra, non aveva capito che quell'effetto caotico, ricercato e così volutamente martellante e insistente, emergeva da un composto di sapienti contributi singoli all'assieme, solo apparentemente privi di nesso l'uno con l'altro, ma frutto del crescere ritmico espresso fino al suo parossistico risultato.
Ma è anche vero, vien voglia di dire, che dopo tanto far esplodere la forma, dopo tutto questo "decostruire" e "destrutturare", dopo tanto scardinare regole, dopo tanta "trasversalità" e così soverchio contrapporsi agli effetti e agli stilemi consolidati, viene davvero tanta, tanta voglia di relax, ogni tanto, e di abbandonarsi all'ascolto di qualche soffice, pacatissima, misuratissima, snobbissima piece musicale del tipo di quelle composte, ad esempio negli anni '50, da John Lewis, per quel quartetto di uomini neri (perchè vestiti sempre nel nero dei loro frac) che va sotto il nome di "Modern Jazz Quartet". Agli antipodi. Che il jazz tutto davvero possa comprendere?

Veruno, 4 Settembre 2010

Enrico Mercatali

(Le fotografie sono di Enrico Mercatali)