THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

20 August 2010


TACCUINI INTERNAZIONALI

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TACCUINI INTERNAZIONALI

IL MAGAZINE DI PENSIERI, SOGNI, IMMAGINI CHE ATTRAVERSANO OGNI ARTE DEL FARE, VEDERE, SCOPRIRE, CONOSCERE



16 August 2010

"CASALBELTRAME, UN MIRACOLO DI RECUPERO ARCHITETTONICO"


IL RINNOVATO INTERESSE DI TACCUINI INTERNAZIONALI PER LA BASSA NOVARESE E VERCELLESE CI HA RIPORTATO A 


CASALBELTRAME 
(Novara) 


E ALLE ISTITUZIONI CHE IN ESSO SONO NATE PER TENER VIVA LA TRADIZIONE DELLA TERRA, DELLA SUA CULTURA E DEI SUOI PRODOTTI, OGGI RIVISSUTA ANCHE ABBINANDO ARTE E GASTRONOMIA AD UNO DEI PIU' RICCHI MUSEI ETNOGRAFICI DEL TERRITORIO.

PROPONIAMO QUESTO ARTICOLO DI 



ELIANA FRONTINI

CHE NE HA SCOPERTO TUTTI I SEGRETI, E CHE QUI CE LI RACCONTA CON LA PASSIONE DI CHI AMA LA PROPRIA TERRA.



Casalbeltrame, Cascinale dei Nobili. Sullo sfondo fanno da quinta le cosiddette "Chiese Matrioska",
laboratori d'arti e mestieri.



CASALBELTRAME, UN MIRACOLO DI RECUPERO ARCHITETTONICO


Casalbeltrame è un piccolo paese, a una quindicina di chilometri da Novara.
Emerge dalle risaie con un pugno di case strette intorno alla chiesa, come tutti i paesi della nostra provincia. Perchè allora proporne una visita? Perchè parlarne? Perchè... perchè Casalbeltrame è una sorpresa assoluta. E' un miracolo di recupero architettonico e paesaggistico operato negli anni da associazioni culturali, da una illuminata amministrazione, da privati che hanno creduto nelle nostre tradizioni ed hanno deciso di non farle dimenticare.



Casalbeltrame, Cascinale dei Nobiili, la grande corte, entro la quale numerose opere d'arte colloquiano con le strutture agricole esistenti.


A Casalbeltrame si può trascorrere una giornata tra natura, cultura, enogastronomia... e molto altro.L'11 novembre 2006 è stato inaugurato a casalbeltrame il Museo Etnografico dell'Attrezzo Agricolo, una realtà nuova che punta al recupero culturale del territorio. Il Museo sorge nel centro storico del paese, all'interno del Cascinale dei Nobili, uno slendido esempio di cascina agricola della pianura novarese. Costruito nel 1650 dalla famiglia dei Gautieri, ebbe il suo momento di massimo splendore tra il XVIII e il XIX secolo, ma subì un improvviso declino dopo l'estinzione della casata che lo possedeva. Oggi, grazie ad un ottimo recupero architettonico, offre uno spettacolare scenario artistico di grande valore storico. Il Museo Etnografico occupa l'ex fienile del cascinale ed offre l'esperienza molto avvincente di rivivere l'anno contadino a partire dal giorno di S. Martino, attraverso suoni, immagini di repertorio e video. Si riodono i versi degli animali, l'aratro che solca la desolata terra invernale, il rumore della trabbiatrice, i racconti dei nonni durante le veglie nella stalla...Il cascinale, all'interno delle chiese matrioska, ospita alcuni laboratori artigianali (una calcografia, un laboratorio Art-Gei di decorazione e falegnameria) che riscoprono il confronto diretto dellp'artista con la materia.Casalbeltrame è entrato a far parte della rete internazionale delle Città - Slow, nel 2001.


Casalbeltrame: la grande corte del cascinale dei Nobili, e la cascina oggi divenuta sede del Museo Etnografico, che racconta "Storie di terra e di fatiche"


Essere Città Slow significa operare ed aver operato nel tempo nel proprio territorio tutelando e valorizzando la propria identità locale. Nel caso di Casalbeltrame identità locale significa tradizione agricola, ma anche una storia antica, fatta di spiritiualità e di potere. La zona di Casalbeltrame, fin dall'epoca paleocristiana, divenne avamposto di cristianizzazione, segnando la nascita di confraternite religiose, quelle di San Pietro alla Bozzola, San Pietro in Pullis, Santo Stefano, San Bernardino, San martino e San Novello. Allo scadere del 1100, esattamente nel 1173, arrivarono anche i Templari che trasformarono Sant'Apollinare, a pochi chilometri da Casalbeltrame, in una stazione di viaggio.


Casalbeltrame: nella seconda corte interna al Cascinale dei Nobili, sotto il portico, è parcheggiata una Topolino amaranto decapottabile, che ben testimonia il permanere, ancora nel dopoguerra, di una cultura contadina attiva, ma già pronta ad emanciparsi nell'era della motorizzazione di massa, che costituirà peraltro l'avvio del suo tramonto.


E, in tutto questo, vi fu la ricostruzione dell'Abbazia di San Nazaro Sesia. In questo proliferare di spiritualità le nostre terre acquisivano potere e, considerato che accanto all'Abbazia vi era l'unico guado per attraversare il fiume Sesia, un'arda di eserciti, pellegrini, mercanti provenienti da ovest incontravano i viaggiatori che si muovevano sull'antica strada della Biandrina, che collegava la Valsesia alla Liguria.


Casalbeltrame: dall'anno della fondazione del Museo Etnografico, si alternano mostre d'arte, ad esso collaterali, organizzate dall'Assiciazione Materima


Nel tempo le confraternite religiose acquisirono il compito di fornire vitto alloggio e assistenza alla moltitudine di viaggiatori e questo segnò lo sviluppo del borgo di Casalbeltrame. Le cinque chiese che delimitano la speldida, unica piazza di Casalbeltrame, tre delle quali trasportate dalla campagna e ricostruite in loco (detta chiese matrioska... se desiderate capire il perchè, non vi resta che recarvi a Casalbeltrame!) sono la rievocazione simbolica di quel momento fondante per questo piccolo paese rurale e sono lì per testimoniare questa storia antica.


Casalbeltrame, una veduta del lungo portico posteriore del Cascinale dei Nobili, ospitante il Museo Etnografico, ricco di documenti della scomparsa "età di terra e di fatica". Esso è oggi meta fondamentale per le attività didattiche della scuola primaria e secondaria della Provincia. E' anche meta del turismo nazionale, assieme alle attività espositivo-museali di "Materima" ed enogastronomiche di "Poderia", che gestisce un centro di commercializzazione dei prodotti slow-food ed attività di degustazione e ristorazione.
E' intenzione di TACCUINI INTERNAZIONALI" portare a Casalbeltrame anche il turismo internazionale, nell'ottica di un potenziamento complessivo del territorio novarese, dei suoi prodotti di pianura e di collina, e degli itinerari culturali e artistici che lo contraddistinguono e lo caratterizzano, ancora tutti da orientare entro una logica unitaria di prodotto tipico.


La struttura ha un ristorante al suo interno, e la Poderia, bottega slow-food dove periodicamente vengono organizzate degustazioni di prodotti tipici della zonas e delle città aderenti alla catena slow-food.Dall'altra parte della strada troviamo Villa Gautieri, sede di una gipsoteca, e della galleria d'arte privata Materima, che offrono l'emozione del contatto diretto con opere di grandi artisti come Pomodoro, Messina, Manzù, rinsaldando il valore edificante dell'arte e mostrando l'insolito connubio tra arte e tradizione agricola. A vegliare sulle grandi opere scultoree uno stupendo esemplare di Gimko Biloba maschio, patrimonio nazionale.A Casalbeltrame vi è poi l'oasi palude, che si estende per circa 640 ettari. L'area è destinata a riattivare un antico sito di svernamento e nidificazione dell'avifauna migratoria. Con un programma di lavori l'Ente Parco intende recuperare e ripristinare la palude, creando nel contempo strutture fruibili per le attività didattiche e l'osservazione naturalistica.Ma esiste un denominatore comune che unisce tutte queste strutture? Certo, sì, c'è, ed è decisamente importante: va sotto il nome di artis pagus (villaggio dell'arte), cioè, costruire uno spazio ove si riporti in vita la manualità, le attività legate alla fatica, al lavoro costante di anno in anno, come quello contadino.

Casalbeltrame, la grande scultura che marchia la piazza del cascinale dei Nobili, segno odierno di forti vocazioni e propensioni artistico-culturali del paese e delle sue istituzioni

I cascinali di Caslbeltrame vivevano in un regime di autarchia: ogni cosa che serviva alla sopravvivenza era prodotta in loco. A secoli di distanza questo concetto ritorna con le Città-Slow, che testimoniano come il vivere lentamente sia una delle cose più importanti, insieme alla conservazione della memoria: da quella ambientale dell'oasi, al rispetto della mano d'opera dei piccoli produttori che possono utilizzare anche energie bio. In particolare l'allestimento dell'oasi ha significato un nuovo modo di intendere l'agricoltura, vissuta nel massimo rispetto dell'ambiente. L'idea di fondo è quella di rivalutare il saper fare, che si sposa con tutte le strutture presenti a Casalbeltrame, e con gli appuntamenti periodicamente organizzati. Nella festa del pane, per esempio, si vuole invitare i partecipanti a riscoprire la gioia del fare con le mani, invece di limitarsi a comperare il prodotto finito. Ridare quindi centralità al saper fare in famiglia, e poi a scuola, con la riscoperta dei percorsi di studio che insegnano una professionalità: anche qui un recupero dei valori del passato, quando saper fare significava poter sopravvivere.

Novara, luglio 2010

Testo di Eliana Frontini
( Foto di Enrico Mercatali )

Pubblicato anche su "Nuovo Sestante" , n. 40 - agosto-settembre 2010

Vedi anche l'articolo nell' Archivio di TACCUINI INTERNAZIONALI - Luglio 2010


15 August 2010

Casa Bossi, a Novara, opera tra le più interessanti e discusse di Alessandro Antonelli, forse avrà un futuro

OGGI IN GRAVE STATO DI ABBANDONO, CASA DESANTI POI BOSSI A NOVARA (1859)
UN'OPERA ANTONELLIANA "DI ESTREMA AVANGUARDIA E GRANDISSIMA QUALITA' ARCHITETTONICA" (Franco Bordino), 
IL "CUORE DI PIETRA" (di Sebastiano Vassalli), 
STA FORSE PER INCOMINCIARE UNA NUOVA VITA



Casa Bossi a Novara - 1857, Disegno originale di progetto, prospetto del fronte principale


UN ATTO D'AMORE PER CASA BOSSI


di Eliana Frontini


Tanto è stato detto e scritto su Casa Bossi, dall'ormai lontano 1997, quando l'Associazione Astrea (libera associazione di cittadini novaresi per la trasparenza el'efficienza amministrativa), appurato che lo stesso edificio costruito dall'architetto Alessandro Antonelli era in pessimo stato di conservazione e che le diverse iniziative politiche fino ad allora attuate erano state solo delle intenzioni senza alcun fatto concreto, aveva pubblicamente dichiarato l'intenzione di "adottare" il fabbricato.Casa Bossi fi abiata fino agli anni '80 del secolo scorso, poi venne chiusa, e da allora i novaresi ne osservano impotenti il degrado che di anno in anno rende l'edificio sempre più fatiscente. Nel 1999 venne rifatto il tetto per scongiurare il crollo definitivo del palazzo.
Ora però qualcosa sembra muoversi a favore del restauro: nei mesi scorsi è stata costituita una nuova associazione, il "Comitato d'amore per Casa Bossi", con presidenter Roberto Tognetti.
Scopo della neonata congregazione è quello di promuovere, d'intesa con l'Amministrazione Comunale di Novara, che è proprietaria della casa, la conoscenza, la conservazione, la valorizzazione e il recupero di Casa Bossi, attraverso la ricerca e la definizione di proposte per una destinazione d'uso che sappia promuovere, proporre e produrre "cultura", e contribuire alla crescita economica e sociale della città e del suo territorio. Chiunque può associarsi al Comitato d'amore per Casa Bossi, con una offerta minima di 2 euro.


Alessandro Antonelli - Casa Bossi a Novara in una foto scattata all'inizio del secolo scorso

Ma come mai i novaresi sono così "innamorati" di questa vetusta residenza? Quale è la sua storia? Addirittura protagonista di un romanzo di Sebastiano Vassalli, "Cuore di pietra", che ne fa "personaggio" a tutti gli effetti, Casa Bossi venne progettata nel 1857 da Alessandro Antonelli per mandato di Luigi Sesanti, nobile proveniente dalla Corsica. In origine si trattava di un ampliamento e modifica di un edificio preesistente, settecentesco, che il Desanti aveva acquistato dalla Marchesa Amalia Coconito di Montiglio. L'edificio venne poi venduto, nel 1880, dalle figlie del Desanti, morto nel 1865, al Cavalier Carlo Bossi. Alla morte anche del suo erede Ettore Bossi, avvenuta nel 1951, l'edificio passò al Civico Istituto Dominioni, che nel 1970 ne vendette all'asta la maggior parte degli arredi. I rimanenti, purtroppo, furono vittima di furti ed atti vandalici di cui si vedono le tracce all'interno della casa. Un vero peccato perchè Casa Bossi era ricca di affreschi che ornavano soffitti e pareti, dalla rappresentazione di semplici nature morte a complessi trompe l'oil (letteralmente "inganna l'occhio", una tecnica pittorica che consiste nel dipingere uno sfondo apparentemente reale su una parete o un soffitto. Un tipico murale trompe l'oil può rappresentare una finestra, una porta, un cielo, per dare una falsa impressione che la stanza sia più grande). Ovunque l'Antonelli impiegò i dettami dello stile neoclassico, che seppe personalizzare con idee originali e caratteristiche.


Alessandro Antonelli, Casa Bossi a Novara in una foto ai nostri giorni


Neoclassicismo è il nome dato al movimento culturale sviluppatosi in Europa e in America tra il XVIII e il XIX secolo. Come dice il termine esso nasce da un rinnovato interesse per l'arte antica, quella greco-romana in particolare. E' essenzialmente un'arte di idee, in cui l'artista sintetizza la tradizione di ogni opera, esattamente come face Antonelli, in Casa Bossi in particolare: la facciata principale, che dà sul Baluardo, presenta un elegante pronao esastilo (formato da sei colonne che sorreggono un grande timpano). Praticamente...un Pantheon in miniatura! La facciata, tra un piano e l'altro, come deve essere nella migliore tradizione classica, è ornata da un fregio diviso in metope e triglifi.


Alessandro Antonelli, Casa Bossi a Novara, planimetria del primo piano


Ma l'invenzione più bella e funzionale che Antonelli applicò in Casa Bossi fu il voler separare gli spazi destinati alla servitù e quelli usufruiti dai padroni di casa, dando vita ad una sluzione di grande funzionalità: lo scalone principale dell'edificio, ampio, maestoso e rafinato, fu destinato ai proprietari e non poteva essere utilizzato dalla servitù, ma a fianco dello scalone principale Antonelli inserì un'altra scala, di dimensioni decisamente più ridotte, che dall'esterno non si vede, riservata al personale della casa.. Antonelli aveva capito che l'edificio doveva servire ad una nuova mentalità borghese, aperta alle relazioni sociali. Inoltre il palazzo è un vero miracolo costruttivo, come del resto tutte le opere antonelliane: sorprendentemente non esistono muri portanti, ma il peso vine distribuito equamente su pilastri e colonne. Il timpano che corona e completa la facciata, poi, dall'internoè praticabile e percorribile, scoprendosi come una veranda panoramica, aperta sulla cità. Periodicamente la nuova associazione apre l'interno di casa Bossi al pubblico, che può spingersi fin dentro al cortile interno per assistere a manifestazioni culturali e visite guidate.

Alessandro Antonelli, Casa Bossi a Novara, sezione trasversale a livello dell'androne di ingresso


Così Vassalli conclude il romanzo dedicato a Casa Bossi: "La grande casa sui bastioni è sempre là che guarda la pianura e le montagne lontane con le orbite vuote delle sue finestre, e attende non si sà cosa. (Nessuno al mondo sà cosa farne).
Nelle notti di luna capita a volte di vedere un'ombra spostarsi da un salone rovinato a un altro salone rovinato, da un sottotetto sfondato a un altro sottotetto sfondato. E' un uccello notturno; ma c'è chi dice che sia l'Architetto..." (Sebastiano Vassalli). Era il 1996.




Alessandro Antonelli, Casa Bossi a Novara in una foto odierna presa dal retro, verso la corte interna, che testimonia lo stato di totale abbandono

Eliana Frontini
Novara, luglio 2010
(pubblicato anche sul "Nuovo Sestante" n. 40, agosto-settembre 2010)

12 August 2010

Sacro Monte di Arona, secondo Guido Canella e Giovanni Testori. Opportunità da rivalutare

Guido Canella (1992), appunti per il Sacro Monte San Carlo di Arona
con la IX Cappella: "La vigilanza e cura nella peste di Milano"
Il Sacro Monte di San Carlo ad Arona

Il completamento del Sacro Monte di San Carlo ad Arona secondo una iniziativa di Guido Canella e Giovanni Testori del 1992



-  Un grande disegno a più mani da rivalutare  -

Nel progetto il contributo di progettisti di fama internazionale



TACCUINI INTERNAZIONALI VORREBBE CHE NON SI DISPERDESSE QUESTO PATRIMONIO DI IDEE, RESTITUENDOLO AL PUBBLICO MAGARI PROPONENDONE UN RILANCIO  TRAMITE  UNA  GRANDE  MOSTRA  ENTRO  I  LUOGHI  DEPUTATI DI ARONA




Luciano Semerani, disegno per il completamento del Sacro Monte di San Carlo di Arona. Dice Semerani del suo progetto: "L'affermazione del filosofo lituano Levinas, che teme il sacro, parente "bene" dello stregonesco, e allontana il sacro dal religioso perchè quest'ultimo rsti salvo dall'idolatria e da una eccessiva dimestichezza con il divino, è fortemente influenzata dalla tradizione ebraica. Ma anche alla tradizione cristiana, e segnatamente quella della Chiesa cattolica Apostolica Romana, per quanto gloriosa della passione e del sacrificio di sangue, da duemila anni quotidianamente rinnovato, è assai più essenziale la quotidianità religiosa e la ripetizione dei gesti che non l'eccezionale manifestazione del sacro. Per questo tipo di ragionamenti, e forse solo per la necessità di indurre alla visita e alla preghiera per mezzo di figure architettoniche povere ma convincenti, ho pensato di comporre un ottagono alto 10 metri e 5 di lato, affrescato all'interno come una antica televisione, con una lanterna circolare di diametro 6 m., aperta con un solo foro circolare strombato e sormontata da una croce latina...".

Guido Canella: Disegno per l'interno della IX cappella al Sacro Monte di Arona, "La vigilanza e la cura nella peste di Milano"


Su iniziativa della Rivista ZODIAC, che nel proprio n. 9 marzo-agosto 1993 ne ha pubblicato un'ampio resoconto, è stato proposto il completamento del Sacro Monte di Arona, dedicato a San Carlo Borromeo, secondo l'idea iniziale di Guido Canella, il quale, nella sua veste di abituale frequentatore dei luoghi nonchè di Editor della stessa rivista, coadiuvato da Giovanni Testori, pure sommo conoscitore del sito e della sua storia, ha chiamato a collaborarvi il Gotha dell'architettura internazionale d'allora, tracciando un solco profondo che, pur avendo avuto scarso seguito localmente, noi crediamo possa ancora essere utile rileggere, affinchè possa almeno essere d'esempio su come debba essere affrontato il rilancio del comprensorio Verbano Sud - Sacri Monti e dell'intero Lago Maggiore, facendo oggi scelte più coraggiose che siano capaci di legare il futuro al suo passato. L'economia dell'area ed il turismo culturale ne trarrebbero un gran giovamento

Ignazio Gardella: Per il Completamento del Sacro Monte di San carlo in Arona. Disegno accompagnatorio della proposta generale
!. Ripristinare l'antico percorso pedonale del Sacro Monte secondo la mappa catastale del XVIII secolo, dove sono indicate ler cappelle non realizzate.
2. Restaurare le tre cappelle esistenti (I, VIII, XI) ubicate sul percorso.
3. Costruire al posto di ogni cappella mancante una edicola con una scritta ricordante l'episodio al quale il numero della stazione si riferisce, incisa su una lastra ottagonale di pietra con superficie lucidata. La lastra è racchiusa tra due blocchi monolitici collegati da un'architrave. Nell'architrave è infissa una croce in acciaio inossidabile.
Aldo Rossi: Per il completamento del Sacro Monte di San Carlo in Arona - schizzo preparatorio del progetto. Nello schizzo si vedono utilizzati tipi di precedenti progetti d'architettura, quali il Cimitero di Modena.
Brani da "Autobiografia Scientifica", di Aldo Rossi 1981 (Pratiche Editrice, Parma 1990): "... Nell'infanzia ero particolarmente impressionato dai Sacri Monti: mi sembrava certo che la storia sacra era completamente riassunta nella figura di gesso, nel gesto immobile, nell'espressione fermata nel tempo di una storia altrimenti impossibile da raccontare. (...). San carlone di Arona: un'opera che ho disegnato e studiato più volte e mi è ora difficile riportarla all'educazione figurativa dell'infanzia. Ho capito poi che mi piaceva perchè qui i limiti disciplinari dell'architettura, della macchina, dello strumento, si fondono in una invenzione meravigliosa. Come nella descrizione del cavallo omerico, il pellegrino entra nel corpo del santo, come in una torre o un carro governato da una tecnica sapiente. Salita la scala esterna del piedistallo, la ripida ascenzione all'interno del corpo rivela la struttura muraria e le saldature delle grosse lamiere. Infine la testa è un interno-esterno; dagli occhi del santo il paesaggio del lago acquista contorni infiniti, come un osservatorio celeste.
Ma forse anche per la sua dimensione questa costruzione mi dà uno strano senso di felicità: la sua forza è potenziale. Se osservate una locomotiva o un carro armato fermo, l'effetto non è molto diverso.
(...) Tra l'educazione dell'infanzia non posso dimenticare il sacro Monte di San carlo e gli altri Sacri Monti che visitavamo al confine dei laghi Indubbiamente è stato il mio primo contatto con l'arte figurativa ed ero, come sono, attratto dalla fissità e dalla naturaleza, dal classicismo delle architetture e dal naturalismo della persone e degli oggetti. La sospensione che ne provavo suscitava in me forme di esaltata freddezza, anche qui volevo entrare oltre la grata, disporre un mio oggetto sopra la tovaglia consumata dellultima cena, scire dalla condizione di chi passa; in ogni mio progetto o disegno credo vi sia l'ombra di questo naturalismo, che va oltre le bizzarrie e le pieghe di queste costruzioni. Quando ho visto a New York l'opera completa di Edward Hopper ho capito tutto questo della mia architettura: quadri come Chair Car o Four Lane Road mi hanno riportato alla fissità di quei miracoli senza tempo, tavole apparecchiate per sempre, bevande mai consumate, le cose che sono solo se stesse.

Uno studio di grande interesse, per noi che amiamo il Lago Maggiore, i Suoi Sacri Monti d'età borromaica, il suo paesaggio e la sua storia, ma che soprattutto abbiamo a cuore il suo futuro, che si riscatti almeno un poco dal forse troppo opaco presente, ha pubblicato la Rivista Internazionale di Architettira "Zodiac", nel suo n. 9 del marzo-agosto 1993, su Carlo Borromeo e i Sacri Monti, di Dereck A.R. Moore. Questo denso scritto racconta per capitoli, dotandosi anche di un apparato di immagini interessantissime della Collezione Bertarelli di Milano, la storia milanese, prima e dopo il 1565, data nella quale si insediò vescovo nella sua arcidiocesi, Carlo Borromeo, e le vicende urbanistiche della città strettamente collegate allo spirito religioso che in esse vi era impresso. Inoltre lo studio analizza con minuzia di documentati dettagli, quanta parte gli artisti più in vista d'allora, architetti, pittori e scultori, abbiano avuto nell'ingente processo di trasformazione, non solo della città di Milano, ma anche dei territori della diocesi tradizionalmente legati alla vita dei Borromeo, ossia quelli compresi tra Varallo e Varese, che Carlo voleva divenissero la principale meta dei pellegrinaggi anche d'Oltralpe, per rinsaldare la fede cattolica dopo il Concilio di Trento (1545-1563).
Il Sacro Monte Di Varallo fu il primo ad essere realizzato, mentre l'ultimo, incompiuto, fu il Sacro Monte di Arona, voluto da Federico Borromeo, proprio per onorare la figura di Carlo, fatto Santo. Il motivo di questa interruzione repentina dei cantieri fu dovuta all'emanazione dell'editto napoleonico che prevedeva l'alienazione di tutti i beni ecclesiastici da parte dello stato.

Riportiamo in sintesi la cronologia della costruzione del Sacro Monte di San Carlo ad Arona:

1614
Lettera con cui il Padre Oblato Marco Aurelio Grattarola, che precedentemente si era occupato a Roma del processo di santificazione di Carlo Borromeo, presenta al Cardinale Federico Borromeo l'idea di un Sacro Monte in onore del Santo da edificarsi ad Arona.
Lettera di Federico Borromeo a Padre Grattarola con l'approvazione dell'idea della creazione del Sacro Monte e l'autorizzazione ufficiale a raccogliere fondi e organizzare finanziariamente l'impresa.
Posa della prima pietra della chiesa di San Carlo da parte di Federico Borromeo, su progetto di Francesco Maria Richini e sotto la direzione artistica di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, che disegnerà il modello della statua colossale di San Carlo.
Costruzione di una strada di accesso al colle dal lago.

1615
Padre Grattarola pubblica l' "Informazione dell'origine e progresso della fabbrica del Sacro Monte di San carlo in Arona", probabilmente corredata da una rappresentazione iconografica del progetto, della quale però non è rimasta traccia.

1620
Inizia l'edificazione del Seminario, sempre per volontà di Federico Borromeo, "affinchè i chierici posti alla presenza di San Carlo fossero stimolati e accesi a coltivare lo studio non meno che la pietà". Il progetto è presumibilmente di Francesco Maria Richini e la sua costruzione si protrarrà fino al 1643.

1625
La responsabilità e la proprietà del Sacro Monte viene affidata al Collegio dei Conservatori dell'Ambrosiana di Milano, visti gli scarsi risultati dell'amministrazione precedente.
Viene incaricato Marc'Aurelio Città de' Gigli per l'esecuzione di statue in terracotta secondo i modelli precedentemente approvati. Al Sacro Monte vi lavora anche Melchiorre d'Enrico (1630 c.) contemporaneamente impegnato al Sacro Monte di Varallo.

1627
Presenza di Francesco Maria Richini al Sacro Monte dove interviane anche nella sistemazione del verde e delle acque.

1628-30
Si blocca la costruzione della maggior parte delle cappelle per difetto dei committenti e per la peste.

1632
Giovanni Angelo Crivelli (attivo anche all'Isola Bella) interviane in sostituzione del Richini, esegue uno schizzo per la scala di accesso alla Chiesa (1634)

1637
Vengono portati ad Arona diversi pezzi del Colosso di rame, eseguiti a Milano secondo i disegni del Cerano (conservati all'Ambrosiana)

1642
dallo Stato delle Chiese di Arona dell'Arciprete Graziano Ponzone (Archivio Parrocchiale di Arona) risulta il seguente stato di fatto: quattro cappelle terminate (I, III, XII, XV); otto iniziate (IV, V, VII, VIII, IX, X, XI, XIII); di due sono state posate le fondamenta (VI, XIV); una non è stata neppure iniziata (II). Parti del Colosso sono conservate nella Chiesa Maggiore. I lavori per le cappelle dell'Eremo non sono neppure incominciati.

1646
Informazione dell'origine e progresso della fabbrica del Sacro Monte di San Carlo in Arona, con Nota delle cappelle appoggiate a Benefattori (Archivio Parrocchiale di Arona), praticamente trascrizione dello Stato delle chiese di Arona dell'Arciprete Ponzone.

1653
Nota delle Cappelle del Monte di San Carlo appoggiate a benefattori (Archivio Borromeo all'Isola Bella), replica delle precedenti e a sua volta trascritta con poche varianti nel 1656. Viene qui riportata integralmente:
"Si fabricano quindeci capelle conforme disegno di fare il fondatore nel sudetto monte nelle quali si devano rapresentare le virtù principali et attioni eroiche del santo tanto in pitture come in statue".
Prima capella della "Nascita del Santo"; a spese delli s.ri banchieri di Milano. E' finito tutto l'edificio continente e sono finite tutte le statue; mancano le pitture all'intorno.
"a cappella rapresenta "La vocatione del stato ecclesiastico et cardinalato in Roma". Si fa a spese delli s.ro banchieri oltremontani. E' finito tutto l'edificio continente et sono principiate alcune statue.
3a capella "La conclusione del sacro Concilio di Trento"; a spese delli s.ri dottori di collegio di Milano. Non si ne anche posta la prima pietra. Se vi sarà che faccia instanza alli s.ri di collegio si farà cominciare perchè sono molto bene animati.
4a "L'intrata pontificiale in Milano"; a spese del collegio dei s.ri procuratori di Milano. E' fato l'edificio più della metà et vi sono molte pietra lavorate di metter in opera et le collone di miarolo per il vestibolo.
5a "La visita della provincia"; fu comminciata dalla cità di Brescia et è nell'altezza d'un brazzo et mezzo sopera la terra.
6a "La conversione delli heretici et visita di Griggioni" appoggiata alli s.ri orefici et gioiellieri di Milano; è fato solamente un poco di fondamento.
/a "L'archibuggiata che gli fu sparata"; a spese de la quarta regione della diocesi e di mons.r primicerio Giulio Cesare Visconte: Era in molto buon termine e vi sono molte pietre lavorate tanto di marmo quanto di altra pietra detta d'Angera; quali pietra per il gelo e per altro si vanno frangendo.
8a "La renuntia de titoli e ricche entrate"; a spese de s.ri mercanti di lana et drapieri di Milano. E' fata gran parte dell'edificio continente.
9a "La vigilanza e cura nella peste di Milano; a spese della prima regione della diocesi di cui era visitatore mons.r Fedele. E' fatto tutto il fondamento et è alta fuori di terra due brazza.
Xa "La processione col s.mo Chiodo al tempo della peste; fu cominciata dal em.mo s.r cardinale Ferrante Taverna. E' fato l'edifico continente più della metà et vi sono molte pietra di sarizi lavorate da mettere in opera.
XIa "La fondatione della Congregatione delli Oblati"; a spesa della detta Congregatione et delli Oblati. E' fato oltre il fondamento parte dell'edificio alto da brazza 4 et un Gio. Maria Longo ha riceuto lire trecento per provedere le pietre del vivo et del zoccolo.
XIIa "La peregrinatione al s.mo Sudario di Torino et Varallo"; a spese delli s.ri merzari di Milano: L'edificio continente è finito; manca solamente il lanternino di sopra et il vestibolo con la rizzatura rustica et polita.
XIIIa "La transaltione dei corpi santi"; a spesa della terza regione di cui era visitatore mons.r Mazenta. E' fato oltre il fondamento parte del muro alto un brazza con molte pietra viv da mettere in opera.
XIVa "La morte del Santo"; a spere delli s.ri mercanti d'oro e seta di Milano. Sono prinzipiati li fondamenti.
XVa "La canonizzazione del santo"; a spese delli s.ri cavaglieri e fratelli Francesco, Gerolamo Litta di Milano: E' finito l'edificio continente da tutto ponto; mancano solamente le statue.

Dice Guido Canella, relativamente alla sua idea di completare il sito del Sacro Monte di San Carlo ad Arona, nell'introdurre il suo progetto per la IX cappella e quello generale affidato alla cura e alle ipotesi più varie di molti architetti di fama internazionale, da lui invitati ad avanzare proposte ed idee:

"Penso che sia comprensibile come, trovandomi da più di quarant'anni a frequentare e poi risiedere periodicamente a pochi minuti dall'incompiuto Sacro Monte di Arona (prossimo a quello di Orta e all'archetipo di Varallo) io abbia inseguito la chimera del suo completamento, con le 15 cappelle tra quelle originariamente previste, a formare quel percorso-vestibolo di immediesimazione, indispensabile all'avvicinamento religioso, ma nondimeno estetico, del superstite Colosso di san carlo, oggi isolato come un afflitto gigante a sbalordire le festive curiosità dei gitanti tra le polverose manovre dei pullman. Una chimera fin qui sfiorata soltanto nella simulazione esemplare del progetto. Per esempio, nel 1979, quando la evocavo alla XVI Triennale nel presentare il concorso per la progettazione di un "museo metropolitano dell'area milanese": non un museo contenitore, ma un'istituzione irradata sul territorio, come lo fu nel '600 l'Ambrosiana destinata a promuovere alcuni prodigi dell'arte lombarda (tra i quali appunto i Sacri Monti e lo stesso Colosso del Cerano) (e come si è realizzata in seguito a Ivrea relativamente alle istituzioni olivettiane - nota dell'autore dell'articolo). Una chimera in seguito insinuata ai figli come tema di scuola e, oggi infine, ad alcuni amici architetti che vi hanno aderito, quasi si trattase di un nuovo Weissenhof secolare e religioso, museale e sacrale, del resto coerente al particolare composto di natura e artificio che ha stratificato il circostante paesaggio del Verbano (*). Tra i diversi soggetti della vita di San Carlo, fin da allora previsti, ho prescelto quello attribuito alla IX cappella, dedicata a "La vigilanza e cura nella peste di Milano", quella peste che vi ricorreva ciclicamente e che, non soltanto in metafora, potremmo riconoscere anche oggi. Oltre la convenzione drammaturgica di contemplare dal piano di campagna il quadro rappresentato nella cappella, il progetto prevede un percorso di risalita alla copertura praticabile, ottenuto da rampe curvilinee, alternate interne ed esterne, così da predisporre una sequenza, progressiva in altezza, di viste panoramiche tra la scena allestita e l'ambiente circostante proteso fino al lago e dominato dal Colosso. Nella concavità di una semisfera illuminata, dove filtra anche la luce naturale, è focalizzato il diorama simbolico della città coi suoi principali monumenti e il lazzaretto, al quale a intermittenza può sovrapporsi, proiettata sul sipario in tulle trasparente, la ricca iconografia di San Carlo: La costruzione è rivestita di granito rosso Pantheon, reperibile nella vicina cava di Omegna; mentre la semisfera bianca traslucida, all'esterno è rivestita in rame e contraffortata da una rastrelliera in acciaio".

Il progetto generale del Nuovo Sacro Monte d'Arona, dedicato a San Carlo, si avvale del contributo, oltrechè del suo stesso ideatore, l'architetto Guido Canella, anche di architetti di grande fama, quali Philip Johnson, Ignazio Gardella, Gianugo Polesello, Carlo Aymonino, Aldo Rossi e Luciano Semerani.
Ciascuno di loro vi ha progettato una o più cappelle e fornito idee per la soluzione generale del complesso, mediante schizzi di studio, disegni esecutivi e elaborazione di planimetrie e modelli tridimensionali, commentando la situazione dei luoghi e suggerendo interpretazioni e soluzioni circa la loro possibile trasformazione in vista di una complessiva visione di assieme.

Guido Canella, foto del plastico del progetto per la IX cappella

Ciò che oggi più ci affascina, e che ancora molto ci affascina di queste proposte, nonostante i decenni trascorsi e il naturale decadere d'interesse linguistico per i singoli oggetti trattati, è l'idea primigenia, e l'entusiasmo con il quale è stata trattata dal suo autore principale. Essa è sicuramente un lascito da riesumare almeno nella sua componente più attuale, oggi più che mai resa indispensabile dall'attuale necessità di ripristino dell'intera Rocca: l'idea cioè di mettere mano, non appena sarà possibile incanalare un po di fondi pubblici e privati a tale scopo, alla sistemazione dell'intera area, creando in essa le condizioni per un rilancio dell'economia turistica dell'aronese e dell'intero territorio circostante, che, oggi, è fortemente carente.

Luciano Semerani, spaccato del plastico del suo progetto

Dobbiamo perciò prendere spunto, non tanto dal contesto storico culturale nel quale tgale progetto canelliano è nato, quanto dallo spirito che lo ha reso allora possibile, e che lo ha animato, consapevolmente legato all'idea, oggi più che mai ancora giustamente praticato specialmente all'estero, che il richiamo di alcuni grandi nomi internazionalmente noti dell'architettura, assieme a professionisti capaci del nostro paese, magari selezionati con una gara di risonanza publica, possano dare nuovo impulso alla stanca iniziativa turistica del nostro territorio.

Philip Jonhson, Plastico del suo progetto

Su queste basi, e soprattutto su di un progetto di rilancio che parta proprio dall'esigenza di ridare vita alla Rocca, che da anni non è più accessibile, potrà confrontarsi la politica locale dei prossimi anni, a partire da iniziative pubbliche che ne individuino le linee guida, dal livello regionale in giù, parallelamente ad iniziative private che vedano in questo rilancio una occasione d'allargamento degli attuali orizzonti culturali proiettati sulle migliori valenze locali, quali le isole ed il Mottarone, a cui possano seguire tutte le necessarie valenze economiche di un rilancio di cui oggi, ad ogni livello, si sente la necessità.

02 August 2010

Usellini house, in Arona, for the first time hosts a musical event, opening its doors to public



"Lago Maggiore Musica" 2010 (Maggiore Lake Music 2010) opens this years Usellini house’s doors, on Thursday the 29th of July, for a concert by “Anima Quartet”, a string quartet winner of the 1st Prize International Contest “Franz Schubert” in Graz 2009.
The evening, which had in program musical pieces by Schubert, Beethoven and Cajkovskij, has underlined the rigorous preparation, almost strict, of the young performers from San Pietroburgo, learned in the romantic repertory and in pieces of great executive difficulty.
The Quartert’s performance was spaced out by Op.post D 703 in C min. allegro by Franz Schubert, The Quartet in F min. op. 95 n. 11, called “unsmiling Quartet” by Beethoven, and the Quartet in F. min. op. 30 n. 3 in E flat minor by Cajkovskij, pieces chosen from “ White Nights” by Dostoevskij, read with great intensity and technical preparation by Corrado D’Elia, Prize Luigi Pirandello for the Theatre 2009, as well as prize of the national Association of the Theatre Critics 2010.



Anima Quartet in concert – Arona, Usellini house, 29th of July 2010 (1st International Prize “Franz Schubert” in Graz 2009) .


A mixture of prose and music definitely successful and very pleasant, which has obtained long applauses from the public. The latter, big enough to fill all the available chairs inside the small internal courtyard of the house, open on the garden behind, has fully proved its total liking for the evening.

In our turn, we are always enthusiastic observers of experimental events of any kind, both artistic, explanatory and logistic, and even this time the innovative idea of opening Usellini house’s doors has hit the mark, turning out an event of great cultural and artistic interest.


Both of the qualities, in fact, have excelled in the program’s contents, where the association of well-chosen pieces of prose and music, of a really high level, has accompanied the qualities of the site, so intimate and precious, so pleasant and homely.


Usellini house, Arona (No) – the actor Corrado D’Elia reads pieces from “White Nights” by Dostoevskij.

We were used to seeing, in fact, the only Usellini house’s facade on Pertossi street, of imposing late-mannerism conception despite its modest dimensions, and we wanted to see the internal part too. So, we used the occasion of the musical evening to make the visit that we had waited for a long time, and also to peek into the low ground’s rooms for getting an idea of the furniture.




Usellini house, Arona (No). The internal court of the sixteenth-century palace, small but secluded and well-proportioned, is open on the garden behind. It is an ideal site for small concerts. Even the acoustics, helped from the end wall of the eighteenth-century villa, has turned out good to all purposes and intents.


Personally, when I was young I have had fleeting relations, even if rich in pathos, with the Master Gianfilippo Usellini, because we were sort of “neighbours”, when I attented high school in Brera and sometimes I walked out the “designed ornament” classroom to go into his charming personal studio, when he teached Paintry at the Accademia.

I’ve been also a friend of his daughter, when, during the years right after my graduation, i teached in a high school in Milan, and since she was one of my colleagues, i have taken advantage of her experience to make her come with me to the big personal posthumous exhibition of his father, which took place in the Permanente in Milan, so that i could see his opera omnia (hundreds of paintings that I hadn’t seen yet).



Usellini house in Arona (No). One of the house’s rooms that face the internal court. The furnishings are various, oriented on tradition, with noteworthy details members of a collection developed from generation to generation.
A painted ceiling of a room.




Here is the reason for my interest and attachment to the figure of Usellini, and to his work, so imaginative and poetic, so surreal and ironic at the same time, an interest and attachment that increased when I started attending regularly Arona and Maggiore Lake, his place of residence, become afterwards mine too.


Usellini house, Arona (No). Main facade of the eighteen-century villa that faces the triple-portico with balcony of the sixteen-century palace. Between them, the small garden. The whole is really particular, since we are in the old town centre, right below the famous Rocca borromea, so beloved by the painter.

The event has been inserted between the articles pointed out by INTERNATIONAL NOTEBOOKS, because the opening of a new site for our territoty’s summer appointments must be considered an event itself, as a result of creativity and “cultural adventure spirit”, all aspects that Notebooks pursues and motivates.


Look also at the page "Icons": di Gianfilippi Usellini, L'Allegoria di Arona.


Enrico Mercatali
Arona, July 30th 2010

(Translation from italian by Penelope Mirotti)

31 July 2010

Casa Usellini, ad Arona, per la prima volta ospita un evento musicale, aprendo i suoi battenti al pubblico

Casa Usellini in Arona (No). La corte interna triporticata, aperta sul giardino retrostante, durante un concerto serale.




Lago maggiore Musica 2010 apre quest'anno le porte della Casa Usellini, giovedì 29 luglio, per un concerto di "Anima Quartet", quartetto d'archi vincitore del 1° Premio Concorso Internazionale " Franz Schubert" di Graz 2009.

La serata, che aveva in programma pezzi di Schubert, Beethoven e Cajkovskij, ha messo in luce la preparazione rigorosa, quasi severa, dei giovanissimi interpreti di San Pietroburgo, specializzati nel repertorio romantico ed in brani anche di grande difficoltà esecutiva.
Hanno intervallato l'esecuzione del Quartetto Op.post. D 703 in Do min. allegro assai di Franz Schuberft, il Quartetto in fa min. op. 95 n. 11, detto "Quartetto serioso" di Beethoven, e il Quartetto op. 30 n . 3 in Mi bemolle minore di Cajkovskij, brani scelti da "Notti Bianche" di Dostoevskij, letti con grande intensità e preparazione tecnica, da Corrado D'Elia, Premio Luigi Pirandello per il Teatro 2009, nonchè premio dell'Associazione nazionale dei Critici Teatrali 2010.

"Anima Quartet" in concerto - Arona, Casa Usellini, 29 luglio 201o (1° Premio Internazionale "Franz Schubert" di Graz 2009).

Una miscela di prosa e musica decisamente riuscita e piacevolissima, tanto da guadagnare lunghi applausi da parte del pubblico. Quest'ultimo, sufficiente a riempire tutte le sedie a disposizione entro il piccolo cortile interno della casa, aperto sul giardino retrostante, ha dimostrato interamente il proprio gradimento complessivo della serata.


A nostra volta siamo sempre entusiasti osservatori di eventi sperimentali di qualsivoglia genere, sia artistico, che interpretativo che logistico, ed anche questa volta una idea innovativa (l'apertura delle porte di Casa Usellini) ha fatto centro, rivelandosi di grande interesse culturale e artistico.


Entrambe le qualità, infatti, hanno primeggiato, sia nel contenuto del programma, ove l'accostamento di brani ben scelti di prosa e musica, peraltro di ottimo livello interpretativo, si è accompagnato alla qualità della sede, così intima e preziosa, così piacevole e accogliente.

Casa Usellini, Arona (No) - l'attore Corrado D'Elia (Premio Pirandello teatro 2009) recita brani da "Notti bianche" di Dostoevskij.

Eravamo abituati a vedere, infatti, di Casa Usellini, la sola facciata su via Pertossi, di imponente concezione tardo manierista pur nelle sue relativamente modeste dimensioni, ed avevamo perciò voglia di vederne anche la parte interna. Abbiamo perciò colto l'occasione della serata musicale, per fare la visita che da tempo attendevamo, ed anche per sbirciare nei locali del piano terra per avere un'idea degli arredi.




Casa Usellini, Arona (No). La corte interna, piccola ma riservata e ben proporzionata del bel palazzo cinquecentesco, si apre sul giardino retrostante. Per piccoli concerti da camera è una sede ideale. Perfino l'acustica, aiutata dalla parete di fondo della palazzina settecentesca, è risultata buona a tutti gli effetti.



Personalmente ho avuto rapporti fuggevoli, ma ricchi di pathos, in età giovanile, con il Maestro Gianfilippo Usellini, perchè eravamo, per così dire, "vicini di casa", quando io frequentavo il Liceo di Brera, ed ogni tanto uscivo dall'aula di "Ornato Disegnato" per entrare nel fascinoso suo studio personale, proprio accanto, quando egli insegnava Pittura all'Accademia.


Essendo poi stato anche amico della figlia, quando, negli anni immediatamente successivi alla Laurea, insegnavo in un liceo milanese, avendo lei come collega, avevo approfittato della sua naturale competenza in materia, per farmi accompagnare alla grande mostra personale postuma del padre, tenutasi alla Permanente di Milano, per visionarne l'opera omnia (centinaia di quadri che ancora non conoscevo).




Casa Usellini ad Arona (No). Uno degli ambienti della casa che prospettano sulla corte interna. Come supponevamo gli arredi sono di vario genere, orientati alla tradizione, con particolari degni di nota facenti parte di una raccolta formatasi nel tempo di generazioni.



Ecco perchè allora di questo mio interesse ed attaccamento alla figura di Usellini, ed alla sua opera, così fantasiosa e poetica, così surreale ed ironica al contempo, interesse ed attaccamento che sono poi maturati quando ho incominciato a frequentare assiduamente Arona ed il Lago Maggiore, suo luogo di residenza, divenuto in seguito anche mio.


Casa Usellini, Arona (No). Fronte della palazzina settecentesca che fronteggia il triportico terrazzato del palazzo cinquecentesco. Tra loro il piccolo giardino. Il tutto costituisce un unicum davvero particolare, dato che ci troviamo nel cuore del centro storico di Arona, proprio sotto la famosa Rocca borromea, tanto cara al pittore.


L'evento è stato inserito tra gli articoli segnalati da TACCUINI INTERNAZIONALI perchè l'apertura di una nuova sede per gli appuntamenti estivi del nostro territorio è e deve essere considerato un evento in sè stesso, in quanto frutto di creatività e di "culturale spirito d'avventura", aspetti che Taccuini persegue e manifestamente incentiva.

Vedi anche nella pagina: "Icone", di Gianfilippo Usellini, l'Allegoria di Arona.
Enrico Mercatali

Arona, 30 luglio 2010

(le fotografie sono di Enrico Mercatali)

30 July 2010

VIVERONE LAKE: BETWEEN IVREA, BIELLA AND VERCELLI, A COAST BETWEEN THE PRECIOUS “ERBALUCE” HILLS. CALM AND SERENITY, FAR FROM EVERYDAY ANXIETY




VIVERONE LAKE: BETWEEN IVREA, BIELLA AND VERCELLI, A COAST BETWEEN THE PRECIOUS “ERBALUCE” (*) HILLS. CALM AND SERENITY, FAR FROM EVERYDAY ANXIETY -->

Above: lakeshore walk in Viverone. The recent arrangement looks well-made, both in terms of project and realization. It invites to enjoy the lake waters’ calm, and the gentleness of the falls cultivated with Erbaluce grapes. The whole appears extremely relaxing.

Here above: a small rustic church on a dug up track, with a porch and a coloured statue of saint inside a niche into the facade.
Wright: a strange construction stands out at the core of the meadow next to Viverone Lakeside’s landing stages: a House-Church with sundial, of unusual look.


In an atmosphere of the past, little is left today of the gold age, when beaches were mobbed by swarms of Olivetti’s workers, in lidos equal to the ones become legendary in the town, signed by the greatest age architects, in which Ivrea’s entrepreneurship of the ‘60s produced advanced technology in vanguard design. At that time, workers’ holidays were sober but with the inkling of a new wellbeing coming, never known in those places before. Today, around the peaceful small lake’s shores, a new-style wine growing is on the scene, in the pursuit of a grapevine that is gaininga lot of interest: the Erbaluce.


Here on the left:

A news kiosk along the walk promotes the local wine production, constituted by Erbaluce, harvested and ready to be tasted in the neighboring wine cellars (social cellar of Piverone, in front of Viverone lake, Caluso's Erbaluce DOC Favaro Cellars, Erbaluce Passito by Pastoris Massimo in Viverone, Viale di Pianezza DOCG Cellar).



We visited Viverone lake following an interested but not particularly enthusiastic invitation of a friend from Novara, after a long time spent waiting for a day that could look favourable, not particularly convinced about the trip.
Looking at the touring map 1:200 the lake looks almost circular, like it was a volcanic lake similar to the ones in central Italy, little similar to the big lakes in our northern provinces' panoramas. And it's so small, even if it's part of a triad of even smaller lakes, together with Candia lake, in Caluso, at South-East, and Bertignano lake, at North-East, so small that I wouldn't even have discovered it on the map without using a magnifying glass.

The original idea of visiting all three of them in one time has decayed because Viverone lake has pleasantly welcomed us all day long, taking away the time for visiting its smaller brothers. In fact, it appears really beautiful in its hill setting, with vineyards coming down towards its basin, nice and pleasant, touched lightly by the lukewarm half-morning sun.


From Viverone's built-up area we went down to the Lido, the only welcoming spot in the remaining verdant nature of its shores, quiet impervious because of beds of reeds and uncultivated shores.

The Lido seems to be careful to the needs of the ones who don't want to swim and, least of all, go fishing or practicing a nautical sport: a beautiful and wide public walk welcomes the visitor captured more by the surrounding vineyards than by the lake elements, such as small equipped beaches, small bars, modest eating houses, some hotels. That day, the whole was half uninhabited, since it was a midweek and almost summer morning.

A small bar welcomed us in the shade of a big willow tree with a strange construction behind, half small building half church, without any particular aesthetic and artistic value, but original enough to establish a good relation with our curiosity.

This allowed us to spend a couple of hours reading the newspaper, chatting with some children who were playing with an improvised craft, getting an aperitif.

Up ahead, a beautiful walk along unknown shores, equipped with furnishings of recent look, some piers where numerous small boats are docked, many of them made out of plastic, a few of wood.
Here and there, some small beaches with free access, some benches and some broken chairs abandoned on the waterline.
Then again, Marinella Lido, which seems the largest and best organized one, with a bar and a small restaurant, some small hotels, without trace of human being, even if you look a bit around.






We decided to use the car to try going around the lake, which wasn't even easy to find since every pedestrian street looked immediately impassable.

After some minutes we arrived to an area that appeared recently realized, constituted by small terraced houses, with a small private access to the lake and to the piers full of small boats.
Couldn't they be second houses belonging to Ivrea's people, lovers of navigation? Or owned by Biella and Novara's inhabitants looking for coolness during the weekend? We doubt wether those little houses could appeal people coming from farther away.

Here above: another panoramic view of the equipped Lakeside in Viverone.

Higher above: various images of the small realities of lidos, hotel and small bars. Going around the lake, you can see a small rustic church on a dug up track, with a porch and a coloured statue of saint inside a niche on the facade.


Anyhow we found, between the meadows, the small street that allowed us to reach Azeglio, and then the way to come back to Viverone. Along the track, a small rustic church from the late 16th century, with a porch and a statue of saint on the facade. And there, a perfect place for a packed breakfast and a serene nap. Another couple of hours without seeing a person passing by.

Well, we convinced ourselves that it's always a pleasure when you discover new Italian corners, and you didn't even know about their existence before. Even a day like this could be considered a small vacation; and it's way better than a day in an over-visited museum, that can definitely wait till a less crowded period. A peaceful day leaving your mind free to think, and maybe even to dream.

Viverone, June 2010
Enrico Mercatali (review and photos)

(translation from italian by Penelope Mirotti)